Famiglia, infanzia e adolescenzaSegnalazioni

Abbassare l’età imputabile, una proposta infondata e pericolosa

Un disegno di legge prevede di abbassare l’età imputabile dai 14 ai 12 anni, sulla base di una supposta emergenza criminale tra i minori. Liviana Marelli, responsabile Infanzia e adolescenza del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, nel suo intervento per RedattoreSociale sottolinea come si tratti di un provvedimento nato da alcuni episodi che hanno avuto grande risalto sui media, e non da una reale emergenza, smentita dai dati. Aggiunge, inoltre, che tali avvenimenti denunciano piuttosto una grave assenza o insufficienza di politiche sociali a sostegno delle famiglie, delle comunità locali, delle scuole e degli enti di formazione.

Aumentano le donne childfree in Italia

In Italia il 45,4% delle donne di età compresa tra 18 e 49 anni è senza figli. Di queste, il 17,4% non intende e non desidera averne. Sono le cosiddette childfree, donne per le quali la maternità non rientra nel loro progetto di vita. Sono soprattutto le laureate, occupate e residenti al Nord a rientrare in questa categoria. Tra le motivazioni si annoverano l’investimento nella carriera lavorativa, la libertà dal lavoro di cura, le maggiori possibilità di realizzazione personale e minori preoccupazioni economiche. Anche il contesto culturale sembra giocare un ruolo fondamentale nello spingere sempre più donne in questa direzione: in Italia, infatti, è soprattutto la donna a svolgere il lavoro di cura dei figli. Leggi l’articolo di Alessandra Minello, Eleonora Meli e Valentina Tocchioli su Neodemos.

La disuguaglianza di genere nelle politiche previdenziali

La sperimentazione “Quota100” prevista dal decreto legge del 28 Gennaio 2019 permette a una ristretta platea di beneficiari di andare in pensione sino a 5 anni prima rispetto alla legge Fornero. Si rivolge a coloro che hanno compiuto 62 anni e come unico requisito chiede l’anzianità retributiva. Di conseguenza i beneficiari sono soprattutto coloro che hanno avuto una lunga carriera, vale a dire soprattutto uomini, della generazione dei baby boomers, e residenti al Nord. I dati Inps confermano questo sbilanciamento verso il versante maschile dei lavoratori: le stime vedono la platea dei beneficiari composta per il 62,6% da uomini. L’“Opzione donna”, che dovrebbe rimediare a questo squilibrio, in realtà non riesce nel suo intento. L’analisi di Tiziana Canal e Valeria Cirillo per InGenere sottolinea come questo sia dovuto alla strutturale disuguaglianza di genere del mercato del lavoro italiano, che le riforme del sistema previdenziale non dovrebbero però ignorare del tutto, riproducendo le medesime disuguaglianze anche nell’erogazione dei trattamenti pensionistici.

La povertà educativa e il silenzio delle politiche

Da circa vent’anni l’Italia soffre di una mancanza strutturale di politiche per l’infanzia e per l’adolescenza. La povertà assoluta in crescita tra i bambini va spesso di pari passo con la povertà educativa. Non ci sono politiche che diano spazio al riscatto sociale, che rimedino o colmino le mancanze e la scarsità di risorse dell’ambiente familiare. Così nascere in una famiglia svantaggiata significa spesso avere già il destino segnato in termini di opportunità. In questo articolo, Vita raccoglie le testimonianze degli esperti sul tema.

La famiglia di origine incide sull’apprendimento

Il Rapporto Invalsi 2018 sottolinea come le condizioni socio-economiche delle famiglie di origine influenzino sia i livelli di apprendimento che le scelte relative al percorso scolastico, riproducendo così le disuguaglianze di generazione in generazione. Le difficoltà di apprendimento dei bambini provenienti da famiglie svantaggiate non sono, però, inevitabili. Al contrario, un’analisi dei risultati scolastici dei bambini resilienti in diversi paesi dimostra come i margini di intervento siano ampi e che politiche efficaci possano fare la differenza.

Per l’Italia è inoltre cruciale la questione territoriale: i dati sulle competenze alfabetiche mostrano un paese ancora profondamente diviso, con livelli di apprendimento nel sud del paese al di sotto della media nazionale, come discusso nel focus sulla Regione Calabria.

La partecipazione alla scuola dell’infanzia in Italia

L’Italia aveva raggiunto e superato l’obiettivo di garantire l’accesso alla scuola dell’infanzia ad almeno il 90% dei bambini tra i 3 e i 5 anni molto prima che tale obiettivo fosse fissato a livello europeo. Vi è una correlazione dimostrata da molti risultati di ricerca tra la partecipazione alla scuola pre-primaria e i risultati scolastici nei gradi successivi. Dal 2012 però, come indicato dal Rapporto BES 2018, è stata registrata una tendenza al calo, passando dal 95% di copertura al 91,1% del 2017. Ulteriori dati sono discussi nell’articolo su Openpolis.

