Politiche europee

Il Discorso sullo stato dell’Unione del Presidente Juncker

Bruxelles, 13 settembre 2017

Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, il 13 settembre ha pronunciato a Strasburgo, dinanzi ai membri del Parlamento europeo, il discorso sullo stato dell’Unione 2017, presentando le priorità per l’anno prossimo e delineando la sua personale visione di come potrebbe evolvere l’Unione europea fino al 2025. Link al discorso completo.

 

Presentiamo di seguito la parte del discorso contenente l’unica proposta riferita a tematiche sociali, focalizzata sul tema delle migrazioni. Juncker ha anche sollecitato gli Stati membri ad attivarsi rapidamente in direzione dell’implementazione del pilastro europeo dei diritti sociali, da promuovere in particolare presso il vertice sociale per l’occupazione e la crescita eque, in programma a Göteborg il 17 novembre 2017, evento cruciale per indirizzare i lavori dell’Ue sul fronte delle politiche sociali, scelto dalla Commissione europea per il lancio congiunto, insieme al Parlamento europeo e al Consiglio, del pilastro sui diritti sociali. Juncker ha sottolineato che il Pilastro non sarà lo strumento in grado di armonizzare i sistemi sociali nazionali, che continueranno ad essere diversi ancora a lungo: con esso però l’Europa potrà contare almeno su alcuni standard comuni di riferimento che garantiscano “una visione comune di cosa è giusto sul piano sociale nel nostro mercato unico”.

 

Relativamente all’obiettivo migrazioni, Juncker ha presentato i successi realizzati e i programmi di sviluppo per il prossimo anno:

 

“Malgrado le discussioni e le controversie sollevate dall’argomento, siamo riusciti a compiere progressi concreti, anche se, lo ammetto, in molte aree insufficienti.

Oggi proteggiamo più efficacemente le frontiere esterne dell’Europa. Più di 1 700 agenti della nuova guardia di frontiera e costiera europea aiutano 100 000 guardie di frontiera nazionali degli Stati membri a pattugliare territori in Grecia, Italia, Bulgaria e Spagna. Abbiamo frontiere comuni ma gli Stati membri che si trovano geograficamente in prima linea non possono essere lasciati soli a proteggerle. Le frontiere comuni e la protezione comune devono andare di pari passo.

Siamo riusciti ad arginare flussi irregolari di migranti che erano fonte di grave preoccupazione per molti. Abbiamo ridotto del 97% gli arrivi irregolari nel Mediterraneo orientale grazie all’accordo con la Turchia. E quest’estate siamo riusciti a controllare meglio la rotta del Mediterraneo centrale: ad agosto gli arrivi sono scesi dell’81% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

In questo modo abbiamo nettamente ridotto le perdite di vite umane nel Mediterraneo.

Non posso parlare di migrazione senza rendere un omaggio sentito all’Italia per il suo nobile e indefesso operato. Durante l’estate la Commissione ha lavorato in perfetta armonia con il Presidente del Consiglio italiano e amico Paolo Gentiloni e con il suo governo per migliorare la situazione. Così abbiamo fatto e così continueremo. Perché l’Italia sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo.

Urge poi migliorare le condizioni di vita dei migranti in Libia. Sono inorridito dalle condizioni disumane dei centri di detenzione e di accoglienza. L’Europa ha una responsabilità – una responsabilità collettiva – e la Commissione lavorerà di concerto con le Nazioni Unite per porre fine a questo scandalo, che non si può tollerare.

Anche se mi rattrista constatare che la solidarietà non è condivisa equamente tra tutti gli Stati membri, l’Europa nel suo insieme ha continuato a dimostrare solidarietà. Solo nell’ultimo anno i nostri Stati membri hanno reinsediato e dato asilo a più di 720 000 rifugiati: il triplo rispetto agli Stati Uniti, al Canada e all’Australia messi insieme. Al contrario di quanto dice qualcuno, l’Europa non è una fortezza né dovrà mai diventarlo. L’Europa è e deve rimanere il continente della solidarietà dove possono trovare rifugio coloro che fuggono le persecuzioni.

Vado particolarmente fiero dei giovani volontari europei che danno lezioni di lingua ai rifugiati siriani e delle migliaia di giovani che prestano servizio nel nuovo Corpo europeo di solidarietà. Perché rendono viva e vera la solidarietà europea.

Ora però dobbiamo raddoppiare il nostro impegno. A fine mese la Commissione presenterà una nuova serie di proposte incentrate sul rimpatrio, sulla solidarietà nei confronti dell’Africa e sull’apertura di percorsi legali.

Per quanto riguarda il rimpatrio, vorrei sottolineare che chi non ha titolo a rimanere in Europa dev’essere rinviato nel paese di origine. Poiché solo il 36% degli immigrati irregolari è rimpatriato, è chiaro che dobbiamo intensificare di molto il nostro lavoro. Solo in questo modo l’Europa potrà essere solidale nei confronti dei rifugiati con reali esigenze di protezione.

La solidarietà non può valere soltanto all’interno dell’Europa. Dobbiamo anche dimostrare solidarietà nei confronti dell’Africa. L’Africa è un continente nobile, un continente giovane, è la culla dell’umanità. Il Fondo fiduciario UE-Africa, con una dotazione di 2,7 miliardi di euro, sta creando opportunità di lavoro in tutto il continente. La maggior parte di questo finanziamento proviene dal bilancio dell’UE, contro un contributo di soli 150 milioni di euro della totalità degli Stati membri. Il Fondo sta sfiorando i limiti. Conosciamo i pericoli della carenza di finanziamenti – o quanto meno dovremmo: nel 2015, quando il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha esaurito i fondi, molti migranti hanno preso la direzione dell’Europa. Invito tutti gli Stati membri a passare dalle parole ai fatti e a garantire che il Fondo fiduciario per l’Africa non subisca la stessa sorte. Stiamo rischiando grosso.

Lavoreremo inoltre per aprire percorsi legali. La migrazione irregolare si fermerà solo se si aprirà un’alternativa reale ai viaggi perigliosi. Abbiamo reinsediato quasi 22 000 rifugiati dalla Turchia, dalla Giordania e dal Libano e personalmente sostengo l’invito dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati a reinsediare altri 40 000 rifugiati dalla Libia e dai paesi circostanti.

Allo stesso tempo la migrazione legale è una necessità assoluta per un continente europeo che sta invecchiando. Perciò la Commissione ha presentato proposte per agevolare l’ingresso in Europa dei migranti qualificati grazie alla Carta blu. Ringrazio il Parlamento per il sostegno offerto.”

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