Politiche europee

Accade in Europa - Aprile 1, 2017

Il tema dell’immigrazione, centrale nel dibattito europeo nei primi tre mesi del 2017, sembra essere diventato un po’ meno caldo nelle ultime settimane perché altri temi, quali in particolare le crescenti tensioni internazionali, l’avvio dei negoziati per la Brexit, il terrorismo internazionale e le elezioni in Francia hanno assorbito l’attenzione dei media internazionali e dei policy-makers. Rimane tuttavia un tema chiave che interseca ciascuno degli altri temi oggi più centrali.

 

Il 2 marzo la Commissione Europea ha pubblicato un rapporto sulla situazione dei flussi migratori verso l’Unione ed ha presentato un piano d’azione per rendere più rapido il rimpatrio dei migranti che non hanno diritto d’asilo, mettendo sul tavolo nuovi aiuti per 200 milioni di euro. Il Commissario Dimitris Avramopoulos ha sottolineato che la RaccomandazioneRaccomandazione (UE) 2017/432 della Commissione, del 7 marzo 2017, per rendere i rimpatri più efficaci nell’attuazione della direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sollecita i paesi ad intensificare il ritmo dei rimpatri dei migranti irregolari per scoraggiare nuovi viaggi, allentando nello stesso tempo la pressione sui sistemi di asilo dei paesi europei. La Commissione ha inoltre esortato i paesi ad accelerare le procedure di ricollocamento dei rifugiati arrivati in Italia e Grecia, minacciando procedure di infrazione per i Paesi che non dovessero dar seguito ai ricollocamenti dei migranti. Tale avvertimento è sembrato tuttavia quasi un pro-forma perché in un contesto caratterizzato da un crescente euroscetticismo l’apertura di procedure di infrazione potrebbe portare ad un aggravamento delle tensioni. In una Comunicazione del 12 aprile la Commissione Europea ha però fatto il punto della situazione, valutando le azioni intraprese dai paesi europei a partire dal 2 marzo 2017. Il documento evidenzia che il ritmo dei ricollocamenti nel mese di marzo è effettivamente aumentato in maniera consistente, con un miglioramento del 27% rispetto al miglior mese precedente: a marzo si sono avuti più di 1.600 ricollocamenti dalla Grecia e più di 800 dall’Italia, per un totale al 10 aprile di 16.340 ricollocamenti: 5.001 dall’Italia e 11.339 dalla Grecia. Nonostante questi progressi, tuttavia, “l’attuale ritmo delle ricollocazioni è ancora decisamente inferiore agli obiettivi stabiliti per garantire che tutte le persone ammissibili siano ricollocate nei prossimi mesi”, indica la Commissione. Tuttavia se si rispettano gli obiettivi approvati dal Consiglio europeo di almeno 3 mila ricollocamenti al mese dalla Grecia e di almeno 1.500 al mese dall’Italia, si valuta possibile ricollocare tutti i richiedenti ammissibili attualmente presenti in Grecia e in Italia entro settembre 2017. Il documento sottolinea che mentre alcuni Stati membri (Lussemburgo e Portogallo) progrediscono costantemente nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti della Grecia e dell’Italia, in altri (Bulgaria, Croazia e Slovacchia) i ricollocamenti sono molto limitati. L’Austria ha annunciato che inizierà presto mentre Ungheria e Polonia continuano a rifiutare di partecipare al meccanismo Ue.

 

Secondo le stime della Commissione contenute nel Piano di azione risultano invece ancora da rimpatriare più di un milione gli immigrati: nel 2015 i migranti irregolari che hanno ricevuto l’espulsione sono stati 533.395, mentre nel 2014 470.080. Le richieste d’asilo presentate nel 2015-2016 sono state circa 2,6 milioni e nei primi tre trimestri del 2016 ha ottenuto l’asilo solo il 57%.

