ll Terzo settore nei giorni del Covid-19

Come il Terzo settore sta vivendo i giorni del Covid-19?

La premessa d’obbligo è che in questi giorni difficili gli aspetti sanitari e le decisioni delle istituzioni per contrastare la diffusione del virus assorbono da una parte tutto lo spazio comunicativo, dall’altra le energie organizzative degli Enti di Terzo settore, impegnati, come altri soggetti, a misurarsi con quanto la situazione richiede; per questo motivo non deve stupire se, con qualche eccezione, gli aspetti qui trattati tendono a restare sottotraccia; ma ciò non significa che da una parte il Terzo settore non abbia un ruolo importante nella tenuta del Paese e dall’altra che la situazione in atto non lo stia colpendo duramente. Venendo alla domanda di apertura, il discorso si articola in almeno tre aspetti:

  • quanto gli enti di Terzo settore stanno facendo o possono fare per questa difficile situazione;
  • quali eventuali posizioni essi hanno assunto sul tema o su temi connessi in queste ore;
  • quali bisogni hanno a propria volta espresso.

Ovviamente a fianco di questi temi va ricordato come anche gli enti di Terzo settore siano impegnati con le loro scelte a evitare la propagazione del virus, come testimoniano, accanto alle iniziative di diffusione delle indicazioni utili al contenimento del contagio, anche comportamenti concreti come ad esempio la scelta di ARCI di chiudere tutte le proprie strutture o quella di ACLI di rinviare la propria stagione congressuale, cui l’associazione ha fatto seguire un articolato documento dove si ripercorrono molti dei ragionamenti presenti anche in questo articolo. Ovviamente tutte le attività di rilievo pubblico (convegni, conferenze, attività formative, assemblee) sono sospese e in taluni casi vi è un tentativo di riorganizzarle tramite supporti tecnologici a distanza.

Cosa sta facendo e può fare il Terzo settore in questa situazione

Rispetto al contributo possibile degli enti di Terzo settore, va in primo luogo ricordato il gravoso compito di continuare in una situazione difficilissima a rispondere alle quotidiane esigenze di persone fragili – anziani, minori privi di supporto familiare, persone con disabilità, famiglie in povertà – che non diventano meno urgenti per effetto del Covid-19; è un aspetto forse banale, ma è comunque bene ricordarlo, perché l’attenzione mediatica sul virus e su chi eroicamente ne contrasta in prima linea gli effetti nelle strutture sanitarie non deve far dimenticare che i bisogni anch’essi vitali di molte altre persone continuano a persistere e richiedono le medesime risposte anche se in condizioni organizzative difficilissime: si tratta, per fare alcuni esempi, di predisporre specifici protocolli e procedure sia per ridurre i rischi sia per affrontare i casi di contagio all’interno delle strutture residenziali, sia nel caso sia possibile il mantenimento all’interno, sia nel caso si renda necessaria l’ospedalizzazione, che nel caso di persone con disabilità richiede ulteriori attenzioni (vedi appello FISH).

In alcuni casi però, come è noto, le attività – ad esempio molti dei servizi diurni – sono state chiuse al fine di evitare il propagarsi del contagio; a questo proposito in una intervista al Corriere della Sera del 9/3/2020 e poi in un comunicato stampa, la portavoce del Forum Claudia Fiaschi segnala che “fioccano le segnalazioni delle reti associative e delle piccole realtà che segnalano la loro grande difficoltà e la difficoltà delle persone cui erano destinati i loro servizi. Per questo serve anche che vengano autorizzati servizi sostitutivi a domicilio, quelli necessari per la sopravvivenza di tante famiglie rimaste sole e isolate”. Insomma, il tema di riconvertire per quanto possibile i servizi esistenti e non prestabili nella modalità preesistente è uno dei temi all’ordine del giorno, ad esempio formule per seguire a domicilio, con protocolli di sicurezza concordati, almeno alcuni dei casi per i quali non è più possibile dare una copertura in una struttura diurna (si veda ad esempio l’appello della FISH al Governo). Vi è poi la proposta di ragionare sull’estensione della misura in via di definizione per il sostegno alle famiglie con figli che non vanno a scuola (il “voucher baby-sitter”) anche ai casi di famiglie che accudiscono persone anziane o con disabilità e che non possono fruire dei servizi loro dedicati.

Va affrontata la questione degli accompagnamenti svolti da organizzazioni di volontariato presso strutture ospedaliere nei confronti di persone fragili che debbono sottoporsi a terapie o accertamenti sanitari; come è noto, nelle misure di prevenzione alla diffusione del virus si introduce una notevole restrizione agli accompagnamenti, assolutamente ragionevole in molti casi, ma che deve essere ripensata per le persone fragili, ovviamente introducendo tutte le garanzie affinché ciò avvenga limitando i rischi di contagio sia a danno dei volontari che di altri pazienti presenti nei presidi. In generale vanno meglio definiti i protocolli operativi che garantiscano la maggiore sicurezza possibile e le soluzioni organizzative per rendere il più possibile utile il contributo di volontari – si pensi ai volontari di protezione civile – nelle piccole e grandi necessità delle famiglie che questa situazione genera.

La tutela delle persone fragili

Accanto agli aspetti operativi, gli Enti di Terzo settore sono impegnati in un lavoro culturale e di sensibilizzazione per sollecitare l’attenzione alle conseguenze del virus e della gestione del contenimento dei contagi.

