Famiglia, infanzia e adolescenzaSegnalazioni con tag “conciliazione lavoro-famiglia”

Le nonne di oggi, tra nipoti e mercato del lavoro

La disponibilità delle nonne spesso aiuta le giovani coppie a formare la propria famiglia e a continuare a partecipare al mercato del lavoro, soprattutto le madri. Le ricerche passate in rassegna dall’articolo di Valeria Bordone e Bruno Arpino per InGenere sottolineano come la disponibilità dei nonni ad accudire i nipoti sembra aumentata grazie all’allungamento della vita, a condizioni di salute buone per un periodo di tempo superiore e al declino della mortalità. Tuttavia, la nascita dei nipoti, soprattutto in contesto in cui mancano politiche pubbliche ad hoc e i servizi privati di cura risultano troppo costosi, la nascita di un nipote può spingere alcune donne a un abbandono precoce del proprio posto di lavoro. L’Italia rientra in questa casistica, vista la rilevanza dei nonni nell’agevolare la partecipazione della madre al mercato del lavoro.

Le equilibriste: la maternità in Italia

È disponibile il report annuale dell’Istat che presenta la condizione delle madri in Italia, chiamate significativamente “equilibriste”. Oltre a registrare un ulteriore calo delle nascite, il report analizza la condizione lavorativa delle madri e anche dei papà, mettendo in evidenza le difficoltà di conciliazione tra vita privata, familiare e lavorative, e propone poi un focus sulle madri straniere. Nel nostro Paese emerge ancora una forte differenza di genere, che si esprime nel divario occupazionale, nella distribuzione asimmetrica dei carichi del lavoro di cura, in una differenza di reddito a parità di posizione occupazionale e in generale in una maggiore difficoltà per le donne nell’avanzare in termini di qualifiche e di reddito a parità di posizione e di livello di educazione. Tali differenze di genere tendono ad acuirsi nel caso in cui le donne siano anche madri.

Due settimane di congedo per i papà. Quale reazione in Italia?

Pochi giorni fa, una direttiva del Parlamento Europeo ha portato il congedo obbligatorio di paternità a due settimane con l’esplicito scopo di “incoraggiare una più equa ripartizione delle responsabilità di assistenza tra uomini e donne, nonché per consentire un’instaurazione precoce del legame tra padre e figlio”. Annalisa Roselli nell’articolo per Ingenere riflette sulle resistenze culturali e individuali a una misura di questo tipo nel nostro Paese e propone una stima dei costi di un’eventuale applicazione effettiva della direttiva.

Congedi retribuiti per parenti disabili: la circolare INPS 49/2019

L’INPS ha recepito la Sentenza della Corte Costituzionale, già segnalata su questo sito, stabilendo che i congedi possano essere fruiti anche da uno dei figli non conviventi con la persona disabile in situazione di gravità, nel caso non vi siano altri parenti conviventi. Tale previsione è stata esplicitata, per il momento, solo per i dipendenti del settore privato. L’articolo su HandyLex.

Servizi per l’infanzia e occupazione femminile

L’Italia è uno dei paesi con il più basso tasso di disoccupazione femminile ed è il secondo paese con il più ampio divario occupazionale uomo-donna. L’articolo di Openpolis, tramite la lettura di alcuni dati, mostra la relazione tra servizi per la prima infanzia e occupazione femminile, soffermandosi su alcune differenze regionali e sottolineando in particolare come i territori con un maggior numero di nidi sono anche quelli che registrano i più alti tassi di occupazione femminile. Si conferma dunque l’associazione positiva tra estensione dei servizi per l’infanzia e aumento dell’occupazione delle donne, come previsto dagli obiettivi europei di Barcellona.

Più figli per le donne con alti livelli di istruzione nei paesi nordici

Uno studio del 2018 di Jalovaraa et al. mostra come nei paesi nordici la fertilità tra le donne maggiormente istruite sia in crescita. Al contrario, tra le donne meno istruite aumentano quelle senza figli. Se la tendenza delle donne istruite ad avere meno figli era motivata da un bilancio tra costi e opportunità legati all’alto potenziale in termini di guadagni e di avanzamento professionale derivato dal livello di educazione, a cosa è dovuta questa inversione di tendenza? Secondo lo studio questo cambiamento potrebbe essere l’indicatore del successo di politiche di conciliazione sia in termini di offerta di servizi di cura che di un sistema di permessi più bilanciato rispetto al genere.

