Terzo settoreSegnalazioni nella sezione “Dati e ricerche”

Le associazioni di promozione sociale in Toscana

Cesvot ha pubblicato un’indagine sulle associazioni di promozione sociale in Toscana, scaricabile previa registrazione. La maggioranza delle associazioni opera nei settori cultura, sport e ricreazione e sono maggiormente presenti nelle province di Firenze e Pisa; si rivolgono principalmente ad anziani, giovani e persone con disabilità, e coinvolgono con le proprie attività oltre 1 milione e 300 mila persone. Il 26% delle associazioni coinvolge anche volontari stranieri, circa un terzo del totale delle Aps. In particolare, il 15,8% conta tra 1 e 10 volontari stranieri, aumentato negli ultimi anni. Il 45,7% delle Aps toscane fa parte di associazioni regionali, il 51,4% di associazioni nazionali, il 10,9% di associazioni internazionali. I due terzi delle associazioni hanno come fonte principale l’autofinanziamento, diversamente dalle organizzazioni di volontariato che si sostengono prevalentemente con contributi pubblici.

CSV e valutazione di impatto

In occasione della XIX Conferenza annuale dei CSV è stato presentato uno studio, realizzato in collaborazione con Aiccon, sulla valutazione di impatto nei CSV. 28 dei 44 CSV intervistati hanno realizzato attività legate alla valutazione di impatto o – la maggioranza – sotto forma di formazione al proprio personale o di effettiva valutazione delle proprie attività o ancora attraverso attività di formazione e comunicazione. Per approfondimenti, vedi questo articolo su csvnet.it e questo articolo su Vita.

Immigrati volontari: giovani, istruiti e ben integrati

Il 5 ottobre a Trento, nel corso della XIX Conferenza nazionale di CSVnet, Maurizio Ambrosini ha presentato i primi risultati dell’indagine Immigrati e volontariato in Italia che, per la prima volta, focalizza l’attenzione sull’impegno degli stranieri come volontari. Come emerge dai 658 questionari e dalle 100 interviste in profondità condotte in 163 città italiane tra il 2018 e il 2019, i volontari di origine straniera sono prevalentemente donne, giovani, istruite e pienamente inserite nella società. Operano in larga parte in attività culturali, progetti educativi con bambini e ragazzi, iniziative di socializzazione e servizi di assistenza sociale presso sportelli di accoglienza e ascolto, mensa sociale, distribuzione vestiario o pacchi alimentari.

Leggi sul tema l’articolo di Redattore Sociale.

Volontariato di impresa: quando le imprese sono attente ai benefici economici

Interessante articolo di Eleonora Maglia su Menabò di Etica ed Economia sul fenomeno del volontariato di impresa, cioè sui casi in cui un’impresa mette risorse economiche, beni strumentali, competenze o personale a disposizione di un obiettivo sociale al di fuori di ogni logica di remunerazione. L’articolo, completo di dati e riferimenti bibliografici, assume un particolare interesse in un contesto in cui, come molti organi di stampa hanno evidenziato e come l’autrice stessa richiama in apertura, i manager delle maggiori imprese americane hanno evidenziato la necessità di un approccio attento non solo al valore per gli azionisti, ma al complesso degli stakeholder territoriali.

Anci Toscana, un instant book sulle relazioni tra Enti pubblici e Terzo settore

Tra maggio e luglio scorso l’ANAC ha realizzato una consultazione pubblica relativamente alle linee guida «Indicazioni in materia di affidamenti di servizi sociali», con la finalità di aggiornare, alla luce delle modifiche normative intervenute (Codice degli appalti, Codice del Terzo settore) le precedenti linee guida del 2016: Welforum ha pubblicato sull’argomento questo articolo. Tra i vari soggetti che hanno preso parte alla consultazione, vi sono stati Anci Toscana e Anci Federsanità Toscana che, oltre alle osservazioni puntuali sugli specifici punti del documento ANAC, hanno pubblicato un documento più articolato, che propone una visione sistematica delle relazioni tra Enti pubblici e Terzo settore. Con tale documento si intendono individuare taluni spazi di relazione governati dal Codice del Terzo settore, altri dal Codice degli appalti, altri ove le due fonti si intrecciano. È questo il caso della coprogettazione che porta alla realizzazione di servizi, e che prevedrebbe una fase di lavoro comune istruttorio, una comparazione delle proposte che ne scaturiscono e un percorso di coprogettazione a partire dalla proposta prescelta. Il documento approfondisce poi altre fattispecie di rapporto, dalla coprogrammazione all’accreditamento, dalle convenzioni con associazioni di volontariato ai servizi di trasporto sanitario.

Banca Etica, il 5×1000 cresce

Banca Popolare Etica ha pubblicato un interessante ricerca sullo sviluppo del 5X1000, basato sui dati relativi all’anno fiscale 2017. La Lombardia è la regione ove si raccoglie la maggiore quota di 5X1000 (37,7% del totale) seguita dal Lazio (18%); in Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Toscana viene raccolto complessivamente circa il 23% del totale, mentre la parte restante è suddivisa tra le altre regioni. In un decennio la platea delle organizzazioni beneficiarie è raddoppiato, passando da meno di 30 mila a più di 60 mila, con conseguente diminuzione dell’entità media del contributo. Sono stati 14 milioni i contribuenti che hanno scelto di destinare risorse alle organizzazioni non profit, quota in aumento rispetto alla media del decennio. La ricerca è scaricabile, previa registrazione, a questo indirizzo.

