Mese sociale - Il sociale in campagna elettorale

Un buon anno

Si è chiuso un anno storico per il sociale: traguardo raggiunto per interventi che aspettavamo da anni, da decenni.

 

Anzitutto il Reddito di inclusione, il REI il primo schema omogeneo di contrasto della povertà di questo paese. Destinato a tutti coloro che ricadono sotto una determinata soglia di benessere: una soglia chiara, certa, uguale per tutti gli italiani.

Poi la riforma del terzo settore, che ancora attende in buona parte di essere applicata, e che presenta luci e ombre, ma che gira una pagina importante promuovendo percorsi di crescita per l’imprenditoria sociale.

La legge sul Dopo di noi, approvata a fine 2016, ha visto quest’anno l’impegno di Regioni ed enti locali nell’applicarla concretamente: Welforum sta seguendo da vicino questa legge e ne darà conto su questo sito Claudio Castegnaro.

In tema di immigrazione è stato varato il primo ”Piano nazionale per l’integrazione dei titolari di protezione internazionale” e sono state adottate misure di gestione dei flussi dal Nord Africa. Rimane il nodo cruciale, per i richiedenti asilo, di un iter giuridico lunghissimo, con tempi misurabili non in mesi ma in anni per raggiungere la certezza del proprio status e che mantiene i 200.000 migranti attualmente ospiti nei centri di accoglienza in una sorta di limbo sociale. Che depotenzia ogni progetto di integrazione.

Infine, il nuovo Fondo per i caregiver, 20 milioni l’anno per i prossimi tre anni. Una cifra che attende un decreto attuativo per capire come potrà essere usata, e che soprattutto andrà integrata con servizi di sostegno, sollievo, facilitazioni di cui le famiglie hanno sempre più bisogno.

 

Welfare in movimento

Il 2017 ha visto anche l’iniziativa di molte Regioni nel promuovere innovazione dal basso, la sperimentazione di risposte che vanno oltre i servizi tradizionali. Mi limito a segnalare due programmi, in Puglia e Piemonte, finanziati dal Fondo sociale europeo con i relativi POR 2014-2020. In Puglia il progetto “Puglia Sociale IN ha aperto un grande laboratorio di idee, progetti, iniziative per promuovere inclusione sociale a 360 gradi, innovazione sociale e lo sviluppo dell’economia sociale.

Il progetto “Welfare cantiere regionale” del Piemonte intende stimolare processi collaborativi sui territori, agendo sulla domanda di innovazione e promuovendo una migliore governance locale per la creazione di ecosistemi territoriali fertili: i Distretti di coesione sociale.

La Fondazione Cariplo ha avviato la quarta edizione del bando “Welfare in azione”.

Da questo movimento “dal basso” – dei progetti, delle comunità locali, delle sperimentazioni territoriali – ci si aspetta cambiamenti significativi per il welfare dei servizi tutto intero. Perché tra progetti innovativi e servizi consolidati rimane distanza, nonostante ci si ritrovi fianco a fianco sullo stesso terreno, ogni giorno. Sono poche le connessioni, gli “ascensori” per mettere a valore l’innovazione e renderla fruibile, per estenderla, renderla mainstream. La sensazione è quella di binari diversi, mai vissuti l’uno al servizio dell’altro, col risultato che conosciamo bene: progetti che scompaiono una volta finiti i finanziamenti. O viceversa servizi diventati obsoleti che vanno avanti per inerzia. Abbiamo bisogno di strutture di governo che rendano “poroso” ciò che già esiste con i tanti sforzi orientati al nuovo.

 

 

Il sociale nel 2018: vietato arretrare

Quanto richiamato dimostra che l’Italia, almeno sul sociale, non è un paese immobile come molta retorica oggi sentenzia.

Sono due i temi che hanno più facilità di entrare in campagna elettorale: quello della povertà e quello dell’immigrazione. Temi ultra sensibili, esposti ad argomentazioni strumentali, lontane dagli sforzi sinora compiuti. Fa male ritrovare una politica avulsa dalle “politiche”: la nota distinzione tra politics e policies nel nostro paese marca una distanza siderale. Perché sono stati presi provvedimenti importanti, che certo possono essere migliorati, potenziati, ma che anzitutto hanno bisogno di essere semplicemente assimilati, applicati: per questo hanno bisogno di tempo, di pazienza, di lavoro sul territorio.

Sul REI, la riforma del terzo settore, il servizio civile universale serve anche una informazione meno avida di conclusioni, che sappia restituire uno sguardo d’insieme, la cognizione di una sintesi anche parziale e provvisoria.

Dopo il voto di marzo sarà importante presidiare i passi compiuti, per non arretrare sul cammino fatto nelle politiche contro la povertà, nella riforma del terzo settore, sul servizio civile, nell’accoglienza ai rifugiati, nella disabilità. Perché il rischio che si demolisca, o si renda più fiacco, quello che è stato costruito è serio e reale.

Subito dopo occorre riaprire l’agenda sociale. Abbiamo bisogno di un Piano per la non autosufficienza, che non significa nuove pensioni ma nuovi servizi, con una revisione di una misura vecchia di 40 anni e non più adeguata, l’indennità di accompagnamento.

E abbiamo bisogno di una politica family friendly, contro il dramma della denatalità, che ricomponga le misure attuali, frammentate e parziali, rendendole più generose. “Ma per andare in questa direzione – come sostiene Alessandro Rosina su Lavoce.info – ci vuole coraggio, che è quello di non promettere nessun euro in più alle pensioni (semmai rendere al suo interno la spesa più efficiente ed equa) e investire tutto quello che serve per rendere più solido il paese con le nuove generazioni. C’è qualche forza politica pronta a prendersi questo impegno?”

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