Famiglia, infanzia e adolescenzaSegnalazioni con tag “povertà educativa”

L’abbandono scolastico e i Neet: due fenomeni spesso associati

L’abbandono scolastico e i Neet sono i due principali fenomeni correlati alla povertà educativa. L’Italia presenta la più alta quota di Neet in Europa e tassi molto elevati di abbandono scolastico. Si tratta di fenomeni spesso connessi anche se non vi è un rapporto causa-effetto. L’articolo di Openpolis li analizza nel dettaglio mettendo in luce anche la loro diffusione sul territorio, caratterizzata dalla concentrazioni di tali fenomeni nel Sud Italia e nelle aree interne.

EducAzioni: appello a Conte per l’infanzia e l’adolescenza

Lo scorso 17 giugno nove reti e alleanze, che includono oltre cento realtà attive in favore di infanzia e adolescenza e nell’ambito della scuola, hanno presentato un documento comune (in un webinar accessibile qui), che chiede l’attenzione del paese in merito alla doppia crisi – economica ed educativa – cui sono esposte le giovani generazioni. Il coordinamento propone cinque passi per il contrasto della povertà educativa e a favore dei diritti di bambine/i e ragazze/i, sui quali ha richiesto un incontro con il Presidente del Consiglio.

L’abbandono scolastico e il futuro dei giovani

Openpolis sottolinea come l’abbandono scolastico in Italia sia diffuso ancora in maniera preoccupante: nel 2018 quasi il 15% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni aveva conseguito solo la terza media. L’Italia, sebbene in miglioramento, rimane uno dei paesi più colpiti dal fenomeno. L’indagine approfondisce il rapporto tra abbandono scolastico e livelli occupazionali mettendo in evidenza una relazione di causa ed effetto, ed evidenzia le differenze territoriali.

Le priorità nella scuola ridefinite dalla pandemia

La pandemia ridefinisce le priorità, anche per la scuola, facendo riemergere l’istruzione come diritto fondamentale di cittadini liberi e uguali. Nell’ultimo quarto di secolo la scuola è diventata il luogo di eccellenza nel capitale umano e tale funzione l’ha definita quasi interamente: l’istruzione è considerata leva strategica per la crescita economica. Intorno alla scuola si sono sviluppate quindi una serie di imprese dedite alla valutazione e alla misurazione delle capacità e del merito. La pandemia, bloccando le attività di tali imprese e rimettendo in discussione le priorità, potrebbe mettere in crisi il modello di scuola ispirato al capitale umano. Albero Baccini e Rossella Latempa nel loro articolo per la rivista Il Mulino spiegano come.

L’estate a scuola?

Il deficit di apprendimento rischia di essere critico per almeno un terzo degli studenti. Guardando l’impatto che di solito hanno le vacanze estive si può presumere che gli studenti, soprattutto coloro che vivono in contesti svantaggiati, rientrino in classe avendo perso metà, se non più, delle competenze apprese prima del lockdown. Per limitare i danni, Fabrizio Zillibotti, nel suo articolo per LaVoce propone di utilizzare i mesi estive per colmare le lacune formative.

Investire sull’e-learning

L’istruzione a distanza, se da un lato ha garantito la continuità dell’apprendimento in un periodo di chiusura forzata delle scuole, dall’altro ha anche mostrato di non essere in grado di superare le disuguaglianze già esistenti in termini di accesso e fruizione delle opportunità educative. Sono ovviamente le aree più povere quelle che subiscono le debolezze di tale dispositivo. Andrea Ciffolilli, nel suo contributo per LaVoce, sostiene come oggi si presenti un’occasione per riflettere sulla necessità di investire nelle infrastrutture e nel supporto alle competenze digitali in modo da ridurre i rischi legati a improvvisazione e disuguaglianze.

Il divario digitale e culturale in Italia

Le misure adottate per compensare, almeno parzialmente, la chiusura delle scuole hanno messo in evidenza il divario digitale e culturale che caratterizza il nostro Paese. Mara Gasbarrone, nel suo contributo per InGenere, attraverso alcuni dati enfatizza le disuguaglianze esistenti sul nostro territorio nazionale, prendendo in considerazione sia la dotazione digitale delle famiglie che il loro bagaglio culturale, dalla disponibilità di un computer, alle competenze digitali all’abitudine alla lettura.

