Povertà e disuguaglianzeSegnalazioni nella sezione “Punti di vista”

La posizione dell’Alleanza contro la Povertà sul Reddito di Cittadinanza

L’Alleanza contro la Povertà torna ad esprimersi sul Reddito di Cittadinanza, avanzando vari dubbi e perplessità sui contenuti del Decreto Legge recentemente approvato.

“Risorse maggiori o risposte peggiori per i poveri nel nostro Paese? Il Reddito di Cittadinanza (RdC) – dichiara l’Alleanza – contiene entrambe le cose. In un’unica mossa, infatti, si stabilisce un ampio stanziamento a favore dei poveri ma si peggiorano gli interventi disponibili oggi e quelli che si potranno costruire domani.” Le maggiori preoccupazioni riguardano l’eccessiva enfasi lavoristica, a cui peraltro sembra corrispondere una condizionalità, più formale che sostanziale, la marginalizzazione delle famiglie con minori e degli stranieri, le tempistiche strettissime per l’implementazione della misura. L’auspicio dell’Alleanza è che nelle prossime settimane, in preparazione della conversione del Decreto in Legge, si possa avviare un proficuo confronto con il Governo e con il Parlamento per il miglioramento dei contenuti della norma, nell’esclusivo interesse delle persone e delle famiglie che vivono in povertà in Italia.

Il lavoro non ferma la povertà

Massimo Baldini e Giovanni Gallo su LaVoce tornano sul tema lavoro, perno del Reddito di Cittadinanza. Il lavoro è senza dubbio la via d’uscita principale dalla povertà, ma secondo i dati analizzati nell’articolo, in molte famiglie povere il lavoro è già presente, seppur in misura non sufficiente; mentre per altre, con componenti in età lavorativa ma non facilmente occupabili, aumentare il numero di occupati potrebbe non essere facile come si crede. Per le famiglie con membri “occupabili”, d’altra parte, il problema numero uno è la scarsa domanda di lavoro da parte delle imprese, in particolare nel Meridione.

Si veda a tal proposito anche l’articolo di Daniela Mesini ed Isabella Medicina pubblicato su questo sito, e il libro di Chiara Saraceno “Il lavoro non basta” edito da Feltrinelli.

 

L’Alleanza contro la povertà si esprime sulla proposta del Governo di “reddito di cittadinanza”

L’Alleanza contro la povertà ha presentato il 4 dicembre a Roma un documento di posizionamento sulla proposta del Governo di “reddito di cittadinanza”, dal titolo “Non perdiamo questa occasione” in cui si esprimono i dubbi dell’Alleanza contro la Povertà su questo provvedimento.

«Il vero cambiamento – dichiara l’Alleanza contro la povertà – non consiste nello smontare ciò che è stato realizzato dai governi precedenti bensì nell’arrivare dove questi non sono giunti. L’Alleanza propone di partire dal REI e senza stravolgere l’impianto complessivo di migliorarlo ed estenderlo sino a fornire le risposte necessarie a chiunque si trovi in povertà assoluta».

Piano Macron: molto più di un reddito di cittadinanza

Su LaVoce Andrea Garnero riflette sul piano contro la povertà che il presidente francese, Emmanuel Macron, ha presentato lo scorso settembre. Per via dell’approccio adottato, tale piano può rappresentare un’utile fonte di ispirazione per il dibattito italiano: la povertà è un fenomeno multidimensionale, le cause sono diverse e quindi non basta un solo strumento per contrastarla. Il reddito universale di attivazione proposto dal governo francese – si chiama universale non perché verrà distribuito a tutti, ma perché intende raggruppare in un unico strumento varie prestazioni – è infatti solo una delle 21 azioni proposte dal piano. Il governo darà inoltre mandato a un consiglio scientifico di seguire la messa in opera del piano ai fini di valutarne gli effetti per correggerne eventualmente il funzionamento.

Centri per l’impiego: il costo del rinnovamento

Su LaVoce Francesco Giubileo riflette sul fatto che il reddito di cittadinanza, per funzionare, ha bisogno di centri per l’impiego efficienti e in grado di proporre seri percorsi di inserimento lavorativo. In base alla proposta del Movimento 5 stelle, l’investimento in queste strutture sarebbe di almeno 2 miliardi di euro. L’analisi e il confronto con una serie di enti accreditati ai servizi per l’impiego permettono di configurare, in maniera approssimativa, un modello idealtipico di risorse necessarie, che si aggirerebbero intorno ai 300 milioni. Cifre quindi inferiori rispetto al previsto, purché siano costanti nel tempo.

