Mese sociale - Più welfare all’orizzonte?

In collaborazione con Redattore Sociale

 

Le aspettative di cambiamento che si addensano sul nuovo governo sono molte, troppe. Ma sacrosante se prese una ad una, non foss’altro per il tanto tempo atteso, su molti fronti. A cominciare dalla gestione dei rifugiati, che attende una svolta radicale ma anche politiche migratorie degne di questo nome: la programmazione annuale di flussi di ingresso realistici, collegati ai fabbisogni di manodopera di questo paese. Saranno più “sociali” i mesi che ci attendono?

Nuove generazioni

La denatalità è un dramma nazionale, ma lo è anche una generazione di giovani che non si realizza. Serve una politica che sostenga ad ampio spettro e meno selettivamente la formazione di nuovi nuclei, il passaggio alla vita adulta, la qualificazione di chi si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro. Perché gli anni a venire non continuino a segnare record negativi del numero delle nascite, e perché si riduca l’emorragia di giovani che espatriano in cerca di miglior fortuna. Non basta, come non è bastato con il governo giallo-verde, istituire un dicastero alla famiglia. Servono scelte ampie, che sappiano mettere mano a ciò che già esiste: un insieme troppo frammentato e selettivo di misure evidentemente poco efficaciSi veda l’infografica elaborata dal passato governo..

 

Nella prima bozza del programmaI “26 punti” del programma del nuovo governo si parla di sostegni solo per famiglie numerose o con persone con disabilità: non un buon segno. Ma non basta. Si tratta di fare sistema tra interventi che devono riguardare l’ingresso nel mercato del lavoro, le politiche abitative, la conciliazione vita-lavoro, tema quest’ultimo su cui è stato appena pubblicato un nuovo bando.

È il bando #Conciliamo pubblicato in questi giorni sul sito del dipartimento per le Politiche della famiglia, con un budget di 74 milioni di euro. Una misura “volta a sostenere la realizzazione di progetti di welfare aziendale – spiega il testo -, che consentano ai datori di lavoro di sviluppare azioni di in favore dei propri lavoratori venendo incontro ai loro bisogni e a quelli delle loro famiglie”.

All’iniziativa potranno partecipare imprese, società cooperative e soggetti collettivi con almeno 50 lavoratori a tempo indeterminato. Inoltre, aggiunge il bando, potranno essere finanziate, se meritevoli, anche azioni in corso. Per accedere al finanziamento occorre presentare domanda entro il 15 ottobre 2019.

 

Reddito di Cittadinanza

Dopo le erogazioni monetarie, sta lentamente partendo la fase due del Reddito di cittadinanza, con l’attivazione dei beneficiari in programmi di inclusione e il faticoso avvio dei cosiddetti navigator, figura dal contrastato inquadramento contrattuale, che vede coinvolte le Regioni e Anpal Servizi (e che in Campania nel mese di agosto ha portato a vivaci proteste).

È verosimile che la misura verrà inoltre sottoposta ad alcune revisioni, come quella del vincolo dei 10 anni di residenza per gli extracomunitari, considerato da sempre eccessivamente penalizzante per il PD, e una rivalutazione del “pilastro sociale” della misura rispetto a quello lavorativo, che riguarderà, come insegna l’esperienza del precedente Rei, la maggioranza dei beneficiari.

“Il contrasto alla povertà dovrebbe essere un terreno di incontro comune per le forze politiche che stanno dialogando in queste ore”. Così, in una nota, il presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini. “La fase due del Reddito di cittadinanza – spiega Rossini -, che inizia nel mese di settembre e prevede un percorso per la ricerca di un’occupazione rivolto ai percettori del sostegno, può essere l’occasione per fare una prima verifica della norma e per apportare eventuali aggiustamenti anche sulla base dell’esperienza del Reddito di inclusione”.

 

Terzo settore

Sulla riforma del Terzo settore è urgente intraprendere a livello comunitario un’azione per avere il via libera su tutte le misure di premialità fiscale rivolte agli Enti di Terzo settore; in mancanza di ciò, strumenti potenzialmente di grande rilievo (per fare un esempio: la deducibilità fiscale della capitalizzazione delle imprese sociali) restano inattuati.

