Autore: Gianfranco Marocchi

Terzo settore

E noi rimanemmo a guardare…

Parafrasando ed edulcorando il titolo di un recente film di Pif, alcuni fatti recenti invitano ad aprire una nuova riflessione sulla ingombrante ideologia della competizione. Su welforum se ne è parlato spesso a proposito delle relazioni tra Enti pubblici e Terzo settore: argomentando quindi come in talune (frequenti) circostanze la competizione di mercato non sia lo strumento più adatto per tutelare l’interesse pubblico, meglio perseguibile attraverso forme di amministrazione condivisa. In linea generale, ciò che si è voluto affermare è che l’elemento “ideologico” nasca dalla scelta acritica, non ponderata della competizione di mercato, che in taluni casi può effettivamente portare a chiari benefici, mentre in altri non rappresenta l’opzione ottimale: ma, appunto, per elementi ideologici, il secondo caso non viene nemmeno considerato, presupponendo che la competizione sia un bene sempre e comunque. Leggi >

Terzo settore

Le istituzioni non profit: la fotografia dell’Istat

Il 15 ottobre l’Istat ha rilasciato di dati sulla “Struttura e profili del settore non profit” aggiornati al 31 dicembre 2019; tali dati sono stati presentati lo stesso giorno presso le Giornate di Bertinoro.

L’articolo propone un’analisi dei principali dati emersi, con la premessa che sono riferiti ad un periodo precedente all’emergenza Covid-19 e non tengono conto, pertanto, delle conseguenze che la pandemia ha avuto sulle istituzioni non profit, aspetto su cui comunque l’Istat ha iniziato a lavorare offrendo alcune prime e provvisorie elaborazioni. Inoltre, va ricordato che l’universo censito da Istat è solo in parte sovrapponibile con quello del Terzo settore, rispetto al quale avremo dati più precisi non appena sarà operativo il Registro unico. Leggi >

Terzo settore

2022: sarà l’anno della coprogrammazione?

L’interesse per gli strumenti dell’amministrazione condivisa stimolato dall’art. 55 del Codice del Terzo settore e diffusosi nell’ultimo biennio si è tradotto in gran parte in esperienze di coprogettazione e solo in misura assai minore in tentativi di coprogrammazione. Perché ciò è avvenuto, dal momento che, a rigor di logica, sarebbe ragionevole presumere che amministrazioni pubbliche e terzo settore interessati ad esperienze collaborative partissero a coprogrammare, per solo successivamente, poi, coprogettare? Leggi >

Terzo settore

Il momento di guardare avanti

Le politiche nei confronti del Terzo settore hanno avuto in questo trentennio cicli diversi: in alcuni momenti ispirate da un clima culturale che vede nel Terzo settore una risorsa preziosa e imprescindibile per tenuta e per lo sviluppo della nostra società e partner naturale delle amministrazioni pubbliche per realizzare interventi di finalità di interesse generale, in altri tese a considerarlo come luogo di potenziali abusi da contenere e reprimere o comunque come soggetto privato con cui interloquire nella misura in cui è fornitore di prestazioni vantaggiose. Questo contributo si propone di leggere i cicli politici nei confronti del Terzo settore incrociandoli con i cicli politici del welfare. Leggi >

Terzo settore

Coprogettazione: dal cofinanziamento alla corresponsabilità

È interessante ragionare su come si sono evoluti gli interessi di chi si occupa di amministrazione condivisa. Solo due anni fa, il tema su cui si concentravano gli incontri pubblici e le domande degli operatori era quello della legittimità: la legge consente di coprogrammare e di coprogettare? Questo filone di riflessione non è scomparso, ma, soprattutto nella seconda parte del 2020, dopo che la Sentenza 131/2020 della Corte costituzionale ha dissolto ogni dubbio in merito, è stato affiancato da un altro: se oggi è ormai chiaro che collaborare si può, si tratta di capire come quando farlo, e come farlo al meglio. E dunque le buone prassi da seguire, gli errori da evitare, con un approccio misto di tipo giuridico (ad esempio, come redigere un avviso pubblico per instradare al meglio il procedimento) e relativo alle dinamiche dei tavoli (come porsi in un tavolo di lavoro e come governarlo). Leggi >

