Politiche europeePost nella sezione “Punti di vista”

Perchè il Covid-19 uccide di più in Italia che in Europa?

Uno dei modi più importanti per misurare l’impatto nei singoli paesi del Covid-19 è la mortalità. Gli indicatori più importanti sono due: la mortalità, e cioè il numero di decessi per popolazione (es. ogni 100.000 abitanti); la letalità, e cioè il numero dei decessi per ogni 100 persone positive al Covid-19. I paesi di tutto il mondo hanno riportato tassi di mortalità molto diversi. L’Italia si colloca tra i paesi che hanno registrato il livello più elevato di mortalità del mondo. Dopo il Belgio, San Marino e Perù si colloca l’Italia che dall’inizio della pandemia ha registrato 111 decessi ogni 100.000 abitanti. La Germania, per esempio, ne ha registrati 30. Leggi >

La spesa pensionistica italiana in un quadro comparato

Un tipico cauchemar del dibattito politico-economico nel nostro paese è costituito dalla spesa pensionistica. Vi partecipano studiosi disinteressati che hanno dato e danno contributi significativi, ma anche rappresentanti impliciti ed espliciti di interessi che hanno contribuito in questi anni a fornire una rappresentazione per certi versi drammatizzante dello stato e delle prospettive del nostro sistema previdenziale. Questa nota si propone di fornire una base documentale al dibattito utilizzando le serie elaborate da  Eurostat, che ha reso disponibili, nella loro completezza fino al 2017, i dati relativi alle spese per la protezione sociale nell’Unione Europea: il dato complessivo è ripartito per funzioni al lordo e al netto del prelievo fiscale sulle prestazioni. La spesa riferita esclusivamente alle pensioni per invalidità, vecchiaia e superstiti è poi specificamente riportata. Leggi >

Health at a Glance – Europe 2020

Nel mese di novembre è uscita la pubblicazione dell’OECD dedicata ai sistemi sanitari europei, quali si configuravano negli anni immediatamente precedenti alla crisi del Covid-19. In questo articolo, l’autore ha raccolto i dati, per i suoi interessi più significativi, riferiti a sei Paesi europei: oltre all’Italia, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito. Leggi >

Il piano Von der Leyen per il superamento delle convenzioni di Dublino

Il pronunciamento di Ursula Von der Leyen sul superamento degli accordi di Dublino per l’accoglienza dei rifugiati aveva suscitato grandi speranze, specialmente nel nostro paese, ma le anticipazioni dei contenuti del piano, le uscite pubbliche che le hanno accompagnate e le reazioni da parte di alcuni governi nazionali hanno dimostrato che la strada sarà lunga, impervia, incerta nel suo esito finale. Leggi >

2.2. Non dove li troviamo ma come li spendiamo

Il Punto di Welforum Il nostro paese avrà a disposizione nel giro di poche settimane una grande quantità di risorse per sostenere e rilanciare la propria economia, in una dimensione del tutto impensabile fino a pochi mesi fa. L’Unione Europea ha già messo sul tavolo risorse complessive nell’ordine di centinaia, forse addirittura migliaia, di miliardi. Come useremo queste risorse? Leggi >

Quattro scenari per il futuro dell’Europa dopo la crisi

Che tipo di Europa prenderà forma dopo la crisi del Coronavirus? Sono possibili quattro scenari molto diversi tra loro per quanto riguarda le conseguenze sociali ed ecologiche. È ormai chiaro che la pandemia di Covid-19 avrà conseguenze importanti e che si protrarranno a lungo. Nell’Unione Europea, le fondamenta stesse dell’integrazione europea sono messe in discussione. Leggi >

L’Europa ritrovata

Il Punto di Welforum Dalla nascita della Comunità nel 1957 l’Europa procede mantenendo un equilibrio instabile tra l’andare avanti e il tornare indietro. Dopo il balzo avanti con la creazione dell’euro, peraltro non compiuto da tutti, eravamo in una fase recessiva, con l’uscita inglese e i sovranismi polacco e ungherese: era già un risultato non andare indietro. Il Coronavirus ha posto la scelta in termini molto netti, rendendo impossibile restare fermi con le vecchie regole di bilancio. Non fare niente è diventato troppo rischioso. La crisi economica conseguente a quella sanitaria indebolisce l’economia di molti paesi nel mondo e richiede forte aumento di spesa pubblica. I capitali fuggono verso i paesi che si mostrano più solidi e con maggiore probabilità di raccogliere la sfida e modernizzarsi. Già ci sono sintomi di afflusso verso gli Stati Uniti. L’Europa può farcela, solo se è unita, attiva e concorde. Leggi >

