Mese sociale - Novembre 2018

In collaborazione con Redattore Sociale

Gioco d’azzardo

Il nuovo studio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) chiarisce finalmente i numeri sulle ludopatie, da vero allarme sociale. Sono un milione e mezzo i giocatori problematici in Italia. E un adulto su tre ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno.

“Dall’indagine è emerso che 18 milioni di italiani adulti hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno – afferma Roberta Pacifici, direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS – di questi più di 13 milioni giocano in modo “sociale”, due milioni presentano un profilo a basso rischio e un milione e 400 mila persone presentano un rischio moderato. Un milione e mezzo sono giocatori problematici – continua Roberta Pacifici – sono cioè coloro che faticano a gestire il tempo da dedicare al gioco, a controllare la spesa, alterando inoltre i comportamenti sociali e familiari”.

Qual è il profilo del giocatore problematico? Rispetto ai giocatori “sociali”, i giocatori problematici praticano di più le Slot e le video lotterie e presentano stili di vita meno salutari: fumo, abuso di alcol e di sostanze stupefacenti. Il rapporto dell’ISS ha indagato anche l’aspetto economico del gioco problematico. Il 5,8% dei giocatori problematici, infatti, ha ottenuto la cessione del quinto sullo stipendio rispetto allo 0,7 dei non giocatori, il 27,7% ha ottenuto prestiti da società finanziare rispetto al 4% del non giocatore e il 14,2 ha chiesto prestiti a privati rispetto allo 0,9% dei non giocatori.

Un aiuto dal numero verde. Per aiutare i giocatori a rischio l’Istituto Superiore di Sanità ha attivato il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al Gioco d’Azzardo (TVNGA). Il numero verde di aiuto 800558822 copre l’intero territorio nazionale. In modo anonimo e gratuito, aiuta i giocatori a rischio e problematici e i loro familiari orientandoli sui servizi più vicini al loro domicilio in grado di sostenerli.

 

Reddito di cittadinanza: se ne riparla nel 2019

Non sarà la legge di bilancio a decretare l’avvio della tanto annunciata misura, ma un decreto da emanarsi tra la fine dell’anno e inizio dell’anno nuovo. Ciò pone un evidente problema di tempistica, dato che il concreto avvio della misura è stato garantito, dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro il mese di marzo. Sia dal punto di vista della organizzazione dell’erogazione delle somme di denaro (si parla di supporti digitali come app e bancomat dedicati), ma soprattutto dal punto di vista dell’organizzazione dei Centri per l’impiego, oggi totalmente inadeguati a sostenere il carico di lavoro che questa misura comporterà.

Dalla prima accoglienza alla prima detenzione

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha presentato il 7 novembre le nuove linee guida degli appalti per i servizi d’accoglienza. Come già annunciato da tempo l’obiettivo era tagliare i 35 euro pro capite pro die erogati per la gestione dell’accoglienza, portandoli a 19-26 euro. “Abbiamo portato ordine, regole, serietà e trasparenza in un fenomeno dell’accoglienza che era diventato un mercimonio, un business fuori da ogni controllo, pagato dal contribuente” ha detto Salvini. Ma le organizzazioni che si occupano di diritti in Italia criticano duramente il provvedimento e parlano dell’inizio “della mangiatoia vera”.

Come vengono tagliati i 35 euro? Secondo il provvedimento illustrato dal Viminale, le risorse erogate per l’accoglienza ai migranti saranno equiparate a quelle degli ospedali e i servizi offerti saranno esclusivamente quelli basilari: vitto, alloggio, vestiti, pulizie.

I corsi di italiano e tutte le attività volte all’inserimento lavorativo e all’integrazione saranno ad esclusivo appannaggio di coloro che hanno già ricevuto la protezione in Italia: ossia una frazione minoritaria, dato che chi riceve protezione esce da questo circuito. “Il ragionamento è che non ha senso offrire servizi in più se poi il soggetto sarà giudicato irregolare da espellere”, spiega il Viminale. Inoltre, più grandi saranno i centri di accoglienza, più bassi saranno i costi. Chi, tra gli immigrati, sarà ospitato in piccoli appartamenti si farà le pulizie da solo e cucinerà da sé – spiega ancora il Viminale.

Secondo l’ex dirigente del dipartimento Libertà civili e immigrazione del ministero e oggi direttore del Centro italiano rifugiati (Cir), Mario Morcone le persone resteranno “congelate”: “Nel momento in cui si tagliano i servizi come l’apprendimento della lingua italiana, i percorsi legali e di inclusione nel paese si distrugge tutto quello che si è cercato di costruire in questi anni. Tutte le eventuali possibilità di formazione e di avvio al lavoro vengono meno. Il rischio è la marginalizzazione”.

Secondo il prefetto, inoltre, saranno sempre meno le associazioni “oneste”, disposte a erogare servizi a un costo così basso. “Le associazioni hanno anche dei valori – sottolinea Morcone – per fare un servizio, che non definirei neanche di accoglienza, dove si tratta di dare solo da dormire e da mangiare basterà un albergatore fallito”.

 

Due anni di “Dopo di Noi”

A due anni dall’entrata in vigore della legge 112 sul “Dopo di Noi”, Claudio Castegnaro ed Eleonora Gnan ne tracciano un primo bilancio su Welforum.it. Sulla legge 112 si sono concentrate molte aspettative, sia dalla parte sociale sia dagli operatori dei servizi. Si stanno raccogliendo i primi frutti a livello territoriale. In attesa che il Governo ottemperi all’impegno preso in Parlamento per il ripristino del Fondo Dopo di Noi, come si comporteranno le Regioni? Anticiperanno con fondi propri le risorse mancanti oppure le integreranno con fondi di altra natura?

Importanti nodi riguardano i processi. Come gestire le persone che non potranno beneficiare tempestivamente delle misure previste dalla Legge a causa della mancanza di risorse ovvero per inadeguatezza organizzativa dei servizi? E soprattutto, come progettare e gestire i percorsi di uscita progressiva dalle misure, in particolare dai contributi finalizzati all’autonomia e alla vita indipendente?

Su questi nodi e sulle sfide da affrontare il nuovo “Punto di Welforum”, che uscirà il 21 ottobre sul sito www.welforum.it, approfondisce temi e problemi. Attendiamo ora il monitoraggio ministeriale, ma soprattutto una (ri)attivazione dell’Osservatorio nazionale, affinché si possa approfondire il tema della valutazione dell’efficacia, equità e sostenibilità degli interventi collegati alle misure introdotte.

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