Addio al voucher asilo nido/baby sitter: una riflessione sulle politiche di conciliazione

Enrica Maria Martino e Daniela Piazzalunga propongono, su LaVoce, un’analisi del voucher asilo nido/baby sitter Inps, la cui cancellazione ha suscitato qualche polemica. Le autrici in particolare sottolineano come il voucher facesse parte di un pacchetto di misure che avevano l’intento di “sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione della cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e lavoro”. Tuttavia, la misura in questione è rimasta ai livelli di sperimentazione, come spesso succede per questo tipo di politiche, e non è stata inserita in un pacchetto complessivo di interventi. La mancata proroga della misura e l’assenza di un dibattito fanno temere che le intenzioni di mettere a punto una strategia per stimolare la fecondità e incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro non si traducano effettivamente in politiche.

Il censimento dei servizi per la prima infanzia

Il 21 Marzo 2019 è uscito il Report dell’Istat sugli asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia. Il censimento mette in luce come sia coperto dai servizi solo il 24% del potenziale bacino d’utenza, a fronte del 33% fissato dall’UE per sostenere la conciliazione famiglia-lavoro e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. I dati sottolineano inoltre una forte eterogeneità nella diffusione dei servizi sul territorio, con una marcata differenza tra Nord e Sud Italia, e una significativa variabilità nelle spese di gestione.

Conciliare vita e lavoro

Nell’ambito della programmazione a valere sul Fondo Sociale Europeo le Regioni sembrano avere acquisito la consapevolezza del valore cruciale delle politiche di conciliazione. Le Regioni hanno stanziato circa 260 milioni di euro per finanziare 60 bandi per il potenziamento dei servizi di cura e i sistemi innovativi di welfare aziendale. L’articolo di Elena Calistri su InGenere passa in rassegna alcuni di questi progetti, mostrandone gli aspetti innovativi, che dovrebbero dar vita a una nuova visione integrata del welfare.

Quello che serve davvero alle famiglie

In Italia le politiche di sostegno alle famiglie sono sempre state scarse, marginali e frammentarie. Su LaVoce Chiara Saraceno riflette sui bisogni delle famiglie, sottolineando la necessità di rendere maggiormente agevole la combinazione tra occupazione e maternità, incoraggiando anche un più ampio coinvolgimento dei padri. Oltre ad intervenire sui servizi e sull’organizzazione del lavoro, secondo l’autrice risulta prioritario mettere ordine nel frammentato complesso di trasferimenti monetari esistenti (assegno al nucleo famigliare, assegno per il terzo figlio, detrazioni fiscali per figli a carico, bonus bebé) in favore dell’istituzione di un unico trasferimento, eventualmente commisurato al reddito famigliare, che sia in grado di produrre maggiore equità ed efficienza.

Reddito di base e genere: spunti di riflessione dalla Finlandia

La Finlandia esce da due anni di sperimentazione di una nuova misura di reddito di base e si appresta a raccogliere le prime evidenze sugli effetti nel 2019. Sebbene il principale oggetto del dibattito politico sia l’applicazione o meno del principio di condizionalità, una serie di lavori di ricerca di stampo femminista hanno messo in luce anche le implicazioni che il reddito di base avrebbe sulla vita delle donne, in particolare le meno istruite e le immigrate, soprattutto rispetto a tre sfere: la disuguaglianza di genere all’interno delle famiglie, il lavoro di cura non retribuito e le opportunità di lavoro. L’analisi mostra i punti di forza e le potenziali debolezze di questa misura soprattutto nel sostenere l’entrata e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Nonostante l’ampio consenso sociale sulla necessità di riformare il sistema previdenziale finlandese, l’implementazione del reddito di base vede una platea politica piuttosto divisa. La questione di genere e la conciliazione appaiono in secondo piano nel dibattito. Leggi l’articolo di Merita Jokela su Ingenere.

Calo delle nascite: una ricetta per invertire la tendenza

Il declino delle nascite non solo prosegue, ma nell’Italia post-crisi si aggrava raggiungendo il valore di 1,32 figli per donna, il più basso in Europa. Caltabiano e Rosina su LaVoce mostrano come ciò è dovuto sia a una diminuzione del numero di potenziali madri, conseguenza del calo di natalità che caratterizza già da tempo il nostro paese, sia alla sempre più frequente decisione delle coppie di attendere un miglioramento delle proprie condizioni in termini di stabilità lavorativa o di livello remunerativo, o di rinunciare ad avere un figlio a fronte di condizioni oggettivamente avverse. In questo scenario preoccupante emerge però l’esempio positivo ed opposto al trend di Bolzano, dove si registra una media di oltre 1,7 figli per donna, grazie a un clima sociale favorevole e a politiche realmente inclusive, a sostegno sia delle famiglie che delle aziende che innovano in tema di conciliazione famiglia-lavoro. Invertire la tendenza nazionale non sarebbe un traguardo irraggiungibile. Si stima infatti che per avere un numero costante di nati tra un decennio bisognerebbe raggiungere il valore di 1,45 figli per donna, già toccato nel 2010 e decisamente più basso di quello attuale di Bolzano.