Altre politicheSegnalazioni con tag “disuguaglianze”

Gli investimenti pubblici nella sanità italiana 2000-2017

Sul Menabò di Etica ed Economia Gianfranco Viesti fornisce elementi utili per comprendere le difficoltà che il nostro sistema sanitario sta incontrando. Nello specifico, lo studioso mette in luce come, a partire dal 2010, la spesa per investimenti abbia subìto un’importante contrattura, e come questa abbia indebolito il SSN. Tale contrazione è inoltre risultata maggiore al Sud e in generale nelle Regioni che già presentavano valori più bassi delle dotazioni, incrementando così le disuguaglianze territoriali.

Equità in salute: 1º Rapporto OMS Europa

Il 1º Rapporto europeo sull’equità nella salute rivela che, nel tempo, le disuguaglianze di salute in molti paesi europei sono rimaste le stesse o sono peggiorate, nonostante i tentativi da parte dei governi di affrontarle. Il Rapporto identifica inoltre i 5 fattori chiave, chiamati “condizioni di equità in salute” (salute e servizi sanitari; salute e sicurezza del reddito e protezione sociale; condizioni di salute e di vita; salute e capitale sociale e umano; salute e occupazione e condizioni di lavoro), che impediscono a molti bambini, giovani ed adulti di conseguire un buono stato di salute e di condurre un’esistenza dignitosa.

Leggi la sintesi del Rapporto in lingua italiana.

Rapporto Istat sull’andamento della salute nelle regioni italiane

L’Istat ha pubblicato un Rapporto che presenta l’evoluzione della salute nelle diverse regioni italiane dal 2005 al 2015, esaminando sia indicatori complessivi sul fenomeno sia specifiche patologie e cause di morte. Hanno, tra l’altro, interesse i dati riferiti a problemi che implicano anche esigenze di lungoassistenza e di interventi sociosanitari, come Alzheimer, Parkinson e disturbi psichici.

Disuguaglianza e salute nella prima infanzia

Il Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte (Dors) ha prodotto tre report che hanno come obiettivo contrastare le disuguaglianze di salute nella prima infanzia. Agire precocemente infatti ha dei risvolti molto significativi sullo sviluppo cognitivo e fisico dei bambini. A giovare di tali interventi precoci sono soprattutto i bambini che appartengono a famiglie in condizioni di svantaggio socioeconomico. Lavorare, quindi, per diminuire le disuguaglianze anche in termini di salute significa favorire l’equità e l’inclusione sociale. In questa ottica si pongono i rapporti del Dors che trattano di interventi pre-natali e post-natali, supporto alla genitorialità e visite domiciliari.

Differenze sociali e geografiche per salute e prevenzione

Sono stati pubblicati i risultati dell’indagine PASSI (Progressi per le Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) riferita al quadriennio 2015-2018 e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità con le ASL. Le differenze territoriali riguardano soprattutto le regioni del Sud rispetto a quelle del Nord: in particolare, si rilevano significative “differenze sociali nella salute e nell’accesso alla prevenzione che si aggiungono alle differenze geografiche a svantaggio delle regioni del Sud e delle Isole, dove povertà e carenza nell’offerta di programmi di prevenzione e di servizi cura si concentrano”. I risultati dell’indagine pubblicati sul sito Regioni.it.

Rapporto 2018 del Banco Farmaceutico

Il 13 novembre Fondazione Banco Farmaceutico ha presentato il Rapporto 2018 “Donare per curare. Povertà sanitaria e donazione farmaci”. Nel corso dell’anno oltre 500 mila persone non hanno potuto permettersi cure mediche e farmaci di cui avevano bisogno, mentre circa 13,7 milioni di italiani hanno limitato le spese per visite ed accertamenti. A causa di spese più urgenti, le famiglie povere hanno destinato alla salute solo il 2,5% della propria spesa totale (circa 117 euro all’anno), contro il 4,5% delle famiglie non povere (circa 703 euro all’anno).

In attesa della pubblicazione del rapporto, guarda la presentazione di Gian Carlo Blangiardo, demografo dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, e leggi il commento di Redattore Sociale.

