Povertà e disuguaglianzeSegnalazioni nella sezione “Punti di vista”

Le relazioni tra Reddito di Cittadinanza e lavoro nero

Sono oltre 960 mila le domande di Reddito di Cittadinanza accolte in Italia, pari a poco più della metà dei nuclei familiari in condizione di povertà assoluta nel nostro Paese. Il maggiore livello di copertura si registra al Sud, in realtà che presentano però, al tempo stesso, anche la più elevata presenza di occupati non regolari. È quanto emerge da un’anticipazione del Rapporto BCC Mediocrati sull’economia regionale realizzato da Demoskopika: secondo lo studio infatti, le domande di Reddito di Cittadinanza prevalgono proprio laddove il lavoro irregolare è maggiore, vale a dire in Calabria, Sicilia e Campania.

Leggi l’articolo su Redattore Sociale.

Le tante ragioni per continuare ad occuparsi delle disuguaglianze

Sul Menabò di Etica ed Economia Elena Granaglia riflette sull’importanza dell’analisi delle disuguaglianze. Contrariamente alla tesi più diffusa secondo la quale i veri problemi del nostro Paese sono povertà e bassa crescita, l’autrice presenta una breve disamina dell’andamento delle disuguaglianze di reddito e di ricchezza in Italia, sostenendo la necessità di attuare una politica seria in grado di contrastarle. Tale politica, da un lato, agirebbe verso il contrasto della povertà e dell’impoverimento con effetti benefici anche sulla crescita e, dall’altro, genererebbe una risposta a problemi etici e di giustizia sociale.

Più occupazione al sud per battere la disuguaglianza

Ciani e Torrini, in un recente articolo apparso su LaVoce, trattano il tema delle differenze territoriali nella distribuzione dei redditi. I due autori sostengono che i divari tra Centro-Nord e Mezzogiorno siano nettamente superiori a quelle di altri paesi europei, non solo a causa di redditi mediamente più bassi al Sud, ma anche per differenze di reddito più pronunciate tra poveri e ricchi all’interno dell’area meridionale. Tali ritardi sarebbero in larga misura riconducibili a differenti opportunità lavorative; per ridurle sono fondamentali politiche che aumentino il tasso di occupazione al Sud, anche a costo di abbassare le paghe orarie. Di seguito si rimanda al testo esteso, in lingua inglese, del Quaderno di Ricerca da cui è desunta l’analisi.

Reddito di Cittadinanza e dubbi di incostituzionalità

Maurizio Ambrosini e Roberto Guariso su LaVoce trattano il tema dei requisiti di residenza e soggiorno nell’ambito del Reddito di Cittadinanza, fortemente penalizzanti per le famiglie di stranieri, e che da più parti si sostiene che siano di dubbia legittimità sia in relazione alla carta costituzionale, sia in relazione alle norme dell’Unione Europea.

Reddito di Cittadinanza: un meccanismo sfuggito di mano

Gaetano Proto, in un recente articolo su LaVoce, torna sul tema della penalizzazione delle famiglie con minori da parte del Reddito di Cittadinanza, su cui già si era espressa tempo fa su Welforum Chiara Saraceno. Come sappiamo la scala di equivalenza prevista nel meccanismo di calcolo della nuova misura risulta decisamente più sfavorevole dell’ormai collaudata scala ISEE. Quello che sostiene l’autore è che oltre ad una minore valorizzazione dei componenti minorenni nel nucleo, il fatto di avere inserito un ‘massimale’ nella scala penalizza particolarmente, ed anche dal punto di vista reddituale, le famiglie numerose, cioè quelle che in teoria dovrebbero essere più tutelate dal provvedimento.

La dimanica della disuguaglianza in Italia dagli anni ’80 ad oggi

Negli ultimi decenni l’Italia, al pari degli altri Paesi Occidentali, ha registrato un forte aumento nella disuguaglianza nella distribuzione dei redditi che ha sicuramente contribuito ad acuire le disuguaglianze. Sul Menabò di Etica ed Economia Giovanni Gallo, ricercatore presso l’INAPP e membro del CAPP, fornisce alcune evidenze e confronti tra paesi a partire dai dati messi del World Inequality Database (WID), uno degli archivi più estesi sull’evoluzione storica della distribuzione mondiale dei redditi e delle ricchezze. Quello che emerge chiaramente dai dati è ad esempio che nel 2016 il 10% più ricco della popolazione deteneva il 29% del reddito lordo totale (contro il 23% del 1980), mentre il 50% più povero concentrava solo il 24% del reddito (contro il 50% di ventisei anni prima).

