Terzo settorePost nella sezione “Punti di vista”

Terzo settore tra Anac e Consiglio di Stato. Ma ora è il momento della politica

Il 27 dicembre 2019 è stato diffuso il parere del Consiglio di Stato indirizzato all’ANAC e riguardante le “Linee guida in materia di affidamenti di servizi sociali”, oggetto di consultazione nell’estate scorsa e di cui era attesa la pubblicazione definitiva. Che forse, a questo punto, non ci sarà mai. Leggi >

Valutazione di impatto per dare valore alla trasformazione

L’impatto è un concetto che indica un cambiamento di lungo periodo che avviene sulle persone e nelle comunità. Valutare l’impatto significa rilevare, analizzare e “dare valore” alla trasformazione agita da un’organizzazione del Terzo Settore attraverso le attività realizzate, i servizi erogati o i progetti implementati, rispetto alle diverse categorie di portatori di interesse e ai portatori di risorse. Leggi >

Valutare l’impatto del volontariato è possibile?

È bene precisare, come chiarito dal DM 23/2019, che “la valutazione dell’impatto sociale degli Enti di Terzo settore ha per oggetto gli effetti conseguiti dalle attività di interesse generale da essi svolte”. Tuttavia, non esisteste un modus operandi univoco per la misurazione degli effetti sociali conseguiti, ma, al contrario, il DM 23/2019 riconosce l’esistenza (nonché la facoltà di scelta per ciascun Ente) di diversi approcci per misurare l’impatto sociale, che potrebbero (e/o dovrebbero) variare in base al tipo di attività e/o progetto svolto da ciascun ente del Terzo Settore. Il DM 23/2019 fissa, però, principi e contenuti minimi comuni ai sistemi di valutazione. Avute le indicazioni ministeriali, gli Enti del Terzo settore dovrebbero iniziare a interrogarsi su quali strumenti possono essere loro utili per auto (ed etero) valutarsi nell’ottica della creazione del valore sociale, patrimonio collettivo e capitale della collettività. Leggi >

Se si valutassero le valutazioni di impatto…

Oggi, che l’idea di valutazione di impatto sociale sta prendendo piede al punto di essere diventata quasi un obbligo per progetti ed organizzazioni del Terzo settore, se si valutassero, in una sorta di meta valutazione, le esperienze di valutazione di impatto confrontando metodologie, risultati ottenuti e indicazioni di sviluppo e cambiamento che queste producono, credo che ci troveremmo spesso a constatare che “il re è nudo”, ovvero che nonostante la denominazione roboante, di valutazione di impatto se ne faccia ben poca. Da circa 25 anni sono impegnato a realizzare ricerche valutative nel campo degli interventi e delle politiche sociali e ho la netta sensazione che in molti casi chi è impegnato a fare (per obblighi contrattuali) valutazioni di impatto di progetti complessi, quantitativamente e qualitativamente articolati, spesso chiami “valutazioni di impatto” ciò che anni fa chiamavamo semplicemente “valutazione”… Leggi >

Potenzialità e rischi della valutazione di impatto nel terzo settore

Le linee guida sono importanti perché il terzo settore ha avviato, ma non ha ancora consolidato, un approccio valutativo all’interno delle proprie pratiche di lavoro. In una indagine IRS del 2014 si notava che gli Enti del Terzo settore dichiarano di fare molta più valutazione di impatto rispetto al passato; e tuttavia, al momento di descrivere le pratiche e gli strumenti adottati, i riferimenti più citati erano il bilancio sociale e la rendicontazione dei prodotti, strumenti per l’appunto più rendicontativi che valutativi in senso proprio. Tra i maggiori ostacoli alla valutazione di impatto veniva citata la mancanza di fondi, e la non disponibilità di adeguate competenze valutative. Si dirà che anche il settore pubblico debba fare ancora molta strada in termini di acquisizione di competenze valutative. Ma a ben guardare, grazie a spinte normative, alla diffusione di principi di project management, ma soprattutto all’azione dell’Europa, nella PA italiana sono stati creati e si sono rafforzati importanti nuclei di competenza valutativa in settori strategici quali la scuola e l’università, la sanità, le politiche di sviluppo, la valutazione di performance. La cultura valutativa non è certamente pervasiva e probabilmente ancora limitata agli ‘addetti ai lavoro’, ma certo non è più estranea alla PA. È importante che anche il terzo settore consolidi la costruzione o l’acquisizione di capacità valutative, per migliorare i propri servizi ma soprattutto perché costituisce una parte integrante del policy network pubblico. Leggi >

La VIS serve per valutare le politiche, non le azioni delle organizzazioni di Terzo settore

