Povertà e disuguaglianze

Presente e futuro del salario minimo in Italia e all’estero

Il Punto di Welforum Il salario minimo è uno strumento ormai molto diffuso per regolare il mercato del lavoro tutelando i lavoratori che hanno un limitato potere contrattuale. Sebbene esso sia ampiamente diffuso nei paesi di area Ocse, dove 29 su 37 paesi membri posseggono una qualche forma di salario minimo, tale strumento è altresì diffuso in diversi paesi a medio o persino basso reddito pro-capite . L’Italia è uno dei pochi paesi europei che non dispone di una misura del genere, anche se tra le deleghe previste nel “Jobs act” vi era il progetto di introdurre tale misura. Leggi >

Salario minimo e basse retribuzioni in Italia

Il Punto di Welforum L’Italia è fra i pochi paesi della UE in cui non esiste un salario minimo legale definito a livello nazionale. La definizione di un pavimento al di sotto del quale la retribuzione non può scendere è nel nostro paese demandata ai contratti collettivi nazionali (CCNL). Dato che il CCNL in Italia copre virtualmente la totalità dei dipendenti del settore privato, si può affermare che una forma di salario minimo, sebbene settoriale/contrattuale, esista in Italia e non sia necessaria una sua introduzione a livello nazionale, soprattutto se non si intenda procedere verso lo smantellamento della contrattazione centralizzata. Leggi >

Jobs Act e salario minimo

Il Punto di Welforum Il tema del salario minimo e della contrattazione sono strettamente legati. Ma, a parte l’intervento sostanziale sulla detassazione dei premi di produttività e del welfare aziendale, il Jobs Act non riuscì mai ad affrontare normativamente i termini della contrattazione (nazionale/aziendale) e il salario minimo. La vera flessibilità, così come la capacità di creare occupazione, viene dai salari più che dai contratti (a tempo determinato/indeterminato). Pertanto bisogna dare maggiore spazio ai contratti aziendali e al salario minimo, come fece la Germania 15 anni fa, come ha fatto recentemente la Spagna e come sta facendo ora la Francia. Leggi >

Il salario minimo: paure e speranze

Il Punto di Welforum Perché questo Punto di welforum è dedicato al Salario Minimo

 

Su povertà e esclusione sociale l’attenzione di Welforum è costante. Dalle analisi delle famiglie in povertà emerge che queste sono sempre di più, anche se uno dei componenti lavora.

I fattori di disoccupazione di lunga durata e di inattività ricorrente e diffusa sono individuati nella globalizzazione, nell’evoluzione tecnologica, nella debolezza del mercato del lavoro. Sul piano individuale pesano e spesso concorrono a produrre povertà il basso livello di istruzione, il tipo di contratto, l’orario di lavoro. Entro la povertà c’è, e cresce, un’area di working poor, di famiglie per le quali il lavoro non basta a uscire dalla povertà: il lavoro c’è, ma è fragile, precario, poco intenso perché riguarda un solo percettore.

Uno dei fattori di creazione di lavoro povero, l’abbiamo detto, è il livello della retribuzione. Vi sono proposte di varia fonte che propongono allora di introdurre il salario minimo, cioè di rendere obbligatoria un’adeguata retribuzione del lavoro. Leggi >

L’attuale configurazione del RdC: una mappa cognitiva

A distanza di oltre un anno è possibile aggiornare la mappa cognitiva del Reddito di Cittadinanza posizionando la nuova misura secondo i contenuti effettivi della Legge 26/2019, che si sono rivelati piuttosto distanti dalle ipotesi iniziali. Tra le dimensioni considerate: la struttura interna del RdC ed il suo attuale regime di regolazione; il rapporto tra le singole misure del RdC e le politiche di settore, a cui fanno riferimento, e la questione ineludibile del lavoro di comunità. Leggi >

Che cosa sarebbe utile conoscere sul Reddito di Cittadinanza?

