Povertà e disuguaglianze

Di generazione in generazione: la povertà si eredita?

Il presente intervento si pone come obiettivo quello di analizzare l’aspetto generativo nei processi di impoverimento, partendo da una domanda a prima vista semplice: la povertà si eredita?

La risposta potrebbe apparire banale, visto che diversi studi oggi stabiliscono in maniera inconfutabile la relazione fra lo stato di vulnerabilità economica e sociale e il contesto di provenienza, tuttavia ciò che risulta importante è individuare quali elementi contribuiscano a creare un circolo vizioso che si trasmette fra le generazioni arrivando a prefigurare “carriere” di povertà.

Per fare ciò ci avvaliamo delle riflessioni di uno studio realizzato dalla Caritas Diocesana di Reggio Emilia – Guastalla, prodotto in occasione del convegno “Osservare lontano. Le sfide della povertà educativa alla comunità”, all’interno del quale si è utilizzato come Case study il Fondo Famiglia per la Formazione, un fondo diocesano che in sei edizioni ha permesso di conoscere i percorsi di povertà di quasi 600 famiglie, analizzandone tratti comuni e assonanze con quanto visto in altri studi presenti in Italia sul fenomeno della povertà educativaIl Fondo Famiglia per la Formazione è un intervento della Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla reso possibile grazie ai contributi dell’8xmille diocesano. Attivo dall’anno scolastico 2013/14 è nato per aiutare le famiglie, conosciute dalla rete dei Centri d’ascolto, in difficoltà nel sostenere le spese connesse alla frequentazione dei figli al percorso scolastico. Nei sei anni di applicazione sono state raccolte 594 domande, che hanno interessato complessivamente 934 minori. Dal 2013 sono state erogate risorse per 173.775 euro, un terzo delle quali rivolte all’acquisto di libri. Per maggiori informazioni..

 

Fig. 1 – Interventi finanziati attraverso il fondo nelle sei edizioni (Euro)

La povertà educativa rappresenta infatti un esempio calzante per misurare la generatività della povertà in generale, in quanto in essa coesistono elementi di natura economica, affiancati ad elementi di contesto (relazionali, culturali, valoriali), che incidono fortemente sulla buona riuscita di un percorso di crescita cognitiva personale. Elementi che sono fortemente condizionati dal contesto in cui ci si trova a vivere, e nei confronti dei quali diventa oltremodo difficile intervenire poiché, diversamente da altre dimensioni della povertà, non è sufficiente mettere in campo un trasferimento di risorse o una integrazione di quelle già presenti. Un secondo aspetto da non trascurare riguarda l’indifferibilità degli strumenti educativi nel percorso di crescita di ogni persona. Accade infatti che se un bisogno educativo non è sufficientemente stimolato nel periodo dello sviluppo cognitivo dell’individuo in cui esso dovrebbe realizzarsi difficilmente questa assenza potrà trovare risposte adeguate successivamente.

L’osservazione dei dati oggetto della rilevazione ci ha permesso di mettere a fuoco quattro elementi che non hanno una connessione diretta alla dimensione economica della povertà ma incidono fortemente nel condizionarne la trasmissione fra generazioni.

 

Il contesto di crescita: delle 594 domande presentate, 305 provengono dal Comune capoluogo (registrando una percentuale del 51,2% del totale delle stesse), a dimostrazione di una forte correlazione fra la dimensione cittadina del contesto di crescita e lo sperimentare criticità educative. Al contrario luoghi di dimensioni più contenute, in cui le relazioni hanno ancora una dimensione più diretta e comunitaria registrano una minore incidenza della povertà educativa.

Uno studio di Save the ChildrenSave the Children, Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia. Anno 2018. del 2018, volto ad analizzare la resilienza educativa dei bambini esposti a contesti di svantaggio socio-economico e culturale, conferma questa osservazione collegando l’alta densità abitativa e il maggior numero di fenomeni di microcriminalità (aspetti solitamente legati al contesto di grandi città), ad una minor probabilità di riuscita del percorso educativo.

 

Il contesto famigliare: sono state 207 le domande presentate da nuclei monogenitoriali (pari al 34,8% del totale). Di queste il 90% vedevano la presenza di una donna (solitamente la madre) come punto di riferimento per tutta la famiglia. Ne deriva una forte correlazione fra le fragilità famigliari e lo sperimentare un disagio educativo.

