Altre politicheSegnalazioni con tag “giovani”

L’impatto del Covid-19 sui progetti di vita dei giovani europei

Su Neodemos Francesca Luppi e Alessandro Rosina presentano i primi dati di un’indagine internazionale volta ad indagare condizioni ed aspettative delle nuove generazioni ai tempi del Covid-19. L’articolo indaga in particolare l’impatto atteso dell’emergenza sanitaria sui progetti di vita dei giovani europei. Il principale rischio messo in evidenza dalla ricerca è relativo all’innesco di una possibile crisi demografica, non tanto sul versante della mortalità ma della fecondità, inasprendo il processo di declino già in atto specie in paesi come l’Italia.

Il benessere dei giovani

L’ultimo Rapporto BES sul benessere equo e sostenibile, pubblicato dall’Istat a dicembre 2019, ha dedicato un approfondimento alle condizioni di benessere dei giovani in Italia secondo un’ottica multidimensionale. Su Neodemos Romina Fraboni, Miria Savioli, Elisabetta Segre, Alessandra Tinto e Anna Villa riflettono su quanto emerge dallo studio, mettendo in evidenza che sono quasi due milioni i giovani vulnerabili nel nostro Paese in quanto deprivati in più dimensioni del benessere. In particolare, questa multi-deprivazione è più alta tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni e maggiormente accentuata nel Mezzogiorno. Le dimensioni che più incidono sono quella relativa alle relazioni sociali e alla partecipazione politica (69,5%), al lavoro, istruzione e formazione (58,1%), e alle condizioni del territorio nel quale si vive (47,3%).

Neet: i giovani italiani primi in Europa

Secondo l’indagine Eurostat del giugno 2019, nel nostro Paese l’incidenza dei Neet nella fascia 20-34 anni raggiunge il 28,9%, posizionando l’Italia al primo posto all’interno dell’Unione Europea (16,5%). Dal punto di vista territoriale si riscontrano differenze molto marcate: la maggior percentuale di Neet si concentrata infatti nel Mezzogiorno (34% vs 15,5% del Nord). Il 10 ottobre Unicef ha presentato la ricerca Il silenzio dei Neet per avviare una riflessione collettiva verso una progettazione comune, con lo scopo di descrivere l’entità del fenomeno nelle tre città italiane oggetto del progetto Neet Equity (Napoli, Taranto e Carbonia), i principali stakeholder, le politiche adottate e i servizi attivati a contrasto del fenomeno.

Approfondisci il progetto sul sito dell’Unicef.

ASviS: disoccupazione troppo alta, specie tra i giovani e al Sud

L’AsviS ha lanciato l’iniziativa Un Goal al giorno che fornisce un’analisi tematica sulla posizione italiana e regionale rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e propone una serie di azioni concrete per la loro attuazione. Il Rapporto ASviS 2019 recentemente pubblicato evidenzia, negli ultimi anni, un sensibile peggioramento per quanto riguarda il Goal 8 relativo a lavoro dignitoso e crescita economica. Risulta dunque fondamentale adottare un piano nazionale per l’occupazione giovanile in modo da aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro, anche agendo sull’attuale sistema formativo scolastico e post-scolastico.

Approfondisci il Goal 8, guarda la video-intervista di presentazione e consulta il database dell’indicatore sul sito dell’ASviS.

Giovani: il miraggio della buona occupazione

Per cogliere l’entità e le caratteristiche dei mutamenti delle condizioni di lavoro dei giovani e del loro percorso di partecipazione al lavoro sono necessari dati dettagliati tali da poter seguire nel tempo differenti gruppi. Ugo Trivellato presenta su Neodemos alcuni risultati derivanti da uno studio pilota realizzato nella Provincia autonoma di Trento che evidenziano l’evoluzione verso una maggiore instabilità e frammentazione del lavoro.

Rapporto sul mercato del lavoro 2018

È stato presentato il secondo Rapporto sulla situazione occupazionale nel nostro Paese, elaborato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Istat, Inps, Inail e Anpal. Il rapporto, dopo aver ricostruito un bilancio degli ultimi dieci anni del mercato del lavoro in Italia, si concentra sul sottoutilizzo della forza lavoro, sull’occupazione giovanile e sul tema degli infortuni e delle malattie professionali. Il documento (qui una sintesi) rileva, tra l’altro, una ripresa a “bassa intensità lavorativa”, caratterizzata quindi da un maggior numero di occupati ma da un minor numero di ore.

