Persone con disabilità

Disabilità e lavoro: una nuova realtà organizzativa a livello nazionale

Intervista a Marino Bottà, direttore generale ANDeL

 

 

Cos’è ANDeL e come è nata la vostra iniziativa?

ANDeL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) è una agenzia di servizi non profitANDeL è una libera Associazione di fatto, apartitica e apolitica, con durata illimitata nel tempo e senza scopo di lucro, regolata a norma del Titolo I Cap. III, art. 36 e segg. del Codice Civile (Statuto, art. 1)., nata a fine marzo del 2021, su iniziativa di alcune famiglie direttamente interessate e di un esperto del collocamento delle persone con disabilità.

La spinta per costituirla scaturisce dal fallimento del sistema di collocamento pubblico. Fallimento del resto riscontrato dall’Europa, dall’ONU e ultimamente anche dal Ministro del Lavoro. I dati sono impietosi e il malcontento diffuso. La situazione è aggravata dall’indifferenza delle classi politiche che si sono succedute negli ultimi dieci anni: emblematico il non aver ricordato l’anniversario dei venti anni della legge 68/1999 e del collocamento mirato.

Il tutto si accompagna al disorientamento e alla conseguente  incapacità delle parti sociali di proporre soluzioni. La crisi economica, la pandemia e la rivoluzione tecnologica in atto, non potranno che complicare la situazione. Un quadro socio economico che impone un rinnovato protagonismo delle persone disabili, delle famiglie, e del terzo settore, per giungere ad un nuovo patto sociale che non marginalizzi ed escluda nessuno.

 

Qual è la missione di ANDEL ?

Scopo dell’agenzia è quello di promuovere la cultura dell’inclusione lavorativa delle persone disabili, agendo in una logica di sussidiarietà e mutuo aiuto. In particolare vogliamo sostenere le aziende, gli enti pubblici, le cooperative sociali, le imprese pubbliche e private, le associazioni dei disabili, le associazioni sindacali e imprenditoriali, la scuola, l’università, i servizi per il collocamento pubblici, privati e del privato sociale, al fine di favorire l’inclusione lavorativa. ANDeL vuole promuovere gli inserimenti lavorativi sostenendo chi già opera nel campo, cercando di migliorare e rendere efficace il loro modo di agire.

L’agenzia, in coerenza con la Strategia europea sui diritti delle persone con disabilità 2021-2030, vuole un aumento numerico e qualitativo dei posti di lavoro occupati da persone con disabilità, un maggior coinvolgimento delle famiglie e dei soggetti privati e del privato sociale, una riforma del sistema di collocamento e una rivisitazione della legge 68/1999.

 

L’agenzia si pone tre obiettivi strategici. Cominciamo dal primo e forse più importante, iI coinvolgimento delle persone disabili. Come pensate di procedere?

ANDeL è nata per promuovere l’inclusione lavorativa delle persone disabili, con una particolare attenzione ai soggetti più deboli. Le persone disabili verranno avvicinate attraverso le associazioni che li rappresentano e individualmente attraverso  convegni, eventi, Webinar, i siti web dedicati, i social, i mass-media, gli annunci e le collaborazioni con i servizi di collocamento e inserimento al lavoro. Ma sarà il passa parola a richiamare la loro attenzione e a far comprendere il valore e l’utilità di ANDeL.

Abbiamo cominciato con l’apertura di uno sportello telefonico a cui tutti possono porre richieste di informazioni, consigli, ecc. in tema di lavoro. Disponiamo di un primo gruppo di operatori in grado di fare una valutazione del potenziale lavorativo, e curare l’orientamento al lavoro. Grazie a collaborazioni esterne siamo in grado di offrire percorsi formativi personalizzati e gratuiti e percorsi di accompagnamento al lavoro. Sosteniamo le aziende in cerca di lavoratori disabili ospitando gli annunci sul nostro sito e su quello dei nostri partner. Le offerte di servizi alle imprese e ai disabili cresceranno con il passare del tempo.

 

Curerete voi, concretamente, anche l’inserimento lavorativo?

I disabili disoccupati, inoccupati o in cerca di un nuovo lavoro, che si iscrivono ad ANDeL vengono contattati per un colloquio. Viene quindi redatto un Progetto personalizzato di accompagnamento al lavoro. Il processo di collocamento non prevede la presa in carico della persona e la successiva ricerca  di un lavoro; questa metodologia, utilizzata da tutti,  è una delle cause che hanno portato al fallimento l’intero sistema di servizi per il collocamento e per l’inserimento lavorativo. ANDeL opera attraverso l’inversione del paradigma tradizionale: “non dal disabile all’azienda, ma dall’azienda al disabile”.

