Mese sociale - Parole per il 2021

Ci ha invaso di parole nuove l’anno appena concluso. Le abbiamo usate a volte con disinvoltura, altre volte con grande sofferenza, nell’angoscia e nel dolore che ha colpito molti di noi. L’anno passato ci ha rubato la socialità, le relazioni consumate dal vivo, lo stare insieme senza sentirci fuorilegge. Microfoni, schermi, mascherine sono diventati gli intermediari dei nostri dialoghi. Ci siamo accorti di quanto è faticoso comunicare quello che le parole non dicono, di quanto vale – più di mille cose dette – l’intesa di uno sguardo vero, un sorriso inaspettato. Di quanto vale un corpo che sente, non solo che ascolta. Eppure è alle parole che dobbiamo continuare a rifarci: per riconoscerci, per stare in relazione, per sperare.

Vorremmo ripartire da qui, dalle parole che crediamo più utili e augurabili per questo nuovo anno, un anno che inizia ancora in emergenza, ma che vogliamo credere anche un anno di riscatto. Quali saranno queste parole, quali quelle più necessarie per il futuro che ci attende?

Ciascun redattore di Welforum ne ha scelta una, particolarmente significativa per lui, per noi: qui ne spiega brevemente le ragioni. Non è un glossario, né una lista ragionata: molte parole altrettanto significative restano fuori, ma quelle che ci sono hanno un peso specifico particolare. Sono parole di respiro che non si fermano al breve termine (un orizzonte corto da cui fatichiamo a uscire come sistema-paese) ma guardano al futuro. Termini scelti anche “di pancia” sulla base dei nostri valori, delle urgenze che sentiamo e che vogliamo esprimere. Parole che l’anno appena trascorso ha cambiato e che assumono, ora, una prospettiva nuova.

Buona lettura e, a tutti i lettori di Welforum, buon 2021.

S.P.

 

Casa

La casa è la nostra dimora di vita, la nostra protezione. Ma può essere un bene precario, minacciato, inadeguato. O semplicemente assente. All’opposto, la casa può diventare il luogo della stasi, da cui non si esce mai. La reclusione domestica porta con sé evidenti complicazioni, per chi, fragile, ha la fortuna di essere aiutato, e ancor più per chi un aiuto non ce l’ha. La tanto auspicata sanità di territorio, di prossimità, di iniziativa, dovrà essere una sanità che entra nelle case, che aiuta chi aiuta, e aiuta chi è solo. Non si tratta solo di fare uscire dalla (frequente) irrilevanza l’assistenza domiciliare pubblica, ma di ridisegnare completamente la sua configurazione, la sua missione, il suo perimetro, le professioni coinvolte, a fronte delle trasformazioni profonde che demografia e strutture familiari ci consegnano.

Sergio Pasquinelli

 

Cibo

Cibo come momento di socialità, come necessità, e soprattutto come diritto. Quante immagini affiorano nella mente? Quella dei ristoranti solitamente affollati… improvvisamente chiusi e silenziosi, se non per un asporto organizzato come unica alternativa alla saracinesca abbassata. Quella dei ragazzi in bici che ho visto a decine sfrecciare sotto la mia finestra ogni giorno, per consegnare pietanze a chi le richiedeva da casa. I titolari di bancarelle ai mercati che, pur di continuare a lavorare, si sono inventati un servizio di consegna a domicilio, creando catene telefoniche tra i loro clienti. Le file davanti ai supermercati. E soprattutto le file di chi il supermercato non se lo può permettere, e tanto meno la consegna dei propri piatti preferiti a casa: quelle per il ritiro di un pasto gratuito. La pandemia ha colpito sotto troppi aspetti questo settore, questo piacere, questo diritto.

Francesca Susani

 

Cura

È tempo di far riemergere le professioni sociali dall’asfissia prodotta da ipertrofici processi burocratizzati e standardizzati e di liberare risorse professionali per un’azione orientata ad un prendersi cura centrato sulle persone, nella loro esperienza soggettiva e partecipata, nonché su promozione e valorizzazione di risorse. È tempo di pensare al “prendersi cura” di chi professionalmente si prende cura di coloro che attraversano percorsi di vita temporaneamente o durevolmente accidentati. Una cura che può esprimersi con un mandato istituzionale non meramente riparativo; spazi non occasionali di supervisione; sgravio di compiti burocratici e carichi di lavoro adeguati a garantire rispetto della personalizzazione degli interventi e sufficiente riflessività sugli stessi; superamento della precarietà del personale e contaminazione generazionale, attraverso assunzione di giovani.

