Prepariamoci per quando scoppierà la “salusdemia”!

Prepariamoci a quando finirà l’epidemia

L’epidemia da Covid-19 purtroppo durerà ancora per molte settimane e forse mesi e i segnali favorevoli di questi giorni ci dicono solo che potremo un giorno controllarla o forse anche debellarla ma certo non che la fine sia così prossima. E una situazione come l’attuale di globale confinamento domiciliare e di esteso blocco produttivo di certo non sarà facile governarlo sia a livello sociale sia economico.

 

Ma prima o poi, auspicando più prima che poi, l’epidemia terminerà e “scoppierà la salute”! Possiamo illuderci che quel giorno termineranno i problemi, ma invece rendiamoci conto che ne sorgeranno di altri molto gravi di cui forse oggi non ci rendiamo conto o non volgiamo prendere in considerazione. Ma come l’insorgere dell’epidemia ci ha trovato ahimè tutti impreparati, sia come sanità che come politica, cerchiamo di non ripetere simmetricamente la stessa situazione in giorni che invece dovranno segnare una importante ripresa del nostro paese.

 

Ci sarà da lavorare molto sia per quanto riguarderà la salute della popolazione, sia per la situazione economica in cui ci ritroveremo, sia per il clima sociale che potrebbe non essere proprio del tutto tranquillizzante.  Sia però chiaro che pensare al domani non deve portare a distogliere l’attenzione all’oggi, e questo sarà infatti uno dei pericoli maggiori nella coda dell’epidemia; il pericolo della seconda ondata è da evitare assolutamente come è da evitare quando dopo una influenza si esce troppo presto e la ricaduta diventa ancor più pericolosa della malattia che si credeva superata.

 

La sanità quando scoppierà la “salusdemia”

Ci dobbiamo rendere conto che molta della normale e consueta sorveglianza preventiva e clinica in questi giorni si è interrotta: vaccinazioni, screening, esami di laboratorio e per immagini, visite specialistiche ecc. si sono rarefatti. Anche molte terapie ed interventi sono stati rinviati a tempi migliori anche perché la popolazione ha molto timore a recarsi in ospedale o negli studi medici se non ne ha estremamente bisogno. Si parla ad esempio di più di un milione di ricoveri ospedalieri “programmati” rinviati sine die. Che sarà la ricaduta di tutto ciò? Difficile oggi prevederlo, ma sicuramente, ad esempio, le liste di attesa già oggi troppo dilatate non potranno che ulteriormente allungarsi.

Un settore dove non si sa che cosa potrà succedere è ad esempio, ma ovviamente non solo, l’ostetricia: le gravidanze si ridurranno ulteriormente a conseguenza dell’insicurezza sul futuro o invece aumenteranno per il massiccio confinamento domiciliare? Forse è bene monitorare la situazione anche in relazione ad un altro problema: quello delle IVG.  È probabile che molte gravidanze non desiderate non verranno riconosciute per tempo e potranno così portare ad un aumento di nascite indesiderate con tutte le possibili conseguenze.

Per quanto poi riguarda la sanità  ci si deve rendere conto che molte delle strutture e del personale è stato oggi riconvertito al contenimento dell’epidemia e delle sue conseguenze e dovrà essere nuovamente rindirizzato verso altre necessità. Ma soprattutto sarà necessario ripensare all’intero sistema sanitario per vedere se non ci siano aspetti da modificare per renderli più adatti alle nuove situazioni e più pronti ad affrontare emergenze come quella dell’epidemia in atto.

Si dovrà senz’altro ripensare a tutto ciò che riguarda la prevenzione ed a cui oggi è stato destinato solo il 5% del finanziamento che oltretutto non viene neppure del tutto utilizzato.

La medicina di base dovrà sicuramente essere ripensata; dovrà svolgere una funzione meno non burocratica assumendo un ruolo proattivo di promozione della salute e soprattutto dovrà limitarsi alle pratiche di singoli medici ma dovrà organizzarsi per equipe con presenza anche di specialisti.

