Famiglia, infanzia e adolescenza

Educazione: Cenerentola del welfare al tempo del Covid-19 – Parte 1

Dalla totale chiusura alle faticose prove di ri-apertura

In questo e nel successivo contributo abbozziamo un primo provvisorio esame retrospettivo della tragica vicenda pandemica in Italia, con particolare riferimento al Sistema Educativo. In questo articolo prendiamo in esame il periodo della chiusura (fase 1) e della sperimentazione di una graduale ri-apertura (fase 2). Nel secondo analizziamo le opportunità, ma anche i ritardi e le complessità, della ri-apertura dei nidi e delle scuole, in presenza e sicurezza, a virus ancora attivo.

Tratti sulle politiche di contrasto alla diffusione del Covid-19 e sugli effetti delle relative misure di contenimento nel periodo febbraio-maggio (fasi 1 e 2).

La subdola intrusione del virus nei nostri territori ha colpito tre sfere fondamentali della vita individuale e sociale, la saluteIntesa nella definizione OMS di “stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e possibile attraverso interventi integrati di prevenzione, cura, riabilitazione (l. 833/78)., l’economiaIntendendo il complesso interrelato e complementare dei sistemi impresa, finanza, produzione, lavoro, reddito, consumo., l’educazioneIntendendo il complesso interrelato e complementare dei sistemi di formazione, istruzione, socialità.. Il Covid-19 ha dispiegato i suoi malefici esasperando tutte le ingiustizie, le disuguaglianze, i ritardi in parte già preesistenti. Il blocco dell’economia e l’isolamento forzato agli arresti domiciliari ha manifestato un alto incremento degli stessi. In particolare: delle nuove e vecchie forme di povertà multiproblematica, specie quelle significativamente correlate con il grado di stress dei genitori costretti in casa e travolti da nuove, spesso gravi, preoccupazioni; del ritardo scolastico per almeno 1/5 degli studenti (oltre 1 milione e 600.000 ragazzi privi o carenti dei necessari device per la formazione a distanza); delle problematiche comportamentali e delle sindromi di regressione; dei disturbi del sonno, di cambiamenti repentini del tono dell’umore, sensazioni di mancanza di aria, irritabilità, stati d’ansia, dispersività, scarsa concentrazione, apatia, chiusura e non comunicazioneDati pubblicati dal Ministero della Salute in base ad uno studio mirato dell’Irccs Gaslini di Genova.; delle regressioni per le persone affette da disturbi psichiatrici (pensiamo ad es. ai minori autistici); dei disabili abbandonati; degli atti anticonservativi, delle violenze domestiche; degli abusi, maltrattamenti e allentamento delle tutele per i minori causa lockdown anche per i servizi socio-sanitari e giudiziari con possibili negativi effetti di “allontanamento zero”Vedi quanto abbiamo sviluppato nell’articolo G. Garena, L. Tosco: “L’allontanamento dei minori nelle nuove fragilità e povertà educative”, Prospettive Sociali e Sanitarie, estate 2020. Nel novembre 2019 la Giunta Regionale del Piemonte ha presentato al Consiglio il DDL “Allontanamento zero” come risposta piemontese al “caso Bibbiano”. In questo DDL, in contrasto con la vigente normativa nazionale e internazionale, sono richiamate costantemente forme di “ius sanguinis” affermando sempre il diritto del minore alla sua famiglia e non ad una famiglia (L.n. 149/2001), prevedendo il ricorso ai parenti entro il quarto grado, con la sola condizione della loro disponibilità, senza considerare idoneità e significativi precedenti rapporti e confinando ad un ruolo residuale la grande esperienza degli affidamenti eterofamiliari. Al momento la procedura di approvazione risulta bloccata per l’emergenza coronavirus, ma dopo?.

 

In questi scenari il mondo dell’educazione pare aver smarrito la sua vocazione fondamentale: quella di interpretare un ruolo proattivo, creativo, per ideare e progettare rapidamente dispositivi in grado di “curare” e – per quanto ancora possibile – prevenire i danni “collaterali” che riguardano tutti gli aspetti socio-psico-pedagogici delle persone e delle relazioni. I quadri disciplinari delle scienze pedagogiche, sociali, psicologiche, filosofiche, antropologiche, non sono stati coinvolti per ripensare tempestivamente alcuni dei paradigmi fondanti delle scienze umane con i relativi dispositivi interpretativi, per rivedere le forme organizzative dei servizi. Così ha prevalso un mero approccio di medicalizzazione della crisi che ha consegnato le chiavi interpretative e prognostiche ai soli dispositivi virologici, infettivologici ed epidemiologici.