Terzo settore

Il più grande crowdfunding d’Italia

Vi è una “finanza ad impatto” in senso lato: fondi che investono in imprese attive nei settori dell’ambiente, della sanità o delle infrastrutture, ecc.; non si tratta di un fenomeno del tutto nuovo, ma è comunque un fatto apprezzabile, coerente con la crescente attenzione di imprese, investitori e cittadini a temi quali la sostenibilità, la non discriminazione, la salute, l’assenza di sfruttamento, ecc. In ogni caso si può convenire sul fatto che questa tendenza dell’impresa e della finanza ad essere “più sociali”, quando non costituisca un mero social washing, sia un dato assolutamente positivo. Leggi >

Terzo settore

1.5. Il Terzo settore e il PNRR

Il Punto di Welforum Leggere il PNRR dal punto di vista del Terzo settore è un’operazione che può essere realizzata da almeno due punti di vista: ci si può interrogare su quanto gli interventi auspicati dal Piano colgano priorità e strategie che il Terzo settore ha in questi anni sostenuto e praticato e su quanto cui il ruolo del Terzo settore sia o meno riconosciuto in tali azioni. Le due questioni non necessariamente coincidono. Leggi >

Terzo settore

I numeri dell’impresa sociale in Italia

L’impresa sociale in Italia. Identità, ruoli e resilienza, il IV Rapporto sull’Impresa sociale pubblicato da Iris Network è strutturato in due sezioni: nella prima, si fa il punto sull’impresa sociale come sino ad ora sviluppatasi; nella seconda, si ragiona sull’impatto della pandemia sull’impresa sociale e su come essa abbia reagito – per quanto è possibile oggi conoscere – a questa inedita situazione. In questo contributo si approfondiranno alcuni degli elementi presenti nella prima di queste due parti, iniziando da un’operazione solo apparentemente banale: capire quante siano le imprese sociali in Italia, di cosa si occupino, quante persone vi lavorino, quali siano i principali dati economici che le caratterizzano. Leggi >

Politiche e governo del welfare

Due buone idee

Nell’ultimo anno della sua vigenza, il Governo Conte ha dovuto confrontarsi con una situazione grave e inedita di emergenza sanitaria, diventata al tempo stesso economica e sociale; e, in questo sforzo a cui, in verità, nessun governo è giunto preparato, ha assunto una pluralità di provvedimenti, ora per limitare i contagi, ora per rilanciare l’economia, ora per cercare le difficili compatibilità tra istanze diverse e ugualmente fondamentali. Nelle sperimentazioni, talvolta inevitabilmente disordinate, di provvedimenti adottati spesso con logiche e sotto pressioni emergenziali, vi sono delle idee, magari solo parzialmente espresse, forse pensate come risposta a circostanze contingenti, di cui oggi, a mente fredda e al di fuori dell’agone politico (dal momento che tale governo non c’è più), possiamo fare tesoro? Leggi >

Terzo settore

Collaborare stanca?

È un paradosso, ma è proprio il successo delle iniziative di coprogrammazione e coprogettazione e delle altre iniziative amministrative ispirate al principio di collaborazione, diffusesi in proporzioni inattese negli ultimi due o tre anni nel nostro Paese, a portare con sé una potenziale fatica che vale la pena di esaminare. Non ci si riferisce alle esperienze collaborative che deludono perché sono “fatte male”, ma ai casi in cui le fatiche emergono in occasioni di collaborazione di buona qualità; anzi, forse proprio perché di buona qualità e quindi prevedono accurati processi di decisione collettiva. Leggi >

Terzo settore

Legge 328/2000 e Terzo settore: fu vera svolta?

La legge 328/2000, di indiscutibile rilievo per l’evoluzione del welfare del nostro Paese, è una legge importante anche rispetto al ruolo e alla concezione del Terzo settore, che ne rappresenta uno dei principali attori? La domanda è più complessa di quanto sembra; richiede un esame sia del dato giuridico, sia delle effettive prassi che sono seguite all’approvazione della legge e richiede di interrogarsi sulla misura in cui la legge 328/2000 abbia marcato, relativamente al Terzo settore, la differenza tra un “prima” e un “dopo”, se quindi sia cambiata, grazie alla legge, la considerazione del Terzo settore e in che modo. Richiede inoltre di guardare ad un complesso di atti che insieme definiscono l’effettiva declinazione della 328/2000 su questi temi. Leggi >

Terzo settore

Istat, continua la crescita del non profit

Dal 2015 l’Istat rilascia annualmente aggiornamenti ai dati sulle Istituzioni non profit italiane; ciò avviene integrando diverse fonti di origine amministrativa con una rilevazione campionaria e consente di disporre da 4 anni a questa parte di una serie storica sulle principali informazioni – il numero di enti, la forma giuridica, il numero di lavoratori, il settore di attività, la collocazione territoriale – che descrivono queste organizzazioni. Leggi >