Professioni sociali

L’abilitazione alla professione di assistente sociale

L’acquisizione, la certificazione e la costante qualificazione delle competenze necessarie all’esercizio della professione di assistente sociale sono affidate formalmente, con ruoli e tempi differenti, all’Accademia, nella formazione di base e all’Ordine professionale per quanto riguarda la formazione continua; le due istituzioni condividono poi le funzioni inerenti il processo dell’abilitazione all’esercizio della professione. Il percorso universitario, l’abilitazione professionale e la formazione continua si collocano in un continuum che, pur nelle rispettive differenze e specificità, corrisponde a un’idea di professione in costante divenire. L’iniziativa di avviare uno studio sull’andamento degli esami di Stato, di cui si forniscono qui i primi risultati, rientra nel compito dell’Ordine di curare la coerenza e la qualità di questa filiera, nell’interesse esclusivo della società per la quale la professione è chiamata ad agire. Leggi >

Professioni sociali: dissolvenza o integrazione delle competenze?

Nell’ambito del lavoro sociale, la questione delle competenze professionali si pone in termini incerti, a causa di situazioni in cui le stesse si possono presentare come sovrapposte o perlomeno diluite. Se è vero che la complessità dei fenomeni e dei problemi affrontati richiede un sistema altrettanto complesso di natura interprofessionale, è opportuno chiedersi quali competenze distintive entrano in gioco e quali sono, invece, quelle trasversali. La proposta è quella di aprire il dibattito e piste di ricerca i cui esiti possano contribuire ad approfondire e precisare il sistema di profili e competenze professionali, aspetto di particolare interesse anche per la progettazione formativa di base e continua. Leggi >

Professioni sociali e managerialismo

L’impatto del managerialismo sul sistema di welfare è oggetto di un dibattito in cui lo si considera responsabile di cambiamenti esclusivamente problematici nel sistema dei servizi alla persona. Una ricerca condotta in Piemonte nell’ambito di due enti gestori di servizi socio assistenziali territoriali, operanti in un’area urbana e in una suburbana, ha permesso di avvicinare queste tematiche potendo rilevare il punto di vista di chi è impegnato quotidianamente con gli effetti dell’impatto del managerialismo sul lavoro sociale. Leggi >

L’aggressività nei confronti degli assistenti sociali

Una recente indagine sulle aggressioni subite dagli assistenti sociali in Italia evidenzia le dimensioni allarmanti di tale fenomeno: nell’arco dell’intera vita professionale ben l’88,2% dei 20.112 assistenti sociali che hanno risposto ad un questionario on-line ha ricevuto minacce, intimidazioni o aggressioni verbali e ben il 15,4% ha subito una qualche forma di aggressione fisica. Leggi >

La mediazione interculturale come meta

La mediazione interculturale è la capacità di lavorare su ogni differenza, che in apparenza ci divide, per uscire da schemi mentali aridi e di aggiornare la visione sui contenuti del mondo. Le differenze e la diversità tra i modelli culturali rappresentano uno strumento di advocacy valido per un empowerment dell’approccio cross-cultural, indispensabile per la tanto nominata società inclusiva e globale. Leggi >

Costruire sapere nel servizio sociale

Secondo appuntamento per la Conferenza Italiana sulla Ricerca di Servizio sociale promossa dalla SocISS (Società Italiana di Servizio sociale). Dopo l’esordio nel 2017 presso l’Ateneo torinese, l’evento è stato ospitato quest’anno dall’Università di Trento dal 31 maggio all’1 giugno 2019, registrando una consistente presenza di studiosi e professionisti del servizio sociale. Leggi >

I costi dell’approccio Salvini: richiedenti e lavoratori dell’accoglienza a rischio

Con la conversione, con modifiche, del D.L. del 4 ottobre 2018 n. 113 (anche conosciuto all’opinione pubblica come “Decreto Sicurezza” o “Decreto Salvini”), è entrata in vigore la legge del 1 dicembre n. 132 del 2018 su immigrazione e pubblica sicurezza. La “Protezione umanitaria” è stata abrogata e frazionata in altre tipologie di permesso, per nulla paragonabili per qualità e quantità alla “vecchia umanitaria”. Inoltre scompare la dicitura “motivi umanitari”, segnando una svolta epocale in termini etici, morali e umani nel nostro sistema di riconoscimento di protezione. Sebbene lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria rimangano invariate perché regolamentate da leggi internazionali e malgrado l’articolo 10 comma 3 della Costituzione continui a garantire la “protezione costituzionale”, stiamo già assistendo a importanti mutamenti nelle procedure che conferiscono invece quella tipologia di protezione a riconoscimento nazionale, i nuovi permessi di soggiorno per “casi speciali”. Leggi >

L’assistente sociale taumaturgo

Non è infrequente trovare normative o assetti organizzativi che affidano agli operatori compiti che richiederebbero preliminari scelte e criteri definiti da chi governa il sistema dei servizi. E per contro vi possono essere operatori tentati da esercizi del ruolo poco realistici. Qualche esempio per rifletterci. Leggi >

Minori stranieri soli dalla vita in ‘bilico’

La legge Zampa del 7 aprile 2017 riunisce e riafferma in 22 articoli quanto, nell’ordinamento italiano, sulla tutela e sulla protezione dei minori soli era stabilito in precedenti testi di legge. Essa pone l’Italia come primo Paese europeo ad avere un provvedimento normativo dedicato a questo specifico argomento minorile, nel quale la condizione giuridica del “minore non accompagnato” s’intreccia in modo considerevole con lo statuto di “straniero”. Gli operatori del settore sono, pertanto, sollecitati a riconsiderare gli aspetti storici macro e micro, educativi, formativi e sociali, che incontrano quotidianamente nella pratica, secondo la prospettiva di cambiamento tracciato dalla nuova legge. L’articolo si sofferma sull’esperienza dei servizi sociali di Trieste. Leggi >

L’educatore socio-pedagogico e il pedagogista

Il ruolo delle professioni sociali è posto, in questo periodo di incertezza sullo sviluppo del welfare, di fronte a significativi cambiamenti. Chi opera nel sociale oggi è quotidianamente messo alla prova di fronte alla necessità di lavorare con bisogni profondi, culture diverse, esigenze essenziali. In questo quadro i professionisti del sociale si trovano costantemente ad orientare i propri comportamenti professionali per accogliere tali bisogni, e a incrementare le sinergie fra professioni, nella prospettiva di sviluppare nuovi e più efficaci interventi. Le professioni sociali sono pertanto sempre più frequentemente portate a lavorare da un lato sviluppando proprie competenze specifiche e specialistiche, dall’altro mettendo a disposizione le proprie abilità e competenze in sinergia con altre professionalità e organizzazioni nella logica del lavoro di rete. Leggi >