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Migrazioni

Il welfare italiano chiede un’immigrazione normale

Ci sono interi comparti del welfare che si reggono su forza lavoro immigrata: la cura a domicilio, con le badanti, l’assistenza sanitaria, soprattutto operatori sociosanitari che vedono una forte presenza straniera. Di queste professioni abbiamo e avremo sempre più bisogno.

Chiusura dei porti e arresto dei flussi stanno distogliendo completamente il nostro sguardo dai meccanismi per favorire una immigrazione “normale”: per esempio quella che riguarda questi lavori. E’ urgente mettere a tema l’attivazione di nuovi flussi di ingresso, senza i quali il welfare dei servizi rischia l’implosione. Leggi >

Famiglia, infanzia e adolescenza

Quale garanzia per i giovani?

Garanzia Giovani nasce nel 2013 a seguito di una raccomandazione del Consiglio dell’UE per sostenere i giovani nell’accesso al mercato del lavoro. A fronte di un Piano di attuazione nazionale, le differenze che si registrano nei Piani regionali presi in esame sono relative soprattutto alla governance della misura e alle scelte effettuate rispetto a come finanziare i servizi previsti, ma tutte puntano comunque allo stesso obiettivo: avvicinare i giovani al mercato del lavoro nel più breve tempo possibile, cercando di “fare numeri” e mettendo in atto una versione particolarmente restrittiva di attivazione. Leggi >

Migrazioni

Gli scenari dell’immigrazione nel 2018

I migranti internazionali, secondo le statistiche delle Nazioni Unite, sono oggi 243,7 milioni nel mondo. Aumentano nel tempo in valore assoluto (erano 175 milioni nel 2000), ma crescendo nello stesso tempo la popolazione mondiale, che ha superato i 7 miliardi, il rapporto resta sostanzialmente stabile da parecchi decenni: poco più del 3%. Sul piano internazionale, escludendo migrazioni interne, il dato di fondo è che il 97% degli esseri umani non si sposta dal paese in cui è nato e cresciuto, per male che ci viva. In Italia, contrariamente a ciò che comunemente si pensa, il volume della popolazione immigrata è da anni stazionario. Poco sopra i 5 milioni di persone, compresi 1,2 milioni di cittadini rumeni e altri immigrati dall’interno dell’UE. La lunga crisi economica ne è la spiegazione principale. Sono diminuite persino le nascite da genitori stranieri: erano quasi 80.000 nel 2012, sono scese a 69.000 nel 2016, il 14,7% del totale. Gli immigrati patiscono la crisi, hanno rallentato i ricongiungimenti familiari e ridotto o differito i progetti genitoriali. Subiscono i vincoli strutturali, ma tendono anche ad adeguarsi agli stili di vita italiani. Dunque non ci salveranno dal declino demografico, ma neppure sono avviati a sostituire la cosiddetta “razza bianca”. Leggi >

Terzo settore

Riforma del Terzo settore: come favorire l’occupazione di lavoratori svantaggiati

Tra i vari aspetti sui quali è intervenuta la Riforma del terzo settore vi è una diversa configurazione delle azioni tese a favorire l’occupazione di lavoratori svantaggiati e dei soggetti di Terzo settore che le mettono in atto; ciò investe sia le iniziative basate su servizi volti a favorire l’occupazione, sia le attività di inserimento lavorativo. Leggi >

Anziani

Ludmilla, da badante a homeless: «L’Italia era la mia America»

Il Punto di Welforum Una vita passata ad accudire «gli anziani degli altri» per poi perdere il lavoro e finire in strada con «chi soffre per davvero». La storia di Ludmilla, 48 enne ucraina, è una storia di disoccupazione e smarrimento. Una testimonianza della difficoltà di reinventarsi dopo gli anni trascorsi come badante. Dalla Casa dell’Accoglienza Enzo Jannacci di Milano, dove risiede temporaneamente, Ludmilla racconta dei contributi pagati, della casa dove viveva in affitto e dei soldi mandati al paese per far studiare medicina al figlio. Tra le righe spunta l’immagine di un’Italia mitica, vista come l’America del sogno anni Cinquanta. Leggi >

Anziani

Le badanti in Italia

Il Punto di Welforum Secondo una stima IRS, sono 840.000 le badanti in Italia tra regolari e irregolari. I principali paesi di provenienza sono l’Europa dell’Est, l’America Latina e l’Asia.
Secondo i dati dell’Osservatorio sui lavoratori domestici, nel 2016 risultano iscritte all’Inps 866.747 persone, di cui l’87% donne. La mansione principale è quella di colf, seguita dall’attività di badante. Leggi >

Migrazioni

Aiutiamoli a casa loro?

È uscito puntualmente a fine ottobre il Dossier Immigrazione curato da Idos, sotto la guida di Franco Pittau: uno strumento utilissimo per conoscere i numeri e le dinamiche dell’immigrazione nel nostro paese. Spiega alcuni dati importanti: il primo è che l’immigrazione in Italia nel complesso è sostanzialmente stazionaria, anzi in molti territori è diminuita. In secondo luogo che gli immigrati rappresentano più del 10% dell’occupazione complessiva. In terzo luogo, che non vengono dai paesi più poveri del mondo. È inevitabile collegare questi dati con il dibattito politico in corso, in modo particolare con il discusso slogan “aiutiamoli a casa loro”. Leggi >

Povertà e disuguaglianze

Politiche attive del lavoro e fragilità socio-occupazionale

Quello attuale è un quadro di complessiva valorizzazione del ruolo dei servizi di sostegno al reinserimento lavorativo dei cittadini disoccupati (politiche attive del lavoro). Tuttavia, anche nei territori come quello lombardo, che si distinguono per la presenza di un’offerta articolata e continuativa di servizi (in particolare Dote Unica Lavoro), la riflessione sulle caratteristiche che tali servizi dovrebbero avere per essere efficaci rispetto ad alcuni target è ancora agli inizi. Si tratta però di un tema che assume particolare rilevanza nel momento in cui misure quali l’attuale SIA ed il futuro REI pongono fortemente l’accento sull’attivazione lavorativa delle famiglie in condizione di povertà. Leggi >

Povertà e disuguaglianze

Automazione, disuguaglianze e rischio povertà

Le nuove tecnologie digitali sono tra i principali fattori di competitività e comportano nuovi modi di produzione, erogazione, consumo, trasporto e commercializzazione di prodotti e servizi. Questi cambiamenti stanno portando sempre più alla diffusione di forme di lavoro non standard ed all’aumento della polarizzazione dell’occupazione, generando a loro volta un crescente rischio di povertà e la persistenza di bassi redditi, specie per quegli individui caratterizzati da minori competenze tecniche o con difficoltà nell’acquisizione di nuovi skills. Leggi >