Certamente l’enfasi sul tema della valutazione ha valenze ampiamente condivisibili, perché opportunamente contrasta una non infrequente deriva di chi opera nel sociale, portato a credere che la dimensione etica – il fatto di essere “i buoni”, per rifarsi all’impietoso romanzo di Luca Rastello – sia di per sé assorbente di ogni considerazione relativa al proprio operato, che ciò che viene fatto per una buona causa, sia secondo questa visione, lodevole a prescindere da ogni ulteriore considerazione. Ma vi sono, a parere di chi scrive, numerose buone ragioni (se ne elencheranno sette) per ritenere che una specifica strategia di valutazione, conosciuta come “valutazione di impatto sociale” (VIS) – la valutazione qualitativa e quantitativa (e possibilmente monetizzata), sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento – fortemente sostenuta da numerosi opinion leader, sia l’opzione spesso meno indicata per valutare l’operato delle organizzazioni di Terzo settore (mentre, come si vedrà, essa rappresenta spesso uno strumento utile per valutare le politiche). Leggi >

Contaminazioni profit/non profit

Le convenzioni ai sensi dell’art 14 del  d.lgs.276/2003, prevedono la possibilità che un’azienda assolva l’obbligo di assunzione di persone con disabilità previsto dalla Legge 68/1999 attraverso l’affidamento di servizi ad una cooperativa sociale di inserimento lavorativo o consorzio sociale che, per lo svolgimento di tali attività, assuma uno o più lavoratori disabili, computati quindi nella quota d’obbligo dell’azienda, a seguito di una convenzione firmata dalle rappresentanze della parte datoriale, sindacale e dalle rappresentanze della cooperazione sociale e validata dalle Regioni. Leggi >

ANAC e Terzo settore. Il buon senso affiora (ma non emerge)

Fino al 13 giugno prossimo è aperta la consultazione pubblica relativa al documento predisposto dall’ANAC “Linee guida recanti «Indicazioni in materia di affidamenti di servizi sociali»”, presumibilmente destinata, nella mente degli estensori, ad aggiornare, dopo i cambiamenti normativi intercorsi (Codice degli appalti e Codice del Terzo settore) la determinazione 32/2016 “Linee guida per l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali”. Prima dell’esame di merito, può essere utile soffermarsi sulla mutata titolazione del documento, che fa riferimento a contesti culturali diversi. Leggi >

La legge “SpazzaTerzosettore”: si profila una soluzione?

Secondo la legge 3/2019, conosciuta come “Spazzacorrotti”, anche una piccola associazione di volontariato in cui nel direttivo opera una persona con una passato nella politica, è sottoposta ad un insieme di obblighi di pubblicità e trasparenza analoghi a quelli dei maggiori partiti politici italiani. L’idea sottostante è che in fondo gli enti di Terzo settore tendano a essere dei collettori di voti e che quindi, quando sia presente il minimo indizio di collegamento con la politica, ad essi vadano assimilati. Leggi >

Primo commento alla sentenza 6 marzo 2019, n. 1546 della Terza sezione del Consiglio di Stato

Il commento alla sentenza della Terza sezione del Consiglio di Stato n. 1546, pubblicata lo scorso 6 marzo tocca collateralmente i rapporti fra P.A. ed Enti di Terzo settore alla luce della Riforma del 2017, e rappresenta un primo significativo ed autorevolissimo contributo per una rimeditazione della più complessiva analisi della disciplina introdotta dal Codice del Terzo settore, contenuta nel noto parere n. 2052 del 20 agosto 2018 della Commissione speciale dello stesso Consiglio di Stato, di cui si è diffusamente occupato Welforum.it. Leggi >

Codice del Terzo settore, rimeditare le posizioni del Consiglio di Stato

Welforum.it ha seguito con attenzione il dibattito di questi mesi su coprogettazione e coprogrammazione, promuovendo tra le altre cose il convegno del 17/12/2018 a Torino; e ha pubblicato diversi contributi sul tema del controverso parere espresso su questi temi dal Consiglio di Stato (1 – 2 – 3) nell’estate scorsa. Ora con piacere si pubblica il documento “Il diritto del Terzo settore preso sul serio. Una riflessione a tutto campo, partendo da una lettura critica del parere del Consiglio di Stato n. 2052 del 20 agosto 2018 sul Codice del Terzo settore”, redatto da un gruppo di giuristi e studiosi del Terzo settore, tra cui Gregorio Arena, Felice Scalvini, Luca Gori ed Emanuele Rossi, che nel corso del 2018 ha iniziato a sviluppare una riflessione sull’art. 55 del Codice – quello messo in questione dal Consiglio di Stato – e sulla sua valenza per promuovere un modello amministrativo fondato sulla collaborazione fra cittadini e fra cittadini e pubbliche amministrazioni. Leggi >

Cosa ho imparato nel convegno “La coprogettazione in azione”

Il 17 dicembre 2018 si è svolto a Torino il Seminario “La coprogettazione in azione”. Gianfranco Marocchi, che ha tenuto la relazione introduttiva, condivide alcuni prime impressioni sulla giornata di lavoro.

Ecco alcune delle cose che ho imparato nel convegno “La coprogettazione in azione”. O, per essere più precisi: nel Convegno, ascoltando i relatori, ma anche nell’incontro che ne è seguito finalizzato a dare vita ad una comunità di pratica sui temi dell’amministrazione collaborativa, nonché dalle discussioni a margine del convegno fatte con operatori pubblici e di terzo settore che stanno sperimentando pratiche collaborative. Leggi >