Questa sostanziale inerzia ha messo a nudo le difficoltà dei sistemi di governo, nazionale, regionale, locale, a fare sinergia, a pensare insieme facendo massa critica delle risorse e non – come è accaduto – massimizzando le differenze (spesso puramente ideologiche). Abbiamo così registrato percorsi improvvisati, accidentati, incerti, contraddittori, confusi tra politiche e azioni di contrasto al contagio e ai suoi effetti.

 

Dopo una prima fase di sostanziale sottovalutazione (dicembre 2019 – febbraio 2020), da marzo – a fronte all’esplodere dell’epidemia, alle morti, agli ospedali al collasso – la Sanità, come prevenzione e contenimento del contagio, è diventata l’assoluta priorità. Il lockdown, dapprima circoscritto ad alcuni focolai, si è sempre più esteso fino a interessare l’intero territorio nazionaleIl 20 febbraio il “paziente 1” è ricoverato all’ospedale di Codogno. Da quella data sono individuati focolai nel lodigiano, nella bergamasca e nel padovano. Con DPCM 8 marzo il lockdown viene esteso a tutta la Lombardia e ad altre 14 province delle regioni limitrofe. Con DPCM del 4 marzo su tutto il territorio nazionale vengono vietate aggregazioni e incontri e vengono sospesi i servizi educativi e quelli scolastici che di fatto terminano già intorno al 20 febbraio con le vacanze di carnevale.

 

Il lockdown quasi totale ha avuto, ha e avrà l’effetto di uno tsunami con drammatiche ripercussioni sull’economia e quindi anche sul lavoro e sulle famiglie, compensate solo parzialmente da una serie di misure di sostegno che aggravano ulteriormente il debito pubblico con condizionamenti pesanti per le attuali e future generazioniCome noto, il Dpcm 9 marzo vieta spostamenti nell’intero territorio nazionale se non per comprovate esigenze lavorative, di salute e di necessità, mentre con Dpcm 11 marzo vengono sospese tutte le attività commerciali, i servizi e le produzioni in sede, tranne quelle essenziali e della relativa filiera. Inizia così la “fase 1”. Per far fronte alla situazione, oltre alla conferma ed estensione delle provvidenze già in vigore vengono via via assunti diversi Dpcm di proroga e istituzione di nuove provvidenze sia di sostegno al reddito che per permettere alle famiglie di far fronte alla totale chiusura dei servizi educativi in presenza. In particolare: blocco dei licenziamenti, cassa integrazione speciale, reddito di emergenza per gli esclusi da altre provvidenze, una tantum per i professionisti e partite IVA, sospensione fino a 18 mesi dei ratei dei mutui, bonus baby sitter, possibilità estesa di telelavoro, dimissioni volontarie e aspettative agevolate..

 

Da metà maggio la lotta al Covid-19 profila sostanziali successi proprio grazie al lockdown. La progressiva diminuzione dei contagi e la sempre maggiore pressione delle diverse componenti dell’economia inducono, quindi, ad allentare la morsa e iniziare la fase delle aperture in convivenza con il virusIl Dpcm 26 aprile avvia la “fase 2” di lenta apertura e convivenza con il virus. Dal 4 maggio ci si può spostare all’interno del territorio regionale di residenza per incontrare congiunti, sempre mantenendo le distanze di sicurezza e evitando assembramenti..

 

Tra l’ultima decade di maggio e la prima di giugno, inizia il ritorno ad una sorta di “normalità”, pur con limitazioni per la sicurezza, con la riapertura delle attività commerciali e produttive sospese e la libertà di circolazione.Con decreto 18 maggio si prevede la riapertura delle attività produttive in tutto il territorio nazionale per le aziende che rispettano i protocolli di sicurezza previa adozione da parte delle singole aziende delle regole di prevenzione e monitoraggio al contagio. Nonchè i viaggi nella propria regione senza limitazioni di motivazioni e senza necessità di autocertificazione.

 

Tutto riapre, ma il Sistema educativo rimane al palo!

Molti genitori rientrano al lavoro in presenza, così anche i nonni riprendono il loro “impegno ordinario” e ancor di più, perché i servizi educativi e scolastici non sono funzionanti, le misure di sostegno alle famiglie tipo buoni baby sitter tardano ad essere erogati e sono, anche, meno efficaci ed efficienti dell’apporto dei nonni. Peraltro, la burocratica furia interventista-emergenziale-standardizzante della “Covid-monetarizzazione” in luogo di servizi (e non è questo l’unico caso), equiparando sciaguratamente i nonni a baby sitter prestatori d’opera in un sistema commerciale, prevede la possibilità che possano ricevere il relativo Bonus!

