Autore: Ugo De Ambrogio

Terzo settore

Coprogettazione, al via una comunità di pratiche

IRS, in collaborazione con Welforum.it, promuove la costituzione di una comunità di pratiche sui temi della coprogettazione e dei rapporti collaborativi tra enti pubblici, del terzo settore e della società civile nell’ambito delle politiche di welfare. Un network nazionale composto da chi si sta confrontando con queste tematiche e ne e sta sperimentando l’attuazione, volto a consentire scambi, approfondimenti e vicendevoli approfondimenti. Primo appuntamento il 15 luglio per l’avvio. (Per saperne di più) Leggi >

Terzo settore

Coprogettazione: a che punto siamo?

Il Punto di Welforum Il tema della coprogettazione riscuote in questo momento un particolare interesse. L'intervento si costruisce intorno a tre capitoli: l’origine storica della coprogettazione, integrata da alcune definizioni di contesto; a che punto siamo con la coprogettazione; quali sfide pone la coprogettazione pensata in senso ampio, ovvero come interazione tra pubblico e terzo settore.

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Terzo settore

Coprogettazione: ed ora?

Il Punto di Welforum ANAC ha chiesto il 6 luglio al Consiglio di Stato di dirimere “dubbi interpretativi” concernenti “posizioni contrastanti da parte di vari stakeholder e del Ministero del lavoro, che teorizzano l’esclusione dall’applicazione del Codice dei contratti pubblici di ampi settori di attività affidati agli organismi del terzo settore…”. La Commissione speciale del Consiglio di Stato, in data 26 luglio 2018 ha rilasciato al proposito un parere “in ordine alla normativa applicabile agli affidamenti di servizi sociali alla luce del d. lgs. n. 50/2016 e del d. lgs. n. 117/2017”: limitandosi “a riaffermare, nella sostanza, che il welfare è un settore economico e che dunque, coerentemente con la lettura che viene proposta degli indirizzi comunitari, va sottoposto ai procedimenti di mercato e conseguentemente, quando si tratta di coinvolgere soggetti terzi, implica il ricorso ad appalti e (quasi) null’altro”. Leggi >

Mese sociale. Coprogettare è utile?

La coprogettazione è una modalità di rapporto fra pubblico e terzo settore che si sta facendo strada anche come strumento in grado di superare i limiti di un sistema pubblico di welfare in crescente difficoltà, spesso ingessato, che necessita di innovarsi. L’idea è che mettendo insieme sguardi, risorse e competenze diverse si possano creare inediti percorsi di lavoro e nuove e più efficaci risposte alle domande sociali. Per questo recentemente di coprogettazione tra pubblico e privato si parla molto, e si pratica anche con diffuso impegno. Ma è davvero utile, a cosa serve, quali benefici genera la coprogettazione? Leggi >

Altre politiche

L’educatore socio-pedagogico e il pedagogista

Il ruolo delle professioni sociali è posto, in questo periodo di incertezza sullo sviluppo del welfare, di fronte a significativi cambiamenti. Chi opera nel sociale oggi è quotidianamente messo alla prova di fronte alla necessità di lavorare con bisogni profondi, culture diverse, esigenze essenziali. In questo quadro i professionisti del sociale si trovano costantemente ad orientare i propri comportamenti professionali per accogliere tali bisogni, e a incrementare le sinergie fra professioni, nella prospettiva di sviluppare nuovi e più efficaci interventi. Le professioni sociali sono pertanto sempre più frequentemente portate a lavorare da un lato sviluppando proprie competenze specifiche e specialistiche, dall’altro mettendo a disposizione le proprie abilità e competenze in sinergia con altre professionalità e organizzazioni nella logica del lavoro di rete. Leggi >

Istituzioni e governance

Agilità, flessibilità, cooperazione nel welfare in “cantiere”

Questo articolo, guardando alla storia recente delle politiche sociali in Italia, sottolinea come  da un’idea di Welfare sociale universale, pubblico, “sistema integrato”, inclusivo e di sviluppo della coesione sociale (le parole d’ordine pre-crisi) siamo oggi in un contesto nel quale si parla di un welfare sociale “agile”, “generativo”, “collaborativo”, “secondo”, “flessibile”, di “stimolo della responsabilità sociale della società civile”, un welfare che  non ha più pretese di cambiamento strutturale e di sistema, ma che riesce ad operare grazie ad una pragmatico orientamento “modesto”.  L’autore si chiede se si tratta solo di una inversione di rotta terminologica o di un sostanziale e non più reversibile processo di cambiamento e, propendendo per questa seconda ipotesi, identifica alcuni punti di attenzione per chi programma politiche sociali pubbliche. Leggi >