Monitoraggio e valutazione di cosa accade con il Reddito/Pensione di Cittadinanza richiedono di mettere a fuoco le domande importanti alle quali rispondere, e di costruire dati e report ad esse mirate. Quali potrebbero essere le domande e che cosa vorremmo conoscere? Leggi >

Come cambia l’Isee e la misura della povertà (II)

Prosegue qui la discussione sulle modifiche dell’ISEE, sulla sua capacità di misurare la condizione economica, e sugli utilizzi dell’ISEE per accedere ai redditi minimi nazionali contro la povertà; questi hanno introdotto innovazioni da estendere a tutti gli usi dell’ISEE? Leggi >

Dal Reddito di Inclusione al Reddito di Cittadinanza: gli effetti in Regione Toscana

Quali sono i potenziali effetti del passaggio dal Rei al Reddito di Cittadinanza? Proponiamo di seguito un’interessante analisi svolta dall’IRPET che, a partire dai dati delle DSU presentate nel 2018 dai toscani per certificare l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, confronta le due misure in termini di capacità di copertura della povertà assoluta e di impatto sui servizi. Le elaborazioni, pur riferendosi ad una singola regione, forniscono possibili utili indicazioni generalizzabili al contesto nazionale e da replicarsi da parte di altre regioni. Leggi >

Un bilancio sulla sperimentazione della MIA in Friuli Venezia Giulia

La Regione Friuli Venezia Giulia ha recentemente reso noti i dati di monitoraggio delle domande di Misura attiva di sostegno al reddito (MIA) presentate dalle famiglie nel corso dei tre anni di sperimentazione (2015-2018). In questo periodo i nuclei famigliari che hanno beneficiato di MIA sono oltre 20 mila, con un’incidenza pari a 3,7 ogni 100 famiglie residenti. Quali sono i profili di fragilità dei percettori e le tipologie di presa in carico? Leggi >

Il Reddito di Cittadinanza e l’attivazione dei beneficiari rispetto al mercato del lavoro

I beneficiari del Reddito di Cittadinanza presentano caratteristiche molto diversificate tra loro: giovani drop out, donne con figli a carico, disoccupati di lunga durata e over 50-enni, ecc. Dal momento che il legislatore ha individuato dei criteri formali per la prima distribuzione degli utenti tra servizi per l’impiego e servizi sociali, assume importanza centrale la questione di come valutarne correttamente e realisticamente la riattivabilità rispetto al mercato del lavoro. Quali sono le condizioni in presenza delle quali è realistico un percorso lavorativo e quali no? Leggi >

Anche in Italia si consolida il welfare chauvinism

Il welfare italiano sta cambiando nei suoi principi e nei suoi orientamenti di fondo. Quello che emerge non è un progetto di cambiamento definito in un documento, in una proposta di legge, ma per lo più una successione di atti, di iniziative, di procedure complesse, che delineano e svelano con sostanziale chiarezza il mutamento in corso e la sua direzione di sviluppo. Rispetto al welfare condizionale che applica severamente sanzioni e sospensioni dei benefici a beneficiari che non si comportano in modo responsabile, questa configurazione emergente è un ulteriore passo in avanti verso un welfare che crea distinzioni, gruppi sociali ai quali è favorito l’accesso alle prestazioni e gruppi esclusi da ogni diritto a ricevere un beneficio. Leggi >

Di generazione in generazione: la povertà si eredita?

L’articolo si pone come obiettivo quello di analizzare l’aspetto generativo nei processi di impoverimento, partendo da una domanda a prima vista semplice: la povertà si eredita? La risposta potrebbe apparire banale, visto che diversi studi oggi stabiliscono in maniera inconfutabile la relazione fra lo stato di vulnerabilità economica e sociale e il contesto di provenienza, tuttavia ciò che risulta importante è individuare quali elementi contribuiscano a creare un circolo vizioso che si trasmette fra le generazioni arrivando a prefigurare “carriere” di povertà. Per fare ciò ci avvaliamo delle riflessioni di uno studio realizzato dalla Caritas Diocesana di Reggio Emilia – Guastalla, prodotto in occasione del convegno “Osservare lontano. Le sfide della povertà educativa alla comunità”, all’interno del quale si è utilizzato come Case study il Fondo Famiglia per la Formazione, un fondo diocesano che in sei edizioni ha permesso di conoscere i percorsi di povertà di quasi 600 famiglie, analizzandone tratti comuni e assonanze con quanto visto in altri studi presenti in Italia sul fenomeno della povertà educativa. Leggi >