Rispetto alle posizioni pubbliche assunte, si registra un comunicato del CNCA Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) circa la situazione delle carceri, che ha dato vita a rivolte in diversi istituti di pena, auspicando che non ci si limiti a rispondere non solo con la repressione, ma attivando misure alternative alla detenzione per un numero congruo di detenuti e predisponendo modi di comunicazione tra detenuti e familiari diversi dalla presenza fisica, ad esempio utilizzando gli strumenti offerti da internet che non comportano rischi di contagio (vedi comunicato CNCA).

Le associazioni per la tutela delle persone con disabilità hanno avanzato richieste simili circa dotazioni audio video per evitare l’isolamento di chi è ricoverato in struttura e non può ricevere visite dai parenti in seguito alle norme per prevenire il contagio.

Sempre queste associazioni fanno presente la necessità di estendere gli istituti di permesso retribuito per chi ha in carico persone con disabilità e di studiare forme alternative per il sostegno scolastico per gli alunni con disabilità nel periodo di chiusura delle scuole. In generale viene sottolineata la necessità di agire per mitigare il carico assistenziale che si riversa sulle famiglie a causa della sospensione dei servizi. Viene inoltre suggerito di applicare prioritariamente le misure di telelavoro a lavoratori che per condizione di salute o disabilità sarebbero maggiormente esposte alle conseguenze del contagio.

Infine, va segnalata la campagna #noicisiamo lanciata da Legacoop Sociali “Tantissimi sono gli operatori sociali, sanitari, educativi che prestano ogni giorno la loro attività in condizioni anche di estrema criticità per fornire tutte le prestazioni necessarie e per trovare soluzioni al fine di non abbandonare anziani, minori, famiglie e tutte le persone fragili e far fronte a bisogni a cui da soli non si riesce a rispondere. Davanti a questa situazione la cooperazione sociale decide di reagire e far sentire la sua voce! Dopo il decreto che chiude il nostro Paese dalle 13 di oggi lanceremo una campagna social pubblicando una foto dai nostri social con #noicisiamo e chiederemo a tutti i cooperatori e a chi condivide il nostro impegno di postare una foto con questo hashtag.”

Le difficoltà per il Terzo settore

Se da una parte il Terzo settore è in prima linea per far fronte alle necessità di questa fase, si trova al tempo stesso esposto a difficoltà gravissime: accanto agli aspetti organizzativi non banali già citati – assicurare modalità di assistenza ai cittadini in una situazione molto complessa – si pone il problema delle conseguenze economiche disastrose che si profilano a seguito della chiusura dei servizi: in assenza di adeguati provvedimenti, gli Enti di Terzo settore – come altri soggetti del tessuto produttivo – vedono una diminuzione verticale dei ricavi connessa alla chiusura dei servizi e questo non può che scaricarsi in modo insostenibile o sui lavoratori o sulle imprese sociali stesse, con esiti ugualmente critici. Afferma Claudia Fiaschi nella già citata intervista al Corriere del 9/3/2020: «Il rischio è che la vicenda Coronavirus metta in ginocchio i nostri mondi: e sarebbe un problema per il sistema di welfare dell’intero Paese… impegnati nei servizi educativi e nei centri diurni, assunti nelle cooperative e nelle associazioni che gestiscono mense, biglietterie museali, centri sportivi. Chiuso, chiuso, chiuso. Le attività si fermano e questi mondi non hanno liquidità sufficiente per garantire mesi di stipendio a fronte di entrate crollate…»

 

A fronte di questa situazione, le richieste avanzate dai soggetti di Terzo settore sono molte; alcune sono di seguito brevemente riassunte:

  • prevedere il rispetto degli impegni contrattuali da parte degli enti pubblici quando i servizi siano stati chiusi a seguito delle misure di contenimento del contagio, eventualmente riconvertendo le prestazioni non erogate in altri servizi alle famiglie;
  • rendere fruibile la cassa integrazione in deroga e semplificare le procedure per l’utilizzo del Fondo Integrazione Salariale (FIS); trovare strumenti adeguati per il sostegno del reddito di collaboratori di Enti di Terzo settore con rapporti diversi dall’assunzione (si pensi a tutti coloro impegnati in associazioni sportive)
  • sospendere i termini di pagamento per scadenze fiscali e contributive e le rate di mutuo bancario, nonché bloccare eventuali procedure esecutive;
  • prendere atto che il mancato svolgimento di talune attività previste non dipende dalla volontà degli Enti di Terzo settore, così che non si trovino in difficoltà a dover rendicontare ad esempio lo slittamento di tempi di realizzazione dei progetti in cui sono impegnati;
  • in generale si ravvisa la necessità di prevedere proroghe per i termini di rendicontazione di progetti (in primo luogo per il 5×1000), per i bandi, per i tempi di approvazione dei bilanci, stante l’impossibilità di svolgere assemblee e altri adempimenti tipici della vita associativa;
  • istituire fondi di garanzia per l’accesso al credito.

 

Questi ed altri temi sono stati rappresentati dal Forum del Terzo settore il 10 marzo in un incontro presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali; la discussione è quindi aperta.

 

In ultimo va segnalato che sono in atto iniziative di Fondazioni, che potrebbero anticipare e ispirare anche provvedimenti pubblici successivi: si pensi alla scelta della Fondazione Cariplo di istituire un fondo per mitigare gli effetti di quanto sta avvenendo sugli Enti di Terzo settore; anche altre Fondazioni hanno allo studio iniziative simili.

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