Avere un lavoro non mette al riparo dal rischio povertà

Avere un lavoro non sempre mette al riparo dalla povertà. È quanto approfondito da Chiara Saraceno nel suo articolo su Neodemos. Secondo i dati Eurostat basati sull’indagine Eu-Silc, l’Italia, insieme a Grecia, Romania e Spagna, è uno dei paesi UE in cui il rischio di vivere in una famiglia povera nonostante si abbia un’occupazione è tra i più alti e sistematicamente in crescita. Le percentuali più significative si registrano tra chi ha contratti a termine o a tempo parziale, ma anche chi ha un contratto a tempo pieno e indeterminato non sembra essere del tutto esente dal rischio di povertà: ne è coinvolto il 7,8% degli occupati. Le principali motivazioni risiedono nei bassi salari e nei bassi tassi di occupazione femminile.

Per approfondimenti in merito si rimanda all’indagine Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane.

Il Welfare del Trentino tra impegno riformatore e avvisaglie di controriforma

Ugo Trivellato nel suo recente articolo sul Menabò di Etica ed Economia approfondisce l’esperienza dell’Assegno Unico Provinciale della Provincia di Trento. Si tratta di un’ambiziosa riforma nella direzione della ricomposizione delle principali misure di welfare erogate a livello provinciale, tra le quali il Reddito di Garanzia introdotto nel 2009. Tra gli obiettivi anche la realizzazione di un unico portale di accesso alimentato dalla compilazione di un unico modulo di domanda. La riforma comporta inoltre un notevole rafforzamento delle risorse per le politiche sociali, con una previsione di spesa di 77-80 milioni di euro a fonte dei 57 del 2017.

Per approfondimenti in merito all’Assegno Unico Provinciale leggi qui.

Disuguaglianze e immigrazione spiegano il voto di marzo

Su LaVoce Alfredo Del Monte, Sara Moccia e Luca Pennacchio riflettono sui risultati elettorali di marzo. Nelle aree dove la percentuale di stranieri è più forte ha vinto il centro-destra, mentre le zone a più alto tasso di disoccupazione hanno premiato il Movimento 5 stelle. Particolarmente interessante è il dato relativo alla qualità delle istituzioni: laddove queste ultime funzionano meglio a livello locale vi è meno spazio per la protesta populista. I risultati del 4 marzo confermano quindi che disagio sociale (intercettato da M5s) e sentimenti anti immigrazione (intercettati dalla Lega) hanno guidato il voto degli italiani a scapito del centro-sinistra che non è stato in grado di intercettare la domanda di protezione sociale.

Povertà educativa: l’Istat individuerà le aree prioritarie

Come previsto dall’ultima legge di stabilità (comma 230), l’Istat è responsabile della definizione dei parametri per individuare le aree a più alta povertà educativa cui destinare gli interventi prioritari di contrasto. Su Vita intervista a Raffaela Milano, direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. L’identificazione di zone prioritarie di intervento educativo è, in altri paesi, una realtà consolidata. In Francia le ZEP-Zones d’Education Prioritaires sono esistite sin dal 1981, sostituite più recentemente da altri programmi sempre con l’obiettivo di contrastare – particolarmente in ambito scolastico – l’impatto delle disuguaglianze socio-economiche sugli esiti raggiunti da bambini e ragazzi.

Povertà, quel fino rosso che lega PD e Movimento 5 Stelle

Su Vita Sara Bragonzi ha intervistato Emanuele Ranci Ortigosa in occasione dell’uscita del suo ultimo libro “Contro la povertà”, edito da Francesco Brioschi. Quali sono le affinità e le differenze tra il Reddito di cittadinanza, proposto dal M5S, e il Reddito di Inclusione, attualmente in vigore? Quali indicazioni possono essere date al nuovo Governo in tema di povertà e politiche sociali?

L’intervento di Gentiloni alla conferenza sul REI

Il 28 marzo scorso, in occasione della conferenza sul Reddito di Inclusione organizzata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dall’Inps, il premier Paolo Gentiloni ha riconosciuto il buon funzionamento dei REI, esito non affatto scontato dopo soli tre mesi dalla sua attuazione. Nel corso del suo discorso ha ricordato anche che, a partire dal 1° luglio 2018, il REI amplierà la sua portata raggiungendo una platea di potenziali beneficiari di oltre 700 mila famiglie, per un totale di 2,5 milioni di persone. Per il futuro, Gentiloni si è augurato che l’impegno possa proseguire nella direzione già tracciata al fine di “tradurre i buoni risultati economici in un miglioramento della condizione sociale”.

Guarda l’intervento di Gentiloni alla conferenza sul REI.