Povertà e disuguaglianzePost nella sezione “Punti di vista”

Reddito di cittadinanza e oltre: per contrastare la povertà combinare più politiche

Il Punto di Welforum Quando parliamo di povertà tendiamo istintivamente a vederla in termini di carenza di reddito e talora di beni patrimoniali, come povertà economica quindi. Spesso però a tale componente, certamente fondamentale, se ne associano altre, relative ad altri fattori di povertà, già di per sé rilevanti, che tendono a interagire e a cumularsi con la povertà economica, e anche fra loro, configurando situazioni composite, complesse, multifattoriali. Oltre che di povertà economica è quindi opportuno considerare nelle situazioni concrete altri fattori di povertà: fattori personali; familiari; carenze relazionali e marginalità sociale; impossibilità di lavorare, lavoro povero, disoccupazione; disagio abitativo. Contro la povertà intesa e trattata prioritariamente come povertà economica, i sistemi di welfare attivano misure di integrazione di redditi insufficienti, individuati assumendo come selettore un indicatore della situazione economica non esaustivo rispetto alle varie forme e ai diversi fattori di povertà che abbiamo richiamato. Ma una comparazione evidenzia e la debole efficacia delle misure specifiche contro la povertà e l’emarginazione sociale, e il peso invece di altre politiche mirate su componenti specifiche della povertà.  Per contrastare efficacemente la povertà si propone quindi un problema di coordinamento tra le politiche esplicitamente mirate a contrastare la povertà e le politiche generali su famiglia, casa e lavoro, per fermarsi alle voci principali.

 

Abbiamo raccolto i contributi di questo Punto di Welforum in una pubblicazione in pdf scaricabile qui. Leggi >

Politiche per le famiglie e per i minori come strumento di contrasto alla povertà

Il Punto di Welforum Per comprendere l’importanza che possono avere politiche a sostegno delle responsabilità familiari e del benessere dei bambini e ragazzi occorre richiamare le caratteristiche specifiche della povertà in Italia. Come è noto, la povertà in Italia è molto concentrata a livello territoriale, con forti divari tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno che sono tornati ad aumentare negli anni della crisi. Anche l’intensità della povertà è maggiore nel Mezzogiorno, ovvero chi è povero nel Mezzogiorno è in generale più povero di chi lo è nel Centro-Nord. La povertà riguarda anche più le famiglie che non le persone che vivono da sole. Di conseguenza, sono sovra-rappresentati tra i poveri i bambini e ragazzi. Leggi >

Il salario minimo: paure e speranze

Il Punto di Welforum Questo numero del Punto di Welforum interviene nel dibattito sul salario minimo raccogliendo tre interventi: Daniele Checchi sintetizza “gli elementi valutativi” emersi dal lavoro del Forum Diseguaglianze Diversità. Michele Raitano analizza i dati amministrativi INPS per fare luce sul fenomeno delle basse retribuzioni in Italia. Marco Leonardi riprende l’esperienza del Jobs Act, e l’occasione mancata di introdurre un salario minimo legale già dal 2014. Manos Matsaganis riprende e sintetizza i temi della discussione e valuta le paure e speranze che l’introduzione di un reddito minimo suscita. Buona lettura! Leggi >

Presente e futuro del salario minimo in Italia e all’estero

Il Punto di Welforum Il salario minimo è uno strumento ormai molto diffuso per regolare il mercato del lavoro tutelando i lavoratori che hanno un limitato potere contrattuale. Sebbene esso sia ampiamente diffuso nei paesi di area Ocse, dove 29 su 37 paesi membri posseggono una qualche forma di salario minimo, tale strumento è altresì diffuso in diversi paesi a medio o persino basso reddito pro-capite . L’Italia è uno dei pochi paesi europei che non dispone di una misura del genere, anche se tra le deleghe previste nel “Jobs act” vi era il progetto di introdurre tale misura. Leggi >

Salario minimo e basse retribuzioni in Italia

Il Punto di Welforum L’Italia è fra i pochi paesi della UE in cui non esiste un salario minimo legale definito a livello nazionale. La definizione di un pavimento al di sotto del quale la retribuzione non può scendere è nel nostro paese demandata ai contratti collettivi nazionali (CCNL). Dato che il CCNL in Italia copre virtualmente la totalità dei dipendenti del settore privato, si può affermare che una forma di salario minimo, sebbene settoriale/contrattuale, esista in Italia e non sia necessaria una sua introduzione a livello nazionale, soprattutto se non si intenda procedere verso lo smantellamento della contrattazione centralizzata. Leggi >