 

Il tema della Brexit inizia già a mostrare possibili ricadute anche a livello nazionale, tanto da essere stato affrontato anche nella sede della Conferenza delle Regioni nell’ambito delle riflessioni sul futuro della politica regionale e di coesione, in vista della prossima programmazione. “Certamente c’è una preoccupazione per la Brexit e per quello che stanno facendo gli Stati nord europei che chiedono una riduzione dei fondi per la coesione”, spiega Antonio Bartolini, assessore dell’Umbria (Regione che ha il coordinamento della Commissione affari europei e internazionali per la Conferenza delle Regioni).” (Regioni.it)
Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, in particolare teme, oltre all’impatto sul disegno complessivo della politica e della cultura europea, che la Brexit possa creare difficoltà all’Europa perché attualmente la Gran Bretagna dà attualmente all’Europa più di quanto non prenda: come garantire dunque le risorse che verranno a mancare? Certo la Brexit aprirà anche nuove importanti opportunità in termini di reinsediamento delle agenzie internazionali e delle sedi delle multinazionali ma per coglierle i tempi sembrano essere molti stretti.

 

Il problema dell’esclusione abitativa in Europa sta assumendo di anno in anno dimensioni sempre più preoccupanti. E’ appena stato pubblicato un report a cura di FEANTSA e della Fondation Abbé Pierre (scarica il report) dal quale emerge che l’emergenza abitativa è un problema che affligge non sono i paesi più in difficoltà bensì in una maniera più o meno consistente tutta l’Europa. Paesi come la Gran Bretagna e l’Olanda sono quelli che hanno visto la propria situazione peggiorare maggiormente nell’ultimo periodo. In Germania il 16% della popolazione affronta spese insostenibili per l’alloggio (più del 40% del proprio reddito) contro una media europea del 9%, valore medio su cui si assesta anche il nostro paese. L’aspetto più preoccupante riguarda le famiglie in condizione di povertà: i paesi più ricchi sembrano essere quelli nei quali la popolazione in condizione di povertà trova le maggiori difficoltà in termini di insostenibilità del costo dell’abitazione: ciò avviene in Danimarca nel 68,1% dei casi, in Germania nel 54,4% in Olanda nel 51,1%, contro una media europea del 40%. L’Italia in questo caso garantisce una maggiore accessibilità, con ‘solo’ il 31,9% delle famiglie povere in abitazioni dai pezzi eccessivamente elevati rispetto al reddito. Cade purtroppo però sugli altri indicatori: il 9,5% della popolazione vive in condizioni abitative di ‘grave deprivazione’, uno dei livelli più elevati in Europa, ha un livello di sovraffollamento più elevato rispetto alla media europea, e tra la popolazione in condizione di povertà ben il 38,3% ha difficoltà nel mantenere una temperatura adeguata in inverno, contro circa il 28% come valore medio europeo. In tutti i paesi europei sono i giovani in condizione di povertà quelli che presentano le maggiori difficoltà: il 48% di essi si trova ad affrontare costi abitativi proibitivi, situazione che sale al 65% in Germania, al 78% in Danimarca e al 73% in Olanda. L’Italia in questo caso è ferma solo al 30%, probabilmente perché, a differenza dei paesi nordici, i giovani italiani tra i 20 e i 29 anni sono ancora stabilmente residenti presso le proprie famiglie di origine.

 

Tra gli strumenti messi in atto a livello europeo c’è l’Agenda Urbana che sta convogliando risorse alle principali città italiane, come già segnalato in un numero precedente della rubrica. Più nello specifico il tema dell’esclusione abitativa è affrontato dalle agenzie europee dalla prospettiva della mancanza di dimora, tema rispetto al quale, oltre al fondo FEAD si stanno sviluppando altre iniziative. E’ stato recentemente finanziato ad esempio un progetto europeo, denominato HOME_EU Project (Homelessness as unfairness) promosso da 12 organizzazioni ed istituzioni di 9 paesi europei e finanziato da Horizon 2020 volto a costruire un quadro di riferimento rispetto al problema e a raccogliere esempi e buone pratiche promosse dai diversi attori del sistema. I risultati del progetto verranno via via resi pubblici con lo scopo di diffondere il più possibile le soluzioni più efficaci disponibili in Europa nell’affrontare il problema.

 

In un numero precedente della rubrica è stato segnalato l’avvio di sperimentazioni di misure di reddito di base in Finlandia e in Olanda. Ora anche lo stato dell’Ontario in Canada avvia un percorso analogo con una sperimentazione di un reddito di base rivolto a 4mila cittadini tra 18 e 64 anni a basso reddito estratti a sorte tra lavoratori precari e persone sotto la tutela dell’assistenza sociale. I beneficiari riceveranno fino a 16.989 dollari canadesi, circa 11.500 euro al cambio attuale, mentre per le coppie l’ammontare salirà fino a circa 16.000 euro, integrati dai trasferimenti.