Segnalazioni con tag “Neet”

Altre politiche

Neet: i giovani italiani primi in Europa

Secondo l’indagine Eurostat del giugno 2019, nel nostro Paese l’incidenza dei Neet nella fascia 20-34 anni raggiunge il 28,9%, posizionando l’Italia al primo posto all’interno dell’Unione Europea (16,5%). Dal punto di vista territoriale si riscontrano differenze molto marcate: la maggior percentuale di Neet si concentrata infatti nel Mezzogiorno (34% vs 15,5% del Nord). Il 10 ottobre Unicef ha presentato la ricerca Il silenzio dei Neet per avviare una riflessione collettiva verso una progettazione comune, con lo scopo di descrivere l’entità del fenomeno nelle tre città italiane oggetto del progetto Neet Equity (Napoli, Taranto e Carbonia), i principali stakeholder, le politiche adottate e i servizi attivati a contrasto del fenomeno.

Approfondisci il progetto sul sito dell’Unicef.

Famiglia, infanzia e adolescenza

La questione giovanile e le responsabilità della classe dirigente

Partendo dai tentativi di minimizzare o ridicolizzare le proteste giovanili sul cambiamento climatico, Donato Speroni, nell’articolo scritto per Asvis, mette in luce la responsabilità della classe dirigente italiana rispetto alla povertà educativa che caratterizza i giovani nel nostro Paese, soprattutto al Sud. Secondo l’autore, tale atteggiamento di indifferenza di un certo ambiente è l’indicatore della mancanza di volontà di cambiare le proprie priorità politiche. Utilizzando dati Istat e opinioni di esperti, Speroni sottolinea come il passo da un analfabetismo non dichiarato a comportamenti antisociali sia breve, e come la classe dirigente si stia disinteressando alla questione giovanile pur avendo potenzialmente i mezzi per occuparsene.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Il primo bilancio della Garanzia Giovani

La Corte dei Conti ha pubblicato una relazione di bilancio su Garanzia Giovani, un’azione prevista dall’UE che sostiene il finanziamento, in paesi con tassi di disoccupazione superiori al 25%, di formazione, politiche attive di orientamento, sostegno e inserimento del mondo del lavoro per i disoccupati tra i 15 e i 29 anni. Dal 2014, anno in cui la misura è stata applicata in Italia, oltre un milione di giovani si è iscritto, soprattutto nel sud e nelle isole, ed oltre un terzo degli iscritti ha ricevuto un’offerta. Le offerte hanno riguardato principalmente il tirocinio extracurriculare, il bonus occupazionale e la formazione, mentre la proposta dell’apprendistato è stata la misura con maggiori difficoltà di avvio. Gli occupati sono stati circa 61 mila giovani, impiegati soprattutto nel settore manifatturiero.

Su questo tema leggi anche l’articolo di Davide Illarietti su Percorsi di SecondoWelfare.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Rapporto BES: il sistema educativo italiano ancora lontano dall’UE

Il rapporto BES (Benessere equo e sostenibile) dell’Istat uscito a dicembre 2018 si occupa anche dello stato del sistema di formazione e di istruzione del nostro paese. In generale, prendendo in considerazione il lungo periodo (dal 2010 ad oggi), si riscontrano alcuni miglioramenti rilevanti, in particolare l’aumento di diplomati e laureati e la diminuzione del tasso di abbandono scolastico. Tuttavia tali avanzamenti non risultano sufficienti a colmare il divario con la media UE. Inoltre alcuni indicatori, al contrario, mostrano tendenze preoccupanti, come l’aumento dei NEET, i giovani che non studiano, non si formano e non lavorano, il calo della partecipazione alla scuola dell’infanzia dei bambini di 4-5 anni, e la diminuzione della partecipazione culturale. Il confronto interno tra regioni conferma il divario Nord-Sud e sottolinea le condizioni di forte svantaggio di alcune grandi regioni del meridione, in cui si registrano percentuali molto basse di diplomati e laureati e un tasso scarso di partecipazione culturale. Emergono invece in maniera positiva le regioni del Triveneto e la Toscana, soprattutto per la crescita di diplomati.