Secondo quanto sostenuto negli ultimi anni da diversi pedagogistiPierpaolo Triani: “Le povertà educative come ostacolo alla crescita della persona” intervento del 13 giugno 2019, tra cui il professor Triani nel suo intervento all’interno del convegno citato in precedenza, il processo educativo avviene all’interno di tre contesti formativi ognuno per quanto di propria competenza estremamente necessario. Questi sono: formale (per lo più individuato nel mondo della scuola), non formale (di cui fanno parte luoghi strutturati ma privi di valutazione, come ad esempio gli oratori, i gruppi sportivi) e informale (individuato principalmente nella famiglia). La mancanza anche solo di uno di questi può esporre a fragilità importanti e ciò vale in particolar modo per la famiglia che ricopre anche a livello temporale il maggior numero di ore della crescita. Ora se è così, occorre domandarsi come in nuclei già di per sé molto in difficoltà nel riuscire a conciliare tempi di vita con i tempi del lavoro (ancor di più in quelle famiglie in cui è presente una sola figura adulta) come può tale figura assolvere a questo compito educativo? I dati ci confermano che molto spesso questo compito viene messo in secondo piano, e se si arriva a presentare domanda al Fondo, non è tanto perché la famiglia ne avverta la necessità, quanto grazie alla consapevolezza di educatori o di altre persone che accompagnano la crescita del ragazzo. A questo si ricollega anche l’elemento successivo.

 

Una povertà trasversale: che la povertà educativa non sia sempre strettamente legata all’assenza di risorse economiche, ma piuttosto collegata ad una scarsa considerazione del valore educativo in sé lo testimonia anche la distribuzione del valore ISEE nelle domande presentateIl Fondo Famiglia per la Formazione, in linea con quanto previsto dai contributi regionali sull’acquisto dei libri di testo che stabilivano una fascia prioritaria fino a 10.632,94, ha posto tale valore come limite massimo per la presentazione delle domande prevedendo comunque in situazione particolari in cui era oggettivamente impossibile presentare la documentazione ISEE la valutazione del progetto complessivo.. Risulta infatti che oltre il 35% di esse presenti un ISEE superiore ai 4.000 Euro (quelle superiori ai 6.000 euro sono 94, pari al 16%). Su questo tema si è spesso dibattuto nel corso degli anni, in quanto ci si è trovati di fronte a nuclei famigliari che pur avendo la disponibilità economica privavano i propri figli di attività legate al recupero scolastico perché le ritenevano non necessarie. Ciò ha spinto a cambiare l’impostazione del fondo stesso, in quanto se prima si dava un peso fondamentale alla effettiva indigenza della famiglia per intervenire, successivamente in determinate situazioni si è prestata maggior attenzione all’effettivo bisogno educativo a prescindere dal bilancio famigliare.

 

Fig. 2 – Valore ISEE dei nuclei che hanno presentato domanda di accesso al Fondo

 

Educare oltre la scuola: il Fondo nel corso degli anni ha visto uno spostamento delle richieste dal versante intrascolastico (materiale di cancelleria, libri, divise) al versante che coinvolge tutto ciò che forma anche al di fuori del contesto in precedenza definito formale. Sono aumentate infatti le richieste di contributi per attività sportive, musicali così come di recupero e socializzazione pomeridiana. Sempre Save the Children, nel report citato in precedenza, evidenzia come coloro che hanno la possibilità di aver accesso ad attività al di fuori del contesto scolastico sviluppino maggiori probabilità di apprendere le materie tecniche negli anni successivi. Questo perché il percorso formativo risente fortemente dell’ambiente e delle relazioni in cui si sviluppa nei diversi contesti, anche quelli meno strutturati, che stimolano il ragazzo a prendere contatto con le proprie risorse necessarie per affrontare le sfide conseguenti al vivere all’interno di un contesto difficile.

 

L’analisi di questi quattro elementi ci porta a confermare quanto già ci attendevamo, ovvero che ci sono forti probabilità che contesti di deprivazione tendano a perpetuarsi e riprodursi nello scambio fra generazioni. Al tempo stesso però emerge un altro dato importante, reso ancora più esplicito dall’osservazione nello specifico delle dinamiche educative. Questo processo generativo, seppur influenzato fortemente dalla famiglia, in realtà risente profondamente anche del contesto in cui avviene il processo di crescita. Un territorio ricco di stimoli, in cui sono presenti luoghi culturali differenti, in cui le relazioni e anche i servizi hanno un valore umanizzante, faciliterà maggiormente lo sviluppo cognitivo. Al contrario, agglomerati urbani, con la conseguente spersonalizzazione delle storie singole e una scarsa collaborazione fra enti e soggetti educativi, privi di luoghi di aggregazione positivi, incideranno negativamente nel percorso di crescita. Qualsiasi approccio pertanto non può che partire da questa considerazione, facendo dell’integrazione dei diversi soggetti un assunto prioritario, costruendo collaborazioni efficaci e rinforzando le dimensioni che appaiono come più fragili del percorso individualizzato di crescita.

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