La sostenibilità è sociale, ambientale ed economica

La rivista on line Social Europe, ha pubblicato il 16 dicembre 2019 un interessante articolo firmato da Liina Carr, segretaria confederale dell’ETUC, la Confederazione europea dei sindacati, sul tema della sostenibilità sociale, ambientale ed economica, attualmente tema chiave di ogni discorso politico in Europa. Lo proponiamo ai lettori di Welforum in italiano. Leggi >

Appello per un Nuovo Welfare State

“Per rinnovare il contratto sociale, che oggi appare in pericolo, l’Europa deve trasformare il “welfare state” in un “social investiment state”. Presentiamo la traduzione di un interessante articolo di Anton Hemerijck e Massimiliano Santini comparso il 29 luglio su Social Europe, una testata giornalistica che ha caratteristiche simili a welforum.it, conosciuta per la qualità dei contributi che pubblica quotidianamente sull’evoluzione delle politiche economiche e sociali europee”. Leggi >

L’Europa e il populismo

Il Punto di Welforum Nelle prossime elazioni europee si prevede una crescita significativa della rappresentanza dei partiti populisti, che potrebbero raccogliere, secondo molti osservatori, più di un quinto dei voti espressi dai cittadini del vecchio continente. La campagna elettorale dei partiti tradizionali ha cercato di contrastare l’avanzata di questi partiti, definiti spesso come “sovranisti” perché impegnati soprattutto nella difesa degli interessi nazionali. Poca attenzione è stata invece dedicata ai temi e ai problemi più importanti per definire l’agenda sociale europea. E soprattutto, non è stata sviluppata una riflessione sulla ragioni del crescente consenso che ottengono i partiti populisti sia di destra che di sinistra. Leggi >

Eredità e prospettive per la nuova Commissione Europea

Il Punto di Welforum Si avvicina la scadenza delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo che, secondo l’opinione di molti, determineranno un profondo cambiamento degli equilibri politici che hanno caratterizzato una politica comune europea strutturata sull’alleanza, o meglio il grande compromesso, tra forze politiche tradizionali espressioni del centro destra e centro sinistra europei. Una convergenza che si trovava sia nel Parlamento sia nella composizione della Commissione Europea, che si manifestava poi negli estenuanti negoziati nel Consiglio Europeo, sempre più il luogo prevalente nei processi di presa di decisione e quini il luogo più fortemente condizionato dalle divisioni, dagli opportunismi e del peso dei governi nazionali. Dopo le elezioni, tra giugno e settembre prenderà forma e si insedierà la nuova Commissione Europea dove ancor più che gli equilibri di forze all’interno del Parlamento, saranno le negoziazioni tra i Governi degli Stati membri a dare forma al nuovo assetto dell’Unione Europea. È quindi prevedibile che vi saranno cambiamenti importanti, proprio mentre si dovranno completare le impostazioni della programmazione pluriennale, su cui si struttura l’architrave delle politiche europeo per i prossimi anni. Leggi >

Povertà e disuguaglianza: una proposta provocatoria

Pubblichiamo la traduzione di uno stimolante e senz’altro provocatorio articolo scritto da Michael Dauderstädt pubblicato su Social Europe il 15 gennaio un pezzo) sul tema del contrasto alla povertà e all’ineguaglianza in Europa. Il tema trattato è tradizionale ma la proposta che l’autore formula è senz’altro spiazzante.

Utilizzare i tassi di povertà nazionali raffrontandoli alla media europea secondo l’autore è metodologicamente errato perché sottovaluta in maniera massiccia la portata reale della povertà e della disuguaglianza, e perché trascura le vaste differenze di reddito tra gli Stati membri. La disuguaglianza tra i paesi UE è uno dei fattori chiave della crescita dell’immigrazione, che a sua volta alimenta sentimenti di ansia e insicurezza e l’aumento del populismo. Leggi >