Mese sociale - Sarà sociale? Reminder per il nuovo governo

Quanta attenzione dedicherà il governo Draghi ai temi del welfare sociale? Presto per dirlo. Il tema dei giovani sembra caro al neo primo ministro, altri, come il Reddito di cittadinanza, un po’ meno. Il nuovo dicastero per la disabilità, che ha suscitato forti perplessità, è ancora tutto da decifrare in termini di agenda dei lavori, mentre sul resto siamo ancora ai blocchi di partenza. Il nuovo ministero per la transizione ecologica, che prefigura interazioni molto interessanti proprio sul welfare che conosciamo: tutto da vedere.

Eppure sono molti i dossier rimasti aperti dall’ultimo governo Conte, per non parlare di quelli che aspettano di essere aperti da anni. E allora proviamo con una lista non esaustiva (per esempio sul tema dell’immigrazione rinviamo all’intervento di Maurizio Ambrosini  uscito venerdì scorso su questo sito), ma qualche richiamoAi testi che seguono hanno collaborato diversi redattori di Welforum. La sintesi proposta è di responsabilità solo mia.. E vorrei partire dai due estremi della catena generazionale.

 

Giovani

Sono le principali vittime delle limitazioni imposte dalla pandemia, in termini di perdita di opportunità per l’istruzione, la cultura, la socializzazione, gli scambi culturali, l’autonomia e l’accesso al lavoro: sono obbligati al distanziamento prima ancora di avere conosciuto l’avvicinamento. Saranno loro a pagare l’indebitamento sostenuto per uscire dall’emergenza, con un sistema di protezione sociale e sanitaria che faticherà a garantire le prestazioni di cui hanno goduto le generazioni precedenti. Eppure i giovani sembrano essere gli ultimi nelle priorità di azione, sia in termini di accesso al vaccino che di ritorno alla normalità. Occorre passare dal concetto di generazione sacrificabile perché non produttiva, a quello di generazione dalla quale partire per ricostruire la società che ci aspetta.

 

Non autosufficienza

È la riforma che manca. Sulla non autosufficienza in età anziana siamo fermi a misure vecchie di 40 anni, a servizi che andavano bene nell’Italia degli anni Ottanta del secolo scorso. Siamo allo stallo della politica. Eppure, una riforma in questo settore farebbe bene a tutti: alle famiglie che vedrebbero alleggeriti i propri carichi di cura, ai giovani stessi che con una riforma dei servizi domiciliari vivrebbero la convivenza intergenerazionale come una risorsa e non come un peso, agli anziani stessi, verso cui dobbiamo costruire una rete di servizi più potente, adeguata, versatile.

 

Famiglie

Occorre portare a compimento l’Assegno Unico per le famiglie con figli. La conferma della ministra Bonetti in questo senso fa ben sperare. Ci si augura che la annunciata e pur necessaria riforma fiscale possa entrare in utile sinergia con la razionalizzazione dei trasferimenti e delle misure fiscali a favore delle famiglie con figli necessari per l’implementazione della misura e non, invece, ritardarla. Sarà, inoltre, fondamentale destinare le risorse del Next Generation EU all’ampliamento dell’offerta di posti in asilo nido, con particolare attenzione alla riduzione delle differenze territoriali, ed entro un percorso di effettiva realizzazione del sistema integrato 0-6 anni, con la promozione dei patti educativi e dei poli territoriali.

 

Povertà

Con ancora quattro milioni e mezzo di poveri assoluti, il Reddito di Cittadinanza avrà bisogno di una robusta iniezione di cambiamento. Da un potenziamento dei controlli sui requisiti di accesso, per limitare percepimenti indebiti, ad una significativa accelerazione del ‘pilastro lavorativo’, tuttora fermo ai blocchi di partenza, alla revisione della figura del navigator, un sostanziale flop della misura, finora. Ma anche all’allargamento della platea, a partire dalla riduzione del vincolo dei 10 anni di residenza che ha finora escluso un gran numero di extracomunitari.

 

Disabilità

Per realizzare la piena integrazione delle persone disabili e l’integrazione degli interventi del sistema dei servizi – sanitari, sociali e sociosanitari – è stato individuato uno strumento: il Budget di salute. Esso è chiamato a ricomporre le risorse necessarie all’implementazione di quanto condiviso nel progetto individuale. Tale strumento è oggetto di una proposta di legge attualmente all’esame del Parlamento (Camera dei Deputati AC 1752). L’auspicio è che la proposta venga al più presto discussa, migliorata nelle sue ambiguità (i punti di miglioramento sono diversi) e approvata. Dalle esperienze realizzate in diverse regioni, è emersa la necessaria presenza di una cornice istituzionale e normativa che ancori l’applicazione della logica del budget a livello territoriale.

 

Terzo settore

Anche alla luce dei dati emersi circa le conseguenze della pandemia sul Terzo settore, vanno attuate e rafforzate le misure adottate in fase emergenziale, in primo luogo il Fondo straordinario per il sostegno degli Enti di Terzo settore e in generale è necessario affrontare alcuni nodi applicativi di tali misure. Rispetto all’attuazione della Riforma, rimane ancora inattuata tutta la parte fiscale, circostanza particolarmente grave soprattutto per le imprese sociali che – se costituite in forma diversa da quella di cooperativa sociale – non dispongono al momento di alcun provvedimento di sostegno. Accanto a questo, se da una parte è di grande rilevanza l’imminente inizio dell’operatività del Registro Unico, sono ancora numerosi i provvedimenti applicativi della Riforma che rimangono ancora da approvare.

 

Livelli essenziali di assistenza

Devono essere effettivamente esigibili i Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) sia assicurando risorse adeguate sia superando (come indicano diverse sentenze della Corte Costituzionale) la loro concezione come “diritti finanziariamente condizionati”, ossia subordinati alle risorse del momento, che producono solo il “diritto ad entrare in liste d’attesa”.

È un luogo comune constatare che operano nel paese 21 sistemi sanitari, e ben di più socio assistenziali. Ma la Costituzione prescrive i LEP come “da garantire in tutto il Paese”, e questo obiettivo di uniformità è cruciale se non vogliamo (come ora accade) che vi siano cittadinanze sociali diverse solo in base a dove si risiede.

Nei già vigenti Livelli essenziali di assistenza vi sono ambiguità da superare, come la equivoca definizione del concorso del SSN e dei servizi sociali nell’assistenza domiciliare ai non autosufficienti. Se non si desidera un SSN che incentivi solo il ricovero in RSA (come accade ora), occorre che partecipi al 50% al budget di cura dal quale ricavare gli interventi di tutela negli atti della vita quotidiana anche nell’assistenza domiciliare

 

Professioni sociali

Siamo ancora lì: la legge 328/00. Occorre ancora definire i profili professionali sociali, dei loro profili e dei corrispondenti percorsi formativi nei diversi gradi di istruzione, nonché le modalità di accesso alla dirigenza. Ciò al fine di delineare il perimetro delle specifiche competenze, favorendo un’integrazione che non confonda, ma valorizzi le competenze distintive.

Occorre legiferare sulla tutela della salute dei professionisti del sociale, come operatori di prima linea esposti a forme di violenza e stress psicofisico, in particolare estendendo alle professioni sociali che operano in ambito non sanitario le previsioni della recente l.113/2020 “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”.

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