Marilena Dellavalle e Giovanni Cellini

 

Diritti

L’ emergenza richiede  sostegni di emergenza, ma va irrobustito un “welfare dei diritti” stabilmente più efficace: “curare a casa”  deve includere sostegni ai non autosufficienti negli atti della vita quotidiana, se vogliamo evitare impropri ricoveri in ospedale o in RSA; il contrasto alla povertà deve superare la distribuzione di beni alimentari e proporsi un riordino del Reddito/Pensione di Inserimento ; non sono più accettabili differenze tra regioni che  producono diritti di cittadinanza solo in base al territorio dove si vive, senza livelli essenziali di prestazioni che la Costituzione non a caso vuole “uniformi” nel paese;  garantire “livelli essenziali” deve significare per i cittadini esigibilità effettiva. Perciò usare anche le risorse europee per irrobustire diritti è uno dei modi non solo per rendere più solido il welfare, ma per ridurre fragilità dell’intero sistema sociale.

Maurizio Motta

 

Giovani

I giovani, essendo nella fase della formazione ed accumulazione di esperienze e di capitale sociale, sono le principali vittime delle limitazioni imposte dalla pandemia, in termini di perdita di opportunità per l’istruzione, la cultura, la socializzazione, gli scambi culturali, l’autonomia e l’accesso al lavoro: sono obbligati al distanziamento prima ancora di avere conosciuto l’avvicinamento. Saranno loro a pagare l’indebitamento sostenuto per uscire dall’emergenza, con un sistema di protezione sociale e sanitaria che faticherà a garantire le prestazioni di cui hanno goduto le generazioni precedenti. Eppure i giovani sembrano essere gli ultimi nelle priorità di azione, sia in termini di accesso al vaccino che di ritorno alla normalità. Occorre passare dal concetto di generazione sacrificabile perché non produttiva, a quello di generazione dalla quale partire per ricostruire un nuovo scenario, puntando le risorse del Next Generation Fund/Recovery Plan sulla promozione delle loro capacità di immaginare e sperimentare innovazione.

Chiara Crepaldi

 

Inclusione

Nell’anno che è appena finito le esclusioni sono aumentate, in forme diverse – la casa, il lavoro, le relazioni, i diritti, le opportunità. Si rimane fuori perché non si ha diritto a una prestazione, a un aiuto, perché sei solo, perché sei fragile. Nel 2021 invertiamo la rotta, creando un terreno fertile per il seme dell’inclusione. È tempo affinché tutti coloro che fanno parte dell’insieme degli esclusi – chi per età anagrafica, chi per provenienza, chi per reddito, chi per condizioni di salute – trovino, nel rispetto delle proprie differenze, un luogo riconosciuto caratterizzato da equità e pari opportunità.

Eleonora Gnan

 

Lavoro

I lavori non sono tutti uguali. Ce ne siamo drammaticamente accorti durante questi ultimi mesi. Si differenziano per settori di impiego, per tipologie contrattuali, per competenze richieste; alcuni sono stati considerati ‘essenziali’, altri meno. Una cosa è certa: alcuni lavori avranno più chance di altri di sopravvivere al mondo post-pandemia. Si fa poi un gran parlare di smart working, tele-lavoro, lavoro a distanza, lavoro agile, ma anche queste modalità di lavoro non sono per tutti, riguardano solo determinate professioni, richiedono buone competenze digitali, dotazioni tecnologiche e spazi dedicati. Occorre che la politica agisca con urgenza, non più solo con misure tamponatorie ed emergenziali, ma strutturali e generative, di protezione ed attivazione, per fare in modo che i divari già accumulati non si acuiscano a dismisura.

Daniela Mesini

 

Priorità

Chi verrà per primo nell’anno che verrà? Chi meriterà più attenzioni? Chi farà sentire di più la propria voce? O chi non ha voce? Chi è già primo o chi e è rimasto sempre ultimo? Verranno prima i giovani o gli anziani? I bisogni dell’emergenza o quelli storici? Quelli continuativi o quelli sporadici? Verrà prima la prevenzione o la cura? Prima quelli sociali oppure quelli sanitari? Prima la persona o prima gli italiani. La sfida sarà riuscire a imparare a misurare le esigenze e a confrontarle con le risposte. Sarà riuscire a definire un nuovo ordine di accesso alle risorse senza dare niente per assodato. Non considerare la situazione pre-pandemia come un equilibrio a cui tendere, ma cercare nuovi equilibri chiedendoci, ogni volta, quali sarebbero le conseguenze della negazione della priorità.

