Istituzioni e governance

Il Rapporto Cisl sulla contrattazione locale sui temi del welfare nel 2016

L’Osservatorio sociale della contrattazione territoriale della Cisl documenta oltre 5.200 accordi territoriali stipulati dai rappresentanti locali di questa organizzazione dal 2011, molto spesso siglati unitariamente con Cigl e UIL, l’analisi dei quali è stata sinora oggetto di quattro rapporti dedicati. È stato recentemente pubblicato il Rapporto 2017, nel quale l’esame delle intese locali è presentata entro il quadro degli obiettivi strategici che la Cisl si propone:

  • Individuare il welfare non come un onere a fondo perduto, ma come un investimento, un insieme di reti indispensabili per garantire sviluppo e assicurare coesione sociale.
  • Muovere verso politiche preventive a capacitanti, e non solo riparative.
  • Assumere il contrasto alle diseguaglianze come fattore e volano di crescita, anche economica.
  • Lanciare una nuova fase costituente del sociale per risolvere i nodi aperti, che tenga conto di due processi in atto nel welfare italiano: la “territorializzazione” (con un crescente ruolo dei governi locali e dei soggetti attivi nelle comunità), e la “pluralizzazione” (mix di attori e di forme di intervento)
  • Intendere la contrattazione locale anche come ricerca di nuove forme di dialogo sociale e di rafforzamento della prossimità (tra utenti e servizi, tra governi e soggetti sociali, tra forme di rappresentanza e cittadini).

 

Nel 2016 sono state siglate 937 intese locali con queste caratteristiche, che nel Rapporto Cisl sono anche suddivise per Regione:

  • Gli accordi sono stati attivati in 18 contesti regionali, con questa articolazione territoriale: per il 79,7% con singoli Comuni, per il 9,1% con soggetti intercomunali, per il 6,1% con le Regioni, per il 5,1% a livello provinciale. Rispetto al 2015 si è ridotta la percentuale di accordi intercomunali, che negli anni precedenti era invece in stabile crescita. Le intese con i Comuni o i loro organi associativi sono concentrate soprattutto in Lombardia e al Nord, ed in parte nelle regioni centrali del paese. Le intese interessano complessivamente una popolazione di 19,2 milioni di persone, residenti in 1.173 Comuni.
  • L’87,1% degli accordi prevede una durata annuale, e le durate appaiono in riduzione rispetto a quelle previste dalle intese del 2015.
  • Rispetto ai contenuti degli accordi 2017 in media ogni intesa prevede azioni su 2 o 3 aree tematiche: nei tre quarti (74,5%) sono contemplate politiche inerenti il sociale e le famiglie, nel 62,1% quelle fiscali (prezzi, tariffe, fisco), nel 32,4% quelle inerenti il lavoro, nel 31,5% il territorio ed il suo assetto. Le politiche sanitarie e sociosanitarie sono oggetto del 30,2% delle intese. Il profilo di queste tematiche non è molto diverso da quello degli anni precedenti, tranne una crescita significativa dell’area connessa al lavoro.
  • Se si osservano le tipologie di persone target degli accordi, e che fruiscono delle politiche prima richiamate, nell’89,4% sono tutti i cittadini, nel 42,9% le famiglie, nel 33% gli anziani in genere, per il 31,7% gli anziani non autosufficienti, nel 24,5% i disabili, nel 20,8% gli adulti in difficoltà, nel 15,2% gli affittuari di abitazioni, nel 13,8% i minori. Sono gruppi la cui distribuzione e prevalenza si conferma negli anni come target della contrattazione locale, a conferma della loro fragilità sociale rispetto al welfare attuale.
  • Quali impegni prevedono le intese locali? Tra quelle attivate nel 2016:
  1. Il 56,2% prevede il mantenimento e la prosecuzione di attività e politiche in essere;
  2. Il 55,7% impegna a mettere in opera misure e servizi, e il 32% a progettare nuovi interventi e/o criteri,
  3. Il 50,7% mira a migliorare la raccolta e diffusione di informazioni per il controllo e la valutazione degli interventi.
  • Chi stipula gli accordi? Cgil-Cisl e UIL hanno siglato insieme il 42,9% degli accordi. Molto limitata appare la firma congiunta anche di altri soggetti sociali, perché tra gli accordi del 2016 circa il 7% è stato siglato anche da rappresentanze del mondo imprenditoriale, e circa il 2% da esponenti della cooperazione o del volontariato. Sul punto il Rapporto commenta che “… Non sembra dunque ancora emergere in modo adeguato quella pluralità di voci della rappresentanza locale che potrebbe portare benefici e utile dinamismo nella contrattazione locale”.

