Altre politiche

Stato della giustizia in Italia

Nel 2006 ha avuto avvio il World Justice Project, un ambizioso progetto ideato dall’American Bar Association, solida e radicata Associazione di giuristi basata negli Stati Uniti. Al progetto si sono associati nel tempo numerosi enti pubblici e privati di più Paesi. Nel 2009 comparve il primo Rapporto. Nel loro Rapporto 2020 viene passato sotto lente di ingrandimento lo stato della giustizia in ben 128 Paesi. Il Rapporto mette sotto esame per ogni Paese 8 materie distinte, e per ciascuna di queste attribuisce ad ogni Paese un punteggio. È noto che l’amministrazione della giustizia non è un tema di vanto dello Stato e della società italiani. Vederlo certificato a tutto tondo, con tanto di analisi dettagliata, fa lo stesso assai male. Nella graduatoria mondiale l’Italia si colloca infatti molto in basso, in  27ª posizione. Leggi >

La continuità assistenziale post–ospedaliera in pediatria

Gli studi in materia di continuità assistenziale appaiono ancora principalmente orientati all’analisi dei modelli organizzativi e gestionali dei percorsi e dei setting assistenziali destinati agli anziani fragili. Ma quali sono gli snodi che caratterizzano la continuità delle cure in età evolutiva? Quali le prassi operative in alcune delle principali esperienze italiane? Si propongono i risultati conoscitivi di un’indagine esplorativa. Leggi >

Dobbiamo andare “oltre il Pil” senza ignorare il Pil

Il lavoro sugli indicatori di benessere collettivo ha fatto molti passi avanti negli ultimi quindici anni, ma l’incidenza sulle scelte politiche è ancora limitata. Il Pil ha il pregio della metodologia omogenea e della confrontabilità tra i diversi Paesi, ma in futuro sarà sempre meno adatto a misurare il progresso compiuto, perché molte scelte di qualità della vita incideranno negativamente sulla misura tradizionale della produzione di ricchezza. La nascita all’Ocse del nuovo centro Wise (Well being, Inlcusion, Sustainability and Equal opportunity) segna un passo avanti nell’elaborazione di misure (e conseguentemente di politiche) del benessere collettivo, proprio quando, a seguito della pandemia, queste misure sono diventate ancor più importanti. I nodi dell’indicatore unico e della misura della sostenibilità. Leggi >

Perchè il Covid-19 uccide di più in Italia che in Europa?

Uno dei modi più importanti per misurare l’impatto nei singoli paesi del Covid-19 è la mortalità. Gli indicatori più importanti sono due: la mortalità, e cioè il numero di decessi per popolazione (es. ogni 100.000 abitanti); la letalità, e cioè il numero dei decessi per ogni 100 persone positive al Covid-19. I paesi di tutto il mondo hanno riportato tassi di mortalità molto diversi. L’Italia si colloca tra i paesi che hanno registrato il livello più elevato di mortalità del mondo. Dopo il Belgio, San Marino e Perù si colloca l’Italia che dall’inizio della pandemia ha registrato 111 decessi ogni 100.000 abitanti. La Germania, per esempio, ne ha registrati 30. Leggi >

La violenza di genere e domestica durante l’emergenza da Covid-19

L’emergenza epidemiologica da Covid 19 ha impattato in maniera significativa anche sugli episodi di violenza perpetrati nei confronti delle donne tra le mura domestiche, che sono aumentati sia in Italia che all’estero. Le Nazioni Unite hanno definito questo fenomeno “pandemia ombra”, proprio per sottolinearne l’impatto devastante, sia dal punto di vista dimensionale che per le conseguenze ad esso correlate. Vediamo nel dettaglio una rassegna di dati ed analisi a riguardo. Leggi >

La spesa pensionistica italiana in un quadro comparato

Un tipico cauchemar del dibattito politico-economico nel nostro paese è costituito dalla spesa pensionistica. Vi partecipano studiosi disinteressati che hanno dato e danno contributi significativi, ma anche rappresentanti impliciti ed espliciti di interessi che hanno contribuito in questi anni a fornire una rappresentazione per certi versi drammatizzante dello stato e delle prospettive del nostro sistema previdenziale. Questa nota si propone di fornire una base documentale al dibattito utilizzando le serie elaborate da  Eurostat, che ha reso disponibili, nella loro completezza fino al 2017, i dati relativi alle spese per la protezione sociale nell’Unione Europea: il dato complessivo è ripartito per funzioni al lordo e al netto del prelievo fiscale sulle prestazioni. La spesa riferita esclusivamente alle pensioni per invalidità, vecchiaia e superstiti è poi specificamente riportata. Leggi >

