Povertà e disuguaglianzeSegnalazioni con tag “disuguaglianze”

Istat: le statistiche sulla povertà 2019

Il 16 giugno Istat ha pubblicato i dati relativi alla povertà in Italia per l’anno 2019. Nel nostro Paese sono quasi 1,7 milioni le famiglie in condizioni di povertà assoluta che, con un’incidenza pari al 6,4%, coinvolgono complessivamente 4,6 milioni di individui, in calo per la prima volta dopo quattro anni. I più colpiti sono i minori, gli stranieri, le famiglie residenti nel Mezzogiorno e quelle che vivono in affitto. Ovviamente le analisi non tengono conto delle conseguenze dell’emergenza sanitaria in corso, che tra qualche mese potrebbero ribaltare completamente il quadro presentato. Su welforum.it Eleonora Gnan ha curato la sintesi dei principali risultati.

Il lockdown e la disuguaglianza in Italia

Quali conseguenze hanno prodotto i due mesi di lockdown sui redditi dei lavoratori e delle famiglie in Italia? Quali effetti hanno ottenuto le misure predisposte dal Governo per contenere l’impoverimento provocato dall’emergenza sanitaria? Sarebbe stato più utile agire diversamente, con altri istituti e con altre modalità? Sul Menabò di Etica ed Economia Paolo Brunori, Maria Luisa Maitino, Letizia Ravagli e Nicola Sciclone cercano di rispondere a tali domande attraverso la presentazione di alcune simulazioni sulle modifiche intervenute negli ultimi mesi rispetto alla distribuzione dei redditi nel nostro Paese. Nello specifico, lo studio rileva come gli interventi del Governo abbiano contribuito a limitare l’aggravarsi delle disuguaglianze per effetto del lockdown e come gli effetti redistributivi possono essere rafforzati da ulteriori interventi.

Forum DD: durante e dopo la crisi per un mondo diverso

Forum Disuguaglianze Diversità ha recentemente pubblicato un’interessante position paper dal titolo Durante e dopo la crisi per un mondo diverso. Il documento, riflettendo su perché, cosa, come e con chi realizzare un futuro di giustizia sociale e ambientale battendo le disuguaglianze pre-Covid-19, prefigura tre possibili scenari prodotti dalla crisi. La prima opzione ha a che fare con la ripresa della strada mediante la correzione delle “imperfezioni”, la seconda con l’accelerazione della dinamica autoritaria, la terza con il cambiamento di rotta verso un futuro di emancipazione sociale. Affinché l’ultimo scenario si possa realizzare servono però tre requisiti: una visione del futuro che parli ai sentimenti, proposte operative con obiettivi verificabili, una mobilitazione organizzata.

Rapporto ILO: Diseguaglianze salariali e retribuzioni insufficienti

C’è forte discrepanza tra l’offerta e la domanda di lavoro, ma la causa non è attribuibile solo alla disoccupazione. Forza lavoro sottoutilizzata, disuguaglianze di genere, età, posizione geografica e reddito sono fattori determinanti. È quanto afferma il nuovo Rapporto ILO (International Labour Office) del gennaio 2020. Sarebbero 188 milioni i disoccupati, 165 milioni le persone non retribuite adeguatamente e 120 milioni coloro che hanno smesso di cercare lavoro o non vi hanno accesso. Nel 2018, nei Paesi a basso reddito, il reddito pro capite giornaliero è stato inferiore a cinque dollari. Negli ultimi 18 anni la crescita è stata solo dell’1,8% ed il divario rispetto ai Paesi a medio ed alto reddito è aumentato. Sono necessarie, afferma il Rapporto, trasformazioni strutturali, potenziamento tecnologico e diversificazione delle attività lavorative per favorire un’occupazione con più alto valore aggiunto.

Rapporto Oxfam 2020

È stato recentemente pubblicato l’ultimo Rapporto Oxfam che mette in luce grandi disparità nella distribuzione dei redditi a livello globale. La ricchezza, seppur in crescita tra giugno 2018 e giugno 2019, resta comunque fortemente concentrata al vertice della piramide distributiva: nel mondo, l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva a metà 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone. In Italia, il 10% più ricco possiede oltre 6 volte la ricchezza del 50% più povero. Una quota cresciuta in 20 anni del 7,6% a fronte di una riduzione del 36,6% di quella della metà più povera degli italiani. Particolarmente critica la situazione delle donne: il 42% a livello globale non può lavorare e dunque non produce reddito a causa di oneri di cura.