L’esperienza ci ha insegnato che le opportunità di lavoro, per qualsiasi categoria di disabilità, nascono dal rapporto diretto dei servizi per il lavoro con il mondo del lavoro. Il supporto alle aziende nella redazione del “Progetto personalizzato per l’assolvimento degli obblighi” è il punto di partenza per qualsiasi azione inclusiva. I singoli percorsi di accompagnamento al lavoro continueranno ad essere realizzati dai servizi già attivi nelle varie province. Mi ripeto: ANDeL non vuole sostituire o competere con chi già opera sul territorio, ma aiutarlo a migliorare la propria attività.

 

Il secondo obiettivo riguarda le aziende. Come agite nei loro confronti ? Quali servizi erogate?

Abbiamo attivato un secondo sportello telefonico a cui possono accedere tutte le aziende per  informazioni e consulenze gratuite di primo livello. Nel prossimo futuro pubblicheremo una newsletter per le aziende, per i disabili, e per tutti i soggetti sociali  interessati all’inclusione lavorativa. Attualmente stiamo collaborando con aziende di grandi dimensioni, affrontando il problema dell’assolvimento degli obblighi in modo personalizzato e soprattutto creativo. In attesa di poter disporre di personale adeguato per supportare le aziende nell’assolvimento degli obblighi previsti dalla legge 68/1999, ci avvaliamo di servizi che operano in partnerschip. Abbiamo inoltre coniato una figura professionale ad hoc, il Disability Job Supporter. Una figura indispensabile per migliorare il rapporto fra i disabili, le aziende e i servizi.  Sono in corso confronti con alcune università per promuovere master specifici. A breve partirà un master di primo livello promosso dall’università on line E-Campus.

 

Come si articola il ruolo e le competenze del Disability Job Supporter, differenti (a quanto si può intuire) da quelle del Disability Manager, un profilo professionale riconosciuto da alcune regioni e sul quale puntano diversi corsi di alta formazione?

Nei paesi di frontiera esistono i passeur, coloro che aiutano i clandestini a passare il confine. Per fare questo devono conoscere: il percorso, le abitudini delle guardie di  frontiera, le risorse psico-fisiche delle persone che accompagnano, e i problemi che possono insorgere lungo il cammino. Dal passeur dipende la possibilità di oltrepassare il confine. Anche la disabilità necessita di passeur esperti per entrare nel mondo del lavoro. I passeur della disabilità dovrebbero essere figure professionali che conoscono i percorsi di accesso al lavoro, le potenzialità di chi devono accompagnare; nonché i tempi, i modi, le regole che governano il mercato e il mondo del lavoro, e le problematicità perennemente in agguato. Queste competenze devono appartenere al Disability Job Supporter: una figura professionale in grado di seguire tutto il processo inclusivo, presente in tutti i servizi per il lavoro. A questa figura compete la valutazione del potenziale occupazionale, l’orientamento, l’accompagnamento al lavoro, l’inserimento, la redazione progetto di assolvimento degli obblighi per l’azienda e le necessarie competenze consulenziali. Il Disability Job Supporter possiede una preparazione complessiva, conoscenze e competenze psicologiche, pedagogiche, contrattuali che gli consentono di seguire tutta la filiera dell’inclusione e di operare con efficacia presso i Centri per l’Impiego, il Collocamento mirato, i SIL, la formazione professionale, la scuola, l’Università, le cooperative sociali, le associazioni imprenditoriali, le associazioni dei disabili, le agenzie per il lavoro e i servizi sociali e sociosanitari.

 

Qual è il rapporto con il sistema di collocamento pubblico?

ANDeL affonda le sue radici nel sistema del collocamento pubblico. Ne conosce l’organizzazione, il potenziale, i limiti e i bisogni. Il sistema del collocamento italiano è articolato su tre livelli: quello centrale rappresentato dal Ministero del lavoro e dall’ANPAL, quello regionale e quello provinciale. A livello nazionale stiamo intervenendo sul piano normativo attraverso: interrogazioni parlamentari, emendamenti, proposte di legge e progetti per il Recovery Fund. Per ciò che riguarda l’ANPAL abbiamo dichiarato la nostra disponibilità. A livello regionale, a cui compete il mercato del lavoro, ci stiamo attivando per diffondere buone pratiche, sperimentazioni, progettualità. Mentre a livello provinciale offriamo la formazione del personale e proposte organizzative per rendere più efficace l’organizzazione dei servizi, e per migliorare il rapporto con le aziende.

Siamo un’agenzia non profit e vogliamo migliorare il sistema dell’inclusione lavorativa delle persone disabili. Alcune collaborazioni con i servizi pubblici sono già in essere. Sono stato un loro collega per tantissimi anni, pertanto è per me naturale avere rapporti di collaborazione. In particolare stiamo cercando di diffondere l’uso di buone prassi a favore dei soggetti più deboli, curiamo la formazione del personale, promuoviamo la legge 68/1999 fra le aziende soggette agli obblighi. La newsletter appena lanciata avrà uno spazio dedicato ai servizi per il collocamento mirato. La nostra disponibilità è totale e le possibilità di collaborazione sono tante.

 

Com’è il rapporto con il tessuto imprenditoriale ?