Le conseguenze del Covid-19 sulle opportunità educative e di sviluppo

Chiara Saraceno sottolinea come l’attuale emergenza sanitaria stia acuendo le disuguaglianze educative. Il 12,3% dei bambini e dei ragazzi tra i 6 e i 7 anni non hanno infatti a disposizione la tecnologia necessaria per accedere adeguatamente alle lezioni online. Gli stessi ragazzi hanno più probabilità di vivere in situazioni famigliari svantaggiate e in condizioni abitative di sovraffollamento. Tali divari significano un diverso impatto delle misure di contenimento sulle opportunità di sviluppo dei bambini e dei ragazzi. Nell’articolo anche le proposte di politiche sul breve e sul lungo termine, avanzate da Alleanza per l’Infanzia, per limitare i danni del lockdown sui più giovani.

Poche palestre nelle scuole italiane

Sebbene sia riconosciuto che praticare sport è fondamentale per lo sviluppo fisico ed emotivo dei bambini e dei ragazzi, solo la metà delle scuole italiane è dotata di impianti sportivi. Tale carenza è particolarmente significativa nel Sud Italia, dove si somma alla mancanza di strutture sportive sul territorio e ad una diffusa povertà che impedisce alle famiglie di accedere ad attività sportive privatamente. Come illustra l’articolo di Openpolis, Sicilia e Calabria sono le regioni più problematiche, ma scendendo a livello provinciale e comunale si evince come tale mancanza caratterizzi in generale i territori maggiormente periferici.

La preoccupante carenza di nidi nelle aree interne in Italia

Ad eccezione della Sardegna, tutte le regioni del Sud hanno una copertura dei servizi per la prima infanzia significativamente inferiore alla media nazionale. Anche all’interno di regioni che fanno registrare una copertura del servizio superiore alla media nazionale vi sono però grosse differenze. Le aree interne sono infatti i territori del Paese più distanti dai servizi essenziali. Per i bambini che vivono in aree svantaggiate è particolarmente importante entrare in contatto fin da piccoli con occasioni di socialità e di formazione, in modo da ridurre le disuguaglianze. Vedi l’articolo di Openpolis.

Didattica a distanza: firmato il decreto per 85 milioni di euro

Il decreto attuativo firmato dal Ministro Azzolina per la didattica a distanza stanzia 85 milioni di euro, di cui 70 sono destinati a fornire dei dispositivi necessari all’apprendimento a distanza alle famiglie meno abbienti, in modo da accorciare il divario che si è creato tra famiglie e scuole a seguito della chiusura di queste ultime. Le restanti risorse saranno allocate alle scuole per l’acquisto di piattaforme e dispositivi e per la formazione degli insegnanti. Leggi l’articolo di Chiara Ludovisi per Redattore Sociale.

Non dimentichiamoci dei diritti dei minori e dei servizi per l’infanzia

Il Gruppo di lavoro per la convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, con questo comunicato, pone l’accento sull’impatto sociale dell’emergenza in corso su bambini e adolescenti. La necessità di tutelare il diritto alla salute non deve farci dimenticare gli altri diritti di cui i minori sono titolari. La situazione attuale colpirà in particolar modo gli alunni già provati da condizioni di povertà educativa, alunni “disconnessi”, alunni disabili o con bisogni speciali, minori che vivono al di fuori dalla propria famiglia o in famiglie a rischio. Al termine dell’emergenza servirà un piano di medio periodo per contrastare gli effetti della crisi sui minori.

Proprio in quest’ottica, un comunicato del Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia richiama l’attenzione sulla necessità di garantire la continuità didattica e l’interazione formativa. Sottolinea poi l’esigenza di non interrompere la realizzazione del sistema integrato introdotto nel 2017, attraverso il coordinamento tra diversi enti, pubblici e non, da salvaguardare nella situazione contingente, insieme al loro personale. Il comunicato evidenzia infine lo sforzo degli enti locali nel sollevare le famiglie dal peso delle rette.