L’economia della “salusdemia”

L’economia del dopo epidemia sarà caratterizzata da moltissime emergenze sia a causa di maggiore povertà della popolazione, sia di mancanza di lavoro e aumento dei licenziamenti, sia di chiusura di fabbriche e di attività, sia di possibili shock finanziari che potrebbero innescare anche profondi cicli inflattivi.

La storia del novecento suggerisce che dopo una grave crisi può iniziare una stagione di espansione economica, però questa deve essere favorita e non si deve tralasciare di assistere le numerose vittime che la nuova stagione sacrificherà.

È probabile che anche i consumi cambieranno e si concentreranno maggiormente sui beni essenziali mandando in crisi ad esempio i settori del lusso come quello della moda che ha arricchito la zona del milanese oggi già colpita maggiormente di altre.

Anche il turismo cambierà; ci sarà sicuramente voglia di evasione e di divertimento ma anche paura e mancanza di risorse; prima che gli stranieri ritornino nel nostro paese passeranno diversi mesi.

Ci dovremo comunque domandare se lo sviluppo economico che perseguivamo era la strada giusta oppure si debbano cercare altri modi pere consolidare il nostro futuro. Anche la globalizzazione come l’abbiamo impostata forse non reggerà più; l’interdipendenza da altri mercati, che all’occorrenza si chiudono, è sicuramente un pericolo che dovrà essere evitato.

Il clima sociale e culturale dopo l’epidemia

Un aspetto del futuro, probabilmente positivo, indotto dall’epidemia sarà un maggior rispetto delle competenze, ed in particolare delle competenze mediche. Se ad esempio la ricerca riuscirà a rendere disponibile un vaccino efficace e somministrabile a larga scala quanta popolazione lo rifiuterà invocando un’ideologia novax? Penso molto di meno di quanti oggi rifiutano una vaccinazione antiinfluenzale! Però la “casta” sanitaria dovrà anche abbandonare alcuni atteggiamenti di arroganza o di ricerca non onorevole di profitto che ha creato spesso sfiducia nei pazienti. In questi giorni medici ed infermieri stanno dando, più di qualunque altro, una dimostrazione di estrema generosità e disponibilità verso i bisogni della popolazione. Questi atteggiamenti dovranno continuare ma anche dovranno trovare un riconoscimento, sia di rispetto sociale sia di carattere economico.

 

Sarà invece probabilmente molto problematico tutto il settore dell’ordine sociale, sia per comportamenti delittuosi da parte di singoli sia per aumentata conflittualità, spesso del tutto comprensibile e legittima, da parte dei gruppi di cittadini e di lavoratori.

 

È da attendersi anche una maggiore competitività politica dopo un periodo in cui il “nemico comune” ha consentito di ridurla; ma una volta che la vita riprenderà ci si accorgerà di molti aspetti in cui le linee di potere si saranno rarefatte e sarà facile che si sviluppino lotte anche aspre per appropriarsene. Purtroppo anche in questi giorni di comune tristezza e debolezza sembra che alcune parti politiche siano più impegnate a cercare consenso con critiche anche infondate che a sviluppare una necessaria coesione del paese che è la condizione ineludibile per superare la crisi.

Insomma, prepariamoci ma senza affrettarci

Insomma non trascuriamo di ragionare sugli scenari futuri, sia quelli a breve sia quelli a medio periodo. Quelli a breve devono soprattutto concentrarsi sulla necessità di togliere spazio all’epidemia in modo che possa finire e soprattutto non. possa riprendere. Quelli a medio termine devono cercare di evitare che parte della popolazione non riesca a riprendere un tenore di vita accettabile e che l’intero paese invece possa sfruttare le nuove energie che sicuramente nasceranno per attivare una nuova crescita indirizzandola verso obiettivi speriamo anche migliori di quelli che ci siamo lasciati alle spalle.

 

Un ultimo punto a cui personalmente tengo molto è la scuola e la formazione in genere. L’abbiamo lasciata per troppo tempo da parte, con la classe docente che è stata sicuramente resiliente nonostante i continui disincentivi. Ripartiamo dalla formazione: il futuro è lì! E costruiamo uno scenario futuro compatibile con tutti i vincoli che abbiamo individuato e soprattutto che sia capace di riempirci di speranza e di fiducia.

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