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Eurostat, quanti sono i volontari in Europa?

Pubblicato uno studio Eurostat che mira a confrontare la consistenza e le caratteristiche del volontariato nei diversi paesi europei, distinguendo in primo luogo il volontariato “formale” (svolto entro organizzazioni) e “informale”. In media in Europa circa un quinto della popolazione si dedica all’una o all’altra forma di volontariato o a entrambe, pur con grandi differenze tra i diversi paesi: i paesi del nord Europa vedono una partecipazione a organizzazioni di volontariato che interessa circa il 40% della popolazione e un volontariato informale ancora più diffuso, che in Olanda, Finlandia e Svezia supera il 70% della popolazione. L’Italia si posiziona nelle parti basse della classifica, con l’11% della popolazione che svolge attività di volontariato al di fuori di organizzazione il 12 entro organizzazioni. Vai alla fonte Eurostat e leggi un articolo di commento di Percorsi di SecondoWelfare.

La mobilità è un valore, ma l’Europa non ne approfitta

Su Neodemos Massimo Livi Bacci riflette sui possibili fattori che potrebbero favorire la mobilità interna in Europa: alta densità demografica, ottime comunicazioni, alta urbanizzazione, vaste aree integrate e industrializzate, e forti disuguaglianze economiche tra stati. Nonostante ciò, la mobilità interna rimane assai bassa, per ragioni di natura legale, amministrativa e linguistica. Secondo Eurostat, nel 2017 i long term EU 28 movers (cioè lo stock dei cittadini europei nati in uno dei 28 paesi e residenti, per almeno un anno, in uno degli altri 27) sono infatti soltanto 17 milioni, pari al 3,3% della popolazione totale.

Le politiche dell’Unione Europea in tema di migrazione

Il 4 marzo 2019 il Servizio studi del Senato della Repubblica ha pubblicato il dossier Le politiche dell’Unione Europea in materia di migrazione. Il documento delinea l’approccio UE alla politica di migrazione, focalizzandosi in particolare sul tema dell’asilo e della gestione delle frontiere, e riflette sul sostegno finanziario all’Italia e sulle linee future per il bilancio UE.

Esclusione abitativa in Europa

Il 22 marzo è stata presentata a Bruxelles la quarta panoramica sull’esclusione abitativa in Europa realizzata, in lingua inglese, da Feantsa e Fondazione Abbé Pierre. Dalla ricerca emerge come la spesa per l’alloggio continui ad assorbire quantità sempre crescenti di bilancio delle famiglie, in particolare di quelle povere. Negli ultimi dieci anni, l’esistenza di alloggi inadeguati sta incidendo negativamente sulla qualità della vita di molti cittadini: i più vulnerabili e colpiti dall’esclusione abitativa risultano essere i bambini, i giovani tra i 18 e il 24 anni, gli extracomunitari e i genitori soli con figli a carico. A queste problematiche si aggiunge inoltre una presenza sempre più elevata di homeless, che sta raggiungendo numeri record: le stime parlano di 700 mila senza dimora, registrando un aumento del 70% dal 2009.

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L’integrazione dei migranti in Europa

L’Osservatorio sulle migrazioni, realizzato dal Centro studi Luca D’Agliano e dal Collegio Carlo Alberto dell’Università di Torino, ha pubblicato, in lingua inglese, il terzo rapporto annuale Immigrant Integration Europe. Il documento, che si basa su un’analisi di macrodati della European Labour Force Survey, dimostra come il fenomeno migratorio sia sempre più strutturale all’interno dell’economia europea. Anche se questo non si traduce in uguali diritti e opportunità: persistono infatti gap salariali ed occupazionali, soprattutto per i migranti extracomunitari.

