Politiche europee

Approvato l’indice europeo della Povertà infantile

La lotta contro la povertà infantile e l’esclusione sociale e l’importanza dell’investire nel benessere dei bambini sono temi prioritari dell’agenda politica dell’Unione europea da oltre un decennio. Il primo passo significativo in tale direzione è stato fatto durante la Presidenza lussemburghese dell’UE nella prima metà del 2005, quando è stata sottolineata la necessità di integrare i bisogni dell’infanzia nelle politiche della UE (“children mainstreaming”) introducendo un approccio inteso a promuovere il benessere dei bambini europei. In quella occasione si è iniziato a considerare che la semplice suddivisione degli indicatori sociali dell’UE per gruppi di età era insufficiente per descrivere adeguatamente le condizioni materiali e sociali della vita dei bambini, che possono differire da quelle della loro famiglia, rendendo dunque necessario individuare misure specifiche relative ai bambini.

 

Un ulteriore passo avanti è stato compiuto nel 2013, quando è stata adottata la Raccomandazione della Commissione Europea Investire nei bambini: spezzare il circolo vizioso dello svantaggio socialeCommission Recommendation 2013/112/EU, of 20 February 2013, on Investing in children: breaking the cycle of disadvantage il cui scopo è stato quello di stabilire un quadro comune europeo e fornire agli Stati membri dell’UE indicazioni sulle modalità con cui contrastare la povertà infantile e favorire il benessere dei bambini, consentendo loro di raggiungere il più rapidamente possibile il loro pieno potenziale. La Raccomandazione esorta gli Stati membri a rivedere le loro politiche in questo settore sottolineando l’importanza di investire sui bambini e il loro benessere.

 

Nel 2017 è stato poi adottato il Pilastro Europeo dei diritti sociali (EPSR) che ha  dedicato il Principio 11  al diritto all’istruzione e alla cura della prima infanzia con l’implementazione di servizi a prezzi accessibili di buona qualità, al diritto alla protezione dalla povertà e al diritto dei bambini svantaggiati a misure specifiche per migliorare le proprie opportunità di vita, elementi presenti anche tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Agenda 2030 Sustainable Development Goals) e nella Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

L’azione della Commissione e del Parlamento europeo in tale ambito si è ulteriormente rafforzata in tempi ancora più recenti: è infatti attualmente in discussione la possibile adozione del Child Guarantee for vulnerable children volto a promuovere la protezione dei diritti dei bambini, in particolare dei più vulnerabili, intesa ad assicurare a tutti i bambini europei i servizi essenziali articolati su quattro aree di intervento relative all’accesso alle cure mediche,  all’istruzione, ad una casa dignitosa e ad una sana alimentazione.

 

L’ultimo tassello in tale contesto è l’adozione, a marzo 2018, di un indice di deprivazione specificamente dedicato ai bambini. Si tratta di un indice sviluppato dai ricercatori del LISER, il Luxembourg Institute of Socio Economic Research, in collaborazione con il Centro Townsend per la ricerca internazionale sulla povertà dell’Università di Bristol, nell’ambito di una ricerca finanziata da EurostatGuio Anne-Catherine, Gordon David, Marlier Eric, Najera Hector, Pomati Marco. Towards an EU measure of child deprivation. Child Indicators Research, 2017.:  la ricerca ha consentito di realizzare un’analisi approfondita delle statistiche disponibili in tema di deprivazione infantile, sulla base della quale è stato costruito un indice complesso caratterizzato dall’essere robusto, affidabile e comparabile a livello dell’UE. Il nuovo indice sarà d’ora in poi regolarmente utilizzato per monitorare i progressi degli Stati membri verso il benessere dei minori.

