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Gli imprenditori della paura

Sono davvero gli immigrati il problema numero uno del nostro Paese? Cosa dovremmo temere dal loro arrivo? Non dobbiamo preoccuparci, piuttosto che dell’immigrazione, dell’emigrazione, di chi scappa dall’Italia? Su LaVoce le riflessioni di Tito Boeri smentiscono quanto affermato dalla propaganda politica, chiarendo in modo puntuale e sostenuto dall’evidenza empirica la situazione migratoria dell’Italia.

Prima gli italiani: una politica sopra le righe

Sull’immigrazione, il contratto di governo tra Lega e M5s conteneva due impegni: il superamento del trattato di Dublino e il rimpatrio di cinquecentomila clandestini. Nessuno dei due è stato raggiunto: da un lato, al Consiglio europeo del giugno 2018 il governo decide di lasciar cadere la riforma del regolamento di Dublino schierandosi con quei paesi che non accettano le quote di ricollocamento; dall’altro lato, nel 2018 i rimpatri sono stati 6.820, in linea con i 6.514 del 2017. Si è però creato un crescente clima di ostilità verso gli stranieri, che emerge anche in altri provvedimenti, quale il Reddito di Cittadinanza in cui sono state inserite varie clausole volte a limitare il numero dei beneficiari stranieri. Su LaVoce il contributo di Andrea Stuppini.

Alunni con background migratorio in Italia

È stato recentemente pubblicato da Fondazione Ismu il Rapporto Alunni con background migratorio in Italia, che si propone di leggere e analizzare alcune caratteristiche della presenza degli alunni con cittadinanza non italiana nei diversi livelli scolastici, i problemi affrontati nel sistema formativo e le sfide che si pongono per insegnanti e istituzioni educative. Dopo una breve descrizione dei determinanti che interessano un alunno neo arrivato in Italia, dal suo primo ingresso a scuola alla piena integrazione, la ricerca si concentra sui percorsi degli studenti stranieri nelle nostre scuole con un approfondimento sugli esiti scolastici, mettendo in luce anche il rischio di dispersione.

Istat: vita e percorsi di integrazione degli immigrati in Italia

Il 17 maggio Istat ha pubblicato il volume Vita e percorsi di integrazione degli immigrati in Italia, che si propone di offrire al lettore una visione ampia e articolata della vita degli immigrati e dei percorsi di integrazione che hanno intrapreso le diverse comunità straniere insediate nel nostro Paese. La raccolta racchiude i risultati più salienti dell’indagine sulla “Condizione e integrazione sociale dei cittadini stranieri residenti in Italia”. Tra gli argomenti toccati dal volume vi sono le traiettorie di mobilità prima e dopo l’ingresso in Italia, le dinamiche di costituzione delle famiglie, la mancata partecipazione scolastica e ai percorsi lavorativi, l’apprendimento della lingua italiana, le relazioni interpersonali, e così via. Particolare rilievo è dato poi all’analisi dei profili e delle differenze comportamentali tra le principali comunità straniere che convivono nel nostro Paese e la popolazione italiana.

La politica dei muri

In Europa e nel mondo stiamo assistendo alla progressiva costruzione di muri e barriere a presidio dei confini, nel tentativo di fermare i flussi migratori. Tali barriere fisiche – 5 al termine della Seconda Guerra Mondiale – sono cresciute gradualmente fino a 70 nel 2016, a cui si aggiungono quelle iniziate, o pianificate, negli ultimi due anni. La maggior parte di esse sono state costruite nel nostro secolo, dopo l’attacco alle Torri Gemelle, in risposta all’aumento dei rifugiati, al timore delle infiltrazioni terroristiche e al diffondersi di un’opinione pubblica poco favorevole alle migrazioni. Come funzionano questi muri? La riflessione di Massimo Livi Bacci su Neodemos.

Caritas: Rapporto europeo Common Home

È stato presentato, in lingua inglese, il Rapporto Common Home promosso da 11 Caritas europee, tra cui Caritas italiana. Il Rapporto, realizzato nell’ambito del progetto europeo MIND, analizza il contributo dei migranti allo sviluppo, anche economico, dei paesi di accoglienza. La mobilità umana rappresenta oggi una grande opportunità di sviluppo, la vera sfida consiste però nell’attuare politiche migratorie in grado di massimizzare le ricadute positive che queste possono avere sia nelle società di arrivo sia negli Stati di origine della migrazione.

