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“Transforming Care”: intervista a Costanzo Ranci

“Le politiche della cura – imprecisa traduzione di “care” – non hanno solo bisogno di far fronte a bisogni che cambiano, offrendo servizi di buona qualità, ma devono essere economicamente e socialmente sostenibili, in una prospettiva temporale e inter-generazionale, nonché dal punto di vista dei suoi beneficiari diretti, le loro famiglie e gli operatori professionali”.

 

È l’incipit con cui è stata presentata la terza edizione della conferenza su “Transforming Care”, tenuta presso il Politecnico di Milano dal 26 al 28 giugnoIl convegno è stato promosso dal Laboratorio Politiche Sociali del Politecnico di Milano in collaborazione con il Danish Institute for Local and Regional Government Research. Qui il sito del convegno. Oltre 120 partecipanti provenienti da tutto il mondo, 22 sessioni parallele, 6 simposi e tre keynote speaker hanno affrontato i temi della assistenza e della cura nei confronti di bambini, anziani, disabili e persone con fragilità da una quantità impressionante di punti di vista.

 

Chiediamo a Costanzo Ranci, “anima” e principale promotore dell’evento, di riassumerci i contenuti principali emersi dalla manifestazione.

 

Dai lavori di questi tre giorni emergono temi su cui si è addensata di più l’attenzione di studiosi e ricercatori, ed emergono temi nuovi, su cui risulta importante approfondire la ricerca nei prossimi anni?

Nel corso degli anni, le politiche della cura hanno subito notevoli trasformazioni, sia istituzionali che sociali, poco sottolineate all’interno del dibattito scientifico. Questi mutamenti sono avvenuti in un periodo temporale caratterizzato da forti tensioni, relative soprattutto al tema della sostenibilità di tali politiche.

L’obiettivo del convegno è stato quello di non guardare, come di solito avviene, ai problemi di sostenibilità esclusivamente come a problemi di sostenibilità finanziaria, ma di approfondire soprattutto il tema della sostenibilità sociale. Tale elemento oggi costituisce una delle principali sfide per le politiche della cura: da un lato, aumento crescente di domande, dall’altro sempre più difficoltà nel garantire nel tempo livelli consoni di qualità ed equità.

Ciò che sembra emergere nelle analisi di molti ricercatori è che l’impatto delle politiche della cura è determinato non solo e non tanto dai disegni di politica dei servizi quanto da come questi disegni vengono tradotti e implementati concretamente nei territori, con le relative potenzialità e difficoltà.

Ed è proprio a questo livello che ci si è concentrati molto su due versanti: da una parte, le condizioni di lavoro di chi opera in questo settore, compresa la forza lavoro migrante e, dall’altra, la qualità dei servizi legati alle attività che dovrebbero garantire adeguatezza degli interventi. Questi due versanti e il loro possibile deterioramento generano ripercussioni importanti sull’impatto delle politiche.

 

La conferenza ha avuto una forte impronta internazionale. Quali sono, tra le tante, le principali sfide che le politiche di social care attraversano l’Europa?

Complessivamente non ci sono tendenze convergenti nelle politiche di cura europee, attraversiamo una fase di turbolenza in cui i percorsi sono molto diversificati. Tuttavia, se un tratto comune esiste, questo può essere rintracciato nella crescita della marketization e lo sviluppo di mercati privati di cura. L’offerta privata di cura è in crescita in tutti i Paesi europei, anche se questo processo assume configurazioni molto diverse tra di loro, che riflettono i singoli regimi istituzionali e di welfare. Tale andamento può essere letto come una tendenza alla “mercificazione” e alla privatizzazione della cura, legata in alcuni casi al ritiro delle politiche pubbliche, in altri alla loro riconfigurazione, in altri ancora alla cronica insufficienza nel soddisfare la domanda di aiuti.

Le forme che assume il mercato privato sono molto diverse da paese a paese, e diverse sono le modalità di regolazione relativa.

In alcune analisi, di stampo nord europeo, al disinvestimento del ruolo pubblico e al progressivo ritiro dell’intervento statale viene imputato il principale motivo della privatizzazione e dell’allargamento del mercato dei servizi di cura. In altri casi, le difficoltà dei sistemi di cura pubblici vengono collegate alla rilevanza delle dinamiche socio-demografiche e alla crescita dei bisogni di cura, cui tradizionalmente i servizi hanno risposto in modo molto parziale, come nei paesi Sud europei.

In ogni caso, in molti paesi le politiche della cura stanno guadagnando crescente centralità nelle politiche sociali e nelle politiche di welfare, più in generale all’interno dell’agenda politica pubblica. E questo in Italia proprio non sembra avvenire.

 

Quali sono i “messaggi nella bottiglia” che questo convegno lascia per l’Italia, per il suo sistema dei servizi e per le politiche riguardanti bambini, anziani, persone con disabilità?

Diversi interventi sull’Italia si sono concentrati sulle dimensioni attuative che forme innovative di intervento possono riuscire nell’allargare lo spettro e il grado di copertura dei bisogni.

Si è discusso per esempio su come possibili forme di welfare aziendale possano giocare un ruolo complementare alle politiche di cura. Questo può essere inteso sia tramite l’incentivazione fiscale alle imprese, sia mediante la costruzione di programmi assicurativi nei confronti di alcuni soggetti specifici. In Italia emerge quindi la tendenza alla crescita di forme di welfare in grado di coprire specifiche categorie di lavoratori: tale meccanismo può essere letto, da un lato, come un elemento di complementarietà ma, dall’altro, come elemento di preoccupazione perché può portare con sé un incremento delle forme di disuguaglianza e frammentazione.

Un’altra riflessione importante è legata al perché il tema delle politiche della cura fatica ad entrare nell’agenda pubblica del nostro Paese. In altri Stati queste politiche giocano un ruolo importante, muovono consenso, diventando importanti argomenti di investimento, anche politico. In Italia questo fatica ad avvenire. Il tema delle politiche della cura è poco percepito come un elemento su cui si possono costruire dei consensi e questo chiaramente porta a un indebolimento generale del sistema di welfare.

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