 

L’indice individua una condizione di deprivazione infantile laddove mancano (per problemi economici) almeno tre dei seguenti elementi, alcuni riferiti direttamente ai bambini e altri al nucleo familiare:

 

1) la famiglia non è in grado (per impossibilità e non per scelta) di garantire ai bambini del nucleo:

  • Alcuni vestiti nuovi
  • Due paia di scarpe
  • Frutta e verdura fresche quotidianamente
  • Carne, pollo, pesce (o equivalenti vegetariani) quotidianamente
  • Libri adatti all’infanzia
  • Attrezzature per giocare all’aperto
  • Giochi da fare in casa/al chiuso
  • Luogo adatto per fare i compiti
  • Attività per il tempo libero
  • Festeggiamento delle ricorrenze
  • Invitare a casa amici per la merenda o il pasto
  • Partecipazione alle gite scolastiche
  • Vacanza

 

La famiglia non può permettersi:

  • Di pagare arretrati e debiti
  • Avere calore adeguato in casa
  • Avere (accesso a) un’auto
  • Sostituire i mobili logori
  • Internet

 

Come è possibile osservare dal grafico le disparità nel tasso di deprivazione dei bambini nell’UE sono molto elevate, con i paesi dell’est europeo (Romania, Bulgaria) con quasi il 70% dei bambini in una situazione di deprivazione e i paesi del Nord Europa (Svezia, Finlandia, Danimarca e Lussemburgo) con meno del 10% dei bambini in tale situazione. L’Italia so collega nella media UE, con circa il 28% di bambini in questa specifica condizione di deprivazione.

 

Fonte: Guio et alii, 2017 (pag 21)

 

 

Il rapporto di ricerca presenta anche una tabella che descrive il fenomeno nei paesi UE attraverso la distribuzione di frequenza dei diversi item di cui è composto: come è possibile osservare per l’Italia, la situazione più problematica sembra essere quella legata alle condizioni economiche: la presenza di debiti, l’impossibilità di cambiare mobili logori, avere una casa sufficientemente calda e potersi permettere una vacanza.

 

Fonte: Dati Eurostat elaborati dagli autori (Guio et alii, 2017) pag. 21

 

L’impressione che si ha nell’analizzare le dimensioni considerate dagli indicatori descritti è che si tratta di una misurazione di aspetti della deprivazione che vanno ben al là del fenomeno della povertà conclamata, fenomeno che è ancora possibile trovare, e non certo in maniera residuale, in molti paesi del sud e dell’est Europa. Mentre le dimensioni relative ad una nutrizione adeguata, ad una casa calda e a vestiti idonei possono essere rilevanti in tutti i paesi della UE, altre sembrano essere in grado di misurare una condizione di deprivazione in contesti socio-economici molto meno compromessi e in contesti culturali più evoluti: questo è il caso per esempio della possibilità di fare una vacanza e gite scolastiche o del disporre di attrezzature per fare giochi all’aperto, parametri certo meno rilevanti per i bambini del sud Europa che magari vivono in località remote o di mare, e che proprio per questa ragione hanno scarso accesso a servizi socio-educativi, socio-sanitari e sanitari e scarse tutele in caso di deprivazione estrema.

 

Ad oggi tale indice non è ancora stato inserito nel sistema di indicatori fornito da Eurostat sul tema del benessere dell’infanzia, che è possibile consultare sul sito Eurostat nella pagina dedicata all’Investimento sull’infanzia quale sezione specifica del sistema di indicatori relativi alla Protezione sociale e all’inclusione sociale.

L’insieme degli indicatori aggregati da Eurostat è composto da indicatori primari, e secondari e di contesto volti a misurare: a) la distanza dall’obiettivo generale della lotta alla povertà infantile e all’esclusione sociale e della promozione del benessere dei minori (indicatori di povertà ed esclusione sociale e di deprivazione materiale), b) la disponibilità di risorse economiche adeguate, di una casa adeguata e la possibilità di  prendersi cura dei bambini, insieme all’impatto dell’impegno lavorativo sull’accudimento dei bambini; c) l’accesso a servizi di qualità per la prima infanzia, il livello di istruzione, i risultati scolastici raggiunti e il livello di abbandono scolastico, la proporzione di NEET, l’accesso alle cure sanitarie, misurata anche in termini di mortalità infantile, peso alla nascita, copertura vaccinale, obesità, tasso di fumatori tra i minori e tasso di suicidio tra i giovani.

 

Un’integrazione tra i due sistemi di indicatori può senz’altro fornire un quadro ancora più articolato del fenomeno della povertà infantile, con l’attenzione forse ad utilizzare il nuovo sistema non come indice complesso ma come insieme di indicatori utilizzabili anche separatamente, in modo da tenere in adeguata considerazione le variabilità territoriali, che in un indice complesso verrebbero fortemente penalizzate.

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