Le tante Italie della diseguaglianza

Massimo Baldini e Francesca Patriarca su LaVoce approfondiscono il tema delle diseguaglianze a partire dall’analisi dei dati di reddito disponibile familiare, disaggregati per regione. Non c’è più solo lo storico divario Nord-Sud Italia. Ora emerge anche quello tra Est e Ovest, perché la crisi ha accentuato le disuguaglianze nelle regioni più fragili, ma in modo diverso tra aree adriatiche e tirreniche. Tra le regioni più diseguali c’è il Lazio che in quanto a concentrazione dei redditi è secondo solo alla Sicilia.

Fabrizio Barca: più giustizia sociale per cambiare rotta

È stato recentemente pubblicato il nuovo libro di Fabrizio Barca, economista, esperto di politiche di sviluppo territoriale, presidente del Comitato per le politiche territoriali dell’Ocse dal 1999 al 2006, e Ministro per la Coesione territoriale dal 2011 al 2013. Il volume analizza sapientemente, anche in termini storico evolutivi, il concetto di disuguaglianza e le sue determinanti. Solo con una base di conoscenza condivisa e diffusa – afferma Barca – è possibile cambiare rotta e combattere le diversità sociali nel nostro paese.

Diseguaglianze e salute: gli atti del seminario AIE

Durante l’ultimo convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) che si è tenuto a Catania a ottobre 2019, si è dato ampio spazio al tema delle disuguaglianze di salute, attraverso un seminario satellite, due sessioni parallele dedicate e due presentazioni in plenaria. Gli studi longitudinali presentati, sia a livello nazionale che di alcune città come ad esempio Roma, Torino, Bologna, hanno fornito una fotografia nitida sugli esiti di salute, che si confermano peggiori per le classi sociali più svantaggiate. Tra gli altri sono stati discussi alcuni studi focalizzati sulla descrizione dei dati di mortalità e morbosità differenziale per classe sociale, il loro andamento e i possibili determinanti.

Istat: Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie

Il 5 dicembre scorso l’Istat ha pubblicato il Report sulle condizioni di vita e di reddito delle famiglie italiane. Il quadro che emerge evidenzia che nel 2017 le famiglie hanno percepito un reddito netto medio pari a 31.393 euro, 2.616 euro al mese, corrispondente ad una crescita in termini nominali dall’anno precedente (+2,6% da +2,0%). Ma la disuguaglianza non si riduce: il reddito totale delle famiglie più abbienti continua ad essere più di sei volte quello delle famiglie più povere. Nel 2018, il 20,3% (valore stabile rispetto al 2017) delle persone residenti in Italia (circa 12 milioni e 230 mila individui), risulta a rischio di povertà; si conferma una maggiore concentrazione nel Mezzogiorno (45%), tra le famiglie con tre o più figli (36%) e monogenitore (38,8%). Infine l’aliquota media del prelievo fiscale a livello familiare rimane pressoché stabile al 19,5%, non discostandosi in modo significativo dai due anni precedenti.

Banca d’Italia: Una valutazione comparativa degli indicatori di povertà

L’Occasional Paper n. 527 (Questioni di Economia e Finanza) compara gli indici di povertà utilizzando i dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie italiane della Banca d’Italia dal 2004 al 2016. Lo studio mostra un’ampia varietà di risultati in termini di diffusione e composizione dei poveri secondo le varie definizioni, a partire da modifiche dell’indicatore di benessere, della scala di equivalenza e della correzione o meno dei prezzi sul territorio.

Rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno

Il 4 novembre scorso è stato presentato il nuovo Rapporto Svimez 2019 che si concentra sulle disuguaglianze Nord-Sud nell’ambito del contesto politico ed economico italiano ed europeo. I nuovi temi dell’antica questione meridionale, dice il Rapporto, impongono un cambio di prospettiva nell’analisi della stagnazione italiana. Nell’ultimo ventennio, la politica economica nazionale ha disinvestito dal Mezzogiorno e questo disimpegno nei confronti di politiche di riequilibrio territoriale avrebbe prodotto conseguenze negative per l’intero Paese.

In allegato le slides di presentazione del Rapporto.

ASviS su povertà e disuguaglianze

Il Rapporto ASviS 2019 evidenzia un sensibile peggioramento per quanto riguarda il Goal 1 in Italia relativo al contrasto della povertà. Nel Mezzogiorno quasi la metà della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale. Secondo Istat i più penalizzati sono i giovani: in Italia la quota di famiglie giovani povere è del 10,4% e il 12,6% dei minori vive in povertà assoluta. Trend simile anche per il Goal 10 relativo alle disuguaglianze: particolarmente critiche le diseguaglianze territoriali e il divario di genere. In particolare, si segnala una considerevole distanza del Mezzogiorno dalla media italiana, soprattutto per quel che riguarda l’indice di disuguaglianza del reddito disponibile e il rischio di povertà.

Approfondisci il Goal 1 e il Goal 10, guarda le video-interviste di presentazione e consulta il database degli indicatori sul sito dell’ASviS.