Segnalazioni con tag “donne”

Famiglia, infanzia e adolescenza

Il primo documento della task-force “Donne per un nuovo rinascimento”

Paola Profeta ed Ersilia Vaudo presentano, nell’articolo su LaVoce, il primo documento della task-force “Donne per un nuovo rinascimento”. Creata dalla ministra Bonetti, la task-force, ha affrontato la promozione della partecipazione delle donne in ambito Stem (Science, technology, engineering, mathematics) sin dalla scuola primaria e il supporto al lavoro femminile (anche considerate le conseguenze della pandemia) con la promozione di leadership bilanciate per genere e di valutazioni di genere in tutti i processi decisionali.

Altre politiche

Supportare le vittime e “trattare” gli autori della violenza di genere

Nel corso del 2019, grazie ad un accordo tra IRPPS-CNR e Dipartimento per le Pari Opportunità, è stata realizzata una rilevazione sulla presenza, al dicembre 2017, di centri antiviolenza (in totale 336) e programmi di trattamento per autori di violenza (in totale 54) sul territorio italiano. Su Neodemos Pietro Demurtas e Maura Misiti forniscono i numeri della rilevazione e descrivono alcuni aspetti emersi dal progetto VIVA, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Altre politiche

Se il lavoro non è un posto sicuro

Alcuni dati diffusi negli ultimi anni da enti nazionali ed internazionali mostrano come l’emancipazione delle donne e le molestie sul lavoro sembrino andare di pari passo. Su InGenere Claudia Bruno mette in evidenza come i luoghi di lavoro possano fare molto per sostenere le donne nella fuoriuscita dalla violenza domestica, senza però essere di per sé luoghi sicuri. Infatti, se maggiori livelli di istruzione ed emancipazione economica corrispondono a una più alta probabilità per le donne di uscire da situazioni di violenza domestica, questi coincidono anche con una loro maggiore esposizione a molestie e ricatti sul posto di lavoro. A tal proposito, il 21 giugno 2019 la Conferenza Internazionale del Lavoro ha adottato i primi strumenti internazionali sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro: la Convenzione n. 190 e la Raccomandazione n. 206 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL).

Altre politiche

ActionAid: centri antiviolenza e case rifugio a rischio

Gravi ritardi nell’assegnazione e nello stanziamento delle risorse rischiano, in alcuni territori, di far chiudere i centri antiviolenza e le case rifugio, negando alle donne che subiscono violenza il diritto ad essere assistite. Questo il quadro allarmante che emerge dal monitoraggio che ActionAid ha condotto sui Fondi statali antiviolenza dal 2015 al 2019, previsti dalla legge 119/2013 e ripartiti dal Dipartimento delle Pari Opportunità alle Regioni per finanziare i centri antiviolenza e le case rifugio.

Visita la pagina dedicata e scarica il rapporto.

Altre politiche

Istat: indagine sui centri antiviolenza

Istat, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità, il CNR e le Regioni, ha condotto la prima indagine sui 281 Centri antiviolenza (CAV) che svolgono attività a sostegno delle donne maltrattate e dei loro figli. Nel 2017 si sono rivolte ai CAV più di 43 mila donne; di queste il 67% ha iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Tra le donne che hanno iniziato tale percorso, il 64% ha figli, la maggior parte dei quali minorenni. La quasi totalità dei CAV offre servizi di accoglienza, supporto psicologico e legale. Meno diffusi i servizi di accompagnamento verso l’autonomia abitativa e lavorativa, di sostegno alla genitorialità e di mediazione linguistica.

Scarica il testo integrale e le tavole statistiche.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Servizi per l’infanzia e occupazione femminile

L’Italia è uno dei paesi con il più basso tasso di disoccupazione femminile ed è il secondo paese con il più ampio divario occupazionale uomo-donna. L’articolo di Openpolis, tramite la lettura di alcuni dati, mostra la relazione tra servizi per la prima infanzia e occupazione femminile, soffermandosi su alcune differenze regionali e sottolineando in particolare come i territori con un maggior numero di nidi sono anche quelli che registrano i più alti tassi di occupazione femminile. Si conferma dunque l’associazione positiva tra estensione dei servizi per l’infanzia e aumento dell’occupazione delle donne, come previsto dagli obiettivi europei di Barcellona.