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La questione migratoria in Europa

Su Affari Internazionali Alberto Tagliapietra riflette sulla questione migratoria che l’Europa sta affrontando a partire dal 2011, quando, in conseguenza al divampare delle primavere arabe, un numero sempre maggiore di individui iniziò a muoversi verso l’Europa. L’incapacità degli Stati membri di far fronte ai flussi, ricorrendo a risposte unilaterali piuttosto che cercare una soluzione comune, portò ad un aggravamento della situazione a partire dal 2015, anno in cui i flussi diretti verso l’Europa raggiunsero il loro apice. Quali riflessioni utili?

Il Rapporto OECD sullo stato di salute e sui sistemi sanitari in Europa

La Rapporto OECD Health at a Glance: Europe 2018 (qui la sintesi) presenta alcune analisi comparative dello stato di salute dei cittadini dell’UE e delle prestazioni dei sistemi sanitari nei 28 Stati Membri dell’Unione, nei 5 paesi candidati e nei 3 paesi dell’Associazione europea di libero scambio. Il documento, dopo un affondo sulla necessità di migliorare la qualità dei servizi di salute mentale e sulle strategie per ridurre gli sprechi nella sanità, riporta le più recenti tendenze espresse dagli indicatori di stato di salute, fattori di rischio e spesa sanitaria.

Scarica in lingua inglese l’intero rapporto.

FEAD: come sostenere i più poveri in Europa

La Commissione Europea ha pubblicato un report che sintetizza alcuni esempi di utilizzo del Fondo per gli aiuti europei agli indigenti (FEAD) in Europa e di politiche messe in atto nei paesi per affrontare il problema della grave emarginazione. Il quadro che emerge rende evidente anche come tali politiche possano essere complementari ad altri programmi finanziati dall’UE come il Fondo sociale europeo. Il report è scaricabile in inglese qui.

I get you, la campagna che racconta l’Europa accogliente

Nel giugno 2016 è stata lanciata dal Jesuit Refugee Service la campagna I get you con l’obiettivo di mappare le 315 iniziative locali presenti in nove paesi europei e volte a facilitare l’incontro tra cittadini e rifugiati. In Italia l’indagine è stata curata dal Centro Astalli che ha analizzato 62 iniziative, prevalentemente al centro e al nord del nostro Paese. I beneficiari sono per la maggior parte richiedenti o titolari di protezione internazionale, in genere molto giovani, di età compresa tra i 19 e i 25 anni, provenienti da Mali, Nigeria, Gambia, Pakistan, Afghanistan ed Eritrea.

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Studio Eurofound sulle strutture per anziani in Europa

Eurofound ha pubblicato un interessante studio relativo alle strutture per anziani in Europa:  “Care homes for older Europeans: Public, for-profit and non-profit providers”. Lo studio evidenzia una crescita nella necessità di strutture dato l’allungamento della vita media e parallelamente un’espansione del settore privato in termini di numero di case di cura che di posti. Questo aumento avviene in un contesto di progressiva diminuzione dell’offerta pubblica. Il rapporto esamina i servizi offerti nelle strutture pubbliche e private e  la differenza nell’offerta in termini di qualità, accessibilità ed efficienza dei servizi. La crescita dell’offerta privata pone questioni relative  alla crescita dei costi a carico degli utenti e ciò richiede di approfondire la dimensione del supporto pubblico all’accesso alle prestazioni offerte dal privato. Lo studio approfondisce anche questioni relative alla localizzazione e alla reddittività dei diversi tipi di strutture. Il rapporto in inglese è scaricabile qui.

Il Pilastro europeo per una società più inclusiva

Venti anni dopo il summit sull’occupazione, i leader europei dei Paesi membri e le istituzioni europee si sono radunati a Goteborg per rilanciare la dimensione sociale del percorso di integrazione. Il Pilastro europeo dei diritti sociali, approvato il 17 novembre 2017, stabilisce 20 principi e diritti fondamentali, mentre agli Stati membri e alle istituzioni è affidato il compito di rafforzare i diritti sociali e renderli effettivi per tutti i cittadini europei con riferimento a pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque, protezione sociale e inclusione. Alcuni principi fanno preciso riferimento alle persone con disabilità, come evidenziato nell’articolo pubblicato da Superabile.it.