Gli invisibili. Essere caregiver in Lombardia

Milano, 20 novembre, Regione Lombardia: Sala Pirelli, Via Fabio Filzi 22 – ore 9.00-13-00.

Nell’ambito del progetto Time to care, verranno presentati e discussi i risultati della ricerca su 1000 famiglie lombarde. Il convegno è organizzato da ACLI, ARS, Università di Pavia, con il contributo di Fondazione Cariplo e e in collaborazione con Regione Lombardia – Scarica il programma qui – Iscrizione gratuita qui

Potenzialità e rischi della valutazione di impatto nel terzo settore

Le linee guida sono importanti perché il terzo settore ha avviato, ma non ha ancora consolidato, un approccio valutativo all’interno delle proprie pratiche di lavoro. In una indagine IRS del 2014 si notava che gli Enti del Terzo settore dichiarano di fare molta più valutazione di impatto rispetto al passato; e tuttavia, al momento di descrivere le pratiche e gli strumenti adottati, i riferimenti più citati erano il bilancio sociale e la rendicontazione dei prodotti, strumenti per l’appunto più rendicontativi che valutativi in senso proprio. Tra i maggiori ostacoli alla valutazione di impatto veniva citata la mancanza di fondi, e la non disponibilità di adeguate competenze valutative. Si dirà che anche il settore pubblico debba fare ancora molta strada in termini di acquisizione di competenze valutative. Ma a ben guardare, grazie a spinte normative, alla diffusione di principi di project management, ma soprattutto all’azione dell’Europa, nella PA italiana sono stati creati e si sono rafforzati importanti nuclei di competenza valutativa in settori strategici quali la scuola e l’università, la sanità, le politiche di sviluppo, la valutazione di performance. La cultura valutativa non è certamente pervasiva e probabilmente ancora limitata agli ‘addetti ai lavoro’, ma certo non è più estranea alla PA. È importante che anche il terzo settore consolidi la costruzione o l’acquisizione di capacità valutative, per migliorare i propri servizi ma soprattutto perché costituisce una parte integrante del policy network pubblico.

Mese Sociale

Gli invisibili

Più di 3 milioni in Italia, solo in Lombardia se ne contano quasi mezzo milione: sono i caregiver, chi si prende cura di un familiare disabile o non autosufficiente, affetto da malattia cronica, con un bisogno di assistenza a lungo termine. Sono anche questi gli invisibili, come lo sono i caregiver professionali. Una realtà sempre più sommersa, perché bloccata dall’azzeramento dei flussi regolari di ingresso nel nostro paese.

Altre importanti ricerche sono state presentate di recente. In particolare la Fondazione Migrantes il XIV Rapporto Italiani nel Mondo, che analizza, partendo da dati socio-statistici, il fenomeno della mobilità in Italia e dall’Italia. Dal 2008 al 2017 la mobilità interna dei cittadini italiani è diminuita del 6,3%; tale calo si è registrato sia nei movimenti tra regioni diverse sia in quelli all’interno della stessa regione. Tuttavia, nello stesso periodo, il numero degli emigrati italiani all’estero è aumentato notevolmente.

Persone con disabilità

Il programma di attività dell’Osservatorio nazionale disabilità

La riconvocazione dell’Osservatorio nazionale disabilità ha rilanciato la necessità di applicare in Italia la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite.  È stato quindi definito un Programma di attività triennale che ha individuato alcuni obiettivi generali sui quali specifici gruppi di lavoro sono ora chiamati a svolgere un’azione propositiva. Leggi >

Povertà e disuguaglianze

Il Reddito di Inclusione: la parola ai beneficiari

Nell'ambito del Progetto "Oltre la povertà, percorsi di inclusione sociale", è stata prevista una specifica azione di valutazione da parte di beneficiari del REI attraverso la realizzazione di 5 focus group in alcuni ambiti della Regione Piemonte. La fase operativa ha consentito di esplicitare i punti di forza del progetto Rei co-costruito con i singoli destinatari dell’intervento, le risorse e competenze messe in campo, le problematiche e le criticità̀prevalenti. Leggi >

Terzo settore

Terzo settore: “Nei servizi sociali un milione di lavoratori”

La recente indagine INAPP sui provider non profit di servizi sociali fotografa l’offerta privata di servizi sociali come fenomeno in decisa crescita. Il percorso di ricerca è stato stimolato dall’assenza di un luogo di osservazione dedicato che partisse dalla centralità dei servizi sociali come strumento cardine per il contenimento delle disuguaglianze sociali ed economiche e arrivasse ad interessare il ruolo, ormai cruciale, occupato dal Terzo settore nel perimetro degli interventi di welfare. Leggi >

Migrazioni

I reati commessi dagli stranieri irregolari

La popolazione straniera è responsabile di circa il 31% di tutti i reati commessi in Italia ma c’è una straordinaria differenza fra la frequenza dei reati commessi dagli stranieri regolari e di quelli commessi dagli immigrati irregolari. La gran parte dei reati commessi dagli stranieri sono commessi dagli immigrati irregolari, che non hanno più titolo a restare in Italia. Leggi >