Laura Pelliccia

 

Pro-iecto

Ci vuole un’idea guida, desiderio, entusiasmo, coraggio, energia e strumenti, per “gettare avanti” o “oltre” non un oggetto, ma la propria mente e il proprio corpo. Proprio per anticipare, ove possibile, e affrontare con determinazione un futuro nuovo e incerto, poco promettente se non minaccioso, prodotto dalla crisi sociale ed economica e ancor più dalla pandemia. Ci vuole un progetto individuale di vita flessibile e dinamico per indicare a sé e agli altri che cosa si ha intenzione di fare o di intraprendere nei diversi ambiti di vita. Un progetto che dovrebbe essere costruito da ogni singola persona con fragilità, con l’accompagnamento dialogico di figure professionali capaci presenti nei Servizi. Un diritto reclamato, per rispondere anche ai bisogni fondamentali di autorealizzazione e di partecipazione alla vita sociale, oltre che di tutela e di assistenza.

Claudio Castegnaro

 

Prossimità

Prossimità è un termine familiare in ambito sociale, tanti servizi sociali sono ‘di prossimità’ e la sua mancanza può tradursi in minore accessibilità per chi ha difficoltà a spostarsi, per disabilità, mancanza di tempo o di risorse (il solo biglietto urbano è già una spesa per molti). La pandemia ha rafforzato le visioni positive della prossimità. La città dei quindici minuti (o poco più), in cui si trovi tutto quanto serve nel quotidiano in un raggio circoscritto rispetto a dove si vive, è da più parti promossa per ridurre gli impatti ecologici, migliorare la qualità della vita, e ora anche contenere il contagio e sostenere l’economia di vicinato. Fondamentale sarà lavorare affinché sia una opportunità non solo per chi vive in quartieri già più attrezzati, ed anche perché possa coniugarsi con la concreta possibilità per tutti di sentirsi pienamente cittadini di tutta la città e anche oltre.

Stefania Sabatinelli

 

Relazione

Come l’aria, che si ritiene naturale e scontato respirare tanto da non essere consapevoli della sua esistenza sinché non manca, abbiamo in questi mesi scoperto la relazione. La relazione interrotta, la relazione negata, la negazione ricostruita o surrogata attraverso la tecnologia tra call e webinar, la relazione cercata anche quando illegale, la relazione evitata o distanziata per timore del contagio, la relazione resa incerta dal volto coperto. Anche l’operatore sociale, che di relazione vive, ha provato a districarsi in uno spazio inesplorato. Ad ascoltare, educare, supervisionare, animare, intrattenere, essere vicino online; a ricreare lo spazio della confidenza, della fiducia della vicinanza, in cui oltre alle parole e ai contenuti riuscissero a fluire bit di empatia tra gatti corsari che attraversano la webcam, bambini che reclamano attenzione e cucine che fumano.

Gianfranco Marocchi

 

Tempo

Certo questo è un tempo strano, inedito. Un tempo di preoccupazione, precarietà, incertezza, un tempo sospeso, tra un ‘prima’ conosciuto e un ‘dopo’, che fatichiamo a prevedere, a delimitare. Un tempo di costrizione, di rispetto forzato di regole che, se necessarie per garantire la salute di tutti, sempre più limitano la nostra libertà di socialità, di relazione. Non siamo abituati a vivere alla giornata, a lasciar scorrere il tempo, intrisi come siamo della necessità di programmare, organizzare, affannosamente proiettati verso un futuro, che crediamo di poter governare. Forse dovremmo utilizzare questo tempo strano per imparare a godere del momento presente, cercando di stare in equilibrio nel migliore dei modi, come i funamboli che passeggiano con ferma leggerezza su un filo, concentrati solo sull’unico passo che consentirà loro, un poco alla volta, di percorrere tutta la corda.

Daniela Mesini

 

Vita

L’immagine dei camion militari carichi di bare della bergamasca torna in mente quando la cronaca quotidiana ci offre in casa numeri impressionanti: 80.00 deceduti per Covid in Italia, 650.000 in Europa, 2 milioni nel mondo. La vita appare fragile, precaria, forse soprattutto agli anziani come me. La senti esposta a limiti e rischi, dovuti a eventi o a patologie come il Coronavirus, non direttamente imputabili a volontà umane, anche se scelte e comportamenti umani possono avere concorso, con azioni, omissioni, imprevidenze e impreparazione ad affrontarli. Allarghiamo lo sguardo oltre la pandemia, per esprimere gratitudine, solidarietà e sostegno a quanti operano nei più vari contesti, in ogni parte del mondo, a affermazione e tutela della vita, e di una vita dignitosa, come esigenza e diritto fondamentale di ogni persona, ogni famiglia, ogni popolo. Se la vita nella sua pienezza non è riconosciuta e valorizzata, ogni altra esigenza, ogni altro diritto perde il soggetto di riferimento, si svuota.

Emanuele Ranci Ortigosa

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