Segnalazioni con tag “denatalità”

Famiglia, infanzia e adolescenza

Le conseguenze della denatalità italiana

Nel suo articolo per LaVoce Alessandro Rosina sottolinea come la conseguenza più allarmante della demografia sbilanciata che caratterizza il nostro Paese non sia tanto il calo della popolazione, quanto l’alterazione del rapporto tra popolazione attiva e anziana, con un forte impatto sulla capacità di produrre ricchezza e di far fronte ai costi dell’invecchiamento. La pandemia potrebbe essere l’occasione per investire in politiche familiari e di attivazione per invertire il trend demografico.

Politiche e governo del welfare

Istat: Bilancio demografico 2020

Il 13 luglio Istat ha pubblicato i dati relativi al bilancio demografico nazionale riferiti all’anno 2019. Al 31 dicembre 2019 la popolazione residente risulta inferiore di quasi 189 mila unità rispetto all’inizio dell’anno. Inoltre, rispetto al 2018, si registrano un nuovo minimo storico di nascite (420 mila, -4,5%) dall’unità d’Italia, un lieve aumento dei decessi (+0,9%) e delle cancellazioni anagrafiche per l’estero (+16,1%). Il numero di cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese è in calo (-8,6%), mentre prosegue l’aumento del numero di cittadini italiani che emigrano all’estero (+8,1%).

Famiglia, infanzia e adolescenza

Stimare la natalità dopo il Covid-19

Gian Carlo Blangiardo, nel suo articolo per Neodemos, prova a stimare gli effetti della pandemia sulla natalità futura. Il clima di incertezza generato dalla pandemia e dal disagio economico che per molte famiglie ne deriva può avere, infatti, un impatto negativo sulla scelta di avere dei figli. Ripercorrendo gli eventi del passato che hanno portato a dei cali significativi della natalità nel nostro Paese, Blangiardo propone alcune stime.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Il calo della natalità visto come una chance per l’edilizia scolastica

Il patrimonio edilizio scolastico in Italia è caratterizzato dall’inadeguatezza sul piano della didattica, della sicurezza e della sostenibilità. È evidente la necessità di un piano per affrontare tale inadeguatezza, legata all’età degli edifici e alle diverse caratteristiche demografiche della popolazione ai tempi in cui la maggior parte delle scuole in Italia sono state costruite, cioè durante il baby boom. Oggi il trend demografico tende all’opposto, con un calo delle nascite che non accenna ad arrestarsi. Secondo Stefano Molina, autore dell’articolo per Neodemos, la probabile contrazione della popolazione scolastica nei prossimi due decenni è un’occasione per pensare a una nuova edilizia per la scuola.

Politiche e governo del welfare

La popolazione continua a diminuire: quale impatto sul welfare italiano?

I nuovi dati Istat sugli indicatori demografici confermano l’andamento demografico negativo del nostro Paese: nel 2019 si è registrato il “ricambio naturale” più basso dal 1918. Quali sono le ricadute del fenomeno sul sistema di welfare italiano? Le riflessioni di Valentino Santoni su Percorsi di Secondo Welfare.

Famiglia, infanzia e adolescenza

In attesa del Family Act

Avere figli in Italia sembra diventare sempre più difficile a causa di un mercato del lavoro discriminatorio nei confronti delle donne e della scarsa efficacia delle misure esistenti per la conciliazione, soprattutto a causa della loro frammentarietà. In questo articolo per LaVoce Chiara Saraceno si augura che il governo vada oltre la retorica sulla famiglia e prenda sul serio la proposta del Family Act della ministra Elena Bonetti, nella speranza che si tratti di un disegno effettivamente comprensivo e strutturato. Un articolo del Redattore Sociale sottolinea come tale riforma rischi, però, di essere minacciata dai dissapori all’interno del Governo e vedere, di conseguenza, deluse le speranze delle famiglie.

