Famiglia, infanzia e adolescenzaSegnalazioni con tag “conciliazione lavoro-famiglia”

Oltre alla misura Nidi Gratis

La misura Nidi Gratis, sostenuta da Giuseppe Conte alla Camera, è sicuramente un investimento sociale potenzialmente positivo, sia a livello individuale che collettivo. Daniela Del Boca, nel suo articolo per LaVoce, sottolinea però come tale misura debba necessariamente andare di pari passo con una diffusione del sevizio distribuita in maniera più equa a livello territoriale, una maggiore qualità in termini di personale e di ambiente e maggiori opportunità di accesso. Anche secondo Alessandro Rosina tale misura va inserita in un più ampio pacchetto di misure. Nell’articolo su Redattore Sociale, Rosina individua nelle difficoltà nell’accesso alla casa e nella continuità di reddito le cause principali del crollo della fecondità negli under 30. Mancano in Italia misure continuative e integrate che supportino il progetto dei giovani di creare una famiglia, misure capaci anche di sostenere un cambiamento culturale rispetto alla distribuzione degli oneri di cura non solo all’interno del mondo del lavoro, ma anche in famiglia.

La conciliazione lavoro famiglia: un problema culturale

Paolo Riva, in un articolo per Percorsi di SecondoWelfare, prende spunto da un Rapporto di ricerca sulle imprenditrici del territorio di Varese per evidenziare l’assenza di politiche di conciliazione adeguate nel nostro Paese. Varese nello specifico si dimostra un contesto abbastanza favorevole alla conciliazione, ma la famiglia rimane sempre la prima risorsa.

Le dimissioni dei padri: come leggerne la crescita?

I dati diffusi dall’Ispettorato del Lavoro sulle dimissioni volontarie dei padri segnalano un lieve incremento. Anche se non è chiaro quanto i bisogni di conciliazione pesino su questa decisione, si può ipotizzare che qualcosa stia cambiando? L’articolo di InGenere fa alcune ipotesi a tale proposito, analizzando anche i dati sui congedi e sui part-time richiesti dalle donne.

Il Fondo per le politiche della famiglia punta sul welfare aziendale

Il Fondo 2019 per le Politiche per la famiglia ammonta a 94 milioni di euro. Di questi, 75 milioni verranno destinati al welfare aziendale tramite un bando ministeriale, mentre 15 milioni saranno ripartiti tra Regioni ed enti locali per politiche a favore della natalità.

Le nonne di oggi, tra nipoti e mercato del lavoro

La disponibilità delle nonne spesso aiuta le giovani coppie a formare la propria famiglia e a continuare a partecipare al mercato del lavoro, soprattutto le madri. Le ricerche passate in rassegna dall’articolo di Valeria Bordone e Bruno Arpino per InGenere sottolineano come la disponibilità dei nonni ad accudire i nipoti sembra aumentata grazie all’allungamento della vita, a condizioni di salute buone per un periodo di tempo superiore e al declino della mortalità. Tuttavia, la nascita dei nipoti, soprattutto in contesto in cui mancano politiche pubbliche ad hoc e i servizi privati di cura risultano troppo costosi, la nascita di un nipote può spingere alcune donne a un abbandono precoce del proprio posto di lavoro. L’Italia rientra in questa casistica, vista la rilevanza dei nonni nell’agevolare la partecipazione della madre al mercato del lavoro.

Le equilibriste: la maternità in Italia

È disponibile il report annuale dell’Istat che presenta la condizione delle madri in Italia, chiamate significativamente “equilibriste”. Oltre a registrare un ulteriore calo delle nascite, il report analizza la condizione lavorativa delle madri e anche dei papà, mettendo in evidenza le difficoltà di conciliazione tra vita privata, familiare e lavorative, e propone poi un focus sulle madri straniere. Nel nostro Paese emerge ancora una forte differenza di genere, che si esprime nel divario occupazionale, nella distribuzione asimmetrica dei carichi del lavoro di cura, in una differenza di reddito a parità di posizione occupazionale e in generale in una maggiore difficoltà per le donne nell’avanzare in termini di qualifiche e di reddito a parità di posizione e di livello di educazione. Tali differenze di genere tendono ad acuirsi nel caso in cui le donne siano anche madri.

