La badante non basta più

A cura del Laboratorio di Politiche Sociali | Politecnico di Milano

Tito Boeri sulla riforma per la non autosufficienza

Non solo Indennità di accompagnamento

«In vista della prossima legislatura è importante parlare di riforma dell’indennità di accompagnamento». Ne è convinto Tito Boeri, presidente dell’INPS dal 2014 che nel suo intervento sulla proposta di riforma del Punto di welforum, ha sottolineato l’esigenza di portare alla luce questi temi. Se una riforma delle misure rivolte alla non autosufficienza può implicare dei costi politici iniziali, è anche vero che garantisce vantaggi sul lungo termine su cui si può capitalizzare consenso.

 

Nel valutare i costi di una riforma dell’Indennità di accompagnamento, secondo Boeri, anche il tema dell’emersione del lavoro sommerso delle “badanti” è da prendere seriamente in considerazione, in quanto una parte dei costi può essere recuperata attraverso l’emersione di lavoro attualmente in nero. Attraverso questo “tesoretto” si potrebbe gradualmente sviluppare, nel corso di una legislatura, un programma ambizioso di riforme, che avvicinerebbe l’Italia alle migliori pratiche esistenti a livello europeo, ad aggredendo un problema di fondo del nostro paese, cioè quello di continuare ad affidare la copertura dei bisogni delle persone non autosufficienti alle famiglie, peraltro con dei costi altissimi in termini di limitata partecipazione femminile al mercato del lavoro.

 

Boeri trova, inoltre, paradossale come in Italia si discuta quasi unicamente di pensioni ignorando altri aspetti della protezione sociale su cui il nostro Paese è molto più lacunoso. Come per le pensioni, anche la non autosufficienza è un problema con un profilo generazionale molto forte.  È, inoltre, una problematica in continua espansione. Già oggi si contano 4 milioni di persone beneficiari di prestazioni INPS o degli enti territoriali, legate alla disabilità o alla non autosufficienza: un numero, in prospettiva, destinato ad aumentare. Sulla proposta avanzata nel Punto di welforum, Boeri condivide due elementi centrali. Il primo è rappresentato dall’oggettività, cioè il tentativo di selezionare i beneficiari attraverso delle metriche, delle misure, che siano il più accurate ed oggettive possibili. La strumentazione di valutazione deve essere la stessa per tutte le fasce di età: «dobbiamo intervenire a tutte le età, non dobbiamo porre delle condizioni categoriali legate all’età. Lascerei solo la scelta su come articolare concretamente i servizi in natura al territorio, agli assistenti sociali locali dato che fasce di età diverse hanno necessità differenti».

 

Un secondo elemento che rende significativa la proposta è rappresentato dal principio di dare di più a chi ha più bisogno. Attualmente gli strumenti a disposizione sono mal definiti, finendo per dare poco a molti, anziché calibrare gli importi in base alle condizioni di bisogno e alle condizioni reddituali e patrimoniali delle persone. Assistere una persona non autosufficiente è molto costoso e non tutti possono permetterselo. Questo aspetto deve essere un principio generale da adottare nel nostro paese perché, secondo Boeri: «diamo troppo poco a persone che hanno gravi condizioni di non autosufficienza e a famiglie che hanno poche fonti di reddito».

 

Nel suo intervento, Boeri ha ribadito quanta attenzione INPS dedichi a questi temi portando come esempio il programma Home Care Premium, che è stato attualmente riformato e che giudica come un possibile esempio da cui trarre delle lezioni per riformare le attuali misure rivolte al supporto della non autosufficienza. L’idea è superare in particolare quegli incentivi “perversi” che possono avere luogo in una situazione in cui si può essere beneficiari di un’intera misura (e quindi con un rischio di sanzione per l’abuso che viene largamente compensato dalla possibilità di ricevere somme consistenti) oppure non lo si è di nulla. In Home Care Premium si sono definiti diversi livelli di gravità attraverso l’introduzione di misure oggettive basate soprattutto su accertamenti multidimensionali svolti da assistenti sociali che permettono di assegnare un punteggio alle diverse persone che fanno domanda per le prestazioni. Queste informazioni vengono poi unite alle informazioni relative all’ISEE per determinare l’ammontare delle prestazioni, dando importi diversi a seconda del bisogno di non autosufficienza e a quello economico.

Un altro aspetto su cui INPS ha lavorato, e che risulta in linea con la proposta di riforma presentata nel Punto di welforum, è l’importanza dei servizi. Anche l’esperienza di Home Care Premium si è mossa, infatti, in questa direzione mettendo a disposizione servizi quali l’assistenza domiciliare e non solo trasferimenti monetari finalizzati a retribuire l’assistente familiare.

 

Boeri, infine, ha anche posto una riflessione di più ampio respiro: perché la proposta di riforma si deve limitare all’Indennità di Accompagnamento? Il problema della non autosufficienza trascende, infatti, l’Indennità di accompagnamento e necessita di sempre più risorse. Secondo le stime INPS il costo delle prestazioni dovrebbe lievitare di almeno 1/3 da qui al 2050/2060 solo per l’andamento demografico, andando:«a superare il 3,2% del PIL in spesa per la non autosufficienza rispetto al livello attuale che è appena sopra al 2%». Pertanto, secondo Boeri, risulta cruciale affrontare il problema a fondo, in tutte le sue sfaccettature e considerando tutti gli strumenti che vengono forniti. Gli enti territoriali hanno un ruolo fondamentale, soprattutto nella gestione dei servizi di cura formale e specializzata che possono sgravare i carichi che attualmente ricadano sulle famiglie. Però, gli accertamenti sullo stato del bisogno devono essere uniformi su tutto il territorio, perché «non penso sia giusto avere una situazione in cui è l’amministrazione centrale che paga e sono poi delle entità decentrate che decidono chi è beneficiario e chi no. Questa è una combinazione che non incentiva un uso molto attento delle risorse pubbliche».

 

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