Health at a Glance – Europe 2020

Nel mese di novembre è uscita la pubblicazione dell’OECD dedicata ai sistemi sanitari europei, quali si configuravano negli anni immediatamente precedenti alla crisi del Covid-19. In questo articolo, l’autore ha raccolto i dati, per i suoi interessi più significativi, riferiti a sei Paesi europei: oltre all’Italia, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito. Leggi >

Covid e disuguaglianze nel mercato del lavoro

La pandemia si è abbattuta su un mercato del lavoro già caratterizzato da forti diseguaglianze, allargando il dualismo tra lavoratori più e meno garantiti. E questo nonostante le misure di sostegno messe in campo dal Governo. I giovani e le donne tra le categorie più colpite, perché prevalentemente occupati in settori considerati “non essenziali” e particolarmente penalizzati dalle misure di lockdown e distanziamento sociale. Leggi >

Welfare in cerca di futuro

La situazione prima dell’irrompere del Coronavirus, riguardandola ora, ci appare invidiabile: potevamo incontrarci e parlarci senza mascherarci, abbracciarci, le strade e i negozi erano affollati, uffici e aziende attivi, scuole e università affollate di insegnanti e studenti. Da allora le condizioni di vita, di lavoro, di studio, di mobilità sono drasticamente peggiorate, anche se non per tutti in egual misura. Spontaneo allora sognare di rimettere quanto prima le cose a posto tornando appena possibile, via via che la pandemia lo consentirà, a quel passato. E per tanti aspetti del nostro vivere tale desiderio è del tutto legittimo e accettabile. Questa visione del passato è però per altri aspetti troppo ottimistica e superficiale. Lo stesso Coronavirus ne ha rimarcato limiti e manchevolezze. Welforum ne ha spesso trattato, nel nostro campo di attenzione. Bisogni e disagi non trovavano adeguata considerazione e risposta nelle politiche e nelle azioni pubbliche e private, e altrettanto si potrebbe dire per le attività produttive di beni e servizi, per cui in termini di sviluppo, nelle sue tante e diverse dimensioni, restavamo da anni fra gli ultimi in Europa. Scarica qui il programma dell’evento – Iscrizioni

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La prevalenza di contagiati per situazioni di assistenza

Quando si danno i “numeri” dell’epidemia ci si riferisce spesso solo all’incidenza, cioè al numero di soggetti che in un determinato giorno contraggono il virus o, più precisamente, la frequenza di coloro di cui viene comunicato al Ministero la positività del test molecolare cui sono stati sottoposti. L’incidenza da l’idea del propagarsi dell’epidemia e spesso su questi dati vengono calcolati gli indici che misurano l’accelerazione della velocità di espansione dell’epidemia. Quando questi indici sono maggiori di 1 significa che i nuovi casi aumentano, quando sono inferiori ad 1, i nuovi casi diminuiscono. L’impatto dell’epidemia sul servizio sanitario, però, non è dato dalla misura dell’incidenza, bensì dalla misura delle prevalenze dei soggetti a seconda delle condizioni assistenziali di cui hanno bisogno. Leggi >

Di fronte alla nuova emergenza Covid, diamo spazio agli operatori sanitari immigrati

Il personale sanitario rappresenta nel mondo il maggior fenomeno di mobilità internazionale dell’immigrazione professionalmente qualificata. Secondo l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), comprendendo anche l’assistenza agli anziani, il flusso transfrontaliero interessa circa 100 milioni persone, prevalentemente donne. I più coinvolti in questo movimento sono i paesi anglofoni in via di sviluppo, come le Filippine e l’India, che forniscono infermieri e infermiere ai paesi anglofoni ricchi, Stati Uniti in testa. Leggi >

La svolta rosa del welfare interaziendale

La difficile conciliazione vita-lavoro costituisce il maggiore limite alla piena occupazione femminile, soprattutto per la mancanza di servizi a sostegno della maternità, come asili nido e doposcuola. L’emergenza Covid-19 ha amplificato gli effetti di questa asimmetria, mostrando il ruolo che il welfare aziendale potrebbe compiere integrando quello statale. Essendo tuttavia l’Italia un territorio di Piccole e medie imprese, nessun risultato potrà essere efficace senza lo sviluppo di reti di welfare interaziendale. Leggi >