Autore: Sergio Pasquinelli

Mese sociale. Gli invisibili

Più di 3 milioni in Italia, solo in Lombardia se ne contano quasi mezzo milione: sono i caregiver, chi si prende cura di un familiare disabile o non autosufficiente, affetto da malattia cronica, con un bisogno di assistenza a lungo termine. Sono anche questi gli invisibili, come lo sono i caregiver professionali. Una realtà sempre più sommersa, perché bloccata dall’azzeramento dei flussi regolari di ingresso nel nostro paese.

Altre importanti ricerche sono state presentate di recente. In particolare la Fondazione Migrantes il XIV Rapporto Italiani nel Mondo, che analizza, partendo da dati socio-statistici, il fenomeno della mobilità in Italia e dall’Italia. Dal 2008 al 2017 la mobilità interna dei cittadini italiani è diminuita del 6,3%; tale calo si è registrato sia nei movimenti tra regioni diverse sia in quelli all’interno della stessa regione. Tuttavia, nello stesso periodo, il numero degli emigrati italiani all’estero è aumentato notevolmente. Leggi >

Mese sociale. Pacchetto famiglia: in cerca dell’isola che non c’è

Si avvicina la legge di bilancio 2020 e per il welfare la coperta diventa sempre più corta. Con 16 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva e una lunga lista di auspici e promesse: l’intervento sul cuneo fiscale dei lavoratori dipendenti, l’abolizione del super-ticket nella sanità, nuovi investimenti nella scuola. Intanto il mondo associativo si è fatto avanti, in particolare quello legato alla disabilità, con un appello contenente una serie di richieste al Presidente del consiglio. Nelle passate settimane si è anche parlato di interventi per la famiglia, per i giovani e per contrastare la denatalità che, ad oggi, configurano un quadro assai frammentato e caotico. Leggi >

Mese sociale. Più welfare all’orizzonte?

Le aspettative di cambiamento che si addensano sul nuovo governo sono molte, troppe. Ma sacrosante se prese una ad una, non foss’altro per il tanto tempo atteso, su molti fronti. A cominciare dalla gestione dei rifugiati, che attende una svolta radicale ma anche politiche migratorie degne di questo nome: la programmazione annuale di flussi di ingresso realistici, collegati ai fabbisogni di manodopera di questo paese. Saranno più “sociali” i mesi che ci attendono? Leggi >

Mese sociale. Sarà assegno unico?

In collaborazione con Redattore Sociale

 

È Alessandra Locatelli il nuovo ministro della Famiglia e Disabilità, in sostituzione di Lorenzo Fontana, passato alla guida del Ministero degli Affari Europei. L’auspicio è quello che l’assegno unico alle famiglie con figli – previsto dal disegno di legge di riforma proposto dall’ex ministro – rimanga una priorità per il Governo. E poi, innovazione sociale nelle Regioni, silver economy, studenti stranieri e Benessere Italia, la Cabina di regia per monitorare e migliorare le politiche pubbliche.

 

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Anziani

Non autosufficienza: una politica in cerca d’autore

Più numerosi, più poveri, con meno aiuti familiari. Saranno questi gli anziani di domani: lo dice un profluvio di dati e stime sull’invecchiamento nel nostro paese sul suo “degiovanimento” come lo chiama Alessandro Rosina su lavoce.info, ossia il crescente peso della popolazione anziana su quella giovanile, che porta con sé conseguenze drammatiche, in termini di equilibri economici (sempre meno popolazione attiva pagherà le pensioni degli anziani) e sociali. Arriveranno infatti all’età della pensione generazioni con carriere lavorative frammentarie, intermittenti, molto penalizzate dal sistema contributivo. Le pensioni modeste di domani aumenteranno le diseguaglianze tra chi potrà contare su patrimoni familiari e chi no. E inoltre, bassa fecondità e crescita delle separazioni coniugali ridurranno drasticamente il numero di parenti (figli, coniuge) che si prenderanno cura di una persona non autosufficiente, i cosiddetti caregiver. Ci stiamo preparando a questo scenario? Leggi >

Istituzioni e governance

L’innovazione nei servizi: a che punto siamo?

