Migrazioni

Oltre l’accoglienza. Lo SPRAR come possibile fattore di sviluppo delle comunità locali?

(Alcuni) Spunti dal campo

734.998. Tanti sono, stando ai dati ufficiali rilasciati dal Ministero dell’interno, i migranti sbarcati sulle coste italiane dal 2011 – l’anno delle “Primavere Arabe” – ad oggi.  Un’esposizione ai flussi migratori, quella dell’Italia, acuitasi nel 2014 con il primo picco massimo nel numero degli arrivi (170.400), poi mantenutasi costante con i 153.946 migranti arrivati nel 2015 e i 181.436 nel 2016Nel biennio 2015-2016 si registra una crescita rilevante delle domande di protezione internazionale. Queste erano 63.456 nel 2014, 83.970 nel 2015 e 123.482 nel 2016. Relativamente al numero degli arrivi, al 20 ottobre 2017 si registra un calo degli arrivi del 24, 37% rispetto ai dati relativi allo stesso periodo del 2016. Pur non essendo oggetto della presente trattazione, nell’analisi dei flussi migratori diretti verso l’Italia nell’anno 2017 si deve tener conto  delle recenti azioni governative in materia. (www.interno.gov.it).

 

Le caratteristiche dei flussi che stanno recentemente interessando il nostro Paese (prime tra tutte la visibilità e la drammaticità degli arrivi) hanno favorito quella progressiva divaricazione tra realtà e rappresentazioni dell’immigrazione e dell’asilo sottolineata da Maurizio Ambrosini in un articolo pubblicato su questo stesso sito. Ciononostante, le migliaia di migranti riversatisi sulle nostre coste e inseriti nei programmi di protezione previsti dal sistema di accoglienza italiano, vanno affermandosi come una componente rilevante nella geografia umana delle nostre città, portatori di bisogni legittimi sia di nuove sfide per le comunità locali in termini di integrazione, coesione sociale, sicurezza.

Sfide complesse, giocate perlopiù nelle piccole e medie città italiane e nei quartieri periferici delle grandi città dove, se da un lato la presenza di richiedenti e titolari di protezione internazionale può rivelarsi – come ha detto un Sindaco di un Comune della Calabria “un welfare a due facce: per il migrante e per la gente del luogo” – dall’altro può dar spazio ad episodi di intolleranza, razzismo, violenza.Nel novembre 2014 fu “Tor Sapienza”, quartiere della periferia Est di Roma, una delle prime sedi (certamente la più visibile) sede delle proteste, sfociate nella violenza, di residenti nei confronti di un centro d’accoglienza per richiedenti e titolari di protezione internazionale (Ferretti 2015; Battistelli et. al. 2016; Farruggia e Ferretti 2017).

 

Il presente articolo si inserisce nel dibattito sul sistema d’accoglienza italiano. A tale scopo, in forma sintetica verranno fornite alcune evidenze empiriche rilevate grazie al lavoro di ricerca su 4 progetti di accoglienza nell’ambito del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e RifugiatiE’ stato istituito dal Ministero dell’Interno-Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. Destinatari dei servizi, promossi da una multilevel governance che mette in rete governo centrale, enti locali (su base volontaria) e realtà del Terzo Settore con il supporto del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo sono richiedenti e titolari protezione internazionale, titolari di protezione sussidiaria e umanitaria. A favore di questi soggetti sono previsti interventi di “accoglienza integrata”, che vogliono superare la sola distribuzione di vitto e alloggio e prevedono in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico. Per saperne di più www.sprar.it in altrettante città medie italiane: Savona, Pordenone, Pesaro, MateraI risultati qui presentati non vogliono avere alcuna pretesa di generalizzazione ma fanno esclusivamente riferimento alle realtà indagate nel periodo di osservazione indicato. Ciononostante, quanto emerso riteniamo abbia significatività e rilevanza, aumentando la conoscenza in merito a pratiche di accoglienza sperimentate all’interno del contesto italiano.. Obiettivo è stato analizzare in profondità i diversi sistemi di accoglienza locale e le diverse modalità di erogazione dei servizi che essi prevedono (integrazione linguistica, inserimento abitativo,  orientamento e formazione professionale, attività socio-culturali), cercando di coglierne i possibili impatti in termini sia di accrescimento dell’empowerment del migrante sia di sviluppo del contesto locale Il lavoro di ricerca è stata condotto da chi scrive tra il novembre 2015 e il luglio 2016 mediante il ricorso alle tecniche proprie della ricerca sociale qualitativa. Per ogni caso di studio, dunque, sono state condotte esperienze di osservazione partecipante all’interno delle organizzazioni enti gestori dei progetti SPRAR e interviste semi-strutturate ad  attori della governance locale quali amministratori locali, vertici delle cooperative enti gestori i progetti SPRAR, coordinatori e membri dell’equipe dell’accoglienza, esponenti delle realtà del privato-sociale..