Povertà e disuguaglianze

L’Italia scende nella classifica del WeWorld Index

Il 9 aprile 2019 WeWorld-Gvc onlus ha presentato i risultati dell’edizione 2019 di WeWorld Index, la ricerca annuale che misura il tasso di inclusione nel mondo. Comparando le condizioni e la qualità della vita dei soggetti più a rischio esclusione (donne e bambini), la ricerca misura, attraverso l’analisi di 17 dimensioni e 34 indicatori, 171 Paesi. A guidare la classifica sono i Paesi del Nord Europa, insieme a Canada, Nuova Zelanda e Australia. L’Italia è 27esimo posto, risultando peggiore non solo rispetto alle principali democrazie europee (Francia, Germania e Gran Bretagna), ma anche rispetto a Bulgaria, Repubblica Ceca e Portogallo. Agli ultimi posti della classifica Mali, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan, Ciad e Repubblica Centrafricana, che si conferma per il quinto anno consecutivo il Paese peggiore per l’inclusione di donne e bambini.

Leggi l’articolo di Cristina Barbetta su Vita.

Altre politiche

Codice rosso contro la violenza sulle donne

In Italia, le donne tra i 16 e i 70 anni che dichiarano di aver subito violenza da parte di un uomo almeno una volta nel corso della vita sono 6,8 milioni. In circa un terzo dei casi, l’uomo in questione era il compagno. Secondo un’indagine Istat solo il 35,4% delle vittime considera l’episodio un reato, e quasi una donna su tre che ha sporto denuncia non è per niente soddisfatta del modo in cui il suo caso è stato gestito. In questo quadro si inserisce la proposta di legge, anche detta Codice rosso, approvata il 3 aprile alla Camera e ora in attesa di essere discussa in Senato. Agendo sulle tempistiche, uno degli obiettivi principali della nuova legge è quello di incentivare le donne a rivolgersi alle forze dell’ordine. Essa introduce anche alcune nuove fattispecie di delitti, quali il cosiddetto revenge porn e il delitto di deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti al viso. Su LaVoce l’articolo di approfondimento di Chiara Giannetto e Pietro Mistura.

Altre politiche

Istat: indagine sui centri antiviolenza

Per la prima volta l’Istat, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità, le Regioni e il Consiglio nazionale delle ricerche, ha svolto un’indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza alle donne vittime. L’indagine, effettuata nei mesi di giugno e luglio 2018, rileva che le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza sono 49 mila, e di queste quasi 30 mila hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Il numero medio di donne prese in carico dai centri è massimo al Nord-est (170,9) e minimo al Sud (47,5), il 26,9% delle donne è di origine straniera e il 63,7% ha figli. I dati mostrano deboli segnali di miglioramento, ma la strada è ancora lunga. Secondo Daniela Piazzalunga, in un articolo pubblicato su LaVoce, servirebbero in particolare politiche specifiche di ampio respiro.

Leggi su LaVoce anche la riflessione di Claudia Villante sull’utilizzo del numero verde 1522, che può aiutare a definire interventi più idonei per le vittime.

Altre politiche

La legge 194 sull’aborto volontario ha raggiunto i suoi obiettivi?

Su Neodemos Gianpiero Dalla Zuanna fa un bilancio sui quarant’anni della legge 194 sull’aborto volontario. I due obiettivi principali della norma erano diminuire gli aborti, creando le condizioni affinché le donne fossero sostenute in caso di prosecuzione della gravidanza, e azzerare i rischi per la salute della donna connessi al ricorso all’aborto clandestino. Dopo quarant’anni questi obiettivi sono stati raggiunti? Secondo l’autore il primo va perseguito con altri interventi di sostegno, mentre si registra una drastica diminuzione degli aborti clandestini.

Sul tema leggi anche l’analisi di Maria Castiglioni sempre su Neodemos.

Migrazioni

Cosa ci raccontano gli alti tassi di abortività delle straniere

Su Neodemos Marzia Loghi, Alessia D’Errico e Angela Spinelli riflettono sugli alti tassi di abortività delle donne straniere. Questi, pur essendo più elevati rispetto a quelli delle italiane, negli ultimi tempi hanno subìto un calo: tale tendenza alla riduzione del fenomeno tra le donne straniere, nonché alla riduzione del divario con le donne italiane, può essere un segnale di integrazione da parte delle prime, che nel tempo hanno modificato i propri comportamenti relativi alle scelte di procreazione responsabile, assumendo comportamenti simili alle donne italiane. Da non sottovalutare, in questo senso, anche tutti gli sforzi fatti dai servizi sanitari, specie dai consultori familiari, per aiutare a prevenire le gravidanze indesiderate.

Famiglia, infanzia e adolescenza

WeWorldIndex: peggiora in Italia l’inclusione di donne e bambini

Il WeWorldIndex misura l’inclusione di bambini, ragazzi e donne nel mondo. La quarta edizione del rapporto conferma i paesi nordici nelle migliori posizioni (l’Islanda al primo posto), e la Repubblica Centrafricana in ultima posizione. Preoccupa il peggioramento nel tempo dell’indice italiano, il paese che perde più posizioni nell’Europa a 28 paesi. Quest’anno un fuoco sull’educazione.