L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza
Sfide e prospettive nel contesto italiano
A cura di Alessandra Pernetti | 26 Marzo 2025
L’educazione affettiva e sessuale rappresenta, secondo la comunità scientifica internazionale, un pilastro fondamentale per lo sviluppo consapevole degli adolescenti e per la promozione di relazioni sane e rispettose. Nonostante ciò, l’Italia ha fino ad ora poco investito in questo ambito, che risulta, pertanto, ancora frammentato e carente. Il recente rapporto di Save the Children “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?”, basato su un’indagine condotta su un campione di 800 adolescenti tra i 14 e i 18 anni e di 400 genitori, fornisce una fotografia delle conoscenze, delle fonti informative e delle criticità legate al sistema educativo italiano.
La frammentarietà delle fonti di informazione e le sue conseguenze
Un primo dato di rilievo riguarda le fonti da cui gli adolescenti traggono informazioni sulla sessualità. Il quadro che emerge dal rapporto evidenzia una preoccupante prevalenza di risorse informali e non istituzionali: il 47% dei giovani dichiara di ricorrere a siti web e articoli online, mentre il 57% si informa sulle infezioni sessualmente trasmissibili (IST) tramite internet. Più allarmante è il dato secondo cui il 22% dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni utilizza video pornografici come fonte informativa. Questo fenomeno non può che suscitare interrogativi sul potenziale impatto negativo di tali contenuti, spesso veicolo di rappresentazioni distorte della sessualità e rafforzamento di stereotipi e aspettative irrealistiche sulle relazioni intime. La scarsa presenza di percorsi educativi strutturati in ambito scolastico contribuisce a questa deriva informativa: infatti, il 35% degli adolescenti riferisce di non aver ricevuto un’educazione sessuale adeguata, mentre solo il 15% dichiara di aver seguito un percorso formativo completo e approfondito. È quindi proprio questa lacuna che porta molti giovani a cercare risposte su internet, rischiando pertanto di intercettare informazioni parziali o scorrette. Riguardo sempre all’utilizzo delle fonti informative, la ricerca sottolinea alcune significative differenze di genere: le ragazze tendono a cercare attivamente informazioni relative alla contraccezione e alla prevenzione delle IST (62% contro il 41% dei ragazzi), mentre i ragazzi si affidano maggiormente a fonti informali come gli amici (38%) o la pornografia (29%). Queste evidenze sembrano quindi suggerire che le ragazze abbiano una percezione maggiore dei rischi legati alla sessualità, mentre i ragazzi mostrano una minore consapevolezza delle possibili conseguenze di comportamenti sessuali non protetti. Altrettanto preoccupante è la percentuale di adolescenti che ritiene i contenuti pornografici una rappresentazione veritiera della realtà: il 39% dei ragazzi che guardano regolarmente pornografia, infatti, considera realistici i modelli proposti. Si tratta di un risultato preoccupante, dato che gli studi scientifici evidenziano come un’esposizione precoce e frequente alla pornografia possa normalizzare comportamenti violenti, perpetuare stereotipi sessisti e ridurre la capacità di sviluppare relazioni affettive basate sul rispetto reciproco. Come è noto, i social media assumono un ruolo centrale nella costruzione delle conoscenze adolescenziali e l’ambito della sessualità non fa eccezione. Il 34% degli adolescenti dichiara di aver ottenuto informazioni su contraccezione, IST e relazioni affettive da piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube, mentre il 18% segue attivamente influencer che trattano questi temi. Tuttavia, solo il 21% verifica l’affidabilità delle informazioni acquisite online, il che sottolinea la necessità di educare i giovani a riconoscere fonti autorevoli e contenuti validati scientificamente. Un ulteriore elemento distintivo riguarda la disponibilità al dialogo con gli adulti: le ragazze appaiono più propense a discutere di tematiche legate alla sessualità e agli affetti con figure di riferimento adulte (genitori, insegnanti, medici), mentre i ragazzi manifestano una maggiore reticenza a intraprendere conversazioni su questi temi con degli adulti. In questo senso, un contesto educativo adeguato dovrebbe favorire un dialogo maggiormente aperto e privo di giudizi, in grado di includere e coinvolgere entrambi i generi. L’indagine mette in luce anche fenomeni preoccupanti legati alle discriminazioni di genere e alla percezione della sessualità. Il 14,4% degli adolescenti giustifica comportamenti discriminatori, con percentuali allarmanti su omofobia (21,9%), bullismo (18,2%) e sexting indesiderato (17,8%). Il cyberbullismo è segnalato dall’11,5% degli intervistati come uno dei problemi principali nel contesto scolastico, secondo solo al bullismo (19,8%), mentre il sexting e la produzione di materiale pornografico tra coetanei sono percepiti come pratiche comuni, aumentando il rischio di ricatti e revenge porn.