 

Un affondo sugli accordi in tema di politiche sociali e familiari, che sono state il principale campo di contrattazione (639 intese) evidenzia che i loro contenuti hanno riguardato:

  • L’offerta di servizi alle famiglie (274 accordi pari al 42,9% del totale)
  • Le misure di politica dell’abitazione (270 accordi, il 42,3% del totale)
  • L’assistenza a domicilio (259 accordi, il 40,5%)
  • La compartecipazione al costo dei servizi (in 234 accordi, pari al 36,6% del totale)
  • I servizi socio educativi per la prima infanzia (222 accordi, il 34,7% del totale)

 

Un focus specifico è dedicato, nel Rapporto CISL, ai contenuti degli accordi locali che hanno interessato il contrasto alla povertà, che è stato oggetto del 47,1% delle intese, e rispetto al quale sono evidenziate alcune attenzioni:

  • l’introduzione del REI, indubbiamente influenzato dalle proposte per il Reis, messe a punto dall’Alleanza nazionale contro la povertà, alla quale la Cisl aderisce. Con l’esigenza di dialoghi a livello regionale che mirino a far crescere le interazioni col REI delle misure delle Regioni, come è accaduto (anche in esito alla negoziazione locale) rispetto al SIA in Friuli Venezia Giulia e Puglia.
  • L’esigenza di incentivare l’integrazione delle diverse misure contro la povertà-
  • La necessità di potenziare l’infrastruttura dei servizi locali, precondizione di ogni politica efficace.
  • Favorire l’interazione tra risorse pubbliche e private.

Merita segnalare una ulteriore attenzione che il Rapporto segnala come necessaria: in sede di stesura degli accordi indicare con precisione i dettagli della messa in opera delle misure, in particolare in ordine ai criteri di accesso e selettività. Come è noto, i dettagli producono gli effetti concreti, e peraltro va ricordato, al di là del materiale Cisl, che è su questi contenuti che anche il REI previsto per il 2018 presenta le criticità più rilevanti.

 

Le ultime parti del Rapporto Cisl mettono a fuoco interessanti riflessioni sulle dinamiche da gestire nella contrattazione e le relative logiche negoziali, nonché sulle possibilità di far crescere gli attori sociali come “produttori di welfare associativo”. Anche a questi scopi è utile l’Osservatorio Sociale delle Cisl come leva organizzativa e reticolo che può supportare gli attori facendo crescere conoscenza tramite le evidenze empiriche del lavoro nei territori. Ed a questo riguardo è utile ricordare che la Cisl produce periodicamente il ”Barometro Cisl del benessere e disagio delle famiglie” bollettino che mira ad offrire un quadro complessivo e affidabile dei fenomeni socio economici a più rapida evoluzione che costituiscono una parte importante del benessere delle famiglie e del paese. L’indice complessivo di benessere viene ricavato da indicatori articolati in quattro aree tematiche: l’attività economica, il lavoro, l’istruzione, i redditi e la pressione fiscale, e consente di visualizzare la caduta del benessere delle famiglie negli anni della crisi, evidenziando nell’ultimo trimestre le aree e gli indicatori che presentano un miglioramento. Questo materiale è visibile al seguente link.

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