 

Per la scuola, invece, si rimanda a settembre e per i servizi educativi in estate; a livello nazionale impera l’incertezza: solo all’ultimo momento, con Decreto 17 maggio, vengono indicate le linee guida nazionali per le attività estive; l’11 giugno, tre giorni prima del presunto avvio, viene emessa un’integrazione, con altro decreto, anche per la fascia 0-3, che però genera diversi dubbi interpretativi.

Il risultato non può che essere deludente nonostante gli sforzi degli Enti locali e del Terzo settore. I posti disponibili risultano dimezzati rispetto agli anni precedenti, sia per le necessarie misure di distanziamento che per la contrazione del numero di attivazioni; i costi per le famiglie sono quasi raddoppiati. Tranne sparute sperimentazioni a livello locale, prevalentemente a carico di associazioni del terzo settore, mentre tutto riapre, il sistema educativo – Cenerentola di un welfare peraltro pre-traballante – è stato il primo a chiudere e sarà l’ultimissimo a riaprire.

 

Perchè l’educazione risulta la Cenerentola del Welfare al tempo del Covid?

Azzardiamo qui di seguito quelle che riteniamo le tre determinanti più critiche:

1) endemico disinteresse della politica (ai diversi livelli) per un comparto con più di nove milioni di bambini e adolescenti e, per la sola gestione diretta delle scuole statali, 800.000 insegnanti, più di 40.000 sedi scolastiche e quasi 370.000 classi. Il sistema educativo assunto quindi come costo e non come indispensabile investimento per il futuroNon è certo questa una novità, data l’entità nel nostro paese degli investimenti precovid, sensibilmente inferiori alla media europea, in istruzione, cultura, ricerca (vedi Rapporto Censis 2019).;

2) illusione che i provvedimenti di sostegno alle famiglie permettano il totale accudimento dei figli; sopravvalutazione degli aspetti positivi di una intensa “relazione domestica” e sottovalutazione del bisogno di istruzione, apprendimento, socialità in contesti educativi con altri adulti e coetanei. Si è scaricato sulle responsabilità genitoriali un mandato di “resilienza eccezionale”, e poi, nonostante tutto, “ci sono i nonni”….Dichiarati al lockdown anziani fragili e a rischio contagio con gravi conseguenze per sé e per la tenuta del sistema sanitario, alla riapertura improvvisamente tornano arzilli vecchietti, mascherino-guanti-disinfettanti muniti, ancora più impegnati, a scuole chiuse, con i nipoti. Ma se i bambini e i ragazzi hanno certo bisogno di genitori e anche di nonni, questa non può essere la sola risposta, perché, come dimostrato, devono stare con altri adulti e con i coetanei, pena il rischio di danni gravi e diffusi.;

3) sopravvalutazione dell’efficacia della didattica a distanza a fronte dell’emergere dei rilevanti limiti dello strumento rispetto alle esigenze di educazione e di socialitàRilevante l’effetto di discriminazione e di ulteriore aumento della forbice delle disuguaglianze e delle povertà educative per situazioni di deprivazione sociale e assenza/carenza al domicilio di “device” (vedi Rapporto annuale Istat 2020).

Nonostante queste determinanti riteniamo che nei prossimi mesi si possa ancora mettere in atto uno sforzo di attivazione delle competenze educazionali della comunità scientifica e delle consistenti risorse sociali, formali e informali, del nostro Paese. Al di là di quanto e come, speriamo, le misure straordinarie di sostegno economico alle famiglie riusciranno ad ammortizzare disagi e malcontento sul piano materiale, siamo ancora in tempo per colmare il grave gap educativo, per affrontare la sfida sui beni relazionali che hanno anche una forte valenza economica, per contrastare efficacemente le estese povertà immateriali che si sono acuite negli ultimi sei mesi. Ma è necessario, insieme alle istituzioni e al tessuto sociale nel suo complesso, uno sforzo straordinario delle scienze umane e dei professionisti impegnati nel settore educativo: insegnanti, educatori professionali, assistenti sociali, psicologi, animatori, sapranno essere il controaltare degli straordinari medici, infermieri, operatori sociosanitari delle terapie intensive e delle cure domiciliari ai pazienti Covid-19?

Ci vuole sicuramente un’estate straordinaria, di poche vacanze e di tanto impegno!

Commenti

A mio modesto parere, qualora vi fossero anche le disponibilità di device per le famiglie meno abbienti, non meno importante è da considerare la situazione “ambientale” in cui la formazione a distanza avviene: se un giovane studente si trova ad abitare in una casa con spazi ristretti per la numerosità del nucleo non credo che la soluzione al bisogno formativo si esaurisca nello strumento elettronico, in quanto l’ambiente circostante non favorisce concentrazione, apprendimento, partecipazione e confronto.

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