Sono in carico ai servizi sociali e sociosanitari di questo Paese non più del 20 per cento degli anziani non autosufficienti. Nel caso dei disabili giovani e adulti non superiamo un terzo della domanda potenziale. I posti disponibili negli asili nido non raggiungono un quarto del potenziale bacino di utenza. Il Reddito di cittadinanza ha finora accolto meno della metà dei suoi potenziali beneficiari, e una domanda su quattro è stata respinta. Certo, ciascuno di questi interventi ha la sua storia, ma per motivi diversi ciascuno ci parla di un raggio d’azione limitato, quando non addirittura marginale. Ma non ci sono solo problemi di copertura. La rete dei servizi sociali, dagli asili nido alle case di riposo, è ampiamente improntata a un modello domanda/risposta, prestazionale, e oggi risposte standard ai bisogni di welfare non sono più accettabili. Molti servizi che abbiamo costruito negli anni faticano, infatti, a tenere il passo con il cambiamento. Si fa strada l’idea che per intercettare di più e meglio i bisogni servano più risorse ma soprattutto interventi diversi: un modo nuovo di pensare all’aiuto possibile. Leggi >

Mese sociale. Se il lavoro domestico entra nel RdC

In collaborazione con Redattore Sociale

 

C'è un possibile aggancio tra RdC e lavoro domestico, che renderebbe la misura, oltre che uno sbocco occupazionale potenzialmente rilevante, una leva di emersione dal mercato irregolare. Ma per il RdC ci si auspica anche l’attivazione di un sistema di coordinamento a livello nazionale, regionale e locale, con il coinvolgimento del terzo settore, per migliorare le politiche di contrasto della povertà. E poi, riconoscimento dei caregiver, il discusso disegno di legge delle telecamere in scuole e ospedali, e housing sociale a Firenze. Sono i temi di questo nuovo Mese Sociale. Leggi >

Mese sociale. Ma il “sociale” non è solo lotta alla povertà

In collaborazione con Redattore Sociale

 

Al Reddito di cittadinanza Welforum ha dedicato molta attenzione e continuerà a farlo. Per il 14 maggio abbiamo promosso un seminario nazionale che ha analizzato a fondo le luci e le ombre di questo intervento. Ma l’attenzione pubblica verso questa misura rischia di distrarre rispetto ad altri ambiti di politiche che attendono interventi di sostanza. Leggi >

Altre politiche

A cosa servono le piattaforme sociali?

Le piattaforme digitali possono aiutare a far crescere il welfare sociale? E come? Due ricerche recenti offrono delle prime risposte. La prima è quella curata da Ivana Pais e Flaviano Zandonai presso TRAILab intitolata “Welfare in piattaforma” e promossa da Fondazione Cariplo. La seconda è quella coordinata da chi scrive nell’ambito del progetto “#WelCo-Puglia” e promossa da Regione Puglia nell’ambito di PugliaSocialeIN. La ricerca di Pais e Zandonai ha considerato cinque piattaforme di welfare, che per alcuni tratti continuano ad adottare il modello di servizio tradizionale, ma per altri possono essere considerate nuove interpretazioni del modello online prevalente. Gli autori introducono il termine “quasi-piattaforma”, non per indicare il mancato raggiungimento di un modello ideale, ma per marcare le differenze del sociale rispetto alle grandi piattaforme del mercato. La ricerca in Puglia ha considerato nove piattaforme, di quella regione e di altre realtà, anche a livello nazionale. Dai risultati dei due progetti emergono un insieme di elementi in parte convergenti che è utile richiamare, anche in vista della crescita digitale che attraverserà, senza ombra di dubbio, anche il welfare sociale. Cosa che già sta succedendo oggi, pur lentamente. Leggi >

Mese sociale. Scelte diverse sull’accoglienza e la riforma del terzo settore

In collaborazione con Redattore Sociale

 

Il nuovo Mese Sociale si concentra innanzitutto sull’accoglienza migranti presentando il successo del Ministero dell'Interno di fronte alla denuncia di violazione del codice degli appalti da parte di tre grosse realtà dell’accoglienza friulana.  Sempre su questo tema, si evidenzia come la cooperazione sociale si divida tra chi decide di continuare a partecipare per senso di responsabilità verso chi ha bisogno di aiuto, e chi decide che i nuovi bandi non rispondono ai valori di buon accoglienza. Altro tema all’ordine del giorno è l’insediamento della Cabina di Regia sul Terzo settore, avvenuta il 7 marzo. Leggi >

Anziani

SAD 2.0: perché abbiamo bisogno di nuovi servizi domiciliari

I SAD, i servizi di assistenza domiciliare sociale dei Comuni, furono negli anni Settanta l’elemento che innovò l’assistenza a disabili e anziani, facendo crescere una rete di aiuti il più prossima possibile al bisogno. Per molti anni quella della domiciliarità è stata una bandiera e un punto fermo, la rivendicazione di un diritto a vivere, con gli aiuti necessari, a casa propria. In un contesto che contemplava soprattutto il ricovero in residenza come risposta alternativa, e in cui le dimensioni della domanda di assistenza non avevano nulla di comparabile con la situazione odierna. Leggi >