 

Come è possibile osservare dalla Tavola 1, sono stati individuati tre livelli su cui gli interventi di “accoglienza integrata” agiscono: quello individuale (micro), che riguarda alla sfera personale del beneficiario; quello organizzativo (meso), che investe l’ente gestore e le sue relazioni con le altre realtà organizzative (multi-level e multi-agency); il livello contestuale (macro), che guarda agli impatti dei progetti SPRAR sul contesto locale.

 

Tavola 1. – Analisi dell’azione dello SPRAR: migranti, organizzazioni, contesto locale

Livelli Azioni svolte dagli SPRAR
 Migrante

a)  Accoglienza diffusa

b) Scuola

c) volontariato

 Organizzazioni Approccio di “rete” (esternalizzazione)
 Contesto sociale

a)  Scambio economico;

b)  Prosocialità;

c)    Aumento dell’offerta dei servizi sociali;

d)   Mitigazione dei conflitti residenti/stranieri;

 

 

Focalizzando l’attenzione sul migrante, l’analisi dei progetti fa emergere un quadro dove l’implementazione di pratiche quali l’inserimento abitativo diffuso dei beneficiari (in appartamenti condivisi), così come la frequentazione dell’ambiente scolastico (nel caso che siano accolti “nuclei familiari” con minori) e la partecipazione ad attività di volontariato in servizi di pubblica utilità incidono positivamente sul percorso di accoglienza del migrante. Rispetto a quest’ultima attività, tuttavia, emerge come centrale il fatto che “questi lavori di volontariato vengano fatti insieme alle persone. C’è tutto l’aspetto della relazione, del coinvolgimento della comunità perché poi è quello che cambia il modo, l’approccio al problema e soprattutto che ti consente di fare delle cose”. Per quanto concerne l’accoglienza diffusa, essa fa sì che la persona venga “coinvolta a 360 gradi, quindi dal vicino di casa che ti chiede chi sei e cosa stai facendo all’ente pubblico che sa chi sei e cerca di darti degli strumenti adeguati per integrarti sul territorio” [coordinatore equipe – Pordenone]. Rispetto all’accoglienza nel centro collettivo, che “diventa ghettizzante (..) avere uno scambio con il vicino di casa, con il supermercato sotto casa diventa arricchente per loro e facilita di molto il processo di integrazione” [coordinatore equipe-Matera].

Allo stesso modo, “quando ci sono dei bambini c’è il radicamento nel territorio, magari la scuola, iniziano una serie di collegamenti con la società e la comunità locale e quindi le famiglie si stanziano qui” [Pordenone, Coordinatore equipe]. Dello stesso avviso la coordinatrice dell’equipe intervistata a Matera, per cui “il bambino che va a scuola quotidianamente genererà una serie di rapporti con i genitori e le maestre che ci facilita molto la cosa”.

