Mese sociale - Se lo Stato premia il fai da te familiare

L’Inps certifica alla fine dell’anno scorso un aumento di colf e badanti di 64.000 unità: più 27.000 badanti, che raggiungono le 437mila unità, e più 37.000 colf, che raggiungono quota 481mila. Con punte il Lombardia (+15.947), Veneto (+6.461) e Campania (6.199).

In un anno come quello passato si tratta di dati sorprendenti, se si pensa che la relazione con la sanatoria dell’estate 2020 è del tutto marginale. Le domande presentate da colf e badanti durante la sanatoria sono state tante, 176mila per la precisioneSi veda, per un dettaglio sulla sanatoria 2020, il dossier “Badanti dopo la pandemia”, curato assieme a Francesca Pozzoli e scaricabile qui., ma sono tuttora lungi dall’essere state processate per intero: al 31 dicembre 2020 erano stati rilasciati soltanto 1.480 permessi di soggiorno dalle Questure in tutta Italia, mentre al 15 aprile solo il 5% delle domande sono state esaminate in modo conclusivo. Ritardi enormi, inaccettabili. La dimostrazione di un provvedimento fallimentare che si è scontrato contro un muro di complessità burocratiche, deficit di personale, difficoltà nel coordinamento tra enti: si veda qui il documento della campagna “Ero straniero”.

 

Nonostante la pandemia, il distanziamento sociale durato mesi, che per diverse lavoratrici domestiche ha significato anche distanziamento lavorativo e perdita del posto, la domanda di lavoro di assistenza non si è fermata, anzi. Molte famiglie hanno trovato sbocco ai propri bisogni proprio in questo settore, non certo nella rete ferma dei servizi domiciliari pubblici. Hanno regolarizzato di propria iniziativa, anche per giustificare gli spostamenti nei mesi del lockdown, al di fuori dei complicati vincoli posti dalla sanatoriaTre quarti dei “nuovi” lavoratori domestici risultano impiegati part time, per meno di 24 ore settimanali. È qui forte il sospetto della presenza di un’area grigia di lavoro effettivo non corrispondente al dichiarato.. Riducendo così, anche se di poco, un mercato irregolare che vale almeno il 60% del totale.

 

L’aumento del lavoro domestico in un anno come il 2020 mostra il trionfo del fai da te familiare in risposta ai bisogni di cura e contiene un pessimo segnale: chi si arrangia da solo risolve meglio e più in fretta i suoi problemi. A un anno di distanza non sappiamo ancora quando verrà completato l’esame delle istanze presentate nella sanatoria. Ma, se la storia insegna qualcosa, è facile prevedere che i suoi effetti si riassorbiranno comunque nel giro di breve, come mostra in modo eloquente il grafico riportato, in relazione alla sanatoria del 2012.

 

Fonte: Osservatorio Inps sul lavoro domestico

 

Reddito di cittadinanza si cambia. Verso dove?

L’alleanza contro la Povertà in Italia, come ha riportato Redattore Sociale, sollecita un cambio di rotta sul Reddito di cittadinanza: “riteniamo quanto mai necessario: rafforzare il Reddito di Cittadinanza, anche inglobando una parte della platea dei percettori del REM, a partire dalle proposte di modifica da noi presentate da tempo, finalizzate a superare le criticità della misura che penalizzano o escludono dal beneficio proprio alcune famiglie con i minori e/o composte da cittadini stranieri”. Inoltre, “potenziare i servizi sociali su tutto il territorio nazionale, per assicurare un’adeguata presa in carico della popolazione e l’attivazione di percorsi di inclusione sociale che rispondano ai bisogni delle persone accompagnandole fuori dalla condizione di povertà, anche attraverso una più attenta analisi delle necessità dei nuclei familiari coinvolti”. Infine, “valutare con attenzione nella definizione dell’assegno unico ed universale a sostegno dei figli, che verrà introdotto il prossimo anno e nell’assegno temporaneo per figli di recente introduzione, modalità di integrazione con il Reddito di Cittadinanza che tengano conto della drammatica incidenza della povertà tra le famiglie con minori”.

 

Lo stesso ministro del lavoro Andrea Orlando ha dichiarato di “voler riorganizzare” la misura. Il ministro ha istituito a marzo un comitato scientifico per valutare l’andamento della misura, che tuttavia non ha ancora prodotto valutazioni o proposte. Come ha scritto Lucia Valente su Il Sole 24 Ore del 27 giugno: “certificato il suo insuccesso come misura ‘fondamentale’ di politica attiva del lavoro, è giunto il momento di una messa a punto che ne chiarisca la funzione e incida su tre aspetti: la governance, la strumentazione e la condizionalità del beneficio. Intanto, bisogna chiarire la funzione del RdC. La povertà, nella maggior parte dei casi, si contrasta con l’assistenza socio-sanitaria, con l’istruzione, e con una forte presenza delle amministrazioni comunali, che devono essere messe nelle condizioni di rilevare lo stato di bisogno dei propri cittadini e d’intervenire con personale qualificato e risorse economiche per l’assistenza”.

Intanto, il commissariamento di Anpal apre la strada a una riorganizzazione della governance della misura, con la possibilità di un disegno che guardi più complessivamente a una nuova rete di politiche attive a livello nazionale, un sistema che crei più sinergia tra i diversi enti implicati (Regioni, Comuni, Inps, Ispettorato del lavoro e così via), che ne ridefinisca il ruolo nella logica di una presa in carico multidimensionale, in questo senso con la possibilità di recuperare la precedente esperienza del Rei.

 

Il disagio psichico degli adolescenti

Lockdown, didattica a distanza, distanziamento, luoghi di aggregazione chiusi. Sono stati mesi difficili per gli adolescenti. E sono ora in aumento i casi di disagio psichico infantile e degli adolescenti, a Milano e in Lombardia. È la denuncia della Cooperativa sociale Comin, raccolta da Redattore Sociale e suffragata dal parere di esperti e dal confronto con le neuropsichiatrie milanesi e l’Ats. “Il disagio psichico nei preadolescenti e negli adolescenti – spiega Emanuele Bana, presidente di Comin – sta assumendo una piega preoccupante. La mancanza dei momenti di socialità, come la scuola, i gruppi di pari, l’oratorio, i gruppi scout, e di tutte le attività sportive e ludiche hanno creato terreno fertile per un aumento del livello di disagio, che rischia di sfociare in problemi psichici”.

Le spie sono, in Lombardia e in tutta Italia, l’aumento delle urgenze psichiatriche, i quadri clinici più severi e l’aumento dei comportamenti autolesivi, di ideazioni e tentativi suicidari, sottolinea la cooperativa Comin in un comunicato stampa. “Abbiamo registrato – aggiunge Bana – nei nostri servizi domiciliari, scolastici, in centri diurni e comunità un aumento del disagio psichico e della sofferenza psicologica degli adolescenti e preadolescenti”.

Il sistema sanitario e quello sociosanitario risultano inadeguati. In Lombardia le neuropsichiatrie sono piene, sono poche le comunità terapeutiche per adolescenti e altrettanto i centri diurni accreditati a Milano. “Le comunità terapeutiche sono fuori regione -aggiunge Bana- hanno rette molto alte che esauriscono i budget e non permettono un lavoro di integrazione con il territorio e i luoghi di vita dei ragazzi, elementi essenziali, dopo l’uscita della comunità. Con la carenza di una rete di servizi integrati sul territorio, la comunità a volte rischia di essere l’unica risorsa anche quando le situazioni personali dei ragazzi potrebbero far immaginare un rientro a casa”.

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