CNESC, i numeri del Servizio Civile Universale

Il CNESC associa i maggiori enti nazionali che ospitano giovani in Servizio Civile Universale; gli enti associati al CNESC contano 15278 sedi accreditate in Italia, 1177 all’estero, pari a circa il 30% delle sedi totali. Nel 2017 tali sedi hanno ospitato 13731 giovani in servizio civile, che hanno messo a disposizione delle comunità oltre 19 milioni di ore di servizio. Nel Rapporto si calcola che, a fronte di 83 milioni messi a disposizione dallo Stato (rimborso forfettario per la formazione generale, assegni mensili e assicurazione dei giovani avviati al servizio presso gli enti della CNESC), gli enti aderenti al CNESC hanno investito circa 96 milioni per il servizio civile tra costi diretti, figurativi e valorizzazione del lavoro gratuito.

Terzo settore, il Vademecum per il cambiamento degli statuti realizzato dal Forum

Quali sono le modifiche statutarie che organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e Onlus dovranno introdurre a seguito della Riforma del Terzo settore? Quali di queste sono obbligatorie e quali da adottare sulla base di specifiche circostanze e valutazioni dell’ente? Un utile supporto per trovare risposta a queste domande è costituito dal vademecum realizzato dal Forum del Terzo settore e pubblicato sul sito Cantiere Terzo settore sviluppato dal Forum nell’ambito del progetto CapacitAzione.

Terzo settore (secondo il Codice) e non profit (secondo Istat)

Interessante articolo di Nereo Zamaro sul Menabò di Etica ed Economia. Viene discussa l’ipotesi che vi sia o meno coincidenza tra i confini del Terzo settore (sulla base delle organizzazioni che potrebbero iscriversi al costituendo Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) e i criteri adottati da Istat per delimitare l’universo delle organizzazioni non profit. I ragionamenti condotti portano a ritenere che con ogni probabilità i due insiemi saranno abbastanza diversi, con casi di enti inclusi nel primo e non nel secondo e viceversa. In generale è prevedibile che i numeri del Terzo settore inclusi nel Registro saranno notevolmente inferiori a quelli che Istat considera nelle indagini sul non profit; cosa che probabilmente dovrebbe portare ad una riflessione sulla delimitazione dei due insiemi.

Le caratteristiche del Terzo settore: tre approfondimenti a partire dai dati Istat

Un interessante articolo pubblicato su Vita presenta tre approfondimenti a partire dai dati dell’ultimo aggiornamento Istat sul non profit. Il primo riguarda la crescita della componente femminile, sia rispetto ai volontari (dove le donne rappresentano oggi il 41% del totale, 2,3 milioni su 5,5 totali), sia rispetto agli occupati (dove le donne rappresentano il 66% del totale). Il secondo riguarda la quota di enti che hanno realizzato delle raccolte fondi: sono 72 mila, pari al 21,4%, dato in crescita rispetto a due anni fa; le organizzazioni operanti nella cooperazione internazionale sono quelle che maggiormente si finanziano attraverso questo canale. Il terzo focus riguarda i destinatari dell’azione delle organizzazioni non profit che si occupano di persone con forme di disagio o fragilità (73 mila circa, il 27.1% del totale): le categorie più diffuse sono le persone con disabilità, cui si rivolgono oltre la metà di queste organizzazioni e i nuclei in povertà (25.7%).

Presentato il Rapporto sulla Cooperazione sociale in Emilia-Romagna

Presentato il Rapporto sulla Cooperazione sociale in Emilia-Romagna con i dati aggiornati al 2018. Sono 915 le cooperative sociali emiliano-romagnole, cui vanno aggiunte 86 cooperative che operano in regione pur avendo la sede in altri territori. Oltre 43 mila gli addetti in Emilia-Romagna, con netta prevalenza femminile considerando solo le cooperative della Regione, con dati in controtendenza rispetto al resto del mondo cooperativo e alle altre imprese. Si occupano in oltre metà dei casi di servizi alla persona (le cooperative “di tipo A”, dove lavorano il 69 degli addetti), nel 17% dei casi di inserimento lavorativo (le cooperative B, che occupano il 6.9% degli addetti) e nel 23% dei casi di entrambe le attività. La grande maggioranza aderisce ad una centrale cooperativa e il 40% aderisce anche ad un consorzio, evidenziando così la propensione a costruire reti.

Isnet presenta la seconda indagine sulle società di mutuo soccorso

Dopo la ricerca presentata nel 2016, Isnet presenta un aggiornamento dei dati sulle Società di Mutuo Soccorso (SOMS – vedi articolo pubblicato su Vita). Sebbene si tratti di un fenomeno con radici antiche – l’80% è stato costituito prima del 1924 – si tratta di un fenomeno vitale e attivo, tanto è vero che le SOMS effettivamente operative crescono dalle 509 del 2016 alle 532 di oggi. Attive prevalentemente (ma non solo) nell’assicurare agli associati prestazioni di tipo sociosanitario, vedono crescere i soci e anche i lavoratori, pur essendo organizzazioni basate al 90% sul volontariato. Spesso operano anche in relazione con il welfare aziendale e la loro natura mutualistica e partecipativa – effettivamente vissuta: tutte realizzano almeno annualmente l’assemblea dei soci – si traduce spesso nel superare le discriminazioni a sfavore delle persone meno interessanti per il mercato (ad esempio i cittadini più anziani, che generalmente richiedono più prestazioni) che i meccanismi assicurativi invece generano.