Il secondo livello, emerso nella analisi, è quello organizzativo. In tutti i contesti sotto osservazione, viene riscontrato un approccio di “rete” per quanto concerne la produzione dei servizi offerti relativamente alla formazione linguistica e professionale e alle attività socio-culturali rivolte alla cittadinanza, sembra favorire un aumento della qualità dei servizi offerti, oltre a stimolare atteggiamenti orientati alla prosocialità e all’integrazione delle competenze tra le realtà organizzative che abitano il contesto locale, in un’ottica di governance multilevel e multi-agency.

Tale aspetto permette di allargare lo sguardo alla relazione che sussiste tra progetti SPRAR e contesto locale. Rispetto a tale punto, il circuito di relazioni sul territorio promosso dall’accoglienza innesca una serie di dinamiche per cui “il migrante non è considerato una categoria svantaggiata ma un portatore di interessi, di diritti e di culture” mostrando “al mondo intero che siamo fattore di sviluppo per il territorio” [Matera, intervista presidente ente gestore SPRAR]. Ciò si manifesta sia dal punto di vista sociale sia da quello economico. Rispetto al primo, progettare e realizzare interventi in un’ottica multi-level e multi-agency con la partecipazione di una molteplicità di attori che cooperano sul territorio, attraverso il “mettere assieme soggetti che rispettassero determinati criteri di accoglienza molto vicini a quelli dello SPRAR. Noi abbiamo fatto in modo che fossero molto simili e quindi siamo contenti di poter lavorare associazioni, cooperative che si riconoscono comunque in un determinato stile, in una determinata accoglienza [Presidente ente gestore – Savona]. Sul piano operativo, la produzione di interventi integrati aumenta la qualità e la tipologia dei servizi offerti, potendo contare sulla professionalità e sull’expertise in possesso di tutti gli attori che abitano il contesto locale. Al tempo stesso, viene ampliata la possibilità dei potenziali destinatari degli interventi, grazie alla costruzione di sinergie tra attori locali sviluppate inizialmente nell’ambito dello SPRAR ma, in un secondo tempo, sviluppate rispetto ad interventi in ambito sociale rivolti a tutta la cittadinanza. In tal senso, interessanti sono le sinergie creatasi tra ente gestore e associazioni sportive che hanno portato a realizzare interventi sociali nel settore dello sport rivolti a migranti e cittadinanza, oppure i laboratori fotografici (Pordenone, Pesaro) e teatrali (Savona, Matera) sperimentati a livello locale.

 

In conclusione, la produzione di interventi di “accoglienza integrata”, sembra risentire della capacità, da parte dell’ente gestore del progetto SPRAR, di mettere in comunicazione tutti gli attori che abitano il contesto locale, sia a livello individuale (residenti e migranti accolti) sia collettivo (organizzazioni).

La presenza, o l’assenza, di processi relazionali, a più livelli, tra i diversi attori in gioco, sembra rivestire un ruolo cruciale per l’efficacia dell’azione e il raggiungimento degli obiettivi prefissati, in accordo a quegli studi che sottolineano le molteplici forme con cui essi si manifestano nonché i loro impatti a livello individuale e collettivo ed evidenziano il “valore aggiunto delle relazioni sociali nella produzione e valorizzazione di beni pubblici” (Donati, 2011, p. 11). Tale approccio sembra favorire non solo l’accrescimento dell’autonomia e dell’empowerment del migrante, aumentando al tempo stesso le opportunità di sviluppo della comunità locale.

La presa di coscienza che l’implementazione di servizi di accoglienza per richiedenti e titolari protezione internazionale possa generare esternalità positive anche per il contesto locale riteniamo sia particolarmente complessa da realizzare. Tuttavia, è su tale dimensione che si gioca concretamente la sfida dell’accoglienza e dell’inclusione del nuovo arrivato, delineando traiettorie di sviluppo locale, tanto a livello economico quanto a livello socio-culturale e nell’ambito dell’offerta dei servizi alla persona che vanno oltre la dimensione dell’accoglienza.

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