Famiglia, infanzia e adolescenza

L’inarrestabile declino delle nascite

Il Report Istat sulla natalità e fecondità della popolazione residente italiana approfondisce l’ulteriore diminuzione di nuovi nati che ha registrato il 2018. Oltre a un calo del 4% delle nascite, diminuisce ulteriormente il numero medio di figli per donna (1,29) e aumenta l’età media del primo figlio (32 anni). I dati mostrano inoltre che la funzione di contenimento del cosiddetto baby-bust data dai flussi migratori sta diminuendo a causa dell’invecchiamento della popolazione immigrata. Diminuiscono anche le nascite da genitori stranieri, che rimangono tuttavia rilevanti soprattutto al Nord (uno su cinque). Marcantonio Caltabiano sottolinea nel suo articolo per Neodemos la gravità della situazione mettendo in luce i dati più salienti del report e approfondendone alcune implicazioni.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Calo demografico: come prepararsi al punto di non ritorno

Tra quattro anni la popolazione anziana (over 60) in Italia, secondo le previsioni dell’Istat, dovrebbe superare la soglia del 30%, il cosiddetto punto di non ritorno. L’articolo di Di Pasquale, Stoppin e Tronchin per LaVoce sottolinea le conseguenze di questo calo e la necessità, oltre a prendere provvedimenti che abbiano impatto sul lungo-termine, di pensare a misure i cui effetti siano apprezzabili entro un arco temporale più breve, soprattutto nell’ambito della scuola, dell’immigrazione e pensioni.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Denatalità: al di là delle semplificazioni

L’informazione è in grado di orientare il dibattito pubblico e, quando il tema in questione è la denatalità, come sottolineano Caltabiano e Rosina nell’articolo per Neodemos, la semplificazione delle spiegazioni del fenomeno e delle sue possibili ricadute forniscono un quadro limitato dentro cui pensare le politiche. Gli autori vanno oltre le semplici evidenze approfondendo e affrontando la complessità del tema, mettendo di nuovo l’accento sulla necessità di un sistema di politiche integrate.

Famiglia, infanzia e adolescenza

La sfida demografica resta inascoltata dai politici italiani

Se il calo delle nascite non si arresta e non si torna al tasso di ricambio naturale (2,1 figli per donna), nel 2050 la popolazione italiana passerà da 60 a 50 milioni. Maurizio Ferrera, nel suo articolo per Percorsi di Secondo Welfare, dopo aver spiegato brevemente l’insostenibilità di tale scenario, volge lo sguardo ad altre esperienze europee (virtuose e non) per riflettere sulle politiche adottate negli ultimi anni. Conclude l’articolo denunciando la gravità della situazione italiana, in cui i politici non sembrano essere consapevoli dell’urgenza e della serietà della sfida demografica. Lo stesso allarme è lanciato da Alessandro Rosina, nell’intervista rilasciata a Sara De Carli per Vita, che mette l’accento sulla necessità di strumenti integrati all’interno di misure strutturali a sostegno della natalità.

Migrazioni

IX Rapporto sull’economia dell’immigrazione

È stato recentemente presentato il IX Rapporto sull’economia dell’immigrazione curato dalla Fondazione Leone Moressa. Il quadro fotografato non è roseo: crollano le nascite, aumenta l’invecchiamento e ogni anno oltre 90 mila under 35 lasciano l’Italia per recarsi all’estero in cerca di fortuna. Vi è inoltre la tendenza a sottovalutare il valore dell’immigrazione, credendo che i disoccupati italiani possano svolgere le professioni manuali e ignorando invece il fatto che gli oltre 5 milioni di stranieri residenti rappresentano una vera forza vitale per il nostro Paese, sia dal punto di vista economico che demografico.

Scarica le slide di presentazione del Rapporto e l’infografica.

Leggi a tal proposito anche l’articolo di Sergio Briguglio pubblicato su LaVoce.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Un voto, una testa. Un incentivo alle politiche contro la denatalità

Sebbene sembri esserci ampio consenso sulla necessità di attuare politiche di contrasto alla denatalità, quando si tratta di distribuire le risorse spesso le priorità sono altre. Visto l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della popolazione composta da genitori con figli, l’interesse verso questo tipo di misure è destinato a scemare ulteriormente. Mirco Tonin e Federico Boffa, nell’articolo per LaVoce, propongono quindi di concedere il diritto di voto, ovviamente tramite i genitori, ai bambini, in modo da aumentare il peso elettorale della popolazione con figli minori, rispettando però  la rappresentatività democratica.