Il ruolo della scuola e l’esigenza di un’educazione sessuale obbligatoria e inclusiva
La scuola continua a rappresentare un punto di riferimento potenziale, sebbene con molte lacune. Infatti, ben l’82% degli studenti che ha partecipato a corsi di educazione sessuale li ha trovati utili. Purtroppo, però, pare si tratti di iniziative episodiche: il 44% ha seguito solo lezioni sporadiche, mentre il 32% ha partecipato a un singolo evento isolato. Ne consegue che le informazioni ricevute sono spesso incomplete e insufficienti per garantire una piena consapevolezza della sessualità e degli affetti. Gli adolescenti che hanno partecipato all’indagine esprimono il desiderio di un’educazione sessuale obbligatoria e strutturata, che non si limiti agli aspetti biologici e preventivi, ma affronti anche le dimensioni emotive, relazionali e sociali della sessualità. Si tratta di un modello che è già stato implementato con successo in diversi paesi europei. In contesti come la Svezia, Paesi Bassi e Germania, che hanno introdotto programmi obbligatori di educazione sessuale a partire dalle scuole primarie, si registra infatti una riduzione delle IST, delle gravidanze adolescenziali e un aumento della consapevolezza nelle relazioni affettive. L’esempio più lampante è quello dei Paesi Bassi, dove il 93% degli studenti riceve un’educazione sessuale completa prima dei 15 anni: ciò contribuisce al mantenimento di un tasso di gravidanze adolescenziali tra i più bassi d’Europa.
Gli interventi di Save the Children
Save the Children ha sviluppato azioni finalizzate a fornire percorsi educativi mirati e progettualità orientate a sensibilizzare sui temi del rispetto di sé e degli altri, della gestione consapevole delle emozioni, della prevenzione della violenza di genere e dell’uso responsabile delle tecnologie digitali. L’obiettivo ultimo di queste iniziative, che coinvolgono scuole, famiglie, professionisti e giovani, è quello di favorire lo sviluppo di relazioni sane e promuovere una cittadinanza digitale rispettosa, inclusiva e orientata alla prevenzione di fenomeni come il cyberbullismo. Tra i progetti principali compaiono:
- Il progetto “Fuoriclasse in Movimento”, che coinvolge dal 2017 una rete nazionale di oltre 250 scuole primarie e secondarie di primo grado, con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica e favorire il benessere degli studenti attraverso percorsi di partecipazione attiva. In questa rete sono istituiti dei “Consigli Fuoriclasse”, composti da docenti, studenti e studentesse, con il fine di individuare eventuali criticità e proporre soluzioni condivise stabili. Nell’ambito di queste attività, Save the Children ha promosso alcuni interventi mirati, e gestiti da un team di psicologi, volti alla prevenzione della violenza di genere, a favore dell’educazione affettiva e relazionale e al contrasto di ogni forma di bullismo e discriminazione. Al 2024 risultano coinvolte nel progetto 60.000 persone.
