Segnalazioni con tag “denatalità”

Famiglia, infanzia e adolescenza

La sfida demografica resta inascoltata dai politici italiani

Se il calo delle nascite non si arresta e non si torna al tasso di ricambio naturale (2,1 figli per donna), nel 2050 la popolazione italiana passerà da 60 a 50 milioni. Maurizio Ferrera, nel suo articolo per Percorsi di Secondo Welfare, dopo aver spiegato brevemente l’insostenibilità di tale scenario, volge lo sguardo ad altre esperienze europee (virtuose e non) per riflettere sulle politiche adottate negli ultimi anni. Conclude l’articolo denunciando la gravità della situazione italiana, in cui i politici non sembrano essere consapevoli dell’urgenza e della serietà della sfida demografica. Lo stesso allarme è lanciato da Alessandro Rosina, nell’intervista rilasciata a Sara De Carli per Vita, che mette l’accento sulla necessità di strumenti integrati all’interno di misure strutturali a sostegno della natalità.

Migrazioni

IX Rapporto sull’economia dell’immigrazione

È stato recentemente presentato il IX Rapporto sull’economia dell’immigrazione curato dalla Fondazione Leone Moressa. Il quadro fotografato non è roseo: crollano le nascite, aumenta l’invecchiamento e ogni anno oltre 90 mila under 35 lasciano l’Italia per recarsi all’estero in cerca di fortuna. Vi è inoltre la tendenza a sottovalutare il valore dell’immigrazione, credendo che i disoccupati italiani possano svolgere le professioni manuali e ignorando invece il fatto che gli oltre 5 milioni di stranieri residenti rappresentano una vera forza vitale per il nostro Paese, sia dal punto di vista economico che demografico.

Scarica le slide di presentazione del Rapporto e l’infografica.

Leggi a tal proposito anche l’articolo di Sergio Briguglio pubblicato su LaVoce.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Un voto, una testa. Un incentivo alle politiche contro la denatalità

Sebbene sembri esserci ampio consenso sulla necessità di attuare politiche di contrasto alla denatalità, quando si tratta di distribuire le risorse spesso le priorità sono altre. Visto l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della popolazione composta da genitori con figli, l’interesse verso questo tipo di misure è destinato a scemare ulteriormente. Mirco Tonin e Federico Boffa, nell’articolo per LaVoce, propongono quindi di concedere il diritto di voto, ovviamente tramite i genitori, ai bambini, in modo da aumentare il peso elettorale della popolazione con figli minori, rispettando però  la rappresentatività democratica.

Istituzioni e governance

Istat: Bilancio demografico nazionale 2018

In Italia nel 2018, secondo i dati Istat pubblicati il 3 luglio scorso, la popolazione residente è diminuita di 124mila unità. Si tratta del quarto anno consecutivo di decrescita: dal 2015 sono oltre 400mila i residenti in meno, un ammontare superiore agli abitanti del settimo comune più popoloso d’Italia. Nello stesso anno si registrano un livello minimo di nascite, meno decessi e meno iscrizioni dall’estero rispetto al 2017. Il numero di cittadini stranieri che lasciano il nostro Paese è in lieve flessione (-0,8%), ma è in aumento l’emigrazione di cittadini italiani (+1,9%).

Leggi anche il commento di Angela Silvestrini e Maura Simone su Neodemos.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Così l’Italia è rimasta senza giovani

L’invecchiamento della popolazione è una tendenza mondiale, ma l’Italia è tra quei paesi che più l’hanno accelerata. Ad un progressivo aumento del numero di ultra 65enni, corrisponde una continua riduzione della presenza delle generazioni più giovani: secondo i dati Istat, gli attuali under 15 italiani sono solo il 13,2% del totale. L’invecchiamento della popolazione è alimentato da un processo proprio – l’allungamento della durata media della vita – e da un processo indiretto – la riduzione della natalità, che accresce il peso degli anziani riducendo il numero di giovani. È soprattutto la persistente bassa fecondità italiana (1,32 figli nel 2018) ad aver prodotto gli squilibri demografici più forti, e continuerà ad alimentarli. Il contributo di Alessandro Rosina su LaVoce.