Il welfare separato per immigrati

Se complessivamente le famiglie in condizione di povertà assoluta sono il 6,9% del totale, tra le famiglie di soli stranieri l’incidenza sale al 29,2%. È da questi numeri che nasce l’idea secondo cui la componente immigrata rappresenti più un costo che un beneficio per il nostro Paese. Tuttavia, se è vero che nelle misure di contrasto alla povertà la componente immigrata è rilevante, nel complesso l’incidenza degli stranieri sulla spesa pubblica italiana risulta modesta: in Italia le voci di spesa più consistenti sono infatti quelle rivolte agli anziani, fascia di età in cui gli immigrati sono poco presenti. Secondo le riflessioni di Enrico Di Pasquale, Andrea Stuppini e Chiara Tronchin su LaVoce, non si tratterebbe quindi di concepire provvedimenti separati per gli immigrati, ma di gestire in maniera più efficace le politiche di integrazione e il mercato del lavoro. Solo così il nesso tra immigrazione e povertà potrà affievolirsi.

Le parole dell’Europa: migrazioni

L’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) ha pubblicato l’approfondimento Le parole dell’Europa: migrazioni, curato da Matteo Villa, Elena Corradi e Fabio Parola. Negli ultimi anni si è assistito prima a un forte aumento e poi ad una netta contrazione degli sbarchi sulle coste dei Paesi europei affacciati sul Mediterraneo. Di fronte all’emergenza, gli Stati membri non sono riusciti a dare risposte condivise. In questo contesto, l’Italia ha un forte interesse a far sentire la propria voce in Europa, anche a fronte dell’alta probabilità che le pressioni migratorie restino alte nel prossimo futuro.

RdC per gli stranieri? Quasi impossibile ottenerlo

Per ottenere il Reddito di Cittadinanza gli stranieri devono certificare il possesso di alcuni requisiti aggiuntivi. Oltre a soddisfare le condizioni previste per tutti i richiedenti, i cittadini stranieri dovranno infatti presentare una “certificazione rilasciata dalla competente autorità dello stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall’autorità consolare italiana” attestante la composizione del nucleo famigliare e il possesso dei requisiti relativi a limite di reddito, Isee, patrimonio mobiliare e patrimonio immobiliare. Si tratta però di condizioni molto difficili da accertare, spesso anche negli stessi paesi UE. Su LaVoce le riflessioni di Raffaele Lungarella.

Sul tema leggi anche il commento di Maurizio Ambrosini e Alberto Guariso sempre su LaVoce.

La dimensione dei diritti umani nelle politiche di integrazione di migranti e rifugiati

Il Rapporto del Consiglio d’Europa Human rights aspects of immigrant and refugee integration policies esamina le politiche di integrazione, e in particolare il ruolo svolto dal godimento del diritto al rispetto della vita privata e famigliare e della sicurezza di residenza, di 11 Stati membri tra cui l’Italia. L’obiettivo è quello di supportare, attraverso un’analisi comparata delle politiche di integrazione, gli Stati membri del Consiglio d’Europa nel progettare e implementare politiche di integrazione che siano in grado di garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali di migranti e rifugiati.

Leggi il commento al Rapporto sul sito IntegrazioneMigranti.

Oxfam: storie di accoglienza diffusa

Il modello italiano di accoglienza diffusa – che ha permesso fino a oggi di assistere e integrare decine di migliaia di persone in fuga da guerre, persecuzioni e miseria, contenendo allo stesso tempo l’impatto sulle comunità locali – rischia oggi di venire completamente smantellato. A farne le spese non saranno solo migranti e richiedenti asilo […], ma anche migliaia di giovani operatori […] che si ritroveranno senza lavoro”. Nei primi 4 mesi dell’anno infatti oltre 4 mila operatori hanno perso il lavoro, numero che potrebbe arrivare a 15 mila nel corso del 2019. È quanto emerge dal rapporto Oxfam e In Migrazione Invece si può! attraverso le voci di chi sta lavorando in progetti di integrazione e accoglienza. Chi sono gli operatori dei centri di accoglienza? Quali le conseguenze sull’accoglienza generate dalla nuova normativa sulla protezione internazionale?

I migranti nelle aree metropolitane: online i nuovi rapporti

Sono online i nuovi Rapporti annuali sulla presenza dei migranti nelle Città Metropolitane, curati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la collaborazione di ANPAL Servizi. Con dati riferiti al 1° gennaio 2018, la terza edizione della ricerca presenta nove approfondimenti (Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino, Venezia) e una sintesi comparativa dedicata alle 14 Città Metropolitane d’Italia. I cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale sono più di 3,7 milioni: le prime Città Metropolitane per numero di presenze sono Milano (12% del totale) e Roma (9,3%). Milano risulta prima anche per incidenza, tra i residenti, dei cittadini non comunitari: su 100 persone iscritte in anagrafe, poco meno di 12 provengono da un Paese non UE. A Bologna e Venezia soggiorna per motivi familiari oltre la metà dei titolari di un permesso soggetto a scadenza; il lavoro risulta invece la motivazione di soggiorno prevalente a Napoli, Milano e Firenze.