Jobs Act e salario minimo

Il Punto di Welforum Il tema del salario minimo e della contrattazione sono strettamente legati. Ma, a parte l’intervento sostanziale sulla detassazione dei premi di produttività e del welfare aziendale, il Jobs Act non riuscì mai ad affrontare normativamente i termini della contrattazione (nazionale/aziendale) e il salario minimo. La vera flessibilità, così come la capacità di creare occupazione, viene dai salari più che dai contratti (a tempo determinato/indeterminato). Pertanto bisogna dare maggiore spazio ai contratti aziendali e al salario minimo, come fece la Germania 15 anni fa, come ha fatto recentemente la Spagna e come sta facendo ora la Francia. Leggi >

L’attuale configurazione del RdC: una mappa cognitiva

A distanza di oltre un anno è possibile aggiornare la mappa cognitiva del Reddito di Cittadinanza posizionando la nuova misura secondo i contenuti effettivi della Legge 26/2019, che si sono rivelati piuttosto distanti dalle ipotesi iniziali. Tra le dimensioni considerate: la struttura interna del RdC ed il suo attuale regime di regolazione; il rapporto tra le singole misure del RdC e le politiche di settore, a cui fanno riferimento, e la questione ineludibile del lavoro di comunità. Leggi >

Che cosa sarebbe utile conoscere sul Reddito di Cittadinanza?

Monitoraggio e valutazione di cosa accade con il Reddito/Pensione di Cittadinanza richiedono di mettere a fuoco le domande importanti alle quali rispondere, e di costruire dati e report ad esse mirate. Quali potrebbero essere le domande e che cosa vorremmo conoscere? Leggi >

Il Reddito di Cittadinanza e l’attivazione dei beneficiari rispetto al mercato del lavoro

I beneficiari del Reddito di Cittadinanza presentano caratteristiche molto diversificate tra loro: giovani drop out, donne con figli a carico, disoccupati di lunga durata e over 50-enni, ecc. Dal momento che il legislatore ha individuato dei criteri formali per la prima distribuzione degli utenti tra servizi per l’impiego e servizi sociali, assume importanza centrale la questione di come valutarne correttamente e realisticamente la riattivabilità rispetto al mercato del lavoro. Quali sono le condizioni in presenza delle quali è realistico un percorso lavorativo e quali no? Leggi >

Anche in Italia si consolida il welfare chauvinism

Il welfare italiano sta cambiando nei suoi principi e nei suoi orientamenti di fondo. Quello che emerge non è un progetto di cambiamento definito in un documento, in una proposta di legge, ma per lo più una successione di atti, di iniziative, di procedure complesse, che delineano e svelano con sostanziale chiarezza il mutamento in corso e la sua direzione di sviluppo. Rispetto al welfare condizionale che applica severamente sanzioni e sospensioni dei benefici a beneficiari che non si comportano in modo responsabile, questa configurazione emergente è un ulteriore passo in avanti verso un welfare che crea distinzioni, gruppi sociali ai quali è favorito l’accesso alle prestazioni e gruppi esclusi da ogni diritto a ricevere un beneficio. Leggi >

Reddito di Cittadinanza: una lettura di genere

Adottare la prospettiva di genere (gender mainstreaming) nella definizione, programmazione, implementazione e valutazione di politiche è un principio sancito già dai primi anni ’90 dall’ONU ed uno strumento fondamentale per contrastare le disuguaglianze. Insieme a Luca Fanelli ed Isabella Orfano di Action Aid, proviamo a riflettere sull’approccio di genere applicato alla nuova norma che ha introdotto il Reddito di Cittadinanza. Leggi >

Dal REI al Reddito di Cittadinanza: questioni di metodo e di merito

Il ruolo dell’Alleanza contro la povertà è stato fondamentale nel lungo e tortuoso processo che ha portato all’introduzione di una misura di reddito minimo nel nostro paese. Si ripercorrono qui le tappe principali, focalizzandosi poi sulle novità e criticità del Reddito di Cittadinanza, che necessiterebbe di opportuni correttivi nella sua configurazione. La difficoltà di tenere insieme in un’unica misura due obiettivi distinti, la penalizzazione di alcuni target di popolazione, l’eccessiva prescrittività della condizionalità, sono solo alcuni dei temi proposti e sapientemente sviluppati da Lorenzo Lusignoli nel presente contributo. L’articolo è un estratto dell’intervento effettuato in occasione del convegno organizzato da Welforum.it in collaborazione con INAPP lo scorso 14 maggio. Leggi >