Famiglia, infanzia e adolescenza

L’effetto lungo della crisi sulle nascite in Europa

Non è solo l’Italia a dover fare i conti con problemi di fecondità, un trend negativo ha colpito anche i paesi nordici, in particolare la Finlandia e la Norvegia. Caltabiano e Comolli nel loro articolo per Neodemos vedono nell’incertezza rispetto al futuro la principale causa di questo declino. Le conseguenze di medio e lungo termine della crisi economico-finanziaria del 2008 si rifletterebbero sulla scelta di avere figli non solo a fronte di condizioni socio-economiche soggettive, ma soprattutto a causa di una percezione poco rosea del futuro. A sostegno di tale tesi, gli autori indicano la tendenza invece positiva che ha investito i paesi in cui sono state messe in atto politiche pro-nataliste, come la Germania.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Sulle conseguenze della denatalità

Molti studi si sono concentrati sulle cause della denatalità mettendo in luce la rilevanza delle variabili economiche nella decisione di avere o meno dei figli e sulla loro numerosità. Ma quali sarebbero invece le conseguenze a lungo termine della denatalità? Maurizio Franzini nell’articolo per Menabò di Etica ed Economia si sofferma sul legame tra invecchiamento della popolazione e innovazione, e sul perverso intreccio tra denatalità e produttività. L’invecchiamento della popolazione non metterebbe, infatti, alla prova solo il sistema pensionistico, ma l’intero sistema di produzione di beni e di servizi.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Addio al voucher asilo nido/baby sitter: una riflessione sulle politiche di conciliazione

Enrica Maria Martino e Daniela Piazzalunga propongono, su LaVoce, un’analisi del voucher asilo nido/baby sitter Inps, la cui cancellazione ha suscitato qualche polemica. Le autrici in particolare sottolineano come il voucher facesse parte di un pacchetto di misure che avevano l’intento di “sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione della cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e lavoro”. Tuttavia, la misura in questione è rimasta ai livelli di sperimentazione, come spesso succede per questo tipo di politiche, e non è stata inserita in un pacchetto complessivo di interventi. La mancata proroga della misura e l’assenza di un dibattito fanno temere che le intenzioni di mettere a punto una strategia per stimolare la fecondità e incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro non si traducano effettivamente in politiche.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Aumentano le donne childfree in Italia

In Italia il 45,4% delle donne di età compresa tra 18 e 49 anni è senza figli. Di queste, il 17,4% non intende e non desidera averne. Sono le cosiddette childfree, donne per le quali la maternità non rientra nel loro progetto di vita. Sono soprattutto le laureate, occupate e residenti al Nord a rientrare in questa categoria. Tra le motivazioni si annoverano l’investimento nella carriera lavorativa, la libertà dal lavoro di cura, le maggiori possibilità di realizzazione personale e minori preoccupazioni economiche. Anche il contesto culturale sembra giocare un ruolo fondamentale nello spingere sempre più donne in questa direzione: in Italia, infatti, è soprattutto la donna a svolgere il lavoro di cura dei figli. Leggi l’articolo di Alessandra Minello, Eleonora Meli e Valentina Tocchioli su Neodemos.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Calo delle nascite: una ricetta per invertire la tendenza

Il declino delle nascite non solo prosegue, ma nell’Italia post-crisi si aggrava raggiungendo il valore di 1,32 figli per donna, il più basso in Europa. Caltabiano e Rosina su LaVoce mostrano come ciò è dovuto sia a una diminuzione del numero di potenziali madri, conseguenza del calo di natalità che caratterizza già da tempo il nostro paese, sia alla sempre più frequente decisione delle coppie di attendere un miglioramento delle proprie condizioni in termini di stabilità lavorativa o di livello remunerativo, o di rinunciare ad avere un figlio a fronte di condizioni oggettivamente avverse. In questo scenario preoccupante emerge però l’esempio positivo ed opposto al trend di Bolzano, dove si registra una media di oltre 1,7 figli per donna, grazie a un clima sociale favorevole e a politiche realmente inclusive, a sostegno sia delle famiglie che delle aziende che innovano in tema di conciliazione famiglia-lavoro. Invertire la tendenza nazionale non sarebbe un traguardo irraggiungibile. Si stima infatti che per avere un numero costante di nati tra un decennio bisognerebbe raggiungere il valore di 1,45 figli per donna, già toccato nel 2010 e decisamente più basso di quello attuale di Bolzano.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Nel 2018 gli ottantenni hanno superato i nuovi nati in Italia

Alessandro Rosina propone su Neodemos un’analisi del calo delle nascite in Italia, mettendo in luce le peculiarità del caso italiano e l’allarmante dato del superamento dei nuovi nati da parte degli over 80, che ci fa segnare il record negativo rispetto al rapporto tra popolazione di 0 anni e di 80 anni.