Le famiglie adottive in Italia

L’Italia è al primo posto in Europa per numero di adozioni internazionali. Tra il 2014 e il 2017 si è registrato però un calo costante, dovuto probabilmente alle lungaggini e alle difficoltà crescenti nelle procedure, all’aumento delle possibilità di ricorrere alla riproduzione assistita o alla maternità surrogata e all’inasprimento delle norme nei paesi di origine. Tuttavia, a fronte di un calo quantitativo, si registrano delle opportunità di integrazione per i bambini addottati significativamente superiori a quelle degli altri bambini stranieri, figli di immigrati. Tale vantaggio, secondo l’articolo di Gallo e Strozza pubblicato su Neodemos sarebbe imputabile ai livelli di istruzione e alle condizioni socio-economiche dei genitori adottativi, che risultano essere superiori alla media.

Le periferie educative d’Italia, tra limiti e risorse

Nella stessa città i bambini possono godere di opportunità molto diverse, anche a distanza di poche decine di metri. L’influenza dell’ambiente in cui crescono incide significativamente sulle risorse a loro disposizione. La IX edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio Le periferie dei bambini traccia la mappa dei fattori di vulnerabilità in sei città italiane, sottolineando come le disuguaglianze spesso nascano al di fuori dalla scuola e siano alimentate dalla povertà sociale, urbanistica e spaziale di certi quartieri. I fattori ambientali, il contesto socio-economico, la presenza o meno di servizi incidono anche sulla possibilità dei bambini di essere esposti a fenomeni di maltrattamento, come evidenzia il Rapporto Liberi Tutti di Cesvi.

Educazione pre e post-natale contro le disuguaglianze

Agire precocemente, nei primi tre anni di vita, favorisce lo sviluppo mentale e fisico del bambino garantendogli benefici anche in età adulta. Se tali interventi sono rivolti a gruppi svantaggiati, si può contare tra i benefici anche un incremento delle chances di inclusione sociale. Il rapporto Prima infanzia e disuguaglianze del Centro di Documentazione per la Promozione della Salute (DoRS) presenta una rassegna ragionata della letteratura sugli interventi di educazione pre-natale e post-natale.

Le raccomandazioni dell’ONU all’Italia sui diritti dell’infanzia

L’ONU ha pubblicato un documento di analisi degli avanzamenti e delle criticità del nostro paese rispetto all’applicazione della CRC (Convention on the Rights of the Child). Se alcune leggi hanno rappresentato un significativo passo avanti, per esempio in materia di cyber-bullismo o di protezione dei minori non accompagnati, d’altra parte l’Organizzazione richiama l’attenzione dell’Italia sul tema delle risorse destinate all’infanzia, della non-discriminazione, delle condizioni degli immigrati e dei richiedenti asilo. Da superare, infine, anche le forti disparità regionali nell’accesso ai servizi sanitari e scolastici.

Il primo bilancio della Garanzia Giovani

La Corte dei Conti ha pubblicato una relazione di bilancio su Garanzia Giovani, un’azione prevista dall’UE che sostiene il finanziamento, in paesi con tassi di disoccupazione superiori al 25%, di formazione, politiche attive di orientamento, sostegno e inserimento del mondo del lavoro per i disoccupati tra i 15 e i 29 anni. Dal 2014, anno in cui la misura è stata applicata in Italia, oltre un milione di giovani si è iscritto, soprattutto nel sud e nelle isole, ed oltre un terzo degli iscritti ha ricevuto un’offerta. Le offerte hanno riguardato principalmente il tirocinio extracurriculare, il bonus occupazionale e la formazione, mentre la proposta dell’apprendistato è stata la misura con maggiori difficoltà di avvio. Gli occupati sono stati circa 61 mila giovani, impiegati soprattutto nel settore manifatturiero.

Su questo tema leggi anche l’articolo di Davide Illarietti su Percorsi di SecondoWelfare.

Regione Veneto: DGR 1989/2018, Adozione della “Nuova carta dei diritti della bambina”

Ogni bambina ha diritto di essere protetta e trattata con giustizia dalla famiglia, dalla scuola, dai datori di lavoro anche in  relazione alle esigenze genitoriali, dai servizi sociali, sanitari e dalla comunità.  E’ questo il primo articolo della “Nuova carta dei diritti della bambina” adottata dalla Regione Veneto.
Veneto_DGR_1989_2018