Altre politiche

Istat: livelli d’istruzione e ritorni occupazionali

Istat ha pubblicato il Report Livelli d’istruzione e ritorni occupazionali dell’istruzione: i principali indicatori. Nel 2017 in Italia il 60,9% della popolazione di età compresa tra i 25 e i 64 anni ha almeno un titolo di studio secondario superiore, valore distante da quello medio europeo pari a 77,5%. Sulla differenza pesa in particolare la bassa quota di titoli terziari: il 18,7% in Italia, contro il 31,4% nella media UE. Ma quanto il livello d’istruzione influenza le condizioni occupazionali nel nostro Paese?

Altre politiche

Perché solo in Italia è un problema essere giovani

Su Linkiesta Francesco Cancellato riflette sul problema della disoccupazione giovanile. In un contesto mondiale dove tutto sembra volgere a favore dei giovani, l’Italia rappresenta un’anomalia: il tasso di disoccupazione giovanile è ai minimi storici praticamente ovunque (USA 10,4%, Germania 7,1%, Giappone 5,2%), ma non per il nostro Paese. In Italia il 37,8% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è disoccupato e quasi un giovane su cinque (il 19,1%) non studia né lavora. La classe di età compresa tra i 25 e i 29 anni detiene poi il peggior tasso di occupazione di tutta Europa, attorno al 54%.

Altre politiche

Ai Neet una parte del Fondo diamo lavoro

Caritas Ambrosiana ha deciso di destinare ai Neet parte delle risorse afferenti al Fondo diamo lavoro, che dall’ottobre 2016 ha raccolto circa 2,4 milioni di euro. Le risorse saranno rivolte al sostegno di tirocini o di progetti presentati da giovani disoccupati di età compresa tra i 18 e i 24 anni che vivono ancora in famiglia.

Leggi le parole di Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, nell’articolo di Redattore Sociale riservato agli abbonati.

Altre politiche

Alternanza scuola-lavoro: una protesta sbagliata

Dario Di Vico esprime il proprio parere sull’esperimento italiano di alternanza scuola-lavoro, pensato come un ponte tra gli studenti e il mercato del lavoro, un collegamento in grado di generare percorsi di apprendimento, anche se non sempre è così. Tuttavia, secondo l’inviato de Il Corriere della Sera considerare questa misura come una forma di schiavismo non sarebbe corretto, in quanto la vera schiavitù che minaccia i giovani italiani è l’esclusione permanente dal mercato del lavoro e dal tessuto produttivo del Paese.

Famiglia, infanzia e adolescenza

Neet e classi sociali in Italia

Pasquale di Padova ed Enrico Nerli Ballati mostrano che in Italia che la condizione di Neet (not in employment, in education or training) è più legata alla classe sociale che alla generazione. L’origine familiare incide sui destini occupazionali e formativi dei ragazzi, come anche sulla durata della condizione di non occupazione, di ricerca del lavoro e della disoccupazione. Leggi l’articolo su Menabò di Etica ed Economia.

Politiche europee

Giovani e lavoro: in Italia il doppio di Neet

Il 17 luglio la Commissione europea ha pubblicato un’indagine sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa (Esde) per l’anno 2017. I dati, piuttosto allarmanti soprattutto per quanto riguarda il lavoro giovanile nel nostro Paese, oltre ad un aumento della povertà, segnalano che almeno un giovane su cinque non studia né lavora. I giovani Neet italiani sono quasi il 20%, percentuale nettamente superiore rispetto alla media europea che si aggira attorno all’11,5%.

Scarica in lingua inglese il Pdf del Rapporto.

Altre politiche

Caritas e migrantes: il 35% dei giovani stranieri non studia né lavora

Il 21 giugno a Roma è stato presentato il XXVI Rapporto Immigrazione 2016 di Caritas e Migrantes. In Italia i Neet (Not in Employment, Education and Training) sono 3,2 milioni, pari a un quarto del totale dei 15-34enni. Tra i giovani stranieri la percentuale sale ulteriormente, sfiorando il 35%. Il Rapporto delinea così come l’Italia sia uno dei Paesi europei con il maggior differenziale a sfavore degli stranieri.

Scarica il Pdf della sintesi del Rapporto.

Povertà e disuguaglianze

Barometro territoriale della Cisl sul benessere/disagio delle famiglie

Il Barometro territoriale del disagio/benessere delle famiglie, elaborato dalla CISL, parte dalla necessità di monitorare, attraverso una lettura pluridimensionale di un pool di indicatori, l’andamento delle diseguaglianze nei campi del lavoro, dell’istruzione e della coesione sociale. L’Indice è stato progettato dal Centro Studi e Ricerche della Fondazione Tarantelli insieme a REF Ricerche.

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