Quello che serve davvero alle famiglie

In Italia le politiche di sostegno alle famiglie sono sempre state scarse, marginali e frammentarie. Su LaVoce Chiara Saraceno riflette sui bisogni delle famiglie, sottolineando la necessità di rendere maggiormente agevole la combinazione tra occupazione e maternità, incoraggiando anche un più ampio coinvolgimento dei padri. Oltre ad intervenire sui servizi e sull’organizzazione del lavoro, secondo l’autrice risulta prioritario mettere ordine nel frammentato complesso di trasferimenti monetari esistenti (assegno al nucleo famigliare, assegno per il terzo figlio, detrazioni fiscali per figli a carico, bonus bebé) in favore dell’istituzione di un unico trasferimento, eventualmente commisurato al reddito famigliare, che sia in grado di produrre maggiore equità ed efficienza.

RdC: memorie presentate alle Commissioni riunite della Camera dei Deputati

L’elenco delle memorie presentate alle Commissioni riunite della Camera dei Deputati XI (Lavoro pubblico e privato) e XII (Affari sociali), in occasione delle audizioni sul Disegno di legge AC 1637 per la conversione in legge del DL 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni:

Le memorie presentate alla XI Commissione Lavoro del Senato della Repubblica sono raccolte nel nuovo Punto di Welforum.

Il Reddito di Cittadinanza non fa i conti con i differenziali territoriali

Gianfranco Cerea, noto professore dell’Università di Trento, approfondisce su LaVoce, il tema degli squilibri territoriali connessi al Reddito di Cittadinanza. La nuova misura prevede importi uniformi in tutta Italia, ma come sappiamo la soglia di povertà assoluta varia di molto da Nord a Sud. Per far sì che il beneficio possa avere degli effetti correlati ai differenti livelli di bisogno occorrerebbe differenziare per lo meno gli importi della componente a copertura delle spese per l’affitto, facendo riferimento ad esempio ai dati dell’Istat o a quelli dell’Osservatorio immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.

Altro articolo de LaVoce che torna sulla questione dei differenziali territoriali è quello di Carlo Hanau che qui linkiamo.

Reddito di cittadinanza, disabilità e famiglie caregiver

Individuare la “famiglia” come beneficiario è corretto per definire i Livelli Essenziali. Per questo occorre considerare, tra le condizioni di fragilità, la presenza nel nucleo di una persona con disabilità, a prescindere dalle condizioni reddituali. Il Decreto sul RdC non considera questa prospettiva. L’articolo di Sara Bonanno su Superando.

La posizione dell’Alleanza contro la Povertà sul Reddito di Cittadinanza

L’Alleanza contro la Povertà torna ad esprimersi sul Reddito di Cittadinanza, avanzando vari dubbi e perplessità sui contenuti del Decreto Legge recentemente approvato.

“Risorse maggiori o risposte peggiori per i poveri nel nostro Paese? Il Reddito di Cittadinanza (RdC) – dichiara l’Alleanza – contiene entrambe le cose. In un’unica mossa, infatti, si stabilisce un ampio stanziamento a favore dei poveri ma si peggiorano gli interventi disponibili oggi e quelli che si potranno costruire domani.” Le maggiori preoccupazioni riguardano l’eccessiva enfasi lavoristica, a cui peraltro sembra corrispondere una condizionalità, più formale che sostanziale, la marginalizzazione delle famiglie con minori e degli stranieri, le tempistiche strettissime per l’implementazione della misura. L’auspicio dell’Alleanza è che nelle prossime settimane, in preparazione della conversione del Decreto in Legge, si possa avviare un proficuo confronto con il Governo e con il Parlamento per il miglioramento dei contenuti della norma, nell’esclusivo interesse delle persone e delle famiglie che vivono in povertà in Italia.

Il lavoro non ferma la povertà

Massimo Baldini e Giovanni Gallo su LaVoce tornano sul tema lavoro, perno del Reddito di Cittadinanza. Il lavoro è senza dubbio la via d’uscita principale dalla povertà, ma secondo i dati analizzati nell’articolo, in molte famiglie povere il lavoro è già presente, seppur in misura non sufficiente; mentre per altre, con componenti in età lavorativa ma non facilmente occupabili, aumentare il numero di occupati potrebbe non essere facile come si crede. Per le famiglie con membri “occupabili”, d’altra parte, il problema numero uno è la scarsa domanda di lavoro da parte delle imprese, in particolare nel Meridione.

Si veda a tal proposito anche l’articolo di Daniela Mesini ed Isabella Medicina pubblicato su questo sito, e il libro di Chiara Saraceno “Il lavoro non basta” edito da Feltrinelli.