La mobilità sanitaria interregionale 2017

L’Osservatorio Gimbe ha recentemente pubblicato il report La mobilità sanitaria interregionale 2017 che analizza il fenomeno relativo all’esercizio del diritto del cittadino di essere assistito anche in strutture sanitarie di Regioni diverse rispetto a quella di residenza. Nel rapporto si parla di mobilità attiva (che esprime l’indice di attrazione di una Regione, identificando le prestazioni sanitarie offerte a cittadini non residenti) e mobilità passiva (che esprime l’indice di fuga da una Regione). Il confronto tra i due indici è in grado di fornire un quadro relativo all’efficacia e all’efficienza di ciascun Servizio Sanitario Regionale nel rispondere ai bisogni di salute della popolazione residente.

Rapporto Invalsi: gap Nord-Sud, specie per gli alunni svantaggiati

È uscito il 5 luglio il Rapporto 2018 sulle rilevazioni nazionali INVALSI. I dati confermano un forte gap nei risultati, su due versanti: tra regioni del Nord e regioni del Sud e delle isole; e tra alunni provenienti da famiglie con diverso status socio-economico-culturale. Il sistema scolastico nel Mezzogiorno appare meno efficace in termini di risultati conseguiti e maggiormente caratterizzato da variabilità tra scuole e tra classi. Mostra inoltre una più alta incidenza di alunni con status socio-economico basso che non raggiungono livelli adeguati nelle prove. In particolare il Rapporto segnala come preoccupante la situazione in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Salute, chi non parte (dal Sud) è perduto

Su Sbilanciamoci Manuela Mariotti riflette sul tema della mobilità sanitaria interregionale, che rileva un Paese segnato da profonde disuguaglianze nella capacità di assicurare il diritto alla salute. Nel 2016 poco meno di un milione di cosiddetti “migranti della salute” hanno attraversato l’Italia partendo dal Mezzogiorno per ricevere le cure adeguate. Se si analizzano le differenze regionali tra ricoveri “in entrata” e ricoveri “in uscita”, il saldo è positivo solo per otto regioni e negativo per tutte le altre. Le prime tre posizioni sono occupate da Emilia-Romagna (+ 9%), Toscana (+ 7,5%) e Lombardia (+7,2%), mentre le ultime tre da Calabria (-20%), Basilicata (-6,8%) e Abruzzo (-6,4%).

Leggi il VI Rapporto sulla valutazione del livello di tutela della salute a livello regionale promosso da CREA, il Consorzio per la Ricerca Economica applicata in Sanità dell’Università di Tor Vergata.

Sul tema scarica anche il Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute delle Regioni italiane.

Rapporto Osservasalute 2017

È stato pubblicato il Rapporto Osservasalute 2017 promosso dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane in collaborazione con l’Università Cattolica. Piccoli passi avanti sugli stili di vita, aumento della pratica sportiva, ma anche aumento delle persone obese e dei fumatori: questi sono alcuni dei dati emersi dalla ricerca. Si osservano inoltre livelli di cronicità e non autosufficienza tra gli anziani superiori alla media europea e persiste il divario Nord-Sud, con ricadute anche gravi sulla salute degli italiani.

Coinvolgere la comunità per ridurre le disuguaglianze di salute

L’Istituto Nazionale Migrazione e Povertà (Inmp) ha realizzato un report di advocacy e sensibilizzazione sul tema del coinvolgimento della comunità nel contrasto alle disuguaglianze di salute. Come le diverse modalità di attivazione della comunità agiscono sulla salute dei singoli e sulla riduzione delle disuguaglianze? Quale il ruolo degli operatori in tali processi? Questi sono solo alcuni dei quesiti a cui il documento cerca di dar risposta. Il report si compone di due parti: la prima approfondisce le relazioni tra la persona e la comunità, la seconda è dedicata alla governance partecipativa e all’efficacia degli interventi.

Due Italie anche nella salute

Su LaVoce Maria De Paola riflette sulle disuguaglianze di salute in Italia. Chi vive nel Mezzogiorno ha una speranza di vita alla nascita di circa un anno inferiore a chi risiede nelle regioni del Nord. Da cosa dipende tale divario? I fattori possono essere diversi. L’autrice si concentra essenzialmente sull’allarmante differenza all’interno della spesa sanitaria delle famiglie, sia a livello privato che pubblico: se nel 1990 tale spesa era pressoché uguale nelle due aree geografiche, nel 2014 la differenza ammontava in media a 1.200 euro.

Su tale tema leggi anche il rapporto Le disuguaglianze di salute in Italia dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane.