Terzo settore

Valutazione di impatto per dare valore alla trasformazione

L’impatto è un concetto che indica un cambiamento di lungo periodo che avviene sulle persone e nelle comunità. Valutare l’impatto significa rilevare, analizzare e “dare valore” alla trasformazione agita da un’organizzazione del Terzo Settore attraverso le attività realizzate, i servizi erogati o i progetti implementati, rispetto alle diverse categorie di portatori di interesse e ai portatori di risorse. Leggi >

Valutare l’impatto del volontariato è possibile?

È bene precisare, come chiarito dal DM 23/2019, che “la valutazione dell’impatto sociale degli Enti di Terzo settore ha per oggetto gli effetti conseguiti dalle attività di interesse generale da essi svolte”. Tuttavia, non esisteste un modus operandi univoco per la misurazione degli effetti sociali conseguiti, ma, al contrario, il DM 23/2019 riconosce l’esistenza (nonché la facoltà di scelta per ciascun Ente) di diversi approcci per misurare l’impatto sociale, che potrebbero (e/o dovrebbero) variare in base al tipo di attività e/o progetto svolto da ciascun ente del Terzo Settore. Il DM 23/2019 fissa, però, principi e contenuti minimi comuni ai sistemi di valutazione. Avute le indicazioni ministeriali, gli Enti del Terzo settore dovrebbero iniziare a interrogarsi su quali strumenti possono essere loro utili per auto (ed etero) valutarsi nell’ottica della creazione del valore sociale, patrimonio collettivo e capitale della collettività. Leggi >

Se si valutassero le valutazioni di impatto…

Oggi, che l’idea di valutazione di impatto sociale sta prendendo piede al punto di essere diventata quasi un obbligo per progetti ed organizzazioni del Terzo settore, se si valutassero, in una sorta di meta valutazione, le esperienze di valutazione di impatto confrontando metodologie, risultati ottenuti e indicazioni di sviluppo e cambiamento che queste producono, credo che ci troveremmo spesso a constatare che “il re è nudo”, ovvero che nonostante la denominazione roboante, di valutazione di impatto se ne faccia ben poca. Da circa 25 anni sono impegnato a realizzare ricerche valutative nel campo degli interventi e delle politiche sociali e ho la netta sensazione che in molti casi chi è impegnato a fare (per obblighi contrattuali) valutazioni di impatto di progetti complessi, quantitativamente e qualitativamente articolati, spesso chiami “valutazioni di impatto” ciò che anni fa chiamavamo semplicemente “valutazione”… Leggi >

Potenzialità e rischi della valutazione di impatto nel terzo settore

Le linee guida sono importanti perché il terzo settore ha avviato, ma non ha ancora consolidato, un approccio valutativo all’interno delle proprie pratiche di lavoro. In una indagine IRS del 2014 si notava che gli Enti del Terzo settore dichiarano di fare molta più valutazione di impatto rispetto al passato; e tuttavia, al momento di descrivere le pratiche e gli strumenti adottati, i riferimenti più citati erano il bilancio sociale e la rendicontazione dei prodotti, strumenti per l’appunto più rendicontativi che valutativi in senso proprio. Tra i maggiori ostacoli alla valutazione di impatto veniva citata la mancanza di fondi, e la non disponibilità di adeguate competenze valutative. Si dirà che anche il settore pubblico debba fare ancora molta strada in termini di acquisizione di competenze valutative. Ma a ben guardare, grazie a spinte normative, alla diffusione di principi di project management, ma soprattutto all’azione dell’Europa, nella PA italiana sono stati creati e si sono rafforzati importanti nuclei di competenza valutativa in settori strategici quali la scuola e l’università, la sanità, le politiche di sviluppo, la valutazione di performance. La cultura valutativa non è certamente pervasiva e probabilmente ancora limitata agli ‘addetti ai lavoro’, ma certo non è più estranea alla PA. È importante che anche il terzo settore consolidi la costruzione o l’acquisizione di capacità valutative, per migliorare i propri servizi ma soprattutto perché costituisce una parte integrante del policy network pubblico. Leggi >

Terzo settore: “Nei servizi sociali un milione di lavoratori”

La recente indagine INAPP sui provider non profit di servizi sociali fotografa l’offerta privata di servizi sociali come fenomeno in decisa crescita. Il percorso di ricerca è stato stimolato dall’assenza di un luogo di osservazione dedicato che partisse dalla centralità dei servizi sociali come strumento cardine per il contenimento delle disuguaglianze sociali ed economiche e arrivasse ad interessare il ruolo, ormai cruciale, occupato dal Terzo settore nel perimetro degli interventi di welfare. Leggi >

La VIS serve per valutare le politiche, non le azioni delle organizzazioni di Terzo settore

Certamente l’enfasi sul tema della valutazione ha valenze ampiamente condivisibili, perché opportunamente contrasta una non infrequente deriva di chi opera nel sociale, portato a credere che la dimensione etica – il fatto di essere “i buoni”, per rifarsi all’impietoso romanzo di Luca Rastello – sia di per sé assorbente di ogni considerazione relativa al proprio operato, che ciò che viene fatto per una buona causa, sia secondo questa visione, lodevole a prescindere da ogni ulteriore considerazione. Ma vi sono, a parere di chi scrive, numerose buone ragioni (se ne elencheranno sette) per ritenere che una specifica strategia di valutazione, conosciuta come “valutazione di impatto sociale” (VIS) – la valutazione qualitativa e quantitativa (e possibilmente monetizzata), sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento – fortemente sostenuta da numerosi opinion leader, sia l’opzione spesso meno indicata per valutare l’operato delle organizzazioni di Terzo settore (mentre, come si vedrà, essa rappresenta spesso uno strumento utile per valutare le politiche). Leggi >

Resilienti e anticicliche: buone notizie dalla cooperative trentine

Nel quadro di lieve ripresa dell’economia regionale, i ricercatori di Euricse hanno voluto interrogarsi sul ruolo rivestito dalla cooperazione in provincia di Trento. L’indagine segue e ripropone i temi del rapporto Istat-Euricse 2018 in cui emergeva, tra le altre cose, come tra il 2007 e il 2015 l’occupazione dipendente nelle cooperative a livello nazionale fosse aumentata del 17,7%, mentre nelle altre forme di impresa era diminuita del 6,3%, evidenziando quindi un carattere anticiclico e resiliente di queste imprese in una fase di grave crisi economica. Anche lo zoom sul Trentino conferma questo andamento positivo: le cooperative trentine hanno reagito alla recessione in modo nettamente diverso dalle altre forme di impresa. Leggi >

Istat: continua la crescita del non profit

L’Istat ha rilasciato l’11 ottobre scorso un aggiornamento della rilevazione “Struttura e profili del settore non profit” con dati aggiornati al 31/12/2017. Anche questa ultima rilevazione, come le precedenti, evidenzia una crescita del non profit. Il settore non profit continua a espandersi con tassi di crescita medi annui superiori a quelli che si rilevano per le imprese orientate al mercato, in termini sia di numero di imprese sia di numero di dipendenti. Leggi >

L’art.55: come liberare il Terzo settore e i servizi sociali dalla schiavitù della concorrenza

L’interesse con cui l’art. 55 del codice del Terzo settore è stato accolto sia dalle organizzazioni di Terzo settore che da diverse pubbliche amministrazioni ha più di una spiegazione. Oltre a ribadire e ampliare la possibilità di co-programmare e co-progettare i servizi sociali e di interesse generale, esso ha di fatto sostituto, nella gestione di questi stessi servizi, il principio di concorrenza con quello di cooperazione e ha introdotto la possibilità di chiamare a gestirli solo soggetti di Terzo settore. Una vera e propria rivoluzione, dopo che per anni molti si sono messi d’impegno per imporre, anche nell’affidamento di questi sevizi, il ricorso a modalità concorrenziali e, in particolare, alle gare d’appalto ritenute la vera garanzia della piena applicazione di questo principio oltre che il miglior baluardo contro pratiche clientelari e corruttive. Non meraviglia quindi che proprio i difensori d’ufficio di queste modalità, prima il Consiglio di Stato con il suo discutibile parere e poi l’Anac nella proposta di revisione delle linee guida, abbiano reagito negando e cercando di limitare al massimo l’applicabilità dello stesso articolo, riconfermando la loro fede nell’applicazione spinta del principio di concorrenza. Leggi >

Impatto sociale, ecco le linee guida

E così, con la pubblicazione delle “Linee guida per la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del terzo settore ai sensi dell’articolo 7, comma 3 della legge 6 giugno 2016, n.106”, si chiude un altro capitolo della complessa architettura applicativa della Riforma del Terzo settore. Si tratta di un atto solo a prima vista secondario. Leggi >

Approvate le linee guida per la redazione del bilancio sociale

La riforma del Terzo settore compie un ulteriore passo avanti con l’approvazione del Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali “Adozione delle Linee guida per la redazione del bilancio sociale degli enti del Terzo settore”. Il documento è stato, come prevede il Codice del Terzo settore, esaminato nel Consiglio Nazionale del Terzo settore, approvato il 4 luglio 2019 e ora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 9 agosto 2019. Di seguito sono riassunti i principali punti del provvedimento. Leggi >