Terzo settore

La VIS serve per valutare le politiche, non le azioni delle organizzazioni di Terzo settore

Certamente l’enfasi sul tema della valutazione ha valenze ampiamente condivisibili, perché opportunamente contrasta una non infrequente deriva di chi opera nel sociale, portato a credere che la dimensione etica sia di per sé assorbente di ogni considerazione relativa al proprio operato. Ma vi sono, a parere di chi scrive, numerose buone ragioni per ritenere che una specifica strategia di valutazione, conosciuta come “valutazione di impatto sociale” (VIS) degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento sia l’opzione spesso meno indicata per valutare l’operato delle organizzazioni di Terzo settore. Leggi >

Povertà e disuguaglianze

Il salario minimo: paure e speranze

Il Punto di Welforum Perché questo Punto di welforum è dedicato al Salario Minimo   Su povertà e esclusione sociale l’attenzione di Welforum è costante. Dalle analisi delle famiglie in povertà emerge che queste sono sempre di più, anche se uno dei componenti lavora. I fattori di disoccupazione di lunga durata e di inattività ricorrente e diffusa sono individuati nella globalizzazione, nell’evoluzione tecnologica, nella debolezza del mercato del lavoro. Sul piano individuale pesano e spesso concorrono a produrre povertà il basso livello di istruzione, il tipo di contratto, l’orario di lavoro. Entro la povertà c’è, e cresce, un’area di working poor, di famiglie per le quali il lavoro non basta a uscire dalla povertà: il lavoro c’è, ma è fragile, precario, poco intenso perché riguarda un solo percettore. Uno dei fattori di creazione di lavoro povero, l’abbiamo detto, è il livello della retribuzione. Vi sono proposte di varia fonte che propongono allora di introdurre il salario minimo, cioè di rendere obbligatoria un'adeguata retribuzione del lavoro. Leggi >

Povertà e disuguaglianze

Il salario minimo: paure e speranze

Il Punto di Welforum Questo numero del Punto di Welforum interviene nel dibattito sul salario minimo raccogliendo tre interventi: Daniele Checchi sintetizza “gli elementi valutativi” emersi dal lavoro del Forum Diseguaglianze Diversità. Michele Raitano analizza i dati amministrativi INPS per fare luce sul fenomeno delle basse retribuzioni in Italia. Marco Leonardi riprende l’esperienza del Jobs Act, e l’occasione mancata di introdurre un salario minimo legale già dal 2014. Manos Matsaganis riprende e sintetizza i temi della discussione e valuta le paure e speranze che l’introduzione di un reddito minimo suscita. Buona lettura! Leggi >

Povertà e disuguaglianze

Presente e futuro del salario minimo in Italia e all’estero

Il Punto di Welforum Il salario minimo è uno strumento ormai molto diffuso per regolare il mercato del lavoro tutelando i lavoratori che hanno un limitato potere contrattuale. Sebbene esso sia ampiamente diffuso nei paesi di area Ocse, dove 29 su 37 paesi membri posseggono una qualche forma di salario minimo, tale strumento è altresì diffuso in diversi paesi a medio o persino basso reddito pro-capite . L’Italia è uno dei pochi paesi europei che non dispone di una misura del genere. Leggi >

Il salario minimo: paure e speranze

Perché questo Punto di welforum è dedicato al Salario Minimo   Su povertà e esclusione sociale l’attenzione di Welforum è costante. Dalle analisi delle famiglie in povertà emerge che queste sono sempre di più, anche se uno dei componenti lavora. I fattori di disoccupazione di lunga durata e di inattività ricorrente e diffusa sono individuati nella globalizzazione, nell’evoluzione tecnologica, nella debolezza del mercato del lavoro. Sul piano individuale pesano e spesso concorrono a produrre povertà il basso livello di istruzione, il tipo di contratto, l’orario di lavoro. Entro la povertà c’è, e cresce, un’area di working poor, di famiglie per le quali il lavoro non basta a uscire dalla povertà: il lavoro c’è, ma è fragile, precario, poco intenso perché riguarda un solo percettore. Uno dei fattori di creazione di lavoro povero, l’abbiamo detto, è il livello della retribuzione. Vi sono proposte di varia fonte che propongono allora di introdurre il salario minimo, cioè di rendere obbligatoria un'adeguata retribuzione del lavoro. Leggi >

Facciamo il Punto

Con il Punto di Welforum intendiamo potenziare la funzione di “forum” del nostro sito, attraverso approfondimenti periodici su temi che possono essere all’ordine del giorno, o che viceversa sono trascurati nell’attenzione pubblica. Questi affondi esplorano questioni specifiche per farne oggetto di una discussione che vuole essere aperta e condivisa.

Gli approfondimenti pubblicati nel Punto di Welforum sono spesso frutto del lavoro svolto nell’ambito dei Seminari di Welforum.


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