La badante non basta più

A cura del Laboratorio di Politiche Sociali | Politecnico di Milano

Roberto Speziale: una disponibilità al confronto da parte delle associazioni dei disabili

«Due mesi fa una persona con disabilità ha deciso di andarsi a togliere la vita in Svizzera. Lascia un testamento in cui giustifica il suo gesto non perché avesse deciso di porre fine alla sua vita, ma perché non aveva più soldi per fare una vita dignitosa! Ebbene sulla stampa il passaggio è stato un giorno e mezzo, il dibattito nel Paese scomparso. Siamo arrivati ad uno stadio in cui consideriamo così veramente poco la vita delle persone con disabilità che se qualcuno decide di andare in Svizzera a togliersi la vita, la consideriamo come un gesto normale, insomma nessuno che si è indignato!». Così Roberto Speziale, presidente nazionale ANFASS (l’associazione nazionale delle famiglie di con persone con disabilità) e coordinatore della Consulta della disabilità e non autosufficienza del Forum del terzo settore, ha aperto il suo intervento di commento alla proposta di riforma presentata nel Punto di welforum.

 

Speziale ha ricordato come oggi, nel nostro Paese, accudire in casa una persona disabile o una persona anziana non autosufficiente è uno degli elementi principali che può portare a condizioni di forte deprivazione materiale, emarginazione, cattiva qualità di vita, insomma a forti rischi di impoverimento se non di povertà assoluta o relativa. In questo quadro, le associazioni delle famiglie con persone disabili risultano disponibili ad avviare un confronto rispetto ad un’ampia e complessiva riforma del sistema assistenziale, oramai obsoleto, a partire anche dalla proposta di riforma dell’Indennità di accompagnamento presentata nel Punto di Welforum che, secondo Speziale, ha il merito di essere «seria ed articolata e dove troviamo degli spunti e quegli elementi di riflessione che mantengono la misura nella sua universalità, che non tolgono nulla ma aggiungono dei pezzi». Vengono fissati, tuttavia, alcuni “paletti”.

 

Il primo rimanda alla necessità di invertire la prospettiva (anche culturale) che ha guidato la campagna sui cosiddetti “falsi invalidi” e cioè che «la spesa sociale è una spesa insostenibile per il nostro Paese, e quindi occorre tagliarla» perseguendo, invece, un unico e semplice obiettivo, cioè «la qualità della vita delle persone, il benessere di ogni cittadino che ha diritto a ricevere i giusti sostegni per qualità, quantità ed intensità compreso il sostengo di tipo economico».

Il secondo “paletto” chiama, invece, in causa la revisione delle modalità di accertamento, che deve essere ispirata al superamento del modello “medico/legale”, come oramai ampiamente consolidato anche all’interno della letteratura scientifica internazionale. Dobbiamo dirigerci verso un modello di valutazione multi-dimensionale, in chiave “bio-psichica-sociale”. Su questo punto, Speziale ha ricordato le importanti indicazioni in tema di riconoscimento e certificazione delle condizioni di disabilità contenute all’interno dell’ultimo programma di azione biennale sulla disabilità. Un lungo lavoro di confronto avvenuto all’interno dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità (istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali) che può costituire il luogo adatto per l’avvio di un dibattito proficuo sulla riforma in grado di coinvolgere, in modo partecipato, tutti i principali attori sociali.

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