Due settimane di congedo per i papà. Quale reazione in Italia?

Pochi giorni fa, una direttiva del Parlamento Europeo ha portato il congedo obbligatorio di paternità a due settimane con l’esplicito scopo di “incoraggiare una più equa ripartizione delle responsabilità di assistenza tra uomini e donne, nonché per consentire un’instaurazione precoce del legame tra padre e figlio”. Annalisa Roselli nell’articolo per Ingenere riflette sulle resistenze culturali e individuali a una misura di questo tipo nel nostro Paese e propone una stima dei costi di un’eventuale applicazione effettiva della direttiva.

Congedi retribuiti per parenti disabili: la circolare INPS 49/2019

L’INPS ha recepito la Sentenza della Corte Costituzionale, già segnalata su questo sito, stabilendo che i congedi possano essere fruiti anche da uno dei figli non conviventi con la persona disabile in situazione di gravità, nel caso non vi siano altri parenti conviventi. Tale previsione è stata esplicitata, per il momento, solo per i dipendenti del settore privato. L’articolo su HandyLex.

Servizi per l’infanzia e occupazione femminile

L’Italia è uno dei paesi con il più basso tasso di disoccupazione femminile ed è il secondo paese con il più ampio divario occupazionale uomo-donna. L’articolo di Openpolis, tramite la lettura di alcuni dati, mostra la relazione tra servizi per la prima infanzia e occupazione femminile, soffermandosi su alcune differenze regionali e sottolineando in particolare come i territori con un maggior numero di nidi sono anche quelli che registrano i più alti tassi di occupazione femminile. Si conferma dunque l’associazione positiva tra estensione dei servizi per l’infanzia e aumento dell’occupazione delle donne, come previsto dagli obiettivi europei di Barcellona.

Più figli per le donne con alti livelli di istruzione nei paesi nordici

Uno studio del 2018 di Jalovaraa et al. mostra come nei paesi nordici la fertilità tra le donne maggiormente istruite sia in crescita. Al contrario, tra le donne meno istruite aumentano quelle senza figli. Se la tendenza delle donne istruite ad avere meno figli era motivata da un bilancio tra costi e opportunità legati all’alto potenziale in termini di guadagni e di avanzamento professionale derivato dal livello di educazione, a cosa è dovuta questa inversione di tendenza? Secondo lo studio questo cambiamento potrebbe essere l’indicatore del successo di politiche di conciliazione sia in termini di offerta di servizi di cura che di un sistema di permessi più bilanciato rispetto al genere.

Addio al voucher asilo nido/baby sitter: una riflessione sulle politiche di conciliazione

Enrica Maria Martino e Daniela Piazzalunga propongono, su LaVoce, un’analisi del voucher asilo nido/baby sitter Inps, la cui cancellazione ha suscitato qualche polemica. Le autrici in particolare sottolineano come il voucher facesse parte di un pacchetto di misure che avevano l’intento di “sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione della cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e lavoro”. Tuttavia, la misura in questione è rimasta ai livelli di sperimentazione, come spesso succede per questo tipo di politiche, e non è stata inserita in un pacchetto complessivo di interventi. La mancata proroga della misura e l’assenza di un dibattito fanno temere che le intenzioni di mettere a punto una strategia per stimolare la fecondità e incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro non si traducano effettivamente in politiche.

Regione Emilia-Romagna: DGR 225/2019, Conciliazione vita-lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di centri estivi

Nel contesto dell’offerta dei servizi e interventi sociali rivolti alle persone e famiglie in condizioni di disagio sociale, la Regione Emilia Romagna ha individuato nei FSE e nelle altre fonti comunitarie le risorse per sostenere le famiglie che avranno la necessità di utilizzare servizi semiresidenziali estivi per bambini e ragazzi compresi nella fascia di età 3–13 anni nel periodo giugno–settembre 2019.
A livello distrettuale i Comuni definiscono le modalità di programmazione e di gestione delle risorse.

 

DGR 11 febbraio 2019, n. 225