Povertà e disuguaglianzePost con tag “occupazione”

Salario minimo e basse retribuzioni in Italia

Il Punto di Welforum L’Italia è fra i pochi paesi della UE in cui non esiste un salario minimo legale definito a livello nazionale. La definizione di un pavimento al di sotto del quale la retribuzione non può scendere è nel nostro paese demandata ai contratti collettivi nazionali (CCNL). Dato che il CCNL in Italia copre virtualmente la totalità dei dipendenti del settore privato, si può affermare che una forma di salario minimo, sebbene settoriale/contrattuale, esista in Italia e non sia necessaria una sua introduzione a livello nazionale, soprattutto se non si intenda procedere verso lo smantellamento della contrattazione centralizzata. Leggi >

Jobs Act e salario minimo

Il Punto di Welforum Il tema del salario minimo e della contrattazione sono strettamente legati. Ma, a parte l’intervento sostanziale sulla detassazione dei premi di produttività e del welfare aziendale, il Jobs Act non riuscì mai ad affrontare normativamente i termini della contrattazione (nazionale/aziendale) e il salario minimo. La vera flessibilità, così come la capacità di creare occupazione, viene dai salari più che dai contratti (a tempo determinato/indeterminato). Pertanto bisogna dare maggiore spazio ai contratti aziendali e al salario minimo, come fece la Germania 15 anni fa, come ha fatto recentemente la Spagna e come sta facendo ora la Francia. Leggi >

Il Reddito di Cittadinanza e l’attivazione dei beneficiari rispetto al mercato del lavoro

I beneficiari del Reddito di Cittadinanza presentano caratteristiche molto diversificate tra loro: giovani drop out, donne con figli a carico, disoccupati di lunga durata e over 50-enni, ecc. Dal momento che il legislatore ha individuato dei criteri formali per la prima distribuzione degli utenti tra servizi per l’impiego e servizi sociali, assume importanza centrale la questione di come valutarne correttamente e realisticamente la riattivabilità rispetto al mercato del lavoro. Quali sono le condizioni in presenza delle quali è realistico un percorso lavorativo e quali no? Leggi >

Politiche attive del lavoro e fragilità socio-occupazionale

Quello attuale è un quadro di complessiva valorizzazione del ruolo dei servizi di sostegno al reinserimento lavorativo dei cittadini disoccupati (politiche attive del lavoro). Tuttavia, anche nei territori come quello lombardo, che si distinguono per la presenza di un’offerta articolata e continuativa di servizi (in particolare Dote Unica Lavoro), la riflessione sulle caratteristiche che tali servizi dovrebbero avere per essere efficaci rispetto ad alcuni target è ancora agli inizi. Si tratta però di un tema che assume particolare rilevanza nel momento in cui misure quali l’attuale SIA ed il futuro REI pongono fortemente l’accento sull’attivazione lavorativa delle famiglie in condizione di povertà. Leggi >

Automazione, disuguaglianze e rischio povertà

Le nuove tecnologie digitali sono tra i principali fattori di competitività e comportano nuovi modi di produzione, erogazione, consumo, trasporto e commercializzazione di prodotti e servizi. Questi cambiamenti stanno portando sempre più alla diffusione di forme di lavoro non standard ed all’aumento della polarizzazione dell’occupazione, generando a loro volta un crescente rischio di povertà e la persistenza di bassi redditi, specie per quegli individui caratterizzati da minori competenze tecniche o con difficoltà nell’acquisizione di nuovi skills. Leggi >