La badante non basta più

A cura del Laboratorio di Politiche Sociali | Politecnico di Milano

Elena Carnevali: la proposta di riforma dell’Indennità di accompagnamento

Una modalità giusta per iniziare a discutere

L’Onorevole Elena Carnevali è la relatrice della legge sul cosiddetto “Dopo di Noi” (l. 112/2016), un’importante riforma nel campo della disabilità. Alla luce di questa esperienza, nel suo intervento ha evidenziato alcuni elementi di forza che, da un punto di vista politico, caratterizzano la proposta presentata nel Punto di Welforum, definendola «riflessiva, mite ma in realtà sostanziale, graduale, economicamente sostenibile».

 

A tal proposito, oltre a segnalare i forti ritardi di ammodernamento nel nostro sistema di protezione sociale della popolazione disabile e non autosufficiente, ha ricordato come in questo settore importanti tentativi di riforma (andati purtroppo a vuoto) erano stati già abbozzati sin dalla legge 328/00 (che, al suo interno, prevedeva una delega specifica sul riordino delle indennità assistenziali) e più recentemente all’interno del disegno di legge delega del 2008, mediante il quale si sarebbero dovuti introdurre nel nostro Paese i livelli essenziali delle prestazioni, finanziati attraverso il fondo nazionale per le non autosufficienze.

 

Da questo punto di vista, la proposta di riforma dell’Indennità di accompagnamento ha un merito, cioè quello di partire con «la modalità giusta per iniziare a discutere». In particolare sono stati evidenziati il mantenimento dei diritti acquisiti, ma anche l’esclusione, pur in un quadro di sostenibilità economica, della prova dei mezzi. La variazione degli importi, nel tentativo di superare l’attuale assetto flat dell’Indennità di Accompagnamento, risponde tuttavia alla necessità di introdurre maggiore equità e corrispondenza ai bisogni. Una questione che non può che affrontare il tema del cambiamento nelle modalità di certificazione del bisogno, dove sarà cruciale – riprendendo il modello sperimentato con l’Alleanza contro la povertà per il REI – la condivisione e il coinvolgimento dei principali attori del mondo della disabilità. A partire dal «patrimonio di lavoro sulla questione della certificazione già elaborato all’interno dell’osservatorio nazionale sulla disabilità, luogo di mediazione e di sintesi … non dimenticando però che il terreno “culturale” nel mondo della disabilità è ancora quello di una lettura dell’indennità come misura universalistica, ma risarcitoria».

 

Uno dei contenuti “sostanziali” della proposta di riforma è, secondo Carnevali, quello di cercare di spostare l’asse di intervento, pur salvaguardando la “libertà di scelta”, da un’impostazione solo cash dell’Indennità di accompagnamento, ad una misura che punta – attraverso un meccanismo di premialità – all’emersione del lavoro di cura nero/grigio, innestandosi sulla rete dei servizi. A questo proposito vengono segnalate due questioni cruciali. La prima rimanda alla necessità dell’infrastrutturazione territoriale (seguendo l’investimento fatto con il REI) e alla centralità che in questo quadro deve essere riconosciuta al sistema degli enti locali nella gestione dell’Indennità di accompagnamento (riprendendo, per esempio, il modello già implementato nella sperimentazione di HCP – Home care premium).

 

Qui ovviamente esiste un problema di fondo che non può essere trascurato: la presenza di forti disuguaglianze territoriali nelle dotazioni e nelle capacità di gestione degli enti locali (basti pensare proprio al caso di HCP dove, fra i limiti emersi, c’è stata proprio la difficoltà di avviare il convenzionamento degli enti locali in modo omogeneo su tutto il territorio). Tuttavia, secondo Carnevali, «da qui a pensare di esautorare completamente la rete dei servizi, di ciò nutro forti perplessità». Infine un secondo tema rimanda all’emersione del nero, e alla necessità di rafforzare altri strumenti di incentivazione già in essere, come il sistema delle detrazioni fiscali, ricordando che queste misure – come segnalato nella proposta di riforma – sono sì un costo per lo stato, ma anche un vantaggio per le possibili entrate aggiuntive che possono derivarne. A questo proposito, secondo Carnevali «l’ipotesi, avanzata nella proposta, che si possa arrivare all’emersione di 300 mila assistenti familiari mi sembra un po’ generosa; tuttavia resta centrale il tema di come ottenere l’emersione del nero e del grigio, e di come sviluppare sistemi di certificazione e formazione degli assistenti familiari».

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