Badante di condominio: molte attese, pochi risultati

L’assistente familiare si regge su un modello individuale. Che isola le persone e ne mantiene la frequente solitudine. Di badante condominiale si parla ormai da anni. L’idea è quella di superare i limiti del modello uno a uno: perché se l’assistente familiare opera nello stesso palazzo può più facilmente occuparsi dei problemi comuni, svolgere piccole commissioni in modo più efficiente, favorire relazioni tra persone isolate.

Eppure i diversi progetti che hanno cercato di proporre questa figura hanno prodotto risultati finora modesti. Persino il nuovo Contratto collettivo nazionale per i dipendenti dei proprietari di fabbricati prevede, a fianco dei custodi e di altre figure, la badante di condominio. Eppure trovare un’amministrazione condominiale che abbia questa figura è come cercare un ago in un pagliaio.

Le esperienze del Comune di Milano, del Comune di Roma, di molti altri enti locali italiani osservati nel sito Qualificare.info convergono nell’indicare tre principali ostacoli:

  • Il primo è legato all’organizzazione. Una figura di questo tipo ha bisogno di essere reclutata, coordinata e presidiata nella sua attività. Chi sostiene questi costi? È molto difficile trovare famiglie disposte a pagare di più una badante se è la stessa che va dai vicini.
  • Il secondo ostacolo è legato all’interesse, mediamente basso, ad avere la stessa assistente che serve altri nello stesso palazzo o nella stessa zona. In una indagine svolta su un campione di anziani non autosufficienti in Emilia Romagna, solo il 24 per cento si è dichiarato disponibile a condividere una badante con altre famiglie all’interno del proprio condominio o quartiere (indagine Cergas Bocconi, 2016).
  • Il terzo limite è dovuto alla tipologia di bisogni a cui far fronte, che non possono essere particolarmente intensi, in termini di assistenza richiesta. Un’esigenza intensa preclude la possibilità di condividere la badante con altri.

Allo stato attuale, più fattibile sembra essere lo strumento del lavoro somministrato, proposta da alcune centrali cooperative tra cui la rete CGM. Si tratta di una soluzione che contribuisce anch’essa a ridurre l’isolamento dell’anziano, in quanto la badante viene assunta da un’agenzia per il lavoro, liberando la famiglia dalle incombenze derivanti dall’essere datore di lavoro. Vengono solitamente offerti anche supporti nella relazione di cura. Si tratta di una possibilità che sta prendendo piede, soprattutto per anziani con un limitato bisogno di aiuti assistenziali.

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