È poi necessario, come più volte sottolineato su Welforum, risolvere definitivamente le questioni relative alle relazioni tra Enti pubblici e Terzo settore, individuando percorsi normativi che salvaguardino la legittimità di strumenti come la coprogettazione.

Il Registro Unico del Terzo settore rappresenta un elemento chiave della riforma, che in via provvisoria è (parzialmente) sostituito dai registri esistenti; ma la sua effettiva realizzazione rappresenta un traguardo simbolico e pratico imprescindibile per dare effettività alla riforma.

Vi sono poi una pluralità di altri atti applicativi da approvare, una serie di criticità da risolvere rispetto al 5×1000 e in generale appare necessario tenere aperto un canale di dialogo tra Governo e rappresentanze del Terzo settore per le necessarie messe a punto della riforma.

 

Disabilità e non autosufficienza

Il 2 settembre i rappresentanti della Fish e della Fand hanno incontrato il presidente del consiglio incaricato Giuseppe Conte. “Al professor Conte abbiamo riportato come l’esperienza di questi anni ci porti ad affermare che per giungere alla reale attuazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità siano necessari da un lato una forte volontà politica e dall’altro un assetto strategico e istituzionale chiaro, senza dimenticare la necessità di un intervento di coordinamento e innovazione della normativa vigente e di adeguate risorse – riferisce ancora Falabella – Una regia, in sintesi, che va ricondotta alla presidenza del Consiglio. Spetterà al nuovo esecutivo – prosegue – valutare se debba essere un dipartimento specifico o un’altra struttura ad occuparsi, in modo non ancillare, di disabilità. L’ufficialità della consultazione segnala l’intenzione di includere con priorità nell’agenda di governo i temi della disabilità.

Non è chiaro se altrettanta attenzione verrà dedicata anche alla non autosufficienza in età anziana, su cui il passato governo non ha fatto pressoché nulla.A questo proposito vedi anche l’articolo pubblicato su welforum.it

 

Tecnologie assistive

Alla fine di agosto si è tenuta la alla Conferenza internazionale sulle tecnologie assistive, l’evento europeo che a Bologna riunisce ricercatori, associazioni, istituzioni e aziende specializzate provenienti da tutto il mondo, per presentare le ultime tecnologie di supporto all’autonomia della persona.

Si tratta di un terreno in forte sviluppo. Come i wearables: sembrano semplici collane o orologi, ma in realtà sono dispositivi muniti di microchip, utili per la geolocalizzazione dell’anziano. E poi ci sono le pill box, ossia scatole che si illuminano quando è ora di prendere la medicina e si aprono dispensando la pastiglia giusta, con un sensore che registra se la pillola è stata effettivamente assunta.

Con una popolazione che sta invecchiando sempre di più, questi strumenti diventano sempre più importanti per dare la possibilità alle persone anziane di gestire autonomamente le proprie attività e condurre in maniera indipendente la loro vita.

Uno dei campi di ricerca più attivi è quello della domotica, che mira a modificare l’ambiente-casa in modo da trasformarlo in uno spazio di autonomia, che possa supportare la vita indipendente dell’anziano, ad esempio attraverso dispositivi che a distanza fanno alzare le tapparelle, accendere la televisione, aprire le finestre o la porta d’entrata, oppure far partire la lavatrice o il forno. Esistono poi le app pensate per i familiari o i caregivers, che hanno così la possibilità di controllare in remoto lo stato di salute dell’anziano. Ma la nuova frontiera è quella della robotica: oggi stanno nascendo deambulatori robotizzati e robot che vanno a lavorare specificamente sulle limitazioni motorie della persona, cercando di favorirne i movimenti.

“Le innovazioni oggi sono tante, il problema sta nella loro accessibilità: tecnologie sono spesso molto costose e poco utilizzabili da una categoria di utenti che non è nativa digitale – racconta Mabel Giraldo, ricercatrice dell’università di Bergamo. Inoltre, sarebbe interessante che la ricerca si occupasse anche di una popolazione che raramente viene presa in considerazione: quella delle persone disabili che sono diventate anziane. Per loro mancano strutture e ausili specifici, eppure le loro necessità spesso sono differenti da quelle degli altri: ecco perché sarebbe importante che si ideassero innovazioni e tecnologie ad hoc, in modo da dare anche a questo gruppo di persone la possibilità di vivere una vita autonoma e indipendente”.

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