- Il progetto “UNDERADIO”, che dal 2011 propone percorsi curricolari, riconosciuti anche come ore di Educazione Civica e PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), finalizzati alla creazione di podcast su temi di interesse per le classi coinvolte. Dai laboratori emerge con frequenza il bisogno, manifestato dagli studenti stessi, di confrontarsi e approfondire tematiche legate all’affettività, alle relazioni e alla sessualità. Il progetto ha coinvolto circa 3.250 studenti e 274 docenti ad Avellino, Napoli, Roma e Torino.
- Il progetto “DATE” – implementato tra gennaio 2021 e dicembre 2023 – e la campagna “Lo hai mai fatto?”, che prevedono il coinvolgimento diretto dei giovani e di scambi tra pari. In questo contesto, ragazze e ragazzi appartenenti al Movimento Giovani (rete di giovani promossa da Save the Children) hanno veicolato un messaggio forte e diretto ai propri coetanei, mirato a promuovere il riconoscimento della violenza di genere in tutte le sue manifestazioni, incluse quelle che si verificano nello spazio digitale. Questa strategia peer-to-peer risulta particolarmente efficace nel sensibilizzare i giovani su temi quali il fenomeno del revenge porn, il controllo digitale del partner e il sexting non consensuale, offrendo loro strumenti pratici per prevenire e affrontare tali comportamenti. Non meno rilevante è la richiesta avanzata dai giovani del Movimento di introdurre percorsi strutturati di educazione sessuale e affettiva all’interno delle scuole e di promuovere una formazione adeguata a docenti, educatori, genitori e operatori delle forze dell’ordine, al fine di costruire una rete di prevenzione e consapevolezza. In particolare, il progetto DATE si è particolarmente concentrato sul contrasto alla violenza di genere online e offline (su cui verteva un’indagine di Save the Children dello scorso anno; su Welforum ne avevamo dato conto qui), attraverso il confronto tra adolescenti e adulti di riferimento.
- Il progetto nazionale “Generazioni Connesse” – attivo tra febbraio 2022 e dicembre 2023 – incentrato sulla formazione degli adulti (circa 357.000 persone raggiunte), oltre che degli studenti (900.000 intercettati), e la linea “STOP IT”. Quest’ultima è una hotline anonima attiva dal 2002 e finalizzata alla segnalazione di episodi di violenza relazionale online tra adolescenti e alla prevenzione della circolazione di materiale pedopornografico online.
Conclusioni
I dati raccolti dal rapporto di Save the Children mettono in luce la necessità di sviluppare, nel contesto italiano, un sistema educativo più strutturato e inclusivo, che integri in modo sistematico l’educazione affettiva e sessuale all’interno dei curricula scolastici. Le evidenze empiriche derivanti dalle esperienze europee indicano chiaramente che i programmi di educazione sessuale comprensiva contribuiscono a ridurre l’incidenza di gravidanze indesiderate, IST e comportamenti a rischio, promuovendo al contempo il benessere emotivo e relazionale dei giovani. In un quadro sociale e culturale caratterizzato da sfide sempre più complesse, appare imprescindibile un impegno congiunto da parte delle istituzioni, del sistema scolastico, delle famiglie e delle strutture sanitarie. Tale collaborazione dovrebbe tradursi nell’implementazione di politiche educative fondate su solide evidenze scientifiche e calibrate sulle esigenze specifiche degli adolescenti, con l’obiettivo di promuovere una crescita consapevole e responsabile. L’approccio proposto dalle iniziative di Save the Children rappresenta un ottimo esempio di un modello di intervento di natura multidimensionale e sistemica, finalizzato a promuovere il benessere integrato di bambini e adolescenti in ambito affettivo, sessuale e digitale. Le attività descritte non si limitano a rispondere a bisogni educativi specifici, ma mirano altresì a costruire una cultura inclusiva e rispettosa, capace di prevenire fenomeni di violenza e discriminazione e di favorire lo sviluppo di una cittadinanza consapevole, orientata al rispetto e alla tutela dei diritti di tutti.