Giovani immigrati ed autoctoni nel mercato del lavoro

Il background migratorio influisce sui percorsi di ingresso nel mercato del lavoro e sulle condizioni lavorative dei giovani immigrati. Su Neodemos Eugenia De Rosa e Maria Elena Pontecorvo, a partire dai dati della Rilevazione delle forze di lavoro dell’Istat, confrontano tre gruppi di giovani: gli immigrati di prima generazione, nati all’estero e arrivati in Italia da maggiorenni; quelli di generazione intermedia, nati all’estero e arrivati in Italia da minorenni; gli autoctoni, nati in Italia e cittadini italiani dalla nascita. Quali esisti dell’analisi?

La Bussola: strumenti e risorse per navigare informati

È nato La Bussola: strumenti e risorse per navigare informati, sito web realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento delle politiche antidroga), volto a informare i giovani sui rischi connessi all’utilizzo di internet per promuoverne un uso più controllato e sicuro. Il progetto coinvolge scuole, organizzazioni del terzo settore impegnare nella promozione della cittadinanza attiva e nella prevenzione del disagio, giornalisti, operatori competenti e policy makers.

Quota 100 non risolve i problemi di lavoro dei giovani

Nel breve periodo la cosiddetta “quota 100” proposta dal governo giallo-verde può contribuire ad un ringiovanimento della forza lavoro, seppur aumentando in maniera strutturale la spesa per le pensioni. Il vero problema di lungo termine rimane però quello di creare maggiori opportunità di occupazione per tutti, e non tanto quello di sostituire lavoratori anziani con lavoratori più giovani. Su LaVoce Carlo Mazzaferro affronta il tema.

Fumo tra i giovani: la raccolta dati in Italia

Global Youth Tobacco Survey (Gyts) ha effettuato la terza raccolta dati sul fumo tra i giovani italiani nell’anno scolastico 2017-2018. L’indagine ha coinvolto 33 scuole secondarie di primo grado e 33 scuole secondarie di secondo grado, per un totale di 1683 questionari compilati. Da un confronto delle tre indagini Gyts (2010, 2014, 2018) emerge che la tendenza all’aumento dell’uso di sigarette osservata nel 2014 sembra essere rientrata nel 2018, merito da attribuire anche all’effetto del D.Lgs. 158/2012 che ha innalzato da 16 a 18 anni l’età minima per la vendita di tabacchi e ha applicato severe sanzioni agli esercenti in caso di violazioni.

Qui la scheda informativa dei risultati in lingua inglese.

Istat: livelli d’istruzione e ritorni occupazionali

Istat ha pubblicato il Report Livelli d’istruzione e ritorni occupazionali dell’istruzione: i principali indicatori. Nel 2017 in Italia il 60,9% della popolazione di età compresa tra i 25 e i 64 anni ha almeno un titolo di studio secondario superiore, valore distante da quello medio europeo pari a 77,5%. Sulla differenza pesa in particolare la bassa quota di titoli terziari: il 18,7% in Italia, contro il 31,4% nella media UE. Ma quanto il livello d’istruzione influenza le condizioni occupazionali nel nostro Paese?

Sport e integrazione sociale: una relazione a rischio

Su Neodemos Antonio Tintori e Loredana Cerbara propongono alcune considerazioni derivate da una ricerca in corso di pubblicazione condotta dal Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) sulla relazione, apparentemente solida, tra sport e integrazione sociale. A discapito delle aspettative, tale rapporto è messo in discussione dagli adolescenti italiani che confuterebbero l’esistenza di una correlazione diretta tra pratica sportiva, interiorizzazione di valori socialmente positivi e abbattimento di pregiudizi e stereotipi sociali. Tanto è che i gruppi sociali più deboli e potenziali vittime di bullismo, come donne e stranieri, ritengono che proprio con lo sport possano generarsi occasioni di esclusione e conflitto. Questo studio mostra quindi la neutralità della pratica sportiva sull’abbattimento dei condizionamenti sociali, confutando così l’idea che lo sport sia di per sé un fatto educativo.