Politiche europee

Appello per un Nuovo Welfare State

Investimenti adesso per il benessere futuro delle nostre famiglie

La nuova Commissione Europea, che entrerà in carica il 1° novembre 2019, dovrà affrontare un futuro che appare oggi impegnativo e preoccupante.

Tanti ritengono che il contratto sociale che ha tenuto insieme l’Europa dalla Seconda guerra mondiale in poi – fondato sulle promesse di pace e prosperità – sia in pericolo.  I giovani, in particolare, non si aspettano oggi di vivere una vita migliore di quella vissuta dai loro genitori. Secondo l’Eurobarometro, nel 2018 quasi il 75% degli europei prevedeva che la situazione economica futura sarebbe rimasta invariata o che sarebbe peggiorata nell’anno successivo. Alla domanda sulle conseguenze dell’impatto della recente crisi economica sul mercato del lavoro, circa il 45% ha risposto che il peggio doveva ancora venire.

Per riconquistare la fiducia delle persone, la Commissione Europea appena insediata deve mettere al centro della propria agenda l’empowerment della moderna famiglia a doppio reddito. In particolare, la nuova Commissione dovrà promuovere una nuova concezione delle misure di welfare e di sostegno al reddito riclassificandole come investimenti sociali, ed esentandone il loro finanziamento dal Patto europeo di stabilità e crescita.

 

L’imperativo degli investimenti sociali

Per due decenni, le istituzioni europee hanno prestato grande attenzione alla trasformazione del concetto di welfare state dall’idea di “politica sociale come fattore produttivo”, descritta nel trattato di Amsterdam del 1997, al “pacchetto di investimenti sociali” lanciato dall’allora commissario László Andor nel 2013, fino al concetto di “attivazione” stabilito nel Pilastro europeo dei diritti sociali del 2017. La grande recessione del 2009-11 ha dato linfa vitale all’imperativo degli investimenti sociali, in quanto gli stati dell’Europa nord-occidentale, con alta capacità di spesa nei loro sistemi di protezione sociale integrati ed universalistici – composti di misure in denaro e di prestazioni socio-assistenziali – si sono dimostrati maggiormente in grado di assorbire la stretta creditizia globale e la crisi dell’Eurozona. È giunto il momento affinché la nuova Commissione vada al di là di generiche dichiarazioni di principio e promuova un programma radicale di investimenti sociali in tutta Europa.

Tradizionalmente, i sistemi di welfare hanno attuato misure volte a sostenere le persone nei periodi di incertezza e di difficoltà economiche. Le indennità di disoccupazione, per esempio, aiutano i lavoratori che hanno perso il lavoro, mentre le pensioni aiutano gli ex lavoratori a mantenere lo stesso tenore di vita che avevano prima di andare in pensione. Oggi, tuttavia, i paesi europei hanno bisogno di un nuovo stato sociale che investa nelle generazioni attuali e future prima che esse abbiano bisogno di aiuto ad affrontare le incertezze della vita lavorativa.

 

Il sistema di welfare di nuova concezione (si veda in proposito questo articolo comparso di recente su Social Europe) deve includere servizi di alta qualità per la primissima infanzia, capaci di massimizzare le probabilità che i bambini crescano sani e istruiti; sistemi educativi e formativi articolati durante tutto il corso della vita, per garantire sia ai giovani che agli adulti di essere parte attiva di un mercato del lavoro in continua evoluzione; e un buon congedo parentale per donne e uomini, per migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata nelle famiglie con entrambi i coniugi inseriti nel mercato del lavoro. Come sottolineano sia neuroscienziati che economisti, i primi anni di vita sono fondamentali per lo sviluppo delle capacità sociali e cognitive di un bambino e delle sue future possibilità di vita, e l’investimento nello sviluppo di tali capacità può essere anche visto in termini di futuri risparmi per l’intero sistema economico.