ANDeL dispone di tecnici interni ed esterni, con esperienza pluridecennale nel settore, e le buone relazioni instaurate in passato stanno facilitando il rapporto con il tessuto imprenditoriale. Stiamo inoltre coinvolgendo le aziende attraverso webinar a tema, intervenendo ad eventi come il Diversity Day, organizzando percorsi formativi gratuiti per la gestione degli obblighi di legge e per la gestione della disabilità in azienda. Il nostro pragmatismo, l’innovativa modalità di approccio agli obblighi previsti dalla legge 68/1999, l’uso creativo di buone prassi, la comprensione dei bisogni delle imprese semplificano il rapporto. In futuro sarà il passa parola lo strumento di marketing più efficace.

 

Il terzo obiettivo riguarda la promozione della cultura inclusiva. Cosa pensate di realizzare?

Questo è l’obiettivo più ambizioso e realizzabile solo a lungo termine. Per cambiare la cultura, è necessario disporre di un pensiero forte, canali informativi ed educativi che consentano anche  di mettere a nudo le contraddizioni, le false verità, i luoghi comuni ecc. che avvolgono il sistema del collocamento. Ci stiamo attrezzando, abbiamo creato un sito e un numero zero della newsletter, pubblicato articoli, organizzato webinar, corsi, interventi in momenti pubblici. Stiamo creando collaborazioni e partnerschip con università, centri di ricerca, associazioni. Vogliamo far uscire l’inclusione lavorativa dal limbo in cui è stata relegata negli ultimi anni. La politica, le istituzioni, i mass media, e la stessa opinione pubblica, devono ritornare ad occuparsi di questo tema.

Andel intende collaborare strettamente con l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. È nostra intenzione proporre una candidatura nella Commissione che si occupa di lavoro per le persone con disabilità e dell’attuazione della Legge 68/1999. Pensiamo di poter dare un valido contributo specialmente nella fase di sviluppo del PNRR.

 

A proposito di PNRR, a quali missioni e obiettivi operativi intendete far riferimento per sviluppare l’attività e quindi la collaborazione con i servizi del collocamento mirato?

A  seguito di una raccolta di firme e adesioni, abbiamo richiesto di ritagliare dal PNRR un finanziamento di 500 milioni di euro a favore al terzo settore, al fine di renderlo  coprotagonista del collocamento dei disabili. Le prime affermazioni pubbliche del Ministro fanno intendere la volontà di potenziare l’attuale sistema di collocamento. Avremo un fiume di risorse economiche e di personale che verrà assegnato alle Regioni e quindi ai Centri per l’Impiego. Se ci fosse solo questo, temo che non vedremo dei grandi miglioramenti. Cercheremo di dare indicazioni utili e soprattutto efficaci e concrete al Ministero, all’ANPAL e alle regioni. Speriamo di essere ascoltati. Altrimenti se tutto si svolgerà secondo i primi pronunciamenti, mi permetto di dire che “non si può avere un abito nuovo rappezzando quello vecchio”.

 

Come pensate di agire a livello territoriale? Quali tempistiche vi siete proposti?

La presenza territoriale di ANDeL dipenderà dalle capacità di promuovere una rete di collaborazioni con tutti gli stakeholder della disabilità/lavoro. Questa attività è già in essere in diverse province, sono infatti numerose le associazioni, cooperative sociali ecc. che ci stanno contattando.

L’attesa e il  bisogno sociale di un soggetto che si dedicasse unicamente all’inclusione lavorativa dei disabili (tutti non solo dei “disabili-abili”), ci ha imposto una accelerazione iniziale costringendoci ad essere immediatamente operativi. Ora stiamo curando l’organizzazione e il reclutamento del personale necessario. Facciamo quello che possiamo e nel frattempo ci stiamo attrezzando. Stiamo incontrando molte disponibilità e collaborazioni che ci  consentiranno di accelerare il cammino.

Stiamo sostenendo e co-gestendo alcuni progetti sparsi sul territorio nazionale. Abbiamo in corso una serie di webinar con aziende e con le associazioni delle persone disabili. Stiamo strutturando la banca dati degli iscritti. Stiamo organizzando eventi in collaborazione con le associazioni. Il prossimo futuro ci vedrà inoltre impegnati nella raccolta e diffusione delle buone prassi su tutti i territori regionali. Amplieremo inoltre la rete di collaborazioni.

Stiamo incontrando molti soggetti sociali interessati. Purtroppo non abbiamo avuto modo di incontrarci con SIDIMA Società Italiana Disability Manager, FEDMAN Federazione Disability Management e FAND Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili; con FISH Federazione italiana per il superamento dell’handicap dobbiamo riprendere il confronto dopo la pausa estiva. Siamo nati per aiutare tutti quelli che operano nel campo della disabilità e lavoro. Non abbiamo problemi di concorrenza e rivalità, non vogliamo sostituirci a nessuno. Speriamo pertanto di poter avere utili rapporti anche con queste organizzazioni.

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