Tre sono le funzioni politiche complementari degli investimenti sociali alla base del nuovo welfare state. In primo luogo, gli investimenti sociali devono aumentare e mantenere lo “stock” (cioè, la riserva) di capitale umano, compresi lo sviluppo di competenze e il mantenimento in salute. In secondo luogo, devono facilitare i “flussi” tra i vari mercati del lavoro e la transizione nelle diverse fasi di vita. In terzo luogo, devono mitigare rischi sociali come disoccupazione e malattia, attraverso la protezione del reddito e la stabilizzazione economica. Basandosi su questi principi, il nuovo sistema di welfare produrrà effetti di reciproco rafforzamento nelle diverse fasi del ciclo di vita, generando crescita dell’occupazione e benessere sociale a livello individuale e familiare.

 

Una strada tortuosa ma percorribile

La nuova Commissione Europea deve riclassificare i finanziamenti alle politiche di welfare come un investimento, non trattarle come spese correnti. Il Patto di stabilità invece qualifica gli investimenti pubblici nell’istruzione e nella formazione permanente come spese per i consumi. Allo stato attuale, ovvero in un periodo di crescita lenta in tutta l’Eurozona, budget limitati e aumento dell’aspettativa di vita, non sarà facile trasformare le tradizionali politiche di welfare in investimenti sociali.

Il governo italiano in carica fino all’estate, ad esempio, ha trovato politicamente più conveniente andare nella direzione opposta. La nuova riforma “Quota 100” consente ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni, dopo aver lavorato per almeno 38 anni. Finanziata dall’aumento del deficit di bilancio, questa riforma scarica sulle future generazioni di italiani l’onere di pagare la pensione a chi oggi esce dal mondo del lavoro anticipatamente, condannando i giovani ad accollarsi vita natural durante un debito pubblico da rimborsare.

 

La piattaforma politica della nuova Commissione deve invece investire di più sulle famiglie, basandosi sulla certezza che più investimenti fatti adesso genereranno considerevoli risparmi in futuro. Questo cambio di paradigma non è solo tecnico, ma richiederà un cambiamento della mentalità della classe politica e del suo approccio alle politiche pubbliche. Invece di condannare i nostri figli ad un futuro fiscalmente insostenibile, la nuova Commissione deve facilitare gli investimenti su di loro.

Il calo dei tassi di interesse verificatosi con l’inizio della nuova fase recessiva deve essere utilizzato per implementare, consolidare ed espandere gli investimenti sociali a beneficio delle generazioni future, e consolidare la “salute” fiscale a lungo termine in un contesto di sviluppo demografico avverso. La nuova Commissione deve pertanto introdurre una golden rule per esentare le spese di “stock” legate allo sviluppo di capitale umano dal regolamento fiscale dell’Eurozona, nella misura dell’1,5 percento del prodotto interno lordo, per almeno dieci anni. Pur rimanendo nei parametri dell’Unione economica e monetaria, questa misura consentirebbe di incrementare gli investimenti sociali interni.

 

La prevenzione dei rischi

Gli investimenti sociali spostano l’equilibrio del welfare state dal modello tradizionale del capofamiglia maschile, a cui compete il compito di garantire la compensazione dei rischi sociali ed economici a cui la famiglia va incontro durante i periodi difficili, alla prevenzione dei rischi attuali e futuri. Le famiglie devono essere messe nelle condizioni di fare fronte al processo di automazione industriale, che sostituisce i lavori tradizionalmente svolti dagli uomini, come quelli dei metalmeccanici, e alla delocalizzazione dei lavori tradizionalmente svolti dalle donne, come quelli nell’industria tessile.

Molti studi dimostrano chiaramente che la migliore garanzia contro la povertà infantile è l’ingresso delle madri nel mondo del lavoro. E non sorprende che nei paesi all’avanguardia nella rivoluzione digitale gli uomini e le donne lavorino di più, e i posti di lavoro obsoleti vengano convertiti grazie all’innovazione, che aiuta a creare nuovi lavori associati ad una maggiore produttività.

La rinnovata fiducia in Europa nel contratto sociale, basato sulle tradizionali garanzie di pace e sicurezza, passa necessariamente nell’introduzione di un nuovo welfare state, basato su investimenti sociali che garantiscano a tutti una solida rete di sicurezza e che rafforza non solo il senso di sicurezza nelle fasi di transizione nel mercato del lavoro e nel corso della vita, ma offre, nel 21° secolo, anche alle famiglie un senso di rinnovata autonomia. La nuova Commissione Europea deve